LETTERA DAL CILENTO ASPETTANDO I DONI DELLA BEFANA

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Come tutti i miei amici sanno, nella scrittura creativa io ho privilegiato  il genere epistolare. Lo testimoniano due libri di discreto successo: LE LETTERE DALLA DIASPORA del  1998- Galzerano Editore, e  LE LETTERE POSTUME del 2013- Delta3 edizioni.

Continuo a  frequentare il genere, come testimonia questa mia Lettera alla Befana dal Cilento con l’impegno di scriverne a breve anche una dalla Costa d’Amalfi.

 

Cara Befana,

sei rimasta una delle poche immagini capace di ripopolare con malinconica tenerezza i ricordi dell’infanzia, che, per quelli della mia generazione, non fu ricca di esaltanti sorprese e di giocattoli costosi, salvo che per pochissimi fortunati. La calza che sciogliemmo,, eccitati, all’alba riservava manciate di frutta secca della nostra terra (fichi ‘nzuccarati, mandorle, noci, mandarini..) e qualche rara caramella. Eppure fummo felici della sana incoscienza degli anni.

Passarono i decenni, si rinnovarono le generazioni e tu continuasti a popolare l’immaginario collettivo di grandi e piccini e calasti nottetempo dalle  regioni dorate della fantasia con il tuo carico di doni. Oggi il tuo carico è sempre più pesante, nonostante la grave crisi economica che ci attanaglia. Oggi il tuo  sacco è sempre più pesante, voluminoso e ricco di sconfinata varietà di doni tanto estrosi  quanto  costosi e  soddisfi tanto le attese incolpevoli dei figli quanto le vanitose e supponenti ostentazioni di genitori e nonni, travolti dall’ingranaggio  della vorticosa gara del  consumismo. E sull’onda del complice messaggio dei mass-media raggiungi anche i più remoti villaggi del mio Cilento, dove sono in trepida attesa mogli e amanti, figli e nipoti.

Io, per pesanti e sempre più impegnative ragioni anagrafiche, appartengo alla poco fortunata categoria di chi i doni li fa e raramente li riceve, anche perché si restringe inesorabilmente l’area del bisogno e la saggezza rifiuta anche la vanità più innocente. Eppure non intendo sottrarmi al rito della tradizione e per i cittadini della mia terra auguro che nel faticoso e avventuroso viaggio della prossima notte possa dirigerti nel Cilento, magari fermandoti prima a Pontecagnano per focalizzare la tua attenzione sull’ultima puntata della “telenovela aeroporto”, dove la politica, a tutti i livelli, ha bruciato per anni enormi risorse pubbliche,nella speranza che i responsabili,  e sono tanti tra cariche istituzionali di potere e di sottogoverno, confessino pubblicamente, pur tra qualche spiraglio/guizzo di vitalità totalmente inadeguata e che, a volte, si carica di ridicolo. Confessino, dicevo, il loro fallimento, se ne vergognino e facciano l’unica cosa decorosa possibile: SI DIMETTANO E LASCINO IL CAMPO ad una classe dirigente più capace.

La tua seconda tappa falla Vallo della Lucania, nella sede del Parco Nazionale, dove la governance può vantare solo di aver portato a spasso la carica dando prova di compiacersi del bla bla delle promesse nei convegni itineranti nelle località di mare e di montagna. Se avesse minimamente operato non dovremmo lamentare uno scandalo al sole come quello di una frana che rimonta a molti mesi fa, anzi a più di un anno, sulla strada a scorrimento veloce nel  tratto da Agropoli a Prignano, e che costringe a lunghe e poco sicure deviazioni per strade (!!)  alternative. Eppure quel territorio è attraversato quasi quotidianamente da deputati, senatori, consiglieri regionali, consiglieri provinciali, presidenti di fondazioni culturali (G.Battista Vico e Alario) presidenti di due GAL, il cui  compito istituzionale sarebbe(il condizionale è d’obbligo) proprio quello di difendere le ragioni delle  popolazioni amministrate e dare voce nelle assemblee istituzionali ,dei loro bisogni per risolvere i loro problemi. Invece nulla. Il silenzio colpevole e complice  è più assordante delle cascate del Niagara.  Un minimo di dignità imporrebbe, anche in questo caso, una pubblica confessione di incapacità e trarne le conseguenze. Nel caso del Parco c’è la complicità di Ministero dell’Ambiente e Presidenza della Regione Campania che non trovano l’accordo su di un nome condiviso per la Presidenza, tra tanti aspiranti dalle più diverse estrazioni politiche e con il padrinaggio vero o millantato di altrettanti potentati politici di riferimento. E la società civile subisce,  tra veti incrociati, il commissariamento prorogato per la terza volta. Che tristezza questo spettacolo di vulnus reiterato alla democrazia!!!!  E  per continuare c’è da denunziare un vergognoso e annoso scandalo, quello delle condizioni di una bellissima comunità in bilico sul mare dei miti e della storia, Pisciotta, dove il Cilento sa di Grecia, che da anni assiste allo spettacolo inverecondo di una strada litoranea che si sfarina sui dirupi di mare e i  cui abitanti sono costretti a fare un lungo percorso(Palinuro, superstrada per Vallo e Salerno) per disbrigare normali pratiche nella città capoluogo. Ma tutti tacciono. Il fatalismo e la rassegnazione è un  atteggiamento atavico, che ha generato sottosviluppo ed emarginazione. E  i miei conterranei dovrebbero suonare “la tofa” come i padri e fare la rivoluzione. Ma tacciono tutti:politici a tutti i livelli: Che fanno i  sindaci  cui spetta il diritto/dovere di difendere le proprie comunità? Tacciono i giornalisti non solo quelli della stampa nazionale, regionale e provinciale (lo hanno sempre fatto perché considerano il Cilento una periferia dell’impero napoletano e del sub impero salernitano), ma con complice colpevolezza, anche quelli locali. Tacciono  gli operatori economici Tacciono gli intellettuali che pure non mancano.

