L’intervista a Careca:«La Supercoppa è adrenalina ma adesso serve continuità. In tempo per conquistare il secondo posto»

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Quello era un altro calcio. Era comunque il Napoli degli scudetti e delle Coppe, Diego inventava e Careca tirava la bomba. Come le due in Supercoppa, tanto per restare in argomento. «Preparammo la sfida come meglio non si poteva»: Careca ricorda bene la “manita” alla vecchia signora, 24 anni dopo ha gioito anche lui per il trionfo di Doha. Oggi l’ex grande bomber, 225 presenze in azzurro con 95 reti, ha 54 anni e gestisce una quotata scuola calcio a Campinas, la sua città. «Avevamo conquistato il secondo scudetto e subito dopo ci furono i Mondiali in Italia. Ma tutti ci presentammo puntuali in ritiro perché la stagione sarebbe cominciata proprio con la finale di Supercoppa al San Paolo. Non si faceva altro che esaltare il calcio champagne che avrebbe proposto la Juve con il nuovo allenatore Maifredi. Erano convinti di vincere. Gliene facemmo cinque, io segnai una doppietta, fu uno dei match più spettacolari del mio Napoli». La conquista della seconda Supercoppa non sarà stata spettacolare ma intensa ed emozionante sì. «Quando si va ai rigori, c’è sempre grande tensione. A me la squadra è piaciuta, durante i tempi regolamentari ha creato più palle gol dei bianconeri e non si è mai arresa nonostante fosse andata due volte in svantaggio. Ha dimostrato grande forza d’animo». Questa vittoria può rilanciare le ambizioni della squadra? «È l’iniezione di fiducia che ci voleva. Vincere una coppa importante contro un avversario sulla carta più forte regala grandi motivazioni e una spinta enorme dal punto di vista psicologico, ora nello spogliatoio tutti avranno più carica». L’uscita dalla Champions è stata una brutta mazzata. «Troppa paura all’inizio, si parlava solo del Bilbao e non del Napoli. Quando a noi toccò il Real Madrid al primo turno, sapemmo trasformare la delusione in grande forza. Fummo eliminati ma uscimmo a testa altissima, giocando al San Paolo una gara esaltante. E quel Real è stato uno dei più forti della sua storia, mentre noi eravamo al debutto assoluto in coppa Campioni. Il Napoli è più forte del Bilbao e doveva passare il turno, non immaginavo proprio che sarebbe andato fuori». Contro le piccole lascia un’infinità di punti per strada. «Forse è un problema di concentrazione. Peccato, in campo non sono inferiori a nessuno, come hanno dimostrato i due match contro Juventus e Roma, però la continuità conta parecchio. Non ha senso battere le grandi e non sapersi ripetere la domenica successiva». Bianchi, allenatore del primo tricolore e della coppa Uefa, ha detto che martellava continuamente nelle settimane che precedevano incontri “facili”, sapendo di suscitare molte antipatie tra voi calciatori. «Infatti tutti lo chiamavano martello… Sì, ci teneva sempre sotto tensione perché conosceva bene l’ambiente, troppo facile ad esaltarsi. Una volta battemmo la Juve in casa sua e come premio chiedemmo un giorno in più di riposo: non lo concesse». È per questo che bisogna cavalcare l’onda euforica della Supercoppa? «I ragazzi hanno dimostrato a loro stessi che possono fare meglio rispetto a questi primi mesi. Ne hanno i mezzi, quindi devono ripetersi a livello di prestazioni. A volte le annate nascono male, ti va tutto storto ma poi basta una partita per rimettere le cose a posto. C’è tempo, non siamo nemmeno a metà campionato». C’è tempo per cosa? «Un paio di partite giuste e il secondo posto diventa possibile. Non mi pare che la Roma sia più forte, però bisogna iniziare un percorso vincente e non fermarsi. Le vittorie portano altre vittorie e l’adrenalina aumenta». La Juve invece è andata… «Ci sono troppi punti di distanza e poi due formazioni da inseguire, non una soltanto. Questo significa che i punti da recuperare sono troppi. Dopo tre anni non è facile ripetersi ancora e infatti la Juve non sta correndo da sola come nelle stagioni passate. Ero certo che questa volta il Napoli si sarebbe inserito nella lotta scudetto ma ha sprecato troppe chance. Peccato». Solo a Doha si sono riviste