Torre Annunziata. Il giallo dei gatti avvelenati, tre morti. Non solo randagi, ma anche mici domestici

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Torre Annunziata. Tre gattini sono morti misteriosamente a via Fusco a Torre Annunziata, uno invece è finito in clinica: esplode la rabbia dei cittadini sui social network e scatta la caccia ai colpevoli. Nei quartieri della cosiddetta «Torre bene» pare che qualcuno si stia accanendo contro di loro: si registra infatti un aumento di casi del genere, anche se al momento non è stato possibile risalire agli artefici. Probabilmente qualcuno residente in zona ha iniziato ad avvelenare i gatti, perché stanco della loro presenza, visto che nell’ultimo periodo sarebbero diventati più numerosi, o per il semplice gusto di fare un dispetto ai suoi vicini di casa. Il mezzo, trappole con cibo avvelenato di una sostanza letale, non solo per i topi, ma anche per gli animali domestici e gli esseri umani. «E se al posto di un gatto ci fosse stato un bambino?», si chiede sgomenta Tecla, una residente. Sono già tre i mici che hanno perso la vita: due vivevano in casa con i loro padroni. Anche quello ricoverato in clinica è un felino domestico ed è stato più fortunato degli altri solo perché è stato soccorso in tempo dalla sua famiglia che si è subito resa conto che l’animale non si sentiva bene. Da qui, la corsa alla Clinica Veterinaria del Bosco di Portici, dove veterinari e infermieri non hanno escluso la possibilità che il malore del gattino sia stato causato da un avvelenamento. Tra le vittime non ci sono solo gatti randagi, ma anche due domestici, tra i quali quello ricoverato che è stato curato con la vitamina K: l’antidoto salvavita, a quanto pare. Un gruppo di residenti si è già messo all’opera per scovare il colpevole di questi gesti, attraverso i social network, «sperando che la smettano», affermano, e anche rivolgendosi alle forze dell’ordine. «Ci è stato detto però che al momento non abbiamo prove sufficienti per dare il via alle indagini, visto che il cibo andrebbe spedito in un centro tossicologico a spese nostre. Per cui, per ora, stiamo provando a diffondere la voce il più possibile per evitare che capiti nuovamente». «E’ una vergogna – afferma Tecla – certe cose non dovrebbero accadere. Non esiste più né coscienza né amore per nessuna forma di vita. Se una persona arriva a commettere gesti simili, non oso immaginare di cosa sarebbe capace». (Giovanna Sorrentino – Il Mattino)  

Torre Annunziata. Tre gattini sono morti misteriosamente a via Fusco a Torre Annunziata, uno invece è finito in clinica: esplode la rabbia dei cittadini sui social network e scatta la caccia ai colpevoli. Nei quartieri della cosiddetta «Torre bene» pare che qualcuno si stia accanendo contro di loro: si registra infatti un aumento di casi del genere, anche se al momento non è stato possibile risalire agli artefici. Probabilmente qualcuno residente in zona ha iniziato ad avvelenare i gatti, perché stanco della loro presenza, visto che nell’ultimo periodo sarebbero diventati più numerosi, o per il semplice gusto di fare un dispetto ai suoi vicini di casa. Il mezzo, trappole con cibo avvelenato di una sostanza letale, non solo per i topi, ma anche per gli animali domestici e gli esseri umani. «E se al posto di un gatto ci fosse stato un bambino?», si chiede sgomenta Tecla, una residente. Sono già tre i mici che hanno perso la vita: due vivevano in casa con i loro padroni. Anche quello ricoverato in clinica è un felino domestico ed è stato più fortunato degli altri solo perché è stato soccorso in tempo dalla sua famiglia che si è subito resa conto che l’animale non si sentiva bene. Da qui, la corsa alla Clinica Veterinaria del Bosco di Portici, dove veterinari e infermieri non hanno escluso la possibilità che il malore del gattino sia stato causato da un avvelenamento. Tra le vittime non ci sono solo gatti randagi, ma anche due domestici, tra i quali quello ricoverato che è stato curato con la vitamina K: l’antidoto salvavita, a quanto pare. Un gruppo di residenti si è già messo all’opera per scovare il colpevole di questi gesti, attraverso i social network, «sperando che la smettano», affermano, e anche rivolgendosi alle forze dell’ordine. «Ci è stato detto però che al momento non abbiamo prove sufficienti per dare il via alle indagini, visto che il cibo andrebbe spedito in un centro tossicologico a spese nostre. Per cui, per ora, stiamo provando a diffondere la voce il più possibile per evitare che capiti nuovamente». «E’ una vergogna – afferma Tecla – certe cose non dovrebbero accadere. Non esiste più né coscienza né amore per nessuna forma di vita. Se una persona arriva a commettere gesti simili, non oso immaginare di cosa sarebbe capace». (Giovanna Sorrentino – Il Mattino)