Cinquant´anni, bionda e bella. Jodie Fisher l´attrice che ha messo nell´angolo il ceo di Hewlett-Packard

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Galeotta fu la splendida cinquantenne (nonché attrice pornosoft). È lei, la bionda Jodie Fisher, la donna dello scandalo al centro delle molestie sessuali che sono costate le dimissioni all’amministratore delegato di Hewlett-Packard, Mark Hurd. I due si conobbero tra il 2007 e il 2009 quando la Fisher aveva un contratto nel marketing department della multinazionale. Organizzava eventi, davvero galeotti è proprio il caso di dire. «Io e Mark non abbiamo mai avuto un affaire o una relazione sentimentale o sessuale» ha dichiarato la donna.

La storia americana è lunga di scandali nati sotto le lenzuola. L’affaire Lewinsky insegna. Quello della Fisher è solo l’ultimo della serie. La signora racconta – anche se nessuno è autorizzato neppure a immaginare i doppi sensi che la traduzione in italiano rende fin troppo facili – «di aver lavorato duro per la preparazione dei suoi eventi e di aver lavorato con piacere per Hp». Quanto a Mark, la donna conferma di aver «risolto con lui le mie richieste privatamente, senza alcuna lite in tribunale, e non intendo commentare oltre». Anche se le cronache parlano di un patteggiamento.

Peccato che a commentare e non solo sia ora la stampa di mezzo mondo. Secondo un’indagine interna della società non sarebbe stata violata la politica di sexual harassment del gruppo, ma gli standard di comportamento manageriali. Anche perché Hurd avrebbe falsificato una serie di documenti per insabbiare il suo rapporto con l’ex collaboratrice, aiutando allo stesso tempo la donna a ricevere compensi per lavori che non aveva svolto.

«Sono stata davvero sorpresa e rattristata che Mark Hurd abbia perso il suo lavoro per questo» – fa sapere la donna, precisando che «tutto ciò non era mia intenzione». Intenzioni a parte, c’è da crederci.

Quel che invece non convince del tutto sono le interpretazioni artistiche della signora – interpretazioni soft-porno, che si traduce nel più truce italico “solo leggermente-porno”. Tra i film si annoverano i titoli «Age of love» ed «Intimate Obsession». Non è dato sapere fin qui il livello interpretativo della protagonista, anche se i 50 anni sono portati benissimo come età per amare. Su una cosa si può invece scommettere agevolmente, come dice la pubblicità per “vincere facile”: alla carriera e ai cachet della Fisher un colpo di pubblicità così farà certamente bene. Immaginiamo pure possibili titoli… Da «la Pupa del boss» a «Loving affaire». Passando per la maestria dei titolisti del settore porno-soft è tutta una scommessa. Perché in fondo per l’amore – anche quello porno-soft – non c’è età.

sole24ore       miki de lucia