Chef che vive a Vico Equense gira l’Italia da Palermo a Milano per ritrovare suo padre

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L’unica cosa che conosce di lui è un viso impresso in una vecchia foto degli anni Ottanta. Per il resto nulla. Neppure il nome, visto che quello che gli ha rivelato la madre non sembra essere vero. Luca Cuprano, ventidue anni, da quando ne aveva otto cerca disperatamente suo padre. Cresciuto a Palermo nello stesso palazzo dell’attentato a Paolo Borsellino in via D’Amelio, dove la madre lavorava come badante, adesso vive a Vico Equense, in provincia di Napoli, e lavora come aiuto chef. Ma in questi giorni è tornato a Palermo sulle tracce del padre. «Ho chiesto di lui a mia madre per anni — dice Cuprano — lei ha sempre risposto che era morto in un incidente stradale a bordo della sua motocicletta, che era originario del quartiere di San Lorenzo e che forse lavorava come pescivendolo. A otto anni io ho creduto all’incidente. Ho creduto che mio padre era morto. Crescere senza un padre è stata dura. Guardavo i miei coetanei che, invece, avevano l’affetto del loro padre. La festa del papà era per me giorno molto triste». Quella vecchia foto del 1984, ritagliata con le sue mani, che ritraeva il padre, Luca l’ha tenuta per anni dentro una cornice sul suo comodino. «Dentro di me — continua il ragazzo — c’era la speranza di ritrovarlo. Così qualche settimana fa ho contattato la trasmissione “Le Iene” e ho avuto la fortuna di incontrare Luigi Pelazza. Con lui siamo andati al cimitero dei Rotoli a cercare la tomba di mio padre. Non lo cerco per interesse, non voglio soldi. Voglio solo conoscerlo e avere delle risposte alle domande di tutta una vita». Ma ai Rotoli Luca non ha trovato nulla che coincidesse con quei pochi elementi che la madre gli aveva fornito su suo padre. Consultando gli archivi ha passato in rassegna tutte le persone decedute fra il 1998 e il 2000. Ma nulla. «A quel punto — dice Luca — mi sono convinto che mio padre è vivo, forse mia madre ha mentito per proteggermi. Con l’aiuto di Pelazza ho lanciato un appello sulla pagina Facebook delle “Iene”, inserendo la foto del mio presunto padre». In un solo giorno l’appello delle “Iene” ha registrato mezzo milione di visualizzazioni e in tarda serata qualcuno ha scritto dicendo di essere la persona ritratta nella foto. «Non potevo crederci — dice Luca — Tremavo. Ero molto scosso. Dentro di me ripetevo: “Ho trovato mio padre, ho trovato mio padre”. Pensavo finalmente di poter avere tutte le risposte alle mie domande». Tante, però, sono rimaste ancora nell’aria. L’incontro fra Luca e l’uomo che ha risposto all’appello delle “Iene”, infatti, non ha avuto al momento il lieto fine sperato. L’uomo in questione, sposato dagli anni Ottanta e padre di due figli, dice di non conoscere la mamma di Luca e di non sapere nulla della presunta gravidanza di lei e quindi della nascita del ragazzo. «La cosa positiva — dice Luca — è che ha accettato di fare la prova del Dna subito dopo le feste natalizie. La mia sensazione è che sia lui. Che sia lui il padre che ho sempre cercato e che ho osservato per anni in quella foto. La notte non dormo nell’attesa di sapere la verità. Poi mi consolo perché dopo che ho aspettato ventidue anni, posso aspettare ancora qualche settimana per conoscere la verità». (Claudia Brunetto – La Repubblica Napoli)

L'unica cosa che conosce di lui è un viso impresso in una vecchia foto degli anni Ottanta. Per il resto nulla. Neppure il nome, visto che quello che gli ha rivelato la madre non sembra essere vero. Luca Cuprano, ventidue anni, da quando ne aveva otto cerca disperatamente suo padre. Cresciuto a Palermo nello stesso palazzo dell'attentato a Paolo Borsellino in via D'Amelio, dove la madre lavorava come badante, adesso vive a Vico Equense, in provincia di Napoli, e lavora come aiuto chef. Ma in questi giorni è tornato a Palermo sulle tracce del padre. «Ho chiesto di lui a mia madre per anni — dice Cuprano — lei ha sempre risposto che era morto in un incidente stradale a bordo della sua motocicletta, che era originario del quartiere di San Lorenzo e che forse lavorava come pescivendolo. A otto anni io ho creduto all'incidente. Ho creduto che mio padre era morto. Crescere senza un padre è stata dura. Guardavo i miei coetanei che, invece, avevano l'affetto del loro padre. La festa del papà era per me giorno molto triste». Quella vecchia foto del 1984, ritagliata con le sue mani, che ritraeva il padre, Luca l'ha tenuta per anni dentro una cornice sul suo comodino. «Dentro di me — continua il ragazzo — c'era la speranza di ritrovarlo. Così qualche settimana fa ho contattato la trasmissione "Le Iene" e ho avuto la fortuna di incontrare Luigi Pelazza. Con lui siamo andati al cimitero dei Rotoli a cercare la tomba di mio padre. Non lo cerco per interesse, non voglio soldi. Voglio solo conoscerlo e avere delle risposte alle domande di tutta una vita». Ma ai Rotoli Luca non ha trovato nulla che coincidesse con quei pochi elementi che la madre gli aveva fornito su suo padre. Consultando gli archivi ha passato in rassegna tutte le persone decedute fra il 1998 e il 2000. Ma nulla. «A quel punto — dice Luca — mi sono convinto che mio padre è vivo, forse mia madre ha mentito per proteggermi. Con l'aiuto di Pelazza ho lanciato un appello sulla pagina Facebook delle "Iene", inserendo la foto del mio presunto padre». In un solo giorno l'appello delle "Iene" ha registrato mezzo milione di visualizzazioni e in tarda serata qualcuno ha scritto dicendo di essere la persona ritratta nella foto. «Non potevo crederci — dice Luca — Tremavo. Ero molto scosso. Dentro di me ripetevo: "Ho trovato mio padre, ho trovato mio padre". Pensavo finalmente di poter avere tutte le risposte alle mie domande». Tante, però, sono rimaste ancora nell'aria. L'incontro fra Luca e l'uomo che ha risposto all'appello delle "Iene", infatti, non ha avuto al momento il lieto fine sperato. L'uomo in questione, sposato dagli anni Ottanta e padre di due figli, dice di non conoscere la mamma di Luca e di non sapere nulla della presunta gravidanza di lei e quindi della nascita del ragazzo. «La cosa positiva — dice Luca — è che ha accettato di fare la prova del Dna subito dopo le feste natalizie. La mia sensazione è che sia lui. Che sia lui il padre che ho sempre cercato e che ho osservato per anni in quella foto. La notte non dormo nell'attesa di sapere la verità. Poi mi consolo perché dopo che ho aspettato ventidue anni, posso aspettare ancora qualche settimana per conoscere la verità». (Claudia Brunetto – La Repubblica Napoli)