rabbia agonistica e personalità. Forse non ci sono le giuste figure carismatiche? «I campioni non mancano, c’è gente che ha grande esperienza internazionale. Penso a Higuain e Hamsik, tocca a loro motivare e trascinare il gruppo, soprattutto nei momenti più delicati. Quando i risultati ci sono, è facile che tutto vada bene. Nei momenti di difficoltà deve venir fuori la personalità dei veri leader. Aspettiamo la ripresa del campionato, sono curioso di vedere con quale spirito il Napoli andrà in campo. È fondamentale lasciare una traccia dopo la vittoria in Supercoppa. Ve lo dice uno che dopo le feste natalizie puntualmente perdeva la prima partita». Callejon ha qualcosa di Careca: ad esempio il tiro di destro secco e preciso. «Gli auguro di continuare così e di segnare il mio stesso numero di gol, la squadra ha bisogno delle sue prodezze». Trai pali Rafael ha preso il posto di Reina. «Aveva fatto molto bene prima del trasferimento in Italia. Non è facile difendere la porta del Napoli ma lui poco alla volta conquisterà lo spazio che merita. Ha bisogno di tempo per maturare, è giovane. Ha messo le mani sulla Supercoppa, proprio quello che ci voleva per dargli maggiore fiducia». C’è la questione Benitez: non ha rinnovato e non è sicuro che resti sulla panchina azzurra. «L’ideale sarebbe continuare con lui. Fossi in De Laurentiis farei di tutto per non perderlo perché la strada è quella giusta. Se poi è l’allenatore che vuole andar via, pazienza». Careca in patria scatenò un putiferio: si svincolò per due miliardi promettendosi al Napoli mentre il suo club avrebbe guadagnato molto di più cedendolo in Spagna. «Oggi girano tanti soldi. Troppi. Ai miei tempi contava la maglia: io avevo deciso di giocare con Maradona e nessuno mi fece cambiare idea». Lì a Campinas c’è qualche talento emergente? Magari un nuovo Careca? «Ci sono ragazzi molto interessanti. Siamo venuti anche in Italia a giocare tornei e amichevoli. Se il Napoli vuole deve solo alzare il telefono: ci sediamo e ne parliamo, ma nessun dirigente mi ha mai contattato. Il Brasile è pieno di campioni potenziali. Ovviamente non faccio nomi». (Angelo Rossi – Il Mattino)  

Quello era un altro calcio. Era comunque il Napoli degli scudetti e delle Coppe, Diego inventava e Careca tirava la bomba. Come le due in Supercoppa, tanto per restare in argomento. «Preparammo la sfida come meglio non si poteva»: Careca ricorda bene la “manita” alla vecchia signora, 24 anni dopo ha gioito anche lui per il trionfo di Doha. Oggi l’ex grande bomber, 225 presenze in azzurro con 95 reti, ha 54 anni e gestisce una quotata scuola calcio a Campinas, la sua città. «Avevamo conquistato il secondo scudetto e subito dopo ci furono i Mondiali in Italia. Ma tutti ci presentammo puntuali in ritiro perché la stagione sarebbe cominciata proprio con la finale di Supercoppa al San Paolo. Non si faceva altro che esaltare il calcio champagne che avrebbe proposto la Juve con il nuovo allenatore Maifredi. Erano convinti di vincere. Gliene facemmo cinque, io segnai una doppietta, fu uno dei match più spettacolari del mio Napoli». La conquista della seconda Supercoppa non sarà stata spettacolare ma intensa ed emozionante sì. «Quando si va ai rigori, c’è sempre grande tensione. A me la squadra è piaciuta, durante i tempi regolamentari ha creato più palle gol dei bianconeri e non si è mai arresa nonostante fosse andata due volte in svantaggio. Ha dimostrato grande forza d’animo». Questa vittoria può rilanciare le ambizioni della squadra? «È l’iniezione di fiducia che ci voleva. Vincere una coppa importante contro un avversario sulla carta più forte regala grandi motivazioni e una spinta enorme dal punto di vista psicologico, ora nello spogliatoio tutti avranno più carica». L’uscita dalla Champions è stata una brutta mazzata. «Troppa paura all’inizio, si parlava solo del Bilbao e non del Napoli. Quando a noi toccò il Real Madrid al primo turno, sapemmo trasformare la delusione in grande forza. Fummo eliminati ma uscimmo a testa altissima, giocando al San Paolo una gara esaltante. E quel Real è stato uno dei più forti della sua storia, mentre noi eravamo