Perciò, mia cara Befana, nel giro per la mia terra, nella prossima notte raccogli i secolari lamenti  per una viabilità da tempi biblici che sconsiglia visite a monti  di incontaminata bellezza, a corsi d’acqua che non hanno mai conosciuto l’inciviltà dell’inquinamento, a centri storici ricchi di memorie e non privi di monumenti, ancora intatti nella loro struttura urbanistica e nella calda e coinvolgente umanità. Che le istituzioni recuperino e ammodernino l’esistente e, là dove è possibile e necessario, traccino speditamente vie nuove nel rispetto dell’ambiente sì, ma senza subire condizionamenti di ambientalisti, irriducibili komeinisti  in pubblico, ecofurbi  e dal compromesso facile in privato. Nella calza dei tanti amministratori comunali metti l’impegno per la valorizzazione delle loro comunità privilegiando i fatti culturali, il rispetto della storia e delle tradizioni e l’eliminazione della fiera dell’incultura delle sagre dalla inesauribile e discutibile gamma enogastronomica

Potrei continuare all’infinito, ma, per carità di patria, mi fermo qui. Però,cara Befana, ti prego:che il tuo sacco carico di doni sia generoso per la mia terra e soddisfi almeno in parte le attese e i desideri di quanti, come me, vivono con la speranza di vederla finalmente impegnata al massimo a sfruttare le proprie risorse in linea con la sua Grande Storia, che sa di miti di dei e di eroi, cantati dai grandi poeti dell’umanità.

Giuseppe Liuccio

 

g.liuccio@alice.it

Come tutti i miei amici sanno, nella scrittura creativa io ho privilegiato  il genere epistolare. Lo testimoniano due libri di discreto successo: LE LETTERE DALLA DIASPORA del  1998- Galzerano Editore, e  LE LETTERE POSTUME del 2013- Delta3 edizioni.

Continuo a  frequentare il genere, come testimonia questa mia Lettera alla Befana dal Cilento con l’impegno di scriverne a breve anche una dalla Costa d’Amalfi.

 

Cara Befana,

sei rimasta una delle poche immagini capace di ripopolare con malinconica tenerezza i ricordi dell’infanzia, che, per quelli della mia generazione, non fu ricca di esaltanti sorprese e di giocattoli costosi, salvo che per pochissimi fortunati. La calza che sciogliemmo,, eccitati, all’alba riservava manciate di frutta secca della nostra terra (fichi ‘nzuccarati, mandorle, noci, mandarini..) e qualche rara caramella. Eppure fummo felici della sana incoscienza degli anni.

Passarono i decenni, si rinnovarono le generazioni e tu continuasti a popolare l’immaginario collettivo di grandi e piccini e calasti nottetempo dalle  regioni dorate della fantasia con il tuo carico di doni. Oggi il tuo carico è sempre più pesante, nonostante la grave crisi economica che ci attanaglia. Oggi il tuo  sacco è sempre più pesante, voluminoso e ricco di sconfinata varietà di doni tanto estrosi  quanto  costosi e  soddisfi tanto le attese incolpevoli dei figli quanto le vanitose e supponenti ostentazioni di genitori e nonni, travolti dall’ingranaggio  della vorticosa gara del  consumismo. E sull’onda del complice messaggio dei mass-media raggiungi anche i più remoti villaggi del mio Cilento, dove sono in trepida attesa mogli e amanti, figli e nipoti.

Io, per pesanti e sempre più impegnative ragioni anagrafiche, appartengo alla poco fortunata categoria di chi i doni li fa e raramente li riceve, anche perché si restringe inesorabilmente l’area del bisogno e la saggezza rifiuta anche la vanità più innocente. Eppure non intendo sottrarmi al rito della tradizione e per i cittadini della mia terra auguro che nel faticoso e avventuroso viaggio della prossima notte possa dirigerti nel Cilento, magari fermandoti prima a Pontecagnano per focalizzare la tua attenzione sull’ultima puntata della “telenovela aeroporto”, dove la politica, a tutti i livelli, ha bruciato per anni enormi risorse pubbliche,nella speranza che i responsabili,  e sono tanti tra cariche istituzionali di potere e di sottogoverno, confessino pubblicamente, pur tra qualche spiraglio/guizzo di vitalità totalmente inadeguata e che, a volte, si carica di ridicolo. Confessino, dicevo, il loro fallimento, se ne vergognino e facciano l’unica cosa decorosa possibile: SI DIMETTANO E LASCINO IL CAMPO ad una classe dirigente più capace.

