Aulòn Choròs: buona la prima

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Gran successo per l’ensemble di clarinetti preparato da Giovanni De Falco, “battezzato” nel suo primo concerto ufficiale nella chiesa di Santa Apollonia. Questa sera la formazione chiuderà la Notte della Cultura di Napoli

 

Di Olga Chieffi

Gran successo di critica e pubblico per il clarinet ensemble “Aulòn Choròs”, composto da Luca Papalino, Simone Sorvillo, Gessica Viviani, Salvatore Dell’Isola, Marco Frasca, Andrea Caputo, Simone Vuolo, Michela De Santis, Angelo D’Elia, Francesco Pasquariello, Francesco Di Domenico e Giulia Barbella, che ha splendidamente inaugurato il cartellone di eventi allestito dalla Bottega San Lazzaro di Giuseppe Natella, promotrice della rassegna Natale in Fiera unitamente allo Studio Apollonia, un consesso formato da intellettuali, che da circa un anno anima lo spazio di Santa Apollonia, cuore culturale della città. La formazione che rappresenta la summa del magistero del M° Giovanni De Falco, docente del conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, depositario dei segreti teorici e pratici della prestigiosa scuola napoletana di fiati, è stata “battezzata” nella chiesa di Santa Apollonia, che ne ha ospitato il debutto, nella notte dedicata alla vergine Immacolata e stasera avrà l’onore di sigillare la Notte della Cultura a Napoli. Chiesa gremita come non mai per ascoltare questi dodici ragazzi che si sono alternati nel ruolo di solista, cultori del proprio strumento, tutti dotati di una robusta preparazione tecnica, fantasia pronta e versatilita?, doti non solo esecutive ma anche d’invenzione e soprattutto di solido mestiere e gusto sicuro. Pagine quelle, proposte, che hanno rivelato i diversi volti del clarinetto, quale strumento dal suono classico e adatto in contemporanea al cosiddetto genere “extra-colto” come il tango, pagine segnate da una forte carica di sentimentalismo, unito a uno spirito brillante che spesso ha trovato espressione in forme di levigata eleganza, forse, in qualche momento, un po’ troppo alla ricerca dell’effetto esteriore, ma ricche di invenzioni sonore. Mattatore assoluto della serata il più giovane del gruppo Marco Frasca, appena sedicenne, il quale con l’Introduzione, tema e variazioni in Mib magg./Sib magg., composto da Gioacchino Rossini, musica di grande umore, ha rivelato, e “iniziato”, quanti ancora non fossero stati “segnati”, indelebilmente dal suono del clarinetto, al suo eloquio finalmente spavaldo,  quasi disorientante, al suo “pensiero d’amore” formato di proprietà contraddittorie, che è una sciagura di pensiero poter addomesticare. Un suono quello di Marco che è un respiro sonoro dalle mille dinamiche, sostenuto dalla visione lucida e alta di una musica fluida e comunicativa quale è quella di Gioacchino Rossini. Gessica Viviani, che ha inaugurato i ruoli solistici si è cimentata con il Concertino di Weber, op.26 in Do Minore, comunicando la sua passione per quella melodia sottilmente tramata d’eleganza e sensibilità, fiorita di qualche galanteria.  Astor Piazzolla ha punteggiato l’intero programma con la melodia e La menor, Adios Nonino e Libertango, in cui nell’ossequio alla tecnica, nell’obbedienza delle regole, ecco sfuggire un corteggiare dissonanze, appena un brivido: ed è l’ignoto che la musica prefigura nello specchiare, quando vuole, solo se stessa, quel misto di alterezza cabalistica e di ferita umiltà che è il fascino del tango. Il pezzo d’assieme che ha aperto la serata è stato il I tempo della suite n°1 Peer Gynt di Edvard Grieg, il mattino, in cui silenzio e ariosità circondano le immagini che i clarinetti hanno evocato, non allontanandosi mai da una attenta partecipazione ai primigeni sentimenti umani. Ancora due solisti ad impreziosire la performance degli Aulòn Choròs, consacratisi all’aulòs, strumento mitico del dio Dioniso, padre di tutte le ance, Salvatore dell’Isola e Francesco Di Domenico, convenuti a “Convegno”, i quali con studio di antica tradizione, sono riusciti a ben scavare la pagina di Amilcare Ponchielli sottolineandone l’invito al canto, la melodicità, attraverso il virtuosismo brillante ma allo stesso tempo “relaxin’”, che è il vero segreto della scuola di fiati partenopea, da sempre tesa ad un suono “vocale”, aperto e morbido, che ha ispirato nel tempo soli avvincenti quale è appunto “Il convegno”. Applausi scroscianti del pubblico e due bis. Seconda passerella per Marco Frasca esecutore dell’incandescente ultima variazione rossiniana e ancora il Piazzolla della Melodia in La menor che va consumata esattamente nell’interludio tra la mancanza e la pienezza, musica questa sempre pronta a nuove ibridazioni e acclimatazioni, che si è addentrata ormai in chissà quali sobborghi della nostra anima.

