Follia ultrà a Madri prima di Atletico-La Coruna. Un tifoso morto con il cranio sfondato

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Madrid. È morto in ospedale, con il cranio sfondato, proprio mentre il gol di rimbalzo di ArdanTuran chiudeva sul 2-0 la partita della vergogna fra Atletico Madrid e Deportivo La Coruna, che sarà ricordata come una delle pagine più orribili del calcio spagnolo. Un tifoso di 43 anni, galiziano, è stato pestato a sangue e buttato nel fiume Manzanarre nella battaglia campale scatenatasi alle 9 del mattino nei dintorni dello stadio Vicente Calderon fra un centinaio di ultras del Frente Atletico, con frange dell’estrema destra, e altrettanti dei Riazor Blues, i più radicali della squadra coruñese, di estrema sinistra. Una tragedia annunciata, per una resa dei conti concertata da giorni via WhatsApp e nei social network, surriscaldata dai proclami di guerra, scatenata all’arrivo degli autobus dei tifosi galiziani nella zona di Madrid Rio per la partita fissata a mezzogiorno. Un duello di fuoco incredibilmente dichiarato «a basso rischio» dalla Commissione statale antiviolenza. E nemmeno sospeso dopo il drammatico bilancio di un morto e 12 feriti, dei quali almeno la metà accoltellati, 21 arrestati – alcuni con mani e magliette insanguinate – e un centinaio di identificati. Francisco José Romero Taboada detto Jimmy la vittima, padre di un bambino e ‘incha’ dei ‘Los Suaves’, una delle frange più veterane e violente dei Riazor Bues. È stato ripescato dai sub dei vigili del fuoco nelle acque fredde del Manzanarre, con un trauma cerebrale, in arresto cardiocircolatorio e ipotermia. Rianimato dai medici del soccorso del Samur e della Protezione Civile, è stato portato in lotta contro il tempo all’ospedale Clinico, dove è morto poco prima della fine della partita. «Quando abbiamo visto arrivare in massa gli ultras per fare colazione a prima mattina, abbiamo subito pensato al peggio», il racconto del proprietario di un bar adiacente il Calderon. «Dopo poco, si sono diretti verso il Paseo de los Melancolicos, armati di bottiglie, pali, mazze di ferro e coltelli, alcuni scattandosi selfie o riprendendo video con i cellulari». Altri sono arrivati dal Paseo de la Ermita del Santo e dalle strade adiacenti. Lo scontro con i Riazor Blues, quando i galiziani sono scesi dagli autobus arrivati da La Coruña. «All’improvviso hanno cominciato a picchiarsi in maniera brutale ed è cominciata a cadere la gente nel fiume», la testimonianza di una donna che stava parcheggiando quando è iniziato il combattimento. Fra gli arrestati, ultrà degli Alkor Hooligans dell’Alcorcon e dei Bucaneros, l’estrema sinistra del Rayo Vallecano, unitisi alla rissa. A mezzogiorno nel Calderon i tifosi galiziani stipati nella «piccionaia» hanno accolto i rivali «colchoneros» al grido di «assassini, assassini!». La festa dello sport ridotta a un’arena di sangue, con violente polemiche per una partita che non andava giocata, nelle intenzioni della Lega calcio, che voleva sospenderla, ma è stata ignorata dalla Federcalcio spagnola per «una mancanza di coordinamento», come l’ha definita il segretario Jorge Perez. Il precedente più vicino, l’accoltellamento di un tifoso della Real Sociedad di 28 anni, Aitor Zabaleta, prima della partita di Liga con l’Atletico, nel 1998 a Madrid. Anche in quell’occasione lo show andò avanti. Il club dei«colchoneros» ha «condannato energicamente» gli scontri e, in un comunicato, esorta a «lottare tutti assieme per porre fine alla piaga della violenza nello sport». Il presidente Enrique Cerezo e quello del Deportivo, Tito Fernandez, hanno smarcato i rispettivi club dall’accaduto: «Vogliamo sia chiaro che non abbiamo nulla a che vedere con i fatti, esortiamo sempre alla pace e alla concordia con tutte le squadre». Salvo, poi, dribblare le domande sulla mancata espulsione dai rispettivi stadi degli ultrà violenti. In Spagna, solo il RealMadrid e il Barcellona li hanno messi al bando vietando l’accesso agli spalti. E la «ferma condanna» è venuta anche dal Cholo Simeone, il tecnico dell’Atletico, per il quale la violenza «è un problema sociale, non un problema del calcio». Lo è anche l’aggressione, ieri sera a La Coruña, di due tifosi dell’Atletico da parte di 6 incappucciati? Questa mattina si riunirà d’urgenza la Commissione statale antiviolenza, per adottare«drastiche» ma tardive misure. (Paola Del Vecchio – Il Mattino)