La tua seconda tappa falla Vallo della Lucania, nella sede del Parco Nazionale, dove la governance può vantare solo di aver portato a spasso la carica dando prova di compiacersi del bla bla delle promesse nei convegni itineranti nelle località di mare e di montagna. Se avesse minimamente operato non dovremmo lamentare uno scandalo al sole come quello di una frana che rimonta a molti mesi fa, anzi a più di un anno, sulla strada a scorrimento veloce nel  tratto da Agropoli a Prignano, e che costringe a lunghe e poco sicure deviazioni per strade (!!)  alternative. Eppure quel territorio è attraversato quasi quotidianamente da deputati, senatori, consiglieri regionali, consiglieri provinciali, presidenti di fondazioni culturali (G.Battista Vico e Alario) presidenti di due GAL, il cui  compito istituzionale sarebbe(il condizionale è d’obbligo) proprio quello di difendere le ragioni delle  popolazioni amministrate e dare voce nelle assemblee istituzionali ,dei loro bisogni per risolvere i loro problemi. Invece nulla. Il silenzio colpevole e complice  è più assordante delle cascate del Niagara.  Un minimo di dignità imporrebbe, anche in questo caso, una pubblica confessione di incapacità e trarne le conseguenze. Nel caso del Parco c’è la complicità di Ministero dell’Ambiente e Presidenza della Regione Campania che non trovano l’accordo su di un nome condiviso per la Presidenza, tra tanti aspiranti dalle più diverse estrazioni politiche e con il padrinaggio vero o millantato di altrettanti potentati politici di riferimento. E la società civile subisce,  tra veti incrociati, il commissariamento prorogato per la terza volta. Che tristezza questo spettacolo di vulnus reiterato alla democrazia!!!!  E  per continuare c’è da denunziare un vergognoso e annoso scandalo, quello delle condizioni di una bellissima comunità in bilico sul mare dei miti e della storia, Pisciotta, dove il Cilento sa di Grecia, che da anni assiste allo spettacolo inverecondo di una strada litoranea che si sfarina sui dirupi di mare e i  cui abitanti sono costretti a fare un lungo percorso(Palinuro, superstrada per Vallo e Salerno) per disbrigare normali pratiche nella città capoluogo. Ma tutti tacciono. Il fatalismo e la rassegnazione è un  atteggiamento atavico, che ha generato sottosviluppo ed emarginazione. E  i miei conterranei dovrebbero suonare “la tofa” come i padri e fare la rivoluzione. Ma tacciono tutti:politici a tutti i livelli: Che fanno i  sindaci  cui spetta il diritto/dovere di difendere le proprie comunità? Tacciono i giornalisti non solo quelli della stampa nazionale, regionale e provinciale (lo hanno sempre fatto perché considerano il Cilento una periferia dell’impero napoletano e del sub impero salernitano), ma con complice colpevolezza, anche quelli locali. Tacciono  gli operatori economici Tacciono gli intellettuali che pure non mancano.

Perciò, mia cara Befana, nel giro per la mia terra, nella prossima notte raccogli i secolari lamenti  per una viabilità da tempi biblici che sconsiglia visite a monti  di incontaminata bellezza, a corsi d’acqua che non hanno mai conosciuto l’inciviltà dell’inquinamento, a centri storici ricchi di memorie e non privi di monumenti, ancora intatti nella loro struttura urbanistica e nella calda e coinvolgente umanità. Che le istituzioni recuperino e ammodernino l’esistente e, là dove è possibile e necessario, traccino speditamente vie nuove nel rispetto dell’ambiente sì, ma senza subire condizionamenti di ambientalisti, irriducibili komeinisti  in pubblico, ecofurbi  e dal compromesso facile in privato. Nella calza dei tanti amministratori comunali metti l’impegno per la valorizzazione delle loro comunità privilegiando i fatti culturali, il rispetto della storia e delle tradizioni e l’eliminazione della fiera dell’incultura delle sagre dalla inesauribile e discutibile gamma enogastronomica

Potrei continuare all’infinito, ma, per carità di patria, mi fermo qui. Però,cara Befana, ti prego:che il tuo sacco carico di doni sia generoso per la mia terra e soddisfi almeno in parte le attese e i desideri di quanti, come me, vivono con la speranza di vederla finalmente impegnata al massimo a sfruttare le proprie risorse in linea con la sua Grande Storia, che sa di miti di dei e di eroi, cantati dai grandi poeti dell’umanità.

Giuseppe Liuccio

 

g.liuccio@alice.it