LA SPOSA D’AMALFI E’ UN ATTO D’AMORE DI LIUCCIO PER LA SUA CITTA’ DEL CUORE

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Da più parti e da diversi amici/lettori mi è stato chiesto  come e dove poter acquistare il libro “LA SPOSA D’AMALFI  e altre storie di donne”, con il quale ho vinto a Napoli un prestigioso premio. Il libro sarà pubblicato a breve, spero, dall’Istituto Italiano di Cultura e dalla Rivista Internazionale “Nuove Lettere”. In attesa, per soddisfare la legittima curiosità dei tanti che apprezzano la  mia scrittura creativa anticipo il seguito dell’incipit del romanzo già pubblicato  alcuni giorni fa su questo stesso giornale.

La sera finì in pizzeria con  tutti i compagni di classe, che con gran voglia di fare casino scelsero quella fuori mano, da “Bellogrado”, proprio a Via delle Cartiere, all’inizio di Valle dei Mulini. Andreina fu per tutta la serata al centro dell’attenzione, contesa da tutti. Naturalmente ebbe la sua giusta dose di applausi Salvatore che aveva lanciato l’idea e che si coccolava con sguardi  di malcelato desiderio “la sposa”  dalla faccia di grazia e di sorriso. Andreina gli sedeva accanto. In un slancio incontrollato di ammirazione e di affetto la strinse a sé e le sfiorò il viso con le labbra. La festeggiata si ritrasse con una vampa di rossore. Non fece resistenza più tardi quando l’intraprendente  e voglioso Salvatore la strinse forte e la baciò con passione davanti allo spettacolo della “Cascata delle Ferriere” con la luna che dai monti di Pontone frantumava argento  a fragore d’uragano sulla valle, a ritmare, stupefatta, fremiti di cuori e  sospiri di baci degli innamorati. Si giurarono eterno amore che alitò con il vento carico di profumi in una tiepida sera di primavera. 

Quelle che seguirono furono giornate molto intense per Andreina, che alternava le prove per il corteo storico,  allo studio particolarmente impegnativo in vista degli esami di maturità previsti per i primi di luglio. Fece tutto con scrupolo e determinazione. E ci riuscì perfettamente senza rinunziare neppure ai primi bagni di mare, che per gli amalfitani doc, e Andreina lo era, costituivano un rito  sacro, quasi come la Festa di Sant’Andrea,patrono della città. Amava il mare e faceva lunghe nuotate al largo anche per mantenersi in una perfetta forma fisica in vista della sfilata/passerella della regata. Per un donna, e giovane e bella per giunta, la vanità è una molla di vita e di entusiasmo. Un pomeriggio Salvatore, che l’aspettava all’agguato “arret’o puorto”, dove l’acqua era cristallina e la spiaggia ciottolosa, le propose il bagno insieme. Lo  fecero nell’umbratilità appartata della “grotta di Sant’Andrea”, dove Salvatore ripetè con sfacciata allusione “questa grotta facilita e concilia l’intimità. Non a caso gli antichi pescatori dicevano, e dicono, che qui si entra in due e si esce in tre” e strizzò l’occhio birichino con lo sberleffo di un sorriso da saraceno “cuffiatore”. “Nun te fa venì niente!” lo bloccò Andreina e sgusciò via veloce a conquista di luce e sole e di occhi di bagnanti curiosi.