Gran successo per l’ensemble di clarinetti preparato da Giovanni De Falco, “battezzato” nel suo primo concerto ufficiale nella chiesa di Santa Apollonia. Questa sera la formazione chiuderà la Notte della Cultura di Napoli

 

Di Olga Chieffi

Gran successo di critica e pubblico per il clarinet ensemble “Aulòn Choròs”, composto da Luca Papalino, Simone Sorvillo, Gessica Viviani, Salvatore Dell’Isola, Marco Frasca, Andrea Caputo, Simone Vuolo, Michela De Santis, Angelo D’Elia, Francesco Pasquariello, Francesco Di Domenico e Giulia Barbella, che ha splendidamente inaugurato il cartellone di eventi allestito dalla Bottega San Lazzaro di Giuseppe Natella, promotrice della rassegna Natale in Fiera unitamente allo Studio Apollonia, un consesso formato da intellettuali, che da circa un anno anima lo spazio di Santa Apollonia, cuore culturale della città. La formazione che rappresenta la summa del magistero del M° Giovanni De Falco, docente del conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, depositario dei segreti teorici e pratici della prestigiosa scuola napoletana di fiati, è stata “battezzata” nella chiesa di Santa Apollonia, che ne ha ospitato il debutto, nella notte dedicata alla vergine Immacolata e stasera avrà l’onore di sigillare la Notte della Cultura a Napoli. Chiesa gremita come non mai per ascoltare questi dodici ragazzi che si sono alternati nel ruolo di solista, cultori del proprio strumento, tutti dotati di una robusta preparazione tecnica, fantasia pronta e versatilita?, doti non solo esecutive ma anche d’invenzione e soprattutto di solido mestiere e gusto sicuro. Pagine quelle, proposte, che hanno rivelato i diversi volti del clarinetto, quale strumento dal suono classico e adatto in contemporanea al cosiddetto genere “extra-colto” come il tango, pagine segnate da una forte carica di sentimentalismo, unito a uno spirito brillante che spesso ha trovato espressione in forme di levigata eleganza, forse, in qualche momento, un po’ troppo alla ricerca dell’effetto esteriore, ma ricche di invenzioni sonore. Mattatore assoluto della serata il più giovane del gruppo Marco Frasca, appena sedicenne, il quale con l’Introduzione, tema e variazioni in Mib magg./Sib magg., composto da Gioacchino Rossini, musica di grande umore, ha rivelato, e "iniziato", quanti ancora non fossero stati "segnati", indelebilmente dal suono del clarinetto, al suo eloquio finalmente spavaldo,  quasi disorientante, al suo "pensiero d'amore" formato di proprietà contraddittorie, che è una sciagura di pensiero poter addomesticare. Un suono quello di Marco che è un respiro sonoro dalle mille dinamiche, sostenuto dalla visione lucida e alta di una musica fluida e comunicativa quale è quella di Gioacchino Rossini. Gessica Viviani, che ha inaugurato i ruoli solistici si è cimentata con il Concertino di Weber, op.26 in Do Minore, comunicando la sua passione per quella melodia sottilmente tramata d’eleganza e sensibilità, fiorita di qualche galanteria.  Astor Piazzolla ha punteggiato l’intero programma con la melodia e La menor, Adios Nonino e Libertango, in cui nell’ossequio alla tecnica, nell’obbedienza delle regole, ecco sfuggire un corteggiare dissonanze, appena un brivido: ed è l’ignoto che la musica prefigura nello specchiare, quando vuole, solo se stessa, quel misto di alterezza cabalistica e di ferita umiltà che è il fascino del tango. Il pezzo d’assieme che ha aperto la serata è stato il I tempo della suite n°1 Peer Gynt di Edvard Grieg, il mattino, in cui silenzio e ariosità circondano le immagini che i clarinetti hanno evocato, non allontanandosi mai da una attenta partecipazione ai primigeni sentimenti umani. Ancora due solisti ad impreziosire la performance degli Aulòn Choròs, consacratisi all’aulòs, strumento mitico del dio Dioniso, padre di tutte le ance, Salvatore dell’Isola e Francesco Di Domenico, convenuti a “Convegno”, i quali con studio di antica tradizione, sono riusciti a ben scavare la pagina di Amilcare Ponchielli sottolineandone l’invito al canto, la melodicità, attraverso il virtuosismo brillante ma allo stesso tempo “relaxin’”, che è il vero segreto della scuola di fiati partenopea, da sempre tesa ad un suono “vocale”, aperto e morbido, che ha ispirato nel tempo soli avvincenti quale è appunto “Il convegno”. Applausi scroscianti del pubblico e due bis. Seconda passerella per Marco Frasca esecutore dell’incandescente ultima variazione rossiniana e ancora il Piazzolla della Melodia in La menor che va consumata esattamente nell’interludio tra la mancanza e la pienezza, musica questa sempre pronta a nuove ibridazioni e acclimatazioni, che si è addentrata ormai in chissà quali sobborghi della nostra anima.