al debutto assoluto in coppa Campioni. Il Napoli è più forte del Bilbao e doveva passare il turno, non immaginavo proprio che sarebbe andato fuori». Contro le piccole lascia un’infinità di punti per strada. «Forse è un problema di concentrazione. Peccato, in campo non sono inferiori a nessuno, come hanno dimostrato i due match contro Juventus e Roma, però la continuità conta parecchio. Non ha senso battere le grandi e non sapersi ripetere la domenica successiva». Bianchi, allenatore del primo tricolore e della coppa Uefa, ha detto che martellava continuamente nelle settimane che precedevano incontri “facili”, sapendo di suscitare molte antipatie tra voi calciatori. «Infatti tutti lo chiamavano martello… Sì, ci teneva sempre sotto tensione perché conosceva bene l’ambiente, troppo facile ad esaltarsi. Una volta battemmo la Juve in casa sua e come premio chiedemmo un giorno in più di riposo: non lo concesse». È per questo che bisogna cavalcare l’onda euforica della Supercoppa? «I ragazzi hanno dimostrato a loro stessi che possono fare meglio rispetto a questi primi mesi. Ne hanno i mezzi, quindi devono ripetersi a livello di prestazioni. A volte le annate nascono male, ti va tutto storto ma poi basta una partita per rimettere le cose a posto. C’è tempo, non siamo nemmeno a metà campionato». C’è tempo per cosa? «Un paio di partite giuste e il secondo posto diventa possibile. Non mi pare che la Roma sia più forte, però bisogna iniziare un percorso vincente e non fermarsi. Le vittorie portano altre vittorie e l’adrenalina aumenta». La Juve invece è andata… «Ci sono troppi punti di distanza e poi due formazioni da inseguire, non una soltanto. Questo significa che i punti da recuperare sono troppi. Dopo tre anni non è facile ripetersi ancora e infatti la Juve non sta correndo da sola come nelle stagioni passate. Ero certo che questa volta il Napoli si sarebbe inserito nella lotta scudetto ma ha sprecato troppe chance. Peccato». Solo a Doha si sono riviste rabbia agonistica e personalità. Forse non ci sono le giuste figure carismatiche? «I campioni non mancano, c’è gente che ha grande esperienza internazionale. Penso a Higuain e Hamsik, tocca a loro motivare e trascinare il gruppo, soprattutto nei momenti più delicati. Quando i risultati ci sono, è facile che tutto vada bene. Nei momenti di difficoltà deve venir fuori la personalità dei veri leader. Aspettiamo la ripresa del campionato, sono curioso di vedere con quale spirito il Napoli andrà in campo. È fondamentale lasciare una traccia dopo la vittoria in Supercoppa. Ve lo dice uno che dopo le feste natalizie puntualmente perdeva la prima partita». Callejon ha qualcosa di Careca: ad esempio il tiro di destro secco e preciso. «Gli auguro di continuare così e di segnare il mio stesso numero di gol, la squadra ha bisogno delle sue prodezze». Trai pali Rafael ha preso il posto di Reina. «Aveva fatto molto bene prima del trasferimento in Italia. Non è facile difendere la porta del Napoli ma lui poco alla volta conquisterà lo spazio che merita. Ha bisogno di tempo per maturare, è giovane. Ha messo le mani sulla Supercoppa, proprio quello che ci voleva per dargli maggiore fiducia». C’è la questione Benitez: non ha rinnovato e non è sicuro che resti sulla panchina azzurra. «L’ideale sarebbe continuare con lui. Fossi in De Laurentiis farei di tutto per non perderlo perché la strada è quella giusta. Se poi è l’allenatore che vuole andar via, pazienza». Careca in patria scatenò un putiferio: si svincolò per due miliardi promettendosi al Napoli mentre il suo club avrebbe guadagnato molto di più cedendolo in Spagna. «Oggi girano tanti soldi. Troppi. Ai miei tempi contava la maglia: io avevo deciso di giocare con Maradona e nessuno mi fece cambiare idea». Lì a Campinas c’è qualche talento emergente? Magari un nuovo Careca? «Ci sono ragazzi molto interessanti. Siamo venuti anche in Italia a giocare tornei e amichevoli. Se il Napoli vuole deve solo alzare il telefono: ci sediamo e ne parliamo, ma nessun dirigente mi ha mai contattato. Il Brasile è pieno di campioni potenziali. Ovviamente non faccio nomi». (Angelo Rossi – Il Mattino)