MORTI IMPROVVISE. RISCHIO TROPPO ALTO A POSITANO E IN COSTIERA AMALFITANA. DEFIBRILLATORI E SCALE ECCO I PERICOLI

0

Esclusiva intervista di Positanonews con uno dei principali cardiologi al mondo, Carlo Pappone. Citato in un servizio sui defibrillatori dello Jama (Journal of American Medical Association). Uno dei principali autori dello studio è il professor Carlo Pappone, beneventano e medico di fama internazionale, attualmente direttore del Dipartimento di Aritmologia di Villa Maria Cecilia Hospital di Ravenna. Pappone è anche l’unico italiano ad aver partecipato a questo studio. Pappone ha una villa a Positano in costiera amalfitana e lo troviamo nello stabilimento balneare da Pupetto, dove ci ha concesso gentilmente una intervista. “A Positano e in costiera amalfitana il rischio per morte improvvisa è altissima, mentre si parla di ospedale si dovrebbe parlare del reale problema della costa d’Amalfi, la morte improvvisa per attacco cardiaco senza possibilità di intervento immediato e questo pregiudica di molto anche la frequentazione di grandissimi personaggi da queste parti e, quindi, con danni per l’economia del turismo”. Si spieghi meglio e andiamo sul concreto, vorrei esempi pratici, cosa fare? “Bisognerebbe obbligare ogni attività, alberghi, ristoranti, bar, stabilimenti balneari, ad avere un defibrillatore e fare corsi per tutti”. Ma il piano sanitario parla di elicotteri, interventi con mezzi veloci. “Sono tutte cose senza senso, quando vi è un infarto bisogna intervenire subito, in pochi secondi si potrebbe pregiudicare la vita di un essere umano. Per la tutela degli ospiti l’etica sociale imporrebbe l’uso dappertutto dei defibrillatori”. Dottore d’accordo, Positanonews si farà promotore di una battaglia affinchè nei comuni nei regolamenti per le attività commerciali sia messo l’obbligo dell’uso dei defibrillatori. Ma basta? Quali problemi trova qua? “Le scale, per esempio, e la mobilità. La difficoltà di accesso è il principale disagio di cui soffre questo territorio, pensi che si fa prima ad andare da Napoli a Milano che da Positano a Napoli con servizi pubblici che non funzionano e costi elevati per i servizi privati”. Va bene, ma le scale? Scusate non si è sempre detto che il movimento fa bene alla salute? “Il movimento fa bene a chi sta bene, a chi sta male bisogna prescrivere molta attenzione anche nelle attività fisiche, al massimo fa bene una passeggiata per un’oretta al fresco, ma non l’attività fisica”. Ma le scale fanno bene o fanno male? “Le scale fanno male soprattutto ai positanesi abituati a farle di corsa. Sono un vincolo alla mobilità, bisogna agevolare l’accesso con scale mobili e altri mezzi”. Dottore ma è come dire che bisogna alterare la piramide di Cheope, Positano è patrimonio UNESCO, sono organismi mondiali che ne sanciscono la sua integrità… “Questo è un falso problema, Positano è un abuso straordinario, un presepe realizzato da un’arida roccia, così come si è fatta questa bellezza i positanesi con gli architetti possono trovare soluzioni adeguate a questo problema che esiste, le scale sono quelle che sono, cioè una barriera architettonica che fra l’altro impedisce anche agli anziani e ai disabili una piena fruibilità della propria vita”. Quindi dobbiamo immaginare una Positano tutta piena di ascensori, scale mobili, funicolari… “Se in Africa ci sono popolazioni che vogliono morire a 40 anni rimanendo nella loro condizione sono libere di farlo, non sempre la civiltà si concilia con la bellezza, purtuttavia vi sono le soluzioni, per esempio si può intervenire solo in alcune scale principali, si possono nascondere gli interventi, Positano li nasconde bene fra pergolati, terrazzamenti e altro, ben potrebbe farlo con le scale. Ma ciò che bisogna fare da subito è pensare all’emergenza, al rischio concreto che chi viene qui può morire di morte immediata, il mio non è allarmismo ma è una constatazione di chi ama Positano ed ha una casa da queste parti. L’Ospedale è secondario rispetto a queste scelte che con un semplice defibrillatore migliorerebbero le condizioni di vita di questo posto”.

