Pino Daniele ci ha lasciato

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Romantico, Pino Daniele, è morto stanotte a Roma, c’è sempre chi ride, chi piange, chi nasce e chi se ne va, è scritto nel romanzo della vita, oggi è un giorno triste, grande, unico, mitico, Pino Daniele, abbiamo finito l’anno con la perdita di Mango, si inizia il 2015 con la morte di Pino Daniele.

Giovanni Farzati

iltempo.it – Uno dei suoi grandi successi.  Per quasi un quarantennio è stato sinonimo di Napoli in musica. Quella colta, sempre alla ricerca di un ponte tra la straordinaria ricchezza sonora della città e il mondo di fuori, il Delta del blues o il jazz di New Orleans. Ma anche quella popolare, con canzoni che hanno aggiunto colore e anima alla sua terra, già in questo assai vivace di suo. Per questi e mille altri motivi ci mancherà Pino Daniele, portato via da un infarto a nemmeno sessant’anni . Era nato a Napoli il 19 marzo 1955, era il primo di sei figli in una famiglia modesta con il padre lavoratore al porto, luogo dove il cantante iniziò la sua carriera suonando per i militari americani di stanza in città. Diplomatosi ragioniere, comincia la sua carriera artistica con il gruppo “Batracomiomachia”, poi nel 1975 inizia l’attività di session man, suonando nell’album che Mario Musella registra per la King di Aurelio Fierro e che rimane inedito fino al 2012, anno in cui viene pubblicato con il titolo Arrivederci. Sempre nel 1976 entra a far parte, come bassista, dei Napoli Centrale, dove incontra James Senese. Verso la fine dell’anno Claudio Poggi, produttore discografico della EMI Italiana, ascolta una cassetta provino con alcuni brani originali del giovane Daniele, che decide di seguire discograficamente. Già a metà anno quindi viene inciso un 45 giri contenente le canzoni Che calore e Furtunato. Terra mia, l’album d’esordio del 1977 dove vengono tra l’altro recuperati i brani del precedente singolo, denota il profondo legame del cantautore con la tradizione partenopea e mediterranea sia per le musiche che per i testi, i quali ricordano, talvolta, canti e usanze popolari tipicamente napoletane. Tra i brani dell’album di maggiore successo ‘Na tazzulella ‘e cafè e Napule. James Senese contribuirà in modo rilevante alla realizzazione dei successivi tre album: Pino Daniele (1979), Nero a metà (1980), Vai mò (1981). Fu influenzato dalla musica rock, dal jazz di Louis Armstrong, da George Benson e soprattutto dal blues, realizzando una sintesi fra elementi musicali e linguistici diversissimi, con vena personale e sempre controllata sul piano compositivo. Nel 1981 l’artista tiene un grande concerto in Piazza del Plebiscito a Napoli, radunando 200mila persone, accompagnato da una formazione tutta partenopea, tra collaboratori vecchi e nuovi (Tullio De Piscopo, Joe Amoruso, Rino Zurzolo, Tony Esposito, James Senese). In questo contesto si va definendo il cosiddetto «Neapolitan Power», all’insegna dell’innovazione artistica in seno alla tradizione campana.
 

 

Romantico, Pino Daniele, è morto stanotte a Roma, c'è sempre chi ride, chi piange, chi nasce e chi se ne va, è scritto nel romanzo della vita, oggi è un giorno triste, grande, unico, mitico, Pino Daniele, abbiamo finito l'anno con la perdita di Mango, si inizia il 2015 con la morte di Pino Daniele.

Giovanni Farzati

iltempo.it – Uno dei suoi grandi successi.  Per quasi un quarantennio è stato sinonimo di Napoli in musica. Quella colta, sempre alla ricerca di un ponte tra la straordinaria ricchezza sonora della città e il mondo di fuori, il Delta del blues o il jazz di New Orleans. Ma anche quella popolare, con canzoni che hanno aggiunto colore e anima alla sua terra, già in questo assai vivace di suo. Per questi e mille altri motivi ci mancherà Pino Daniele, portato via da un infarto a nemmeno sessant’anni . Era nato a Napoli il 19 marzo 1955, era il primo di sei figli in una famiglia modesta con il padre lavoratore al porto, luogo dove il cantante iniziò la sua carriera suonando per i militari americani di stanza in città. Diplomatosi ragioniere, comincia la sua carriera artistica con il gruppo "Batracomiomachia", poi nel 1975 inizia l'attività di session man, suonando nell'album che Mario Musella registra per la King di Aurelio Fierro e che rimane inedito fino al 2012, anno in cui viene pubblicato con il titolo Arrivederci. Sempre nel 1976 entra a far parte, come bassista, dei Napoli Centrale, dove incontra James Senese. Verso la fine dell'anno Claudio Poggi, produttore discografico della EMI Italiana, ascolta una cassetta provino con alcuni brani originali del giovane Daniele, che decide di seguire discograficamente. Già a metà anno quindi viene inciso un 45 giri contenente le canzoni Che calore e Furtunato. Terra mia, l'album d'esordio del 1977 dove vengono tra l'altro recuperati i brani del precedente singolo, denota il profondo legame del cantautore con la tradizione partenopea e mediterranea sia per le musiche che per i testi, i quali ricordano, talvolta, canti e usanze popolari tipicamente napoletane. Tra i brani dell'album di maggiore successo 'Na tazzulella 'e cafè e Napule. James Senese contribuirà in modo rilevante alla realizzazione dei successivi tre album: Pino Daniele (1979), Nero a metà (1980), Vai mò (1981). Fu influenzato dalla musica rock, dal jazz di Louis Armstrong, da George Benson e soprattutto dal blues, realizzando una sintesi fra elementi musicali e linguistici diversissimi, con vena personale e sempre controllata sul piano compositivo. Nel 1981 l'artista tiene un grande concerto in Piazza del Plebiscito a Napoli, radunando 200mila persone, accompagnato da una formazione tutta partenopea, tra collaboratori vecchi e nuovi (Tullio De Piscopo, Joe Amoruso, Rino Zurzolo, Tony Esposito, James Senese). In questo contesto si va definendo il cosiddetto «Neapolitan Power», all'insegna dell'innovazione artistica in seno alla tradizione campana.
 

 

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