Benitez, sfuriata negli spogliatoi: «Prendetevi le responsabilità». De Laurentiis amareggiato lascia la tribuna

0

Bastasse possedere la palla e costruire, i pionieri che si incontrarono il 26 ottobre 1863 nella taverna Freemasons di Londra per redigere le13 regole originarie del calcio non avrebbero inventato le porte, le reti e la gioia del gol. Che se ne fa il Napoli, dunque, del 55% di possesso (l’Empoli il 45%), la supremazia nei tiri in porta (19 a 10), il 69% per cento dei passaggi riusciti (contro il 61 dei toscani), se “il nemico” poi alla fine realizza lo stesso numero di reti? «Sono arrabbiato, molto. Deluso. Anche. Perché avevo ripetuto alla squadra per tutta la settimana come si faceva a vincere questa partita. Ma una cosa è quello che è stato detto, una cosa quello che è stato fatto. Perdiamo la memoria appena prendiamo un gol». Come quegli scolari intelligenti che però non si applicano, o come quelle squadre che hanno mostruose riserve di personalità: il Napoli per reagire e ritrovare il barlume delle antiche passioni, contro il piccolo Empoli ha prima avuto bisogno di essere frustato sulla carne viva, divedere il baratro sotto la punta delle scarpe, per ricordarsi cos’è e mostrarlo al mondo, di nuovo. «Eppure avremmo meritato noi di vincere. Se De Guzman avesse fatto gol al 95’ ora staremmo parlando di una grande rimonta». Rafa Benitez non si autoflagella dinnanzi alla frenata. Prova ad andare alla ricerca delle responsabilità (altrui) di questo pari che gli si è decisamente piazzato sul groppone. «Non sappiamo gestire le partite facili. In certi momenti siamo poco compatti e poco equilibrati. In squadra ci sono giocatori che hanno personalità, ma non sempre chi deve prendere in mano la situazione, si assume le proprie responsabilità». Niente male come affondo. Ovvio che ce l’ha con i senatori, Callejon e Hamsik in primo luogo. Altro che il mite Rafa. La sua sfuriata nel dopo partita è stata una rarità. Ha subito affrontato a muso duro la sua squadra: toni dimessi, per carità, ma nella sostanza dei veri schiaffoni. Lunghi quasi un quarto d’ora. A pochi metri da lui, nella stanza vicina, Aurelio De Laurentiis, ha ascoltato. E poco altro. Scuro in volto. Amareggiato come poche altre volte. Se l’è presa assai, il presidente del Napoli. Talmente tanto, che il secondo tempo lo ha visto nella sua piccola stanza, negli spogliatoi del San Paolo, dopo aver lasciato la tribuna livido come un temporale. Ha provato nell’intervallo a dare una sferzata ma a fine gara ha limitato il suo intervento a poche, sentite, parole di sostegno. Preferendo fare da spettatore alla ramanzina di Rafa. Poi, però, si è intrattenuto a colloquio con Benitez e Bigon per altri 10-15 minuti. Il 2-2 non è dipeso da alcuna congiunzione astrale. E certamente no, non è possibile che l’allenatore (ma non solo lui, sia chiaro) non abbia sbagliato nulla, e nulla abbia da rimproverarsi. «Nei primi 23 minuti siamo stati superiori in tutto all’Empoli. Le mie scelte? Ma Lopez e Jorginho non erano i più affidabili di tutti?». Lo spread in classifica (e nel fatturato) lasciava pensare a un turno di velluto. «Però se Mertens e Callejon là davanti avessero fatto la differenza, nessuno si sarebbe accorto del centrocampo e delle difficoltà che abbiamo incontrato». Le prossime partite saranno fondamentali per capire se e come il tecnico ha il controllo dei suoi uomini. «La reazione è stata buona, l’unica cosa positiva di questa partita: poi abbiamo commesso un errore e siamo andati in difficoltà». Lontano circa 700 km, arriva la stoccata di Mihajlovic: «Benitez parla dei rigori con la Sampdoria? Proprio lui che in 30 gare ne ha avuti zero fischiati contro?». (Pino Taormina – Il Mattino)

