Paolo Isotta, la famiglia, la musica, la vita

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Questa sera, il critico musicale per antonomasia presenterà alle ore 19,30 sul palcoscenico del Teatro Genovesi la sua ultima opera “La virtù dell’elefante” edito dalla Marsilio

 

Paolo Isotta il critico musicale per antonomasia sarà qui a Salerno, questa sera, sul palcoscenico del Teatro Genovesi alle ore 19, 30 ospite del Circolo dei Lettori di Salerno per presentare il suo ultimo lavoro “La virtù dell’elefante” edizioni Marsilio. Paolo Isotta è il critico del Corriere della Sera, inconfondibile lo stile ciceroniano con cui costruisce le sue indimenticabili stroncature come esaltanti e altisonanti panegirici, sua l’arte della recensione, che nasce dagli studi infiniti di musica, lettere, arte, dal continuo dialogare con il bello. Un dialogo iniziato tra gli scaffali della biblioteca di famiglia, come tutti i grandi spiriti. Questo libro che si apre naturalmente a diversi gradi di lettura rappresenta una piccola summa della sua vita, sulle tracce dell’elefante che simboleggia la forza, il potere regale, la dignità, la pazienza, la saggezza, la longevità e la felicità; oltre ad essere un simbolo di buona fortuna e in particolare la grande memoria. Non ha l’ardire di essere  un’autobiografia perché non racconta la vita di Paolo Isotta secondo una sequenza cronologica: la sua vita discende dai misteri di Napoli e dei grandi personaggi, certo non solamente della musica, che egli ha incontrato. Senza aver letto questo libro è impossibile capire che cosa sia Napoli, città che si offre con aspetto lusinghiero e ingannevole, ingannevole nelle prospettive di gioia come nella querimonia perpetua. Qui un napoletano rivela che cosa si nasconda dietro la maschera. Paolo Isotta vive da quasi sessant’anni in simbiosi con la musica. Così le sue memorie investono una lunghissima serie di colossi, della musica e della vita; ne sono glorificati molti, e richiamati alla mente di un’età atta all’oblio; alcuni falsi miti vengono sfatati. E’ forse la storia di una vocazione, quella per le fatidiche sette note, soppiantata da un’altra vocazione, quella del narratore, ma mai dimenticata. Un libro frizzante e appassionante che racconta non agli specialisti, ma ai lettori più diversi per formazione e interessi, il fascino senza tempo della musica e del suo mondo. Ma le sue esperienze naturalmente non sono solamente musicali. In uno stile classico e fluido a un tempo, Isotta racconta dei suoi poeti, scrittori, pittori: di Virgilio e Manzoni, di Flaubert e Pirandello, di Pascoli e Gottfried Benn, di Giotto, Raffaello, Bronzino, Reni, Tiepolo. Propone di risistemare il Settecento musicale; parla di Alessandro Scarlatti, di Haydn, di Beethoven, di Verdi, di Wagner e del teatro comico napoletano. E dei suoi Santi: Gennaro, Patrizia, Antonio, Padre Pio e Ipazia. E’, forse, proprio nell’eterogeneità, o più correttamente nella versatilità, che l’intero percorso intellettuale di Isotta può trovare una possibile sintesi. Accanto al grande critico sta infatti l’intellettuale che ha rivendicato l’impossibilità di isolare il mondo dell’arte dalla concretezza e dalla materialità delle determinazioni storiche e geografiche che lo producono e vi si riflettono; e, ancora, il teorico della cultura che sa parlare la lingua del suo tempo e sa leggere il presente attraverso e oltre i confini si ritrova il fil rouge, in un caleidoscopio dove l’elemento biografico e quello generale, il personale e il politico sembrano ricomporsi, all’ombra di San Gennaro. (o.c.)

 

 

Questa sera, il critico musicale per antonomasia presenterà alle ore 19,30 sul palcoscenico del Teatro Genovesi la sua ultima opera “La virtù dell’elefante” edito dalla Marsilio

 

Paolo Isotta il critico musicale per antonomasia sarà qui a Salerno, questa sera, sul palcoscenico del Teatro Genovesi alle ore 19, 30 ospite del Circolo dei Lettori di Salerno per presentare il suo ultimo lavoro “La virtù dell’elefante” edizioni Marsilio. Paolo Isotta è il critico del Corriere della Sera, inconfondibile lo stile ciceroniano con cui costruisce le sue indimenticabili stroncature come esaltanti e altisonanti panegirici, sua l’arte della recensione, che nasce dagli studi infiniti di musica, lettere, arte, dal continuo dialogare con il bello. Un dialogo iniziato tra gli scaffali della biblioteca di famiglia, come tutti i grandi spiriti. Questo libro che si apre naturalmente a diversi gradi di lettura rappresenta una piccola summa della sua vita, sulle tracce dell’elefante che simboleggia la forza, il potere regale, la dignità, la pazienza, la saggezza, la longevità e la felicità; oltre ad essere un simbolo di buona fortuna e in particolare la grande memoria. Non ha l’ardire di essere  un’autobiografia perché non racconta la vita di Paolo Isotta secondo una sequenza cronologica: la sua vita discende dai misteri di Napoli e dei grandi personaggi, certo non solamente della musica, che egli ha incontrato. Senza aver letto questo libro è impossibile capire che cosa sia Napoli, città che si offre con aspetto lusinghiero e ingannevole, ingannevole nelle prospettive di gioia come nella querimonia perpetua. Qui un napoletano rivela che cosa si nasconda dietro la maschera. Paolo Isotta vive da quasi sessant’anni in simbiosi con la musica. Così le sue memorie investono una lunghissima serie di colossi, della musica e della vita; ne sono glorificati molti, e richiamati alla mente di un’età atta all’oblio; alcuni falsi miti vengono sfatati. E’ forse la storia di una vocazione, quella per le fatidiche sette note, soppiantata da un’altra vocazione, quella del narratore, ma mai dimenticata. Un libro frizzante e appassionante che racconta non agli specialisti, ma ai lettori più diversi per formazione e interessi, il fascino senza tempo della musica e del suo mondo. Ma le sue esperienze naturalmente non sono solamente musicali. In uno stile classico e fluido a un tempo, Isotta racconta dei suoi poeti, scrittori, pittori: di Virgilio e Manzoni, di Flaubert e Pirandello, di Pascoli e Gottfried Benn, di Giotto, Raffaello, Bronzino, Reni, Tiepolo. Propone di risistemare il Settecento musicale; parla di Alessandro Scarlatti, di Haydn, di Beethoven, di Verdi, di Wagner e del teatro comico napoletano. E dei suoi Santi: Gennaro, Patrizia, Antonio, Padre Pio e Ipazia. E', forse, proprio nell'eterogeneità, o più correttamente nella versatilità, che l'intero percorso intellettuale di Isotta può trovare una possibile sintesi. Accanto al grande critico sta infatti l’intellettuale che ha rivendicato l'impossibilità di isolare il mondo dell’arte dalla concretezza e dalla materialità delle determinazioni storiche e geografiche che lo producono e vi si riflettono; e, ancora, il teorico della cultura che sa parlare la lingua del suo tempo e sa leggere il presente attraverso e oltre i confini si ritrova il fil rouge, in un caleidoscopio dove l'elemento biografico e quello generale, il personale e il politico sembrano ricomporsi, all’ombra di San Gennaro. (o.c.)