Pakistan. Strage nella scuola violata dai talebani. Tra le vittime 132 alunni e 9 insegnanti

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I talebani pachistani hanno distrutto centinaia di scuole nel Nord del Pakistan quando erano vuote, a volte lo hanno fatto lasciando dietro di loro alcuni studenti feriti. Ieri hanno deciso che doveva essere l’ora della vendetta con la “v” maiuscola e hanno firmato probabilmente la più orribile delle stragi di questa guerra germogliata dopo l’offensiva lanciata dalla coalizione internazionale a guida Usa nel 2001 contro l’Afghanistan. In sei sono penetrati a Peshawar, nel Nord del Paese, in una scuola gestita dall’esercito e dove la maggior parte degli scolari è figlia di militari, e hanno “giocato” a tiro a segno con 500 studenti uccidendone 132 oltre a 9 insegnanti e ferendone 250. Molti dei ragazzi, di età tra i 7 e i 16 anni, abbattuti con colpi di arma da fuoco da distanza ravvicinata alla testa e al petto. «Abbiamo scelto con attenzione l’obiettivo da colpire con il nostro attentato. Il governo sta prendendo di mira le nostre famiglie e le nostre donne. Vogliamo che provino lo stesso dolore». Con queste parole il portavoce dei talebani pachistani (Ttp), Mohammed Umar Khorasani, ha liquidato il massacro. I sei assalitori sono anch’essi morti, cinque uccisi dopo un conflitto a fuoco con l’esercito pachistano protrattosi per diverse ore, uno perché ha fatto esplodere una cintura esplosiva che aveva indosso tra i ragazzi. Quando il silenzio delle armi è calato tra i muri della scuola è emerso l’inferno accompagnato dai gemiti, dal pianto, dalle urla dei feriti e dei sopravvissuti. Ai quali si contrapponevano le urla e il pianto di disperazione dei famigliari radunatisi dietro il cordone dei soldati. Le ambulanze facevano ancora la spola tra la scuola e le strutture sanitarie quando già decine di bare passavano di mano in mano. Mentre i soldati si aggiravano tra le classi in cerca di possibili ordigni pronti ad aggiornare il tragico bilancio. E poi l’appello a tutta la popolazione di Peshwar a donare il sangue. E il fiume di lacrime di genitori avvinghiati alle bare, altri vaganti come fantasmi tra i cadaveri da riconoscere, altri ancora abbracciati ai figli feriti ma sopravvissuti, altri ancora paralizzati dall’orrore, storditi da una tale violenza di cui ignoravano l’esistenza. Mai, seppur condannati a convivere da anni con la minaccia talebana, avrebbero immaginato di trovarsi di fronte questo scempio. Quindi le testimonianze degli studenti che hanno assistito all’eccidio messo in atto da quei sei uomini passati di classe in classe per la loro spietata caccia. Godendo ed eccitandosi nel vedere quei volti impauriti e spesso impartendo il colpo di grazia davanti a mani imploranti che chiedevano pietà. Mentre il mondo inorridisce e condanna, esercito e governo non hanno dubbi. La strage è un «gesto di frustrazione» per le pesanti perdite impartite dall’esercito negli ultimi mesi. E la loro tesi è confermata dalle parole del portavoce dei terroristi che parla di azione di vendetta per l’operazione lanciata contro i miliziani nel Nord Waziristan. «I Ttp hanno compiuto questo gesto estremo per vendetta. Colpiremo ogni istituzione collegata all’esercito fino a quando non fermeranno le loro operazioni e gli omicidi extra giudiziari dei nostri detenuti. I nostri detenuti vengono uccisi e i loro corpi gettati per le strade» sostiene Khorasani. L’operazione dell’esercito a cui il portavoce dei Talebani fa riferimento è quella denominata “Zarb-e-Azb”, lanciata il 15 giugno dalle forze di sicurezza contro i Talebani nel Nord Waziristan a seguito di un attacco all’aeroporto di Karachi. L’offensiva ha costretto oltre 800mila civili ad abbandonare le proprie case, mentre l’esercito ritiene di aver liberato il 90% della regione tribale dai talebani. Ma prima di questa offensiva il governo pachistano aveva trattato spesso con i talebani. Nel 2009 il movimento Ttp, nato due anni prima, aveva toccato il suo apice, costringendo il governo dell’allora presidente Asif Ali Zardari a siglare un controverso accordo con il quale Islamabadri conosceva l’applicazione della sharia nelle zone di Malakand, Chitral, Alto Dir e Shangla, attribuendo alle corti islamiche l’amministrazione della giustizia, in cambio della stop agli attacchi contro le forze di sicurezza nelle aree tribali. Su pressione degli Usa, pochi mesi dopo il governo si rimangiava l’accordo e arrestava alcuni leader talebani. Il Ttp si riorganizzava intorno a Latifullah Mehsud dando l’inizio alla peggior stagione di sangue. All’inizio del 2013 un nuovo tentativo di pace tra il governo di Islamabad e i Talebani. Ora ci sono altri 141 cadaveri a ricordare al mondo che per i talebani non ci deve essere posto né in Pakistan né altrove. (Roberto Romagnoli – Il Mattino)    