 Per intanto studiava la storia  antica della città  per calarsi al meglio nella parte della sposa. Seppe, così, che il corteo rappresentava la società dell’Antica Repubblica Marinara all’inizio del XI secolo nel massimo del suo splendore. Vi erano rappresentati gli esponenti delle varie realtà sociali:le magistrature, i militari e il popolo. Le figure più rappresentative erano il duca (la massima autorità cittadina) e i cavalieri con lo spadone. L’episodio rappresentativo ed esaltato era quello del matrimonio tra Giovanni I, figlio e co-reggente del duca Mansone I, e la nobildonna salernitana, Regale. Lo sposalizio significava per il giovane figlio del duca il passaggio alla maggiore  età e l’ingresso ufficiale nell’ambiente politico e del potere. Andreina recitò alla perfezione il ruolo della bella e giovane sposa e non risparmiò sorrisi, saluti ed inchini di circostanza e di ringraziamento alla folla plaudente che si accalcava a ridosso delle transenne lungo il percorso del corteo. Se la mangiarono con gli occhi tutti,calamitati da quel suo sorriso luminoso e contagioso di simpatia; e lei avvertì, con la sensibilità spiccata  delle donne a qualsiasi età, che il suo era un successo crescente man mano che il corteo scendeva dalla curva del Luna e invadeva a passi lenti  lo stradone, Piazza Flavio Gioia, Piazza Duomo ,la scalata, prima, e la discesa,poi, della scalinata aerea e monumentale della Cattedrale, il ritorno verso il mare, la sosta/omaggio alla tribuna delle autorità e l’applauso forte, corale,  che riecheggiava e si confondeva e  fondeva con quello della gente assiepata a finestre, balconi  e terrazze e dei tanti che, addirittura, sembravano uccelli appollaiati sul castello di Pogerola, squittanti di gioia frenetica e di ebbrezza irrefrenabile come una covata al primo volo dal nido. Ne era felice Andreina presa e compresa nel ruolo. E  spesso, tra sé e sé, galoppò con la fantasia, prefigurandosi la stessa festa per il matrimonio suo, quello vero, che prima o poi avrebbe pur  fatto.  Il pensiero corse a Salvatore che le aveva rubato l’anima e bruciato il cuore con un bacio caldo, prolungato e profondo con il sottofondo del ritmo assordante della cascata delle ferriere e sotto lo sguardo complice e stupefatto della luna piena. Era stato bello ed aveva lasciato il segno anche o, forse,soprattutto  per quella cornice di malia della sua città,  unica e irripetibile altrove. Fu solo un attimo e ne sorrise compiaciuta e soddisfatta.

Il 20 luglio ebbe il colloquio orale per gli esami di maturità. Si avviò presto a passi lenti verso la scuola. Scese trepidante dalla sua casa a Piazza dei Dogi, attraversò Piazza Duomo, lanciando uno sguardo rapido alla facciata della cattedrale, sfolgorante nei ricami dell’oro dei mosaici al primo sole, chiese nel silenzio  del cuore devoto la protezione del Santo Patrono, di cui portava il nome, e svoltò verso il Supportico della Marina,diede uno sguardo di preghiera alla Madonna di Porto Salvo,che prometteva grazie nella nicchia della minuscola cappella,  perché la guidasse e proteggesse nei gorghi perigliosi della giornata  di  difficile navigazione culturale e avanzò a passi svelti verso la solarità della Piazza Flavio Gioia, aperta al e mare, e sospirò ansiosa e preoccupata:”Spero tanto di mantenere ben salda la bussola nella rotta della traversata!”. Le sorrise con  faccia raggiante  Salvatore da un’ora in attesa all’angolo del Bar Savoia.Si sentì rinfrancata. E  insieme, con la testa in mulinello di speranze e desideri a conquista di futuro, baldanzosi, mano nella mano, raggiunsero il Liceo con gli occhi pieni di luce di sorriso e sole , le narici con il pizzicore di iodio e sale ed  i cuori in tumulto di apprensioni. La faccia di luna piena del Prof. Esposito, che fungeva da  membro  interno nella Commissione d’esame  fu una salutare iniezione di fiducia e serenità. Tempo mezzora e Andreina partì come un razzo a sparare risposte sicure e convincenti alle domande della commissione piuttosto esigente, tenuto conto del  bel curriculum  della candidata. Venti minuti pieni di colloquio brillante e scoppiettante in cui Andreina diede il meglio di sé con risposte puntuali e documentate nella sostanza e  gradevoli e coinvolgenti nella forma contagiosa anche nel sorriso accattivante. Fu un successo confermato anche dal  “Sei stata brava,anzi bravissima!” sincero e convinto del Prof, Esposito. Tornò  a casa soddisfatta e orgogliosa della prova. Raccontò tutto a mamma Rosa che l’assillava di domande  e lo stesso fece con papà Matteo all’ora di pranzo. Poi si stese sul letto nella speranza di riposare e scaricare la tensione accumulata negli ultimi giorni di studi intensi e nelle notti insonni. Non ci riuscì. Avvertiva come un vuoto dentro; e realizzò che la prova brillantemente superata costituiva un tappa di svolta nella sua vita Ora era tempo di pensare al futuro: al lavoro, all’università, all’amore con la prospettiva del matrimonio, ad una famiglia tutta sua….Realizzò, in un attimo, che era cresciuta ed era diventata donna consapevole  e responsabile. Un pensiero, questo, costante che l’accompagnò per una buona settimana fino al giorno in cui con  compagne e compagni, tutti con il cuore in gola, andarono in massa processionante. quasi per farsi coraggio a vicenda, a leggere i risultati esposti in  bacheca nell’atrio della scuola. Lesse il suo 60/60 con l’occhio tremulo di commozione. Lo lesse e rilesse e poi si sciolse negli abbracci  con gli altri e qualche lacrima di troppo. Era davvero fatta!!! E cominciava un’altra vita….

