Attacco del governatore Caldoro sulla demolizione dell’ecomostro: Demolito dopo 51 anni, scandaloso. Lo Stato ha fallito

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Vico Equense. Stefano Caldoro dimostra come al giorno d’oggi un politico, con un messaggio su Facebook di appena 364 caratteri, può lanciare tre ordigni ad effetto a pochi mesi dal ritorno alle urne per le elezioni Regionali facendo infiammare la campagna elettorale. Primo: lo Stato ha fallito e non può fare la passerella. Secondo: l’Ecomostro è stato una speculazione immobiliare. Terzo: bisogna scusarsi perché prima di buttare giù il gigante sono passati oltre cinquant’anni. Parole sue, del governatore, che a mente fredda – ieri mattina – si è collegato su Fb per “postare” la sua versione sull’abbattimento show dello scheletro di cemento della baia di Vico Equense, fatto saltare in aria grazie a 1200 microcariche di esplosivo. Nel giorno della cerimonia, manco a dirlo, si era consumata l’ennesima battaglia politica per la (clamorosa) assenza della giunta regionale della Campania fatta notare, manco a dirlo, dal consigliere di opposizione in quota democrat, Antonio Amato. «Il presidente doveva esserci». Ma nei fatti, seppur invitato e atteso a lungo, Caldoro ha preferito starsene a casa, a Napoli. «In ogni caso, la Regione c’era, eccome se c’era» aveva sibilato l’ufficio stampa del governatore domenica sera, facendo notare i tanti volontari della protezione civile messi in campo per il maxi evento. Non è bastata a Caldoro la precisazione a caldo. Tant’è che – come poche volte in passato – ha preso le armi fronteggiando gli avversari politici con uno di quei messaggi che possono fare la differenza anche in termini politici. Il “post” pare avere come destinatario proprio Amato anche se a bordo del Croazia jet offerto da Snav l’esercito di politici era bello corposo. E comprendeva non solo i big dell’amministrazione municipale di Vico Equense e Meta – le due cittadine che si dividono la baia di Alimuri – ma anche tanti tra consiglieri e assessori che dalla penisola sorrentina hanno chiesto e ottenuto il privilegio di vedere direttamente da mare la demolizione più cliccata del momento. Tra questi, alcuni esponenti di formazione politica di centro-sinistra. Caldoro è perentorio: «A Vico Equense, Alimuri, solo cittadini e volontari, è stata la scelta giusta. Lo scandalo è averci messo mezzo secolo per demolire quel tipo di speculazione immobiliare. E’ la dimostrazione del fallimento dello Stato che si deve scusare e non certo fare la passerella dopo 50 anni. Giusto così. Anche se chi lo rappresenta oggi non ha le colpe di quelli di prima». Insomma, scoppia la bufera. Un po’ come quella che riguarda il recupero dei 330mila euro spesi dal Comune di Vico Equense per l’intero procedimento e anticipati per conto di Sica srl, la società proprietaria del rudere che si è opposta a tutta la faccenda salvo poi fare ricorso al Tar della Campania che ha rigettato per ben due volte la richiesta di sospensiva. (Salvatore Dare – Metropolis)  

Vico Equense. Stefano Caldoro dimostra come al giorno d’oggi un politico, con un messaggio su Facebook di appena 364 caratteri, può lanciare tre ordigni ad effetto a pochi mesi dal ritorno alle urne per le elezioni Regionali facendo infiammare la campagna elettorale. Primo: lo Stato ha fallito e non può fare la passerella. Secondo: l’Ecomostro è stato una speculazione immobiliare. Terzo: bisogna scusarsi perché prima di buttare giù il gigante sono passati oltre cinquant’anni. Parole sue, del governatore, che a mente fredda – ieri mattina – si è collegato su Fb per “postare” la sua versione sull’abbattimento show dello scheletro di cemento della baia di Vico Equense, fatto saltare in aria grazie a 1200 microcariche di esplosivo. Nel giorno della cerimonia, manco a dirlo, si era consumata l’ennesima battaglia politica per la (clamorosa) assenza della giunta regionale della Campania fatta notare, manco a dirlo, dal consigliere di opposizione in quota democrat, Antonio Amato. «Il presidente doveva esserci». Ma nei fatti, seppur invitato e atteso a lungo, Caldoro ha preferito starsene a casa, a Napoli. «In ogni caso, la Regione c’era, eccome se c’era» aveva sibilato l’ufficio stampa del governatore domenica sera, facendo notare i tanti volontari della protezione civile messi in campo per il maxi evento. Non è bastata a Caldoro la precisazione a caldo. Tant’è che – come poche volte in passato – ha preso le armi fronteggiando gli avversari politici con uno di quei messaggi che possono fare la differenza anche in termini politici. Il “post” pare avere come destinatario proprio Amato anche se a bordo del Croazia jet offerto da Snav l’esercito di politici era bello corposo. E comprendeva non solo i big dell’amministrazione municipale di Vico Equense e Meta – le due cittadine che si dividono la baia di Alimuri – ma anche tanti tra consiglieri e assessori che dalla penisola sorrentina hanno chiesto e ottenuto il privilegio di vedere direttamente da mare la demolizione più cliccata del momento. Tra questi, alcuni esponenti di formazione politica di centro-sinistra. Caldoro è perentorio: «A Vico Equense, Alimuri, solo cittadini e volontari, è stata la scelta giusta. Lo scandalo è averci messo mezzo secolo per demolire quel tipo di speculazione immobiliare. E’ la dimostrazione del fallimento dello Stato che si deve scusare e non certo fare la passerella dopo 50 anni. Giusto così. Anche se chi lo rappresenta oggi non ha le colpe di quelli di prima». Insomma, scoppia la bufera. Un po’ come quella che riguarda il recupero dei 330mila euro spesi dal Comune di Vico Equense per l’intero procedimento e anticipati per conto di Sica srl, la società proprietaria del rudere che si è opposta a tutta la faccenda salvo poi fare ricorso al Tar della Campania che ha rigettato per ben due volte la richiesta di sospensiva. (Salvatore Dare – Metropolis)