Napoli, la confessione choc: «Io, baby prostituto per farmi l’iPhone»

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Ha quindici anni un fisico minuto e riccioli biondi curatissimi. Orecchino con i brillantini («ma nun so’ ricchione, eh?», aggredisce in dialetto) e vestiti alla moda dei ragazzi d’oggi. Non sembra un disperato che si vende per fame, non sembra uno sbandato che offre il suo corpo per «farsi» di sostanze stupefacenti. È un ragazzo come migliaia di altri che incontriamo sulla nostra strada ogni giorno, solo che lui si prostituisce. Potremmo inventarci un nome di fantasia ma sarebbe inutile: il suo nome vero non possiamo né vogliamo farvelo sapere. La storia, invece, merita di essere ascoltata così come viene raccontata dal ragazzino.

Perché sei finito a battere?
«Innanzitutto io non sono uno che batte, che sta ad aspettare i clienti vicino al fuoco. Io sto per i fatti miei e mi raggiungono persone che sanno chi sono».

D’accordo, ma come hai iniziato?
«C’era un’amica più grande che aveva sempre un sacco di soldi. Si poteva comprare tutto quello che voleva e ci trattava da poveracci. Io conosco la famiglia e so che certe cose non se le sarebbe potute permettere, così le ho chiesto come faceva. E ho saputo».

Dal «sapere» al ritrovarsi nel giro della prostituzione, però, c’è tanto spazio da percorrere.
«Mica tanto. La mia amica mi ha detto che lo facevano anche i maschi e io ho pensato che forse per avere un po’ di soldi si poteva provare».

E cos’hai fatto, le hai chiesto di andare nella stessa zona?
«Vabbè, diciamo che è andata così. È stato un po’ più complicato ma in fondo la conclusione è quella: la prima volta sono stato introdotto in questo mondo dalla mia amica».

Dove? Sul marciapiede?
«Allora non ci siamo capiti? Io non sono uno che fa la vita. Io non sono uno che batte la strada».

Ricordi la prima volta?
«Vabbè, in quella occasione non facemmo niente. Cioè, lui mi toccava e gli bastava questo…».

Ricordi com’era fatto?
«Vuoi che mi invento qualcosa?».

No, basta la verità.
«Allora la verità è che non me lo ricordo come era fatto»

Quanto hai chiesto?
«Mi avevano detto di non esagerare, che quindici euro sarebbero andati bene. io invece ne ho chiesti 20, e lui me li ha dati senza fiatare. Mi sembrò incredibile. Mi aveva dato dei soldi per toccarmi là sotto. Ero incredulo e pensavo: se è tutto qui divento ricchissimo».

IL MATTINOHa quindici anni un fisico minuto e riccioli biondi curatissimi. Orecchino con i brillantini («ma nun so’ ricchione, eh?», aggredisce in dialetto) e vestiti alla moda dei ragazzi d’oggi. Non sembra un disperato che si vende per fame, non sembra uno sbandato che offre il suo corpo per «farsi» di sostanze stupefacenti. È un ragazzo come migliaia di altri che incontriamo sulla nostra strada ogni giorno, solo che lui si prostituisce. Potremmo inventarci un nome di fantasia ma sarebbe inutile: il suo nome vero non possiamo né vogliamo farvelo sapere. La storia, invece, merita di essere ascoltata così come viene raccontata dal ragazzino.

Perché sei finito a battere?
«Innanzitutto io non sono uno che batte, che sta ad aspettare i clienti vicino al fuoco. Io sto per i fatti miei e mi raggiungono persone che sanno chi sono».

D’accordo, ma come hai iniziato?
«C’era un’amica più grande che aveva sempre un sacco di soldi. Si poteva comprare tutto quello che voleva e ci trattava da poveracci. Io conosco la famiglia e so che certe cose non se le sarebbe potute permettere, così le ho chiesto come faceva. E ho saputo».

Dal «sapere» al ritrovarsi nel giro della prostituzione, però, c’è tanto spazio da percorrere.
«Mica tanto. La mia amica mi ha detto che lo facevano anche i maschi e io ho pensato che forse per avere un po’ di soldi si poteva provare».

E cos’hai fatto, le hai chiesto di andare nella stessa zona?
«Vabbè, diciamo che è andata così. È stato un po’ più complicato ma in fondo la conclusione è quella: la prima volta sono stato introdotto in questo mondo dalla mia amica».

Dove? Sul marciapiede?
«Allora non ci siamo capiti? Io non sono uno che fa la vita. Io non sono uno che batte la strada».

Ricordi la prima volta?
«Vabbè, in quella occasione non facemmo niente. Cioè, lui mi toccava e gli bastava questo…».

Ricordi com’era fatto?
«Vuoi che mi invento qualcosa?».

No, basta la verità.
«Allora la verità è che non me lo ricordo come era fatto»

Quanto hai chiesto?
«Mi avevano detto di non esagerare, che quindici euro sarebbero andati bene. io invece ne ho chiesti 20, e lui me li ha dati senza fiatare. Mi sembrò incredibile. Mi aveva dato dei soldi per toccarmi là sotto. Ero incredulo e pensavo: se è tutto qui divento ricchissimo».

IL MATTINO