Madrid. È morto in ospedale, con il cranio sfondato, proprio mentre il gol di rimbalzo di ArdanTuran chiudeva sul 2-0 la partita della vergogna fra Atletico Madrid e Deportivo La Coruna, che sarà ricordata come una delle pagine più orribili del calcio spagnolo. Un tifoso di 43 anni, galiziano, è stato pestato a sangue e buttato nel fiume Manzanarre nella battaglia campale scatenatasi alle 9 del mattino nei dintorni dello stadio Vicente Calderon fra un centinaio di ultras del Frente Atletico, con frange dell’estrema destra, e altrettanti dei Riazor Blues, i più radicali della squadra coruñese, di estrema sinistra. Una tragedia annunciata, per una resa dei conti concertata da giorni via WhatsApp e nei social network, surriscaldata dai proclami di guerra, scatenata all’arrivo degli autobus dei tifosi galiziani nella zona di Madrid Rio per la partita fissata a mezzogiorno. Un duello di fuoco incredibilmente dichiarato «a basso rischio» dalla Commissione statale antiviolenza. E nemmeno sospeso dopo il drammatico bilancio di un morto e 12 feriti, dei quali almeno la metà accoltellati, 21 arrestati – alcuni con mani e magliette insanguinate – e un centinaio di identificati. Francisco José Romero Taboada detto Jimmy la vittima, padre di un bambino e ‘incha’ dei ‘Los Suaves’, una delle frange più veterane e violente dei Riazor Bues. È stato ripescato dai sub dei vigili del fuoco nelle acque fredde del Manzanarre, con un trauma cerebrale, in arresto cardiocircolatorio e ipotermia. Rianimato dai medici del soccorso del Samur e della Protezione Civile, è stato portato in lotta contro il tempo all’ospedale Clinico, dove è morto poco prima della fine della partita. «Quando abbiamo visto arrivare in massa gli ultras per fare colazione a prima mattina, abbiamo subito pensato al peggio», il racconto del proprietario di un bar adiacente il Calderon. «Dopo poco, si sono diretti verso il Paseo de los Melancolicos, armati di bottiglie, pali, mazze di ferro e coltelli, alcuni scattandosi selfie o riprendendo video con i cellulari». Altri sono arrivati dal Paseo de la Ermita del Santo e dalle strade adiacenti. Lo scontro con i Riazor Blues, quando i galiziani sono scesi dagli autobus arrivati da La Coruña. «All’improvviso hanno cominciato a picchiarsi in maniera brutale ed è cominciata a cadere la gente nel fiume», la testimonianza di una donna che stava parcheggiando quando è iniziato il combattimento. Fra gli arrestati, ultrà degli Alkor Hooligans dell’Alcorcon e dei Bucaneros, l’estrema sinistra del Rayo Vallecano, unitisi alla rissa. A mezzogiorno nel Calderon i tifosi galiziani stipati nella «piccionaia» hanno accolto i rivali «colchoneros» al grido di «assassini, assassini!». La festa dello sport ridotta a un’arena di sangue, con violente polemiche per una partita che non andava giocata, nelle intenzioni della Lega calcio, che voleva sospenderla, ma è stata ignorata dalla Federcalcio spagnola per «una mancanza di coordinamento», come l’ha definita il segretario Jorge Perez. Il precedente più vicino, l’accoltellamento di un tifoso della Real Sociedad di 28 anni, Aitor Zabaleta, prima della partita di Liga con l’Atletico, nel 1998 a Madrid. Anche in quell’occasione lo show andò avanti. Il club dei«colchoneros» ha «condannato energicamente» gli scontri e, in un comunicato, esorta a «lottare tutti assieme per porre fine alla piaga della violenza nello sport». Il presidente Enrique Cerezo e quello del Deportivo, Tito Fernandez, hanno smarcato i rispettivi club dall’accaduto: «Vogliamo sia chiaro che non abbiamo nulla a che vedere con i fatti, esortiamo sempre alla pace e alla concordia con tutte le squadre». Salvo, poi, dribblare le domande sulla mancata espulsione dai rispettivi stadi degli ultrà violenti. In Spagna, solo il RealMadrid e il Barcellona li hanno messi al bando vietando l’accesso agli spalti. E la «ferma condanna» è venuta anche dal Cholo Simeone, il tecnico dell’Atletico, per il quale la violenza «è un problema sociale, non un problema del calcio». Lo è anche l’aggressione, ieri sera a La Coruña, di due tifosi dell’Atletico da parte di 6 incappucciati? Questa mattina si riunirà d’urgenza la Commissione statale antiviolenza, per adottare«drastiche» ma tardive misure. (Paola Del Vecchio – Il Mattino)

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