De Laurentiis pensa di elevare il fatturato con un tesseramento per 150mila supporter. La sua idea fa discutere

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A Napoli il calcio è cosa troppo coinvolgente: come potrebbe andare avanti una società con 150.000 soci? De Laurentiis questo lo sa bene. Infatti, la parola “socio” non l’ha mai pronunciata. E neppure “azionariato popolare”. Nel senso che non ha alcuna intenzione di trasformare il Napoli in una pubblic company oppure dare la possibilità a 150mila persone di entrare nel capitale azionario della società. Aurelio De Laurentiis ha in mente altro: ha in mente qualcosa di assai simile alle formule così di moda al Real o al Barcellona, per esempio, dove non necessariamente chi sottoscrive (chiamiamola così) una quota va poi allo stadio. O prende parte direttamente alla vita della società. Anche perché lo stadio che ha in mente il presidente del Napoli, ha una capienza non superiore ai 30mila spettatori. «Una specie di teatro, un luogo assai privilegiato», ha spiegato a Doha. Mille euro per diventare “tifoso speciale” del Napoli. Qualche esempio di come l’azionariato funziona al Real Madrid: 275 milioni di ricavi, 137 la quota annuale dei soci (85.000 che versano un massimo di 136, 13 euro all’anno). I soci sono rappresentati in assemblea: 33 rappresentanti ogni 1000 soci. I soci hanno questi vantaggi: acquisto biglietti in anticipo con lo sconto del 40%, sconti sino al 50% per le gare di Champions League, abbonamenti con sconti del 33%, poi convenzioni con aziende (fra cui l’acquisto scontato del carburante). Per i soci del Barcellona (134.000) invece c’è la possibilità di risparmiare anche sul canone del gas e della energia elettrica. Ecco De Laurentiis pensa a qualcosa di simile: 1000 euro per poi poter beneficiare di una serie di vantaggi (sconti in negozi, sul merchandising, ristoranti, cinema, benzina e altro). Poi magari benefit di vario genere legati più strettamente al Napoli e ai suoi giocatori (assistere agli allenamenti, firme personalizzate di autografi e così via). Idee, da sviluppare. Tant’è che lui stesso ha ammesso: «Devo lavorarci: ma con 150 milioni in più, farò fare il salto di qualità al Napoli». Una troika di 30 persone per decidere come intervenire sul mercato: in pratica ogni 5mila soci ci sarà un rappresentante. La bozza è questa. Reazioni. Dice l’avvocato Angelo Pisani, legale napoletano di Maradona e presidente della Municipalità Scampia: «Una idea più ridicola non si poteva sentire: ma come si fa a chiedere ai napoletani, in questo momento, di fare un sacrificio economico? È come si può credere che De Laurentiis, uomo decisionista, apra davvero le porte ai tifosi nelle scelte del club?». Il Napoli ha tantissimi tifosi, è vero, e molti sarebbero ben contenti di poter essere coinvolti in un progetto dove, sia chiaro, De Laurentiis non ha alcuna intenzione di farsi da parte e che nel nostro calcio si fa fatica ad immaginare un progetto di democrazia per così dire «diffusa»? Saverio Passaretti, presidente dell’Associazione Italiana Napoli club (raggruppa circa 150 gruppi organizzati), è entusiasta: «Siamo pronti a recitare la nostra parte: il calcio va in questa direzione ben precisa e sottoscrivere una quota significa entrare a far parte della vita del Napoli. Attendiamo il progetto del presidente». (Pino Taormina – Il Mattino)   

A Napoli il calcio è cosa troppo coinvolgente: come potrebbe andare avanti una società con 150.000 soci? De Laurentiis questo lo sa bene. Infatti, la parola “socio” non l’ha mai pronunciata. E neppure “azionariato popolare”. Nel senso che non ha alcuna intenzione di trasformare il Napoli in una pubblic company oppure dare la possibilità a 150mila persone di entrare nel capitale azionario della società. Aurelio De Laurentiis ha in mente altro: ha in mente qualcosa di assai simile alle formule così di moda al Real o al Barcellona, per esempio, dove non necessariamente chi sottoscrive (chiamiamola così) una quota va poi allo stadio. O prende parte direttamente alla vita della società. Anche perché lo stadio che ha in mente il presidente del Napoli, ha una capienza non superiore ai 30mila spettatori. «Una specie di teatro, un luogo assai privilegiato», ha spiegato a Doha. Mille euro per diventare “tifoso speciale” del Napoli. Qualche esempio di come l'azionariato funziona al Real Madrid: 275 milioni di ricavi, 137 la quota annuale dei soci (85.000 che versano un massimo di 136, 13 euro all'anno). I soci sono rappresentati in assemblea: 33 rappresentanti ogni 1000 soci. I soci hanno questi vantaggi: acquisto biglietti in anticipo con lo sconto del 40%, sconti sino al 50% per le gare di Champions League, abbonamenti con sconti del 33%, poi convenzioni con aziende (fra cui l'acquisto scontato del carburante). Per i soci del Barcellona (134.000) invece c'è la possibilità di risparmiare anche sul canone del gas e della energia elettrica. Ecco De Laurentiis pensa a qualcosa di simile: 1000 euro per poi poter beneficiare di una serie di vantaggi (sconti in negozi, sul merchandising, ristoranti, cinema, benzina e altro). Poi magari benefit di vario genere legati più strettamente al Napoli e ai suoi giocatori (assistere agli allenamenti, firme personalizzate di autografi e così via). Idee, da sviluppare. Tant’è che lui stesso ha ammesso: «Devo lavorarci: ma con 150 milioni in più, farò fare il salto di qualità al Napoli». Una troika di 30 persone per decidere come intervenire sul mercato: in pratica ogni 5mila soci ci sarà un rappresentante. La bozza è questa. Reazioni. Dice l’avvocato Angelo Pisani, legale napoletano di Maradona e presidente della Municipalità Scampia: «Una idea più ridicola non si poteva sentire: ma come si fa a chiedere ai napoletani, in questo momento, di fare un sacrificio economico? È come si può credere che De Laurentiis, uomo decisionista, apra davvero le porte ai tifosi nelle scelte del club?». Il Napoli ha tantissimi tifosi, è vero, e molti sarebbero ben contenti di poter essere coinvolti in un progetto dove, sia chiaro, De Laurentiis non ha alcuna intenzione di farsi da parte e che nel nostro calcio si fa fatica ad immaginare un progetto di democrazia per così dire «diffusa»? Saverio Passaretti, presidente dell’Associazione Italiana Napoli club (raggruppa circa 150 gruppi organizzati), è entusiasta: «Siamo pronti a recitare la nostra parte: il calcio va in questa direzione ben precisa e sottoscrivere una quota significa entrare a far parte della vita del Napoli. Attendiamo il progetto del presidente». (Pino Taormina – Il Mattino)