Ior, controlli ai conti salernitani. Un centinaio i clienti non religiosi alla banca del Vaticano

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Salerno. Controlli in Vaticano da parte dei responsabili dello Ior sui conti accesi da laici nell’ultimo triennio e fra i quali ve ne sono pure un centinaio la cui titolarità è in capo a non religiosi residenti a Salerno e in provincia. Azione intrapresa per volontà di Rolando Marranci, dalla fine di novembre nominato direttore generale dell’Istituto per le Opere di religione, per accertare l’opportunità o meno di confermare i rapporti bancari con soggetti la cui attività non risulta attinente a quelle religiose. E se dovessero emergere irregolarità, anche di natura amministrativa, in Vaticano sono intenzionati ad adottare tutte le iniziative necessarie al rispetto sia della legalità che delle norme vigenti pure a livello internazionale come richiesto già lo scorso anno dalle autorità transnazionali competenti. Il tutto in continuità con l’indirizzo formulato dalla Commissione cardinalizia che vigila sullo Ior nominata da Papa Francesco anche in seguito allo scandalo che ha riguardato l’inchiesta delle autorità italiane sul prete salernitano don Nunzio Scarano. Indagini che potrebbero tornare utili al sostituto procuratore del Tribunale di Salerno, Elena Guarino, accusatore proprio del monsignore di via Romualdo Guarno, a processo presso la seconda sezione penale per concorso in riciclaggio: la storia dei circa 600mila euro che don Nunzio avrebbe prelevato dalla banca del Vaticano e trasferiti sul conto Unicredit serviti per l’estinzione di un mutuo ipotecario: il sacerdote aveva denaro in contante ma preferì chiedere ad amici e parenti (48 in tutto) assegni circolari dai 2mila ai 10mila euro, ricambiati da contanti consegnati in busta chiusa dalla commercialista Tiziana Cascone e “giustificati” da finte donazioni che la stessa consulente avrebbe fatto firmare. E proprio in merito ai soldi che per la Procura Nunzio Scarano ha riciclato, il pubblico ministero Elena Guarino sta agendo su rogatoria (ben sei) per cercare in quale istituto di credito italiano (ma anche estero) è depositato il denaro nelle disponibilità dell’ex capocontabile dell’Apsa (patrimonio della Santa Sede). E proprio questa mattina, sempre presso la seconda sezione penale del Tribunale di Salerno, riprende il processo a carico del monsignore e di altri 49 imputati: i giudici dovranno sciogliere le riserve sulle eccezioni sollevate dalle difese, prima fra tutte quella dell’avvocato di Scarano Silverio Sica: la richiesta del trasferimento del processo a Roma perchè il presunto reato addebitato al monsignore sarebbe stato consumato a Roma (i soldi che dallo Ior finirono alla sede dell’Unicredit di Roma). E quindi le altre eccezioni che riguardano delle presunte violazioni sulle normative giuridiche in ambito di rinvio a giudizio, per cui il dibattimento è da dichiarare nullo. Fu dalla denuncia di furto presentata da Scarano a fine gennaio 2013, in cui dichiarava la sparizione di opere preziose tra cui un quadro di Chagall e alcune serigrafie di De Chirico nella casa di via Guarna, che prese il via l’indagine che lo vede ora imputato per concorso in riciclaggio insieme ad altre 48 persone. Le ultime dichiarazioni dell’ ex amico Marcianò e della commercialista Cascone hanno aperto a carico del monsignore nuove inchieste, per usura e ricettazione. (Alfredo Boccia / Mario Memoli – Metropolis)  

Salerno. Controlli in Vaticano da parte dei responsabili dello Ior sui conti accesi da laici nell’ultimo triennio e fra i quali ve ne sono pure un centinaio la cui titolarità è in capo a non religiosi residenti a Salerno e in provincia. Azione intrapresa per volontà di Rolando Marranci, dalla fine di novembre nominato direttore generale dell’Istituto per le Opere di religione, per accertare l’opportunità o meno di confermare i rapporti bancari con soggetti la cui attività non risulta attinente a quelle religiose. E se dovessero emergere irregolarità, anche di natura amministrativa, in Vaticano sono intenzionati ad adottare tutte le iniziative necessarie al rispetto sia della legalità che delle norme vigenti pure a livello internazionale come richiesto già lo scorso anno dalle autorità transnazionali competenti. Il tutto in continuità con l’indirizzo formulato dalla Commissione cardinalizia che vigila sullo Ior nominata da Papa Francesco anche in seguito allo scandalo che ha riguardato l’inchiesta delle autorità italiane sul prete salernitano don Nunzio Scarano. Indagini che potrebbero tornare utili al sostituto procuratore del Tribunale di Salerno, Elena Guarino, accusatore proprio del monsignore di via Romualdo Guarno, a processo presso la seconda sezione penale per concorso in riciclaggio: la storia dei circa 600mila euro che don Nunzio avrebbe prelevato dalla banca del Vaticano e trasferiti sul conto Unicredit serviti per l’estinzione di un mutuo ipotecario: il sacerdote aveva denaro in contante ma preferì chiedere ad amici e parenti (48 in tutto) assegni circolari dai 2mila ai 10mila euro, ricambiati da contanti consegnati in busta chiusa dalla commercialista Tiziana Cascone e “giustificati” da finte donazioni che la stessa consulente avrebbe fatto firmare. E proprio in merito ai soldi che per la Procura Nunzio Scarano ha riciclato, il pubblico ministero Elena Guarino sta agendo su rogatoria (ben sei) per cercare in quale istituto di credito italiano (ma anche estero) è depositato il denaro nelle disponibilità dell’ex capocontabile dell’Apsa (patrimonio della Santa Sede). E proprio questa mattina, sempre presso la seconda sezione penale del Tribunale di Salerno, riprende il processo a carico del monsignore e di altri 49 imputati: i giudici dovranno sciogliere le riserve sulle eccezioni sollevate dalle difese, prima fra tutte quella dell’avvocato di Scarano Silverio Sica: la richiesta del trasferimento del processo a Roma perchè il presunto reato addebitato al monsignore sarebbe stato consumato a Roma (i soldi che dallo Ior finirono alla sede dell’Unicredit di Roma). E quindi le altre eccezioni che riguardano delle presunte violazioni sulle normative giuridiche in ambito di rinvio a giudizio, per cui il dibattimento è da dichiarare nullo. Fu dalla denuncia di furto presentata da Scarano a fine gennaio 2013, in cui dichiarava la sparizione di opere preziose tra cui un quadro di Chagall e alcune serigrafie di De Chirico nella casa di via Guarna, che prese il via l’indagine che lo vede ora imputato per concorso in riciclaggio insieme ad altre 48 persone. Le ultime dichiarazioni dell’ ex amico Marcianò e della commercialista Cascone hanno aperto a carico del monsignore nuove inchieste, per usura e ricettazione. (Alfredo Boccia / Mario Memoli – Metropolis)