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it

Da più parti e da diversi amici/lettori mi è stato chiesto  come e dove poter acquistare il libro “LA SPOSA D’AMALFI  e altre storie di donne”, con il quale ho vinto a Napoli un prestigioso premio. Il libro sarà pubblicato a breve, spero, dall’Istituto Italiano di Cultura e dalla Rivista Internazionale “Nuove Lettere”. In attesa, per soddisfare la legittima curiosità dei tanti che apprezzano la  mia scrittura creativa anticipo il seguito dell’incipit del romanzo già pubblicato  alcuni giorni fa su questo stesso giornale.

La sera finì in pizzeria con  tutti i compagni di classe, che con gran voglia di fare casino scelsero quella fuori mano, da “Bellogrado”, proprio a Via delle Cartiere, all’inizio di Valle dei Mulini. Andreina fu per tutta la serata al centro dell’attenzione, contesa da tutti. Naturalmente ebbe la sua giusta dose di applausi Salvatore che aveva lanciato l’idea e che si coccolava con sguardi  di malcelato desiderio “la sposa”  dalla faccia di grazia e di sorriso. Andreina gli sedeva accanto. In un slancio incontrollato di ammirazione e di affetto la strinse a sé e le sfiorò il viso con le labbra. La festeggiata si ritrasse con una vampa di rossore. Non fece resistenza più tardi quando l’intraprendente  e voglioso Salvatore la strinse forte e la baciò con passione davanti allo spettacolo della “Cascata delle Ferriere” con la luna che dai monti di Pontone frantumava argento  a fragore d’uragano sulla valle, a ritmare, stupefatta, fremiti di cuori e  sospiri di baci degli innamorati. Si giurarono eterno amore che alitò con il vento carico di profumi in una tiepida sera di primavera. 

Quelle che seguirono furono giornate molto intense per Andreina, che alternava le prove per il corteo storico,  allo studio particolarmente impegnativo in vista degli esami di maturità previsti per i primi di luglio. Fece tutto con scrupolo e determinazione. E ci riuscì perfettamente senza rinunziare neppure ai primi bagni di mare, che per gli amalfitani doc, e Andreina lo era, costituivano un rito  sacro, quasi come la Festa di Sant’Andrea,patrono della città. Amava il mare e faceva lunghe nuotate al largo anche per mantenersi in una perfetta forma fisica in vista della sfilata/passerella della regata. Per un donna, e giovane e bella per giunta, la vanità è una molla di vita e di entusiasmo. Un pomeriggio Salvatore, che l’aspettava all’agguato “arret’o puorto”, dove l’acqua era cristallina e la spiaggia ciottolosa, le propose il bagno insieme. Lo  fecero nell’umbratilità appartata della “grotta di Sant’Andrea”, dove Salvatore ripetè con sfacciata allusione “questa grotta facilita e concilia l’intimità. Non a caso gli antichi pescatori dicevano, e dicono, che qui si entra in due e si esce in tre” e strizzò l’occhio birichino con lo sberleffo di un sorriso da saraceno “cuffiatore”. “Nun te fa venì niente!” lo bloccò Andreina e sgusciò via veloce a conquista di luce e sole e di occhi di bagnanti curiosi.

 Per intanto studiava la storia  antica della città  per calarsi al meglio nella parte della sposa. Seppe, così, che il corteo rappresentava la società dell’Antica Repubblica Marinara all’inizio del XI secolo nel massimo del suo splendore. Vi erano rappresentati gli esponenti delle varie realtà sociali:le magistrature, i militari e il popolo. Le figure più rappresentative erano il duca (la massima autorità cittadina) e i cavalieri con lo spadone. L’episodio rappresentativo ed esaltato era quello del matrimonio tra Giovanni I, figlio e co-reggente del duca Mansone I, e la nobildonna salernitana, Regale. Lo sposalizio significava per il giovane figlio del duca il passaggio alla maggiore  età e l’ingresso ufficiale nell’ambiente politico e del potere. Andreina recitò alla perfezione il ruolo della bella e giovane sposa e non risparmiò sorrisi, saluti ed inchini di circostanza e di ringraziamento alla folla plaudente che si accalcava a ridosso delle transenne lungo il percorso del corteo. Se la mangiarono con gli occhi tutti,calamitati da quel suo sorriso luminoso e contagioso di simpatia; e lei avvertì, con la sensibilità spiccata  delle donne a qualsiasi età, che il suo era un successo crescente man mano che il corteo scendeva dalla curva del Luna e invadeva a passi lenti  lo stradone, Piazza Flavio Gioia, Piazza Duomo ,la scalata, prima, e la discesa,poi, della scalinata aerea e monumentale della Cattedrale, il ritorno verso il mare, la sosta/omaggio alla tribuna delle autorità e l’applauso forte, corale,  che riecheggiava e si confondeva e  fondeva con quello della gente assiepata a finestre, balconi  e terrazze e dei tanti che, addirittura, sembravano uccelli appollaiati sul castello di Pogerola, squittanti di gioia frenetica e di ebbrezza irrefrenabile come una covata al primo volo dal nido. Ne era felice Andreina presa e compresa nel ruolo. E  spesso, tra sé e sé, galoppò con la fantasia, prefigurandosi la stessa festa per il matrimonio suo, quello vero, che prima o poi avrebbe pur  fatto.  Il pensiero corse a Salvatore che le aveva rubato l’anima e bruciato il cuore con un bacio caldo, prolungato e profondo con il sottofondo del ritmo assordante della cascata delle ferriere e sotto lo sguardo complice e stupefatto della luna piena. Era stato bello ed aveva lasciato il segno anche o, forse,soprattutto  per quella cornice di malia della sua città,  unica e irripetibile altrove. Fu solo un attimo e ne sorrise compiaciuta e soddisfatta.

