San Giuseppe Vesuviano. Ucraino 45enne morto di freddo e di stenti nelle campagne vesuviane. Era malato da tempo

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San Giuseppe Vesuviano. È un cittadino ucraino la prima vittima dell’ondata di gelo che si sta abbattendo in Campania e in tutto il napoletano. L’uomo era rannicchiato, all’interno di un casolare, poco distante dal centro abitato di San Giuseppe Vesuviano, vicino alle stampelle che solitamente usava per muoversi nei suoi brevi spostamenti. Stefano, così lo chiamavano i suoi amici e conoscenti, dall’età di circa 45 anni, era privo di documenti. Ad ammazzarlo il freddo pungente della notte e gli acciacchi che si portava dietro sin dalla sua venuta dall’est Europa. È stato trovato, privo di sensi, dai carabinieri di San Giuseppe Vesuviano, tra i primi a giungere sul posto, in un capanno di un noccioleto, alla fine di Via Vecchia Casilli. Periferia sud al confine tra San Giuseppe Vesuviano e Terzigno. A dare l’allarme alcuni cittadini della zona e i suoi stessi amici che condividevano i pochi metri quadri in aperta campagna. Sul posto sono immediatamente giunti i militari, con il comandante di stazione Giuseppe Sannino ed i colleghi del gruppo radiomobile di Torre Annunziata coordinati dal maggiore Michele De Riggi. Per trovare il capanno si sono fatti guidare da altri cittadini extracomunitari che li hanno direttamente condotti sul posto. I carabinieri hanno tentato in tutti i modi di rianimare l’uomo mentre arrivavano i soccorsi dei sanitari del 118 scortati dagli stessi militari fino al casolare per non perdere un solo istante. Il luogo dove è avvenuto il ritrovamento e dove alloggiava il cittadino ucraino si trova in aperta campagna. Una corsa quella dei carabinieri e dei soccorritori risultata, purtroppo, vana. I medici hanno solo potuto costatare la morte dello sventurato. Le cause, presumibilmente, assideramento e altri acciacchi sopraggiunti nei giorni scorsi. Stefano era molto conosciuto nel quartiere Casilli di San Giuseppe Vesuviano, dove ha sede la parrocchia San Francesco d’Assisi. «Un ragazzo buono e tranquillo che non dava fastidio a nessuno. Viveva di stenti e anche degli aiuti della Caritas e di molti cittadini che non si dimenticavano di lui». Ricorda Santino Di Martino, collaboratore del parroco e punto di riferimento per gli extracomunitari di Piazzetta Casilli: «Pochi giorni fa Stefano si era sentito male e avevo immediatamente allertato il 118. Un controllo molto accurato, da parte dei medici, che lo avevano ristabilito. Poi la brutta notizia della sua scomparsa». Girava con un paio di stampelle che comunque non gli impedivano di fare lavoretti di ogni genere per guadagnare il minimo per la sopravvivenza. Al resto pensava la Caritas diocesana di Nola con la sua ottima struttura di via Roma a San Giuseppe Vesuviano e la Caritas parrocchiale. In Ucraina faceva il muratore, raccontano gli amici. Poi l’incidente, sempre in Ucraina mentre era su un cantiere, che gli fece perdere una parte di mobilità degli arti. Quindi l’idea di trasferirsi in Europa occidentale per tentare di ricostruire una vita di disagi e di sfortune. L’arrivo a San Giuseppe Vesuviano, classificata, fino ad alcuni anni fa, come la “Colorado del Sud” e l’ulteriore delusione di trovare le porte sbarrate per un lavoro che non c’è. (Pino Cerciello – Il Mattino)  

San Giuseppe Vesuviano. È un cittadino ucraino la prima vittima dell’ondata di gelo che si sta abbattendo in Campania e in tutto il napoletano. L’uomo era rannicchiato, all’interno di un casolare, poco distante dal centro abitato di San Giuseppe Vesuviano, vicino alle stampelle che solitamente usava per muoversi nei suoi brevi spostamenti. Stefano, così lo chiamavano i suoi amici e conoscenti, dall’età di circa 45 anni, era privo di documenti. Ad ammazzarlo il freddo pungente della notte e gli acciacchi che si portava dietro sin dalla sua venuta dall’est Europa. È stato trovato, privo di sensi, dai carabinieri di San Giuseppe Vesuviano, tra i primi a giungere sul posto, in un capanno di un noccioleto, alla fine di Via Vecchia Casilli. Periferia sud al confine tra San Giuseppe Vesuviano e Terzigno. A dare l'allarme alcuni cittadini della zona e i suoi stessi amici che condividevano i pochi metri quadri in aperta campagna. Sul posto sono immediatamente giunti i militari, con il comandante di stazione Giuseppe Sannino ed i colleghi del gruppo radiomobile di Torre Annunziata coordinati dal maggiore Michele De Riggi. Per trovare il capanno si sono fatti guidare da altri cittadini extracomunitari che li hanno direttamente condotti sul posto. I carabinieri hanno tentato in tutti i modi di rianimare l'uomo mentre arrivavano i soccorsi dei sanitari del 118 scortati dagli stessi militari fino al casolare per non perdere un solo istante. Il luogo dove è avvenuto il ritrovamento e dove alloggiava il cittadino ucraino si trova in aperta campagna. Una corsa quella dei carabinieri e dei soccorritori risultata, purtroppo, vana. I medici hanno solo potuto costatare la morte dello sventurato. Le cause, presumibilmente, assideramento e altri acciacchi sopraggiunti nei giorni scorsi. Stefano era molto conosciuto nel quartiere Casilli di San Giuseppe Vesuviano, dove ha sede la parrocchia San Francesco d’Assisi. «Un ragazzo buono e tranquillo che non dava fastidio a nessuno. Viveva di stenti e anche degli aiuti della Caritas e di molti cittadini che non si dimenticavano di lui». Ricorda Santino Di Martino, collaboratore del parroco e punto di riferimento per gli extracomunitari di Piazzetta Casilli: «Pochi giorni fa Stefano si era sentito male e avevo immediatamente allertato il 118. Un controllo molto accurato, da parte dei medici, che lo avevano ristabilito. Poi la brutta notizia della sua scomparsa». Girava con un paio di stampelle che comunque non gli impedivano di fare lavoretti di ogni genere per guadagnare il minimo per la sopravvivenza. Al resto pensava la Caritas diocesana di Nola con la sua ottima struttura di via Roma a San Giuseppe Vesuviano e la Caritas parrocchiale. In Ucraina faceva il muratore, raccontano gli amici. Poi l’incidente, sempre in Ucraina mentre era su un cantiere, che gli fece perdere una parte di mobilità degli arti. Quindi l’idea di trasferirsi in Europa occidentale per tentare di ricostruire una vita di disagi e di sfortune. L’arrivo a San Giuseppe Vesuviano, classificata, fino ad alcuni anni fa, come la “Colorado del Sud” e l’ulteriore delusione di trovare le porte sbarrate per un lavoro che non c’è. (Pino Cerciello – Il Mattino)