 

Pappone ha partecipato di recente allo studio sulla fibrillazione atriale. Secondo alcuni dati pubblicati in data dallo Jama – scrive nella nota l’ufficio stampa della Johnson & Johnson Medica che dà la notizia – “i pazienti che sono stati trattati tramite ablazione effettuata con cateteri per mappaggio e ablazione a punta irrigata, hanno dimostrato esiti notevolmente migliori dopo un anno rispetto a pazienti trattati con terapia farmacologica. Inoltre, i pazienti sottoposti ad ablazione trans-catetere hanno fatto registrare un numero di sintomi notevolmente inferiore e una migliore qualità della vita”. La fibrillazione atriale, conosciuta più comunemente come FA, è il disordine cardiaco più comune e da cui si stima che siano affette più di 20 milioni di persone in tutto il mondo. La FA è anche una delle cause più comune di ictus fra gli ultrasessantacinquenni. Nel corso della procedura di ablazione trans-catetere, viene inserito un catetere nel cuore che distribuisce energia in quelle aree del muscolo cardiaco responsabili dell’alterazione del ritmo. Questa energia ‘interrompe’ il percorso del ritmo anormale. Dopo un anno, il 66% dei pazienti curato mediante ablazione trans-catetere non ha presentato alcuna FA sintomatica documentata, rispetto al 16% dei pazienti trattati con terapia medica, comunemente conosciuta anche come somministrazione di farmaci antiaritmici o FAA (95% 0.19, 0.47; P < .001). Inoltre, i punteggi sulla qualità della vita sono aumentati notevolmente nei pazienti curati con ablazione a tre mesi, e questo miglioramento è stato riscontrato nuovamente dopo un anno. Secondo questo studio la cura dell’ablazione, che ristabilisce e mantiene il ritmo sinusale, è associato ad una migliore qualità della vita”. In merito Carlo Pappone aggiunge: “Questo studio randomizzato prospettico multicentrico conferma, in modo definitivo, ciò che gli elettrofisiologi sostengono e dimostrano da anni: la fibrillazione atriale può essere curata utilizzando la tecnica dell’ablazione transcatetere mediante radiofrequenza. Questa tecnica, oltre a migliorare la qualità della vita dei pazienti, evita gli effetti collaterali di una terapia farmacologica a lungo termine. Pertanto è auspicabile che questo lavoro diventi un punto di riferimento fondamentale nella ricerca scientifica, allo scopo di debellare la fibrillazione atriale”. “Il trial clinico – continua la nota – era un trial randomizzato, controllato di pazienti con FA sintomatica parossistica, i cui sintomi non erano controllati, che assumevano almeno un FAA e avevano avuto almeno tre episodi di FA nei sei mesi precedenti la partecipazione al trial. Hanno partecipato in tutto 167 pazienti provenienti da 19 località di tutto il mondo. L’esito primario di efficacia era la totale mancanza di recidiva di FA sintomatica a seguito della conferma dell’esito della procedura di ablazione e senza un nuovo uso di FAA o di una nuova procedura di ablazione al di fuori dei criteri definiti dal protocollo. Il gruppo sottoposto ad ablazione trans-catetere ha dimostrato anche un eccellente profilo di sicurezza con nessun evento avverso grave correlato al dispositivo, quale morte, un attacco di cuore, ictus, un incidente cerebro-cardiovascolare, un arresto cardiaco o una perforazione atriale nei sette giorni dopo l’ablazione. Ancora più importante, si è osservato che l’incidenza della cura relativa agli eventi avversi, misurata a 30 giorni nel gruppo dei pazienti sottoposti ad ablazione, era circa la metà di quella del gruppo FAA (5% vs 9%) e non sono state riscontrate stenosi delle vene polmonari nei pazienti che avevano ricevuto l’ablazione. La FA è il disordine più comune del ritmo cardiaco, eppure meno di 110.000 pazienti all’anno sono curati mediante ablazione. Gran parte dei pazienti con FA è oggi curata con FAA anche se in circa la metà di essi i farmaci non controllano i sintomi della FA. Nel 2006 le maggiori società mediche fra cui l’American Heart Association, l’American College of Cardiology e la European Society of Cardiology hanno raccomandato l’ablazione trans-catetere come terapia di seconda linea per la FA”.

Lascia una risposta