Il 20 luglio ebbe il colloquio orale per gli esami di maturità. Si avviò presto a passi lenti verso la scuola. Scese trepidante dalla sua casa a Piazza dei Dogi, attraversò Piazza Duomo, lanciando uno sguardo rapido alla facciata della cattedrale, sfolgorante nei ricami dell’oro dei mosaici al primo sole, chiese nel silenzio  del cuore devoto la protezione del Santo Patrono, di cui portava il nome, e svoltò verso il Supportico della Marina,diede uno sguardo di preghiera alla Madonna di Porto Salvo,che prometteva grazie nella nicchia della minuscola cappella,  perché la guidasse e proteggesse nei gorghi perigliosi della giornata  di  difficile navigazione culturale e avanzò a passi svelti verso la solarità della Piazza Flavio Gioia, aperta al e mare, e sospirò ansiosa e preoccupata:”Spero tanto di mantenere ben salda la bussola nella rotta della traversata!”. Le sorrise con  faccia raggiante  Salvatore da un’ora in attesa all’angolo del Bar Savoia.Si sentì rinfrancata. E  insieme, con la testa in mulinello di speranze e desideri a conquista di futuro, baldanzosi, mano nella mano, raggiunsero il Liceo con gli occhi pieni di luce di sorriso e sole , le narici con il pizzicore di iodio e sale ed  i cuori in tumulto di apprensioni. La faccia di luna piena del Prof. Esposito, che fungeva da  membro  interno nella Commissione d’esame  fu una salutare iniezione di fiducia e serenità. Tempo mezzora e Andreina partì come un razzo a sparare risposte sicure e convincenti alle domande della commissione piuttosto esigente, tenuto conto del  bel curriculum  della candidata. Venti minuti pieni di colloquio brillante e scoppiettante in cui Andreina diede il meglio di sé con risposte puntuali e documentate nella sostanza e  gradevoli e coinvolgenti nella forma contagiosa anche nel sorriso accattivante. Fu un successo confermato anche dal  “Sei stata brava,anzi bravissima!” sincero e convinto del Prof, Esposito. Tornò  a casa soddisfatta e orgogliosa della prova. Raccontò tutto a mamma Rosa che l’assillava di domande  e lo stesso fece con papà Matteo all’ora di pranzo. Poi si stese sul letto nella speranza di riposare e scaricare la tensione accumulata negli ultimi giorni di studi intensi e nelle notti insonni. Non ci riuscì. Avvertiva come un vuoto dentro; e realizzò che la prova brillantemente superata costituiva un tappa di svolta nella sua vita Ora era tempo di pensare al futuro: al lavoro, all’università, all’amore con la prospettiva del matrimonio, ad una famiglia tutta sua….Realizzò, in un attimo, che era cresciuta ed era diventata donna consapevole  e responsabile. Un pensiero, questo, costante che l’accompagnò per una buona settimana fino al giorno in cui con  compagne e compagni, tutti con il cuore in gola, andarono in massa processionante. quasi per farsi coraggio a vicenda, a leggere i risultati esposti in  bacheca nell’atrio della scuola. Lesse il suo 60/60 con l’occhio tremulo di commozione. Lo lesse e rilesse e poi si sciolse negli abbracci  con gli altri e qualche lacrima di troppo. Era davvero fatta!!! E cominciava un’altra vita….

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it