I talebani pachistani hanno distrutto centinaia di scuole nel Nord del Pakistan quando erano vuote, a volte lo hanno fatto lasciando dietro di loro alcuni studenti feriti. Ieri hanno deciso che doveva essere l'ora della vendetta con la “v” maiuscola e hanno firmato probabilmente la più orribile delle stragi di questa guerra germogliata dopo l'offensiva lanciata dalla coalizione internazionale a guida Usa nel 2001 contro l'Afghanistan. In sei sono penetrati a Peshawar, nel Nord del Paese, in una scuola gestita dall'esercito e dove la maggior parte degli scolari è figlia di militari, e hanno “giocato” a tiro a segno con 500 studenti uccidendone 132 oltre a 9 insegnanti e ferendone 250. Molti dei ragazzi, di età tra i 7 e i 16 anni, abbattuti con colpi di arma da fuoco da distanza ravvicinata alla testa e al petto. «Abbiamo scelto con attenzione l'obiettivo da colpire con il nostro attentato. Il governo sta prendendo di mira le nostre famiglie e le nostre donne. Vogliamo che provino lo stesso dolore». Con queste parole il portavoce dei talebani pachistani (Ttp), Mohammed Umar Khorasani, ha liquidato il massacro. I sei assalitori sono anch'essi morti, cinque uccisi dopo un conflitto a fuoco con l'esercito pachistano protrattosi per diverse ore, uno perché ha fatto esplodere una cintura esplosiva che aveva indosso tra i ragazzi. Quando il silenzio delle armi è calato tra i muri della scuola è emerso l'inferno accompagnato dai gemiti, dal pianto, dalle urla dei feriti e dei sopravvissuti. Ai quali si contrapponevano le urla e il pianto di disperazione dei famigliari radunatisi dietro il cordone dei soldati. Le ambulanze facevano ancora la spola tra la scuola e le strutture sanitarie quando già decine di bare passavano di mano in mano. Mentre i soldati si aggiravano tra le classi in cerca di possibili ordigni pronti ad aggiornare il tragico bilancio. E poi l'appello a tutta la popolazione di Peshwar a donare il sangue. E il fiume di lacrime di genitori avvinghiati alle bare, altri vaganti come fantasmi tra i cadaveri da riconoscere, altri ancora abbracciati ai figli feriti ma sopravvissuti, altri ancora paralizzati dall'orrore, storditi da una tale violenza di cui ignoravano l'esistenza. Mai, seppur condannati a convivere da anni con la minaccia talebana, avrebbero immaginato di trovarsi di fronte questo scempio. Quindi le testimonianze degli studenti che hanno assistito all'eccidio messo in atto da quei sei uomini passati di classe in classe per la loro spietata caccia. Godendo ed eccitandosi nel vedere quei volti impauriti e spesso impartendo il colpo di grazia davanti a mani imploranti che chiedevano pietà. Mentre il mondo inorridisce e condanna, esercito e governo non hanno dubbi. La strage è un «gesto di frustrazione» per le pesanti perdite impartite dall'esercito negli ultimi mesi. E la loro tesi è confermata dalle parole del portavoce dei terroristi che parla di azione di vendetta per l'operazione lanciata contro i miliziani nel Nord Waziristan. «I Ttp hanno compiuto questo gesto estremo per vendetta. Colpiremo ogni istituzione collegata all'esercito fino a quando non fermeranno le loro operazioni e gli omicidi extra giudiziari dei nostri detenuti. I nostri detenuti vengono uccisi e i loro corpi gettati per le strade» sostiene Khorasani. L'operazione dell'esercito a cui il portavoce dei Talebani fa riferimento è quella denominata “Zarb-e-Azb”, lanciata il 15 giugno dalle forze di sicurezza contro i Talebani nel Nord Waziristan a seguito di un attacco all'aeroporto di Karachi. L'offensiva ha costretto oltre 800mila civili ad abbandonare le proprie case, mentre l'esercito ritiene di aver liberato il 90% della regione tribale dai talebani. Ma prima di questa offensiva il governo pachistano aveva trattato spesso con i talebani. Nel 2009 il movimento Ttp, nato due anni prima, aveva toccato il suo apice, costringendo il governo dell'allora presidente Asif Ali Zardari a siglare un controverso accordo con il quale Islamabadri conosceva l'applicazione della sharia nelle zone di Malakand, Chitral, Alto Dir e Shangla, attribuendo alle corti islamiche l'amministrazione della giustizia, in cambio della stop agli attacchi contro le forze di sicurezza nelle aree tribali. Su pressione degli Usa, pochi mesi dopo il governo si rimangiava l'accordo e arrestava alcuni leader talebani. Il Ttp si riorganizzava intorno a Latifullah Mehsud dando l'inizio alla peggior stagione di sangue. All'inizio del 2013 un nuovo tentativo di pace tra il governo di Islamabad e i Talebani. Ora ci sono altri 141 cadaveri a ricordare al mondo che per i talebani non ci deve essere posto né in Pakistan né altrove. (Roberto Romagnoli – Il Mattino)