Bastasse possedere la palla e costruire, i pionieri che si incontrarono il 26 ottobre 1863 nella taverna Freemasons di Londra per redigere le13 regole originarie del calcio non avrebbero inventato le porte, le reti e la gioia del gol. Che se ne fa il Napoli, dunque, del 55% di possesso (l’Empoli il 45%), la supremazia nei tiri in porta (19 a 10), il 69% per cento dei passaggi riusciti (contro il 61 dei toscani), se “il nemico” poi alla fine realizza lo stesso numero di reti? «Sono arrabbiato, molto. Deluso. Anche. Perché avevo ripetuto alla squadra per tutta la settimana come si faceva a vincere questa partita. Ma una cosa è quello che è stato detto, una cosa quello che è stato fatto. Perdiamo la memoria appena prendiamo un gol». Come quegli scolari intelligenti che però non si applicano, o come quelle squadre che hanno mostruose riserve di personalità: il Napoli per reagire e ritrovare il barlume delle antiche passioni, contro il piccolo Empoli ha prima avuto bisogno di essere frustato sulla carne viva, divedere il baratro sotto la punta delle scarpe, per ricordarsi cos’è e mostrarlo al mondo, di nuovo. «Eppure avremmo meritato noi di vincere. Se De Guzman avesse fatto gol al 95’ ora staremmo parlando di una grande rimonta». Rafa Benitez non si autoflagella dinnanzi alla frenata. Prova ad andare alla ricerca delle responsabilità (altrui) di questo pari che gli si è decisamente piazzato sul groppone. «Non sappiamo gestire le partite facili. In certi momenti siamo poco compatti e poco equilibrati. In squadra ci sono giocatori che hanno personalità, ma non sempre chi deve prendere in mano la situazione, si assume le proprie responsabilità». Niente male come affondo. Ovvio che ce l’ha con i senatori, Callejon e Hamsik in primo luogo. Altro che il mite Rafa. La sua sfuriata nel dopo partita è stata una rarità. Ha subito affrontato a muso duro la sua squadra: toni dimessi, per carità, ma nella sostanza dei veri schiaffoni. Lunghi quasi un quarto d’ora. A pochi metri da lui, nella stanza vicina, Aurelio De Laurentiis, ha ascoltato. E poco altro. Scuro in volto. Amareggiato come poche altre volte. Se l’è presa assai, il presidente del Napoli. Talmente tanto, che il secondo tempo lo ha visto nella sua piccola stanza, negli spogliatoi del San Paolo, dopo aver lasciato la tribuna livido come un temporale. Ha provato nell’intervallo a dare una sferzata ma a fine gara ha limitato il suo intervento a poche, sentite, parole di sostegno. Preferendo fare da spettatore alla ramanzina di Rafa. Poi, però, si è intrattenuto a colloquio con Benitez e Bigon per altri 10-15 minuti. Il 2-2 non è dipeso da alcuna congiunzione astrale. E certamente no, non è possibile che l’allenatore (ma non solo lui, sia chiaro) non abbia sbagliato nulla, e nulla abbia da rimproverarsi. «Nei primi 23 minuti siamo stati superiori in tutto all’Empoli. Le mie scelte? Ma Lopez e Jorginho non erano i più affidabili di tutti?». Lo spread in classifica (e nel fatturato) lasciava pensare a un turno di velluto. «Però se Mertens e Callejon là davanti avessero fatto la differenza, nessuno si sarebbe accorto del centrocampo e delle difficoltà che abbiamo incontrato». Le prossime partite saranno fondamentali per capire se e come il tecnico ha il controllo dei suoi uomini. «La reazione è stata buona, l’unica cosa positiva di questa partita: poi abbiamo commesso un errore e siamo andati in difficoltà». Lontano circa 700 km, arriva la stoccata di Mihajlovic: «Benitez parla dei rigori con la Sampdoria? Proprio lui che in 30 gare ne ha avuti zero fischiati contro?». (Pino Taormina – Il Mattino)