Nuovi orizzonti per il turismo in Costa d’Amalfi

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L’incapacità di cogliere l’evoluzione del mercato turistico internazionale e la difficoltà a individuare strade nuove da perseguire per un modello di sviluppo diverso e maggiormente in sintonia con la domanda emergente, in Costa d’Amalfi, dipendono dal fatalismo e dall’indolenza (e nessuno si offenda!) che da sempre contraddistinguono il nostro operato. Continuano, così, a trionfare la banalità e il dilettantismo, supportati dall’egoismo e dal settarismo.

La verità è che bisogna rimettere tutto in discussione e ricominciare daccapo. Il grande Einstein ammoniva: “non si risolve un problema utilizzando la stessa logica che lo ha provocato”. E’ tempo di impegnarsi a tutti i livelli per costruire un nuovo modello di sviluppo esteso a tutto il nostro territorio. Il che significa immaginare , programmare, collaborare, per uscire dalla “logica della finzione e del frastuono” e puntare senza esitazioni a quella della “qualità e dell’eccellenza” . Facile a dirsi più difficile a farsi, ma questa e’ , secondo il mio modesto avviso, la strada da percorrere.

Questa opportunità ci viene, del resto, offerta dal mercato. In Costa d’Amalfi l’indice di occupazione più alto si registra negli alberghi a 5 stelle, mentre langue nelle strutture di categoria medio bassa. E questo e’ dimostrabile dati alla mano. Bisogna dire no al pesce surgelato spacciato per fresco, al risotto alla pescatora ” da quattro salti in padella”, al limoncello prodotto con i limoni marocchini, ai provoloni di Monaco spacciati per quelli “del Monaco”, alle ceramiche di Deruta esposte sotto il marchio di Vietri, ai souvenir fabbricati in Cina. Allo stesso modo occorre avere il coraggio di dire no ai centocinquanta pullman giornalieri dell’Amalfi Drive sorrentino , ai gitanti del tipo Montevergine , alle invasioni barbariche ricorrenti, all’incasinamento del traffico, alla balbuzie del trasporto pubblico.

Gli esperti di marketing ci insegnano che la qualità dell’offerta fa la qualità della domanda. Ma deve trattarsi di una qualità riconoscibile, percepibile , tracciabile, certificata. Manco a farlo apposta i fatti dimostrano che essa, allo stato attuale, abita in collina (vedi , solo a mo’ di esempio, Sal De Riso a Tramonti, Marisa Cuomo a Furore, gli alberghi di lusso a Ravello e così via).

La stessa collina, terra che talvolta assume contorni da leggenda, ospita ancora il silenzio, la quiete, la tranquillità. Risiedono tutt’ora lì la diversità, l’autenticità, la genuinità. Non solo dell’ambiente naturale ma anche di quello sociale e culturale. La montagna della Costa d’Amalfi è da sempre abitata da veri e propri “giardinieri di Dio”, garanti dell’equilibrio ambientale del nostro territorio e capaci di opporsi all’insensata monocultura dei nuovi Barbari.

Nelle terre alte , in quella “Costa che vede e non e’ vista”, il turista consapevole può ancora incontrare gli “Dei in esilio “, come ama definirli Paolo Rumiz . Veri e propri partigiani , costretti alla macchia dal dilagare del brutto e del volgare. Il turista emergente potrà cercare in queste aree l’altra faccia del territorio: quella del buon incontro, genuina, aperta, e solidale. Ed è grazie a questa realtà nascosta, ancora integra, orgogliosa della propria identità, tutta da scoprire e da valorizzare, che la Costa d’Amalfi si salverà.

(Vescovado)

L'incapacità di cogliere l'evoluzione del mercato turistico internazionale e la difficoltà a individuare strade nuove da perseguire per un modello di sviluppo diverso e maggiormente in sintonia con la domanda emergente, in Costa d'Amalfi, dipendono dal fatalismo e dall'indolenza (e nessuno si offenda!) che da sempre contraddistinguono il nostro operato. Continuano, così, a trionfare la banalità e il dilettantismo, supportati dall'egoismo e dal settarismo.

La verità è che bisogna rimettere tutto in discussione e ricominciare daccapo. Il grande Einstein ammoniva: "non si risolve un problema utilizzando la stessa logica che lo ha provocato". E' tempo di impegnarsi a tutti i livelli per costruire un nuovo modello di sviluppo esteso a tutto il nostro territorio. Il che significa immaginare , programmare, collaborare, per uscire dalla "logica della finzione e del frastuono" e puntare senza esitazioni a quella della "qualità e dell'eccellenza" . Facile a dirsi più difficile a farsi, ma questa e' , secondo il mio modesto avviso, la strada da percorrere.

Questa opportunità ci viene, del resto, offerta dal mercato. In Costa d'Amalfi l'indice di occupazione più alto si registra negli alberghi a 5 stelle, mentre langue nelle strutture di categoria medio bassa. E questo e' dimostrabile dati alla mano. Bisogna dire no al pesce surgelato spacciato per fresco, al risotto alla pescatora " da quattro salti in padella", al limoncello prodotto con i limoni marocchini, ai provoloni di Monaco spacciati per quelli "del Monaco", alle ceramiche di Deruta esposte sotto il marchio di Vietri, ai souvenir fabbricati in Cina. Allo stesso modo occorre avere il coraggio di dire no ai centocinquanta pullman giornalieri dell'Amalfi Drive sorrentino , ai gitanti del tipo Montevergine , alle invasioni barbariche ricorrenti, all'incasinamento del traffico, alla balbuzie del trasporto pubblico.

Gli esperti di marketing ci insegnano che la qualità dell'offerta fa la qualità della domanda. Ma deve trattarsi di una qualità riconoscibile, percepibile , tracciabile, certificata. Manco a farlo apposta i fatti dimostrano che essa, allo stato attuale, abita in collina (vedi , solo a mo' di esempio, Sal De Riso a Tramonti, Marisa Cuomo a Furore, gli alberghi di lusso a Ravello e così via).

La stessa collina, terra che talvolta assume contorni da leggenda, ospita ancora il silenzio, la quiete, la tranquillità. Risiedono tutt'ora lì la diversità, l'autenticità, la genuinità. Non solo dell'ambiente naturale ma anche di quello sociale e culturale. La montagna della Costa d'Amalfi è da sempre abitata da veri e propri "giardinieri di Dio", garanti dell'equilibrio ambientale del nostro territorio e capaci di opporsi all'insensata monocultura dei nuovi Barbari.

Nelle terre alte , in quella "Costa che vede e non e' vista", il turista consapevole può ancora incontrare gli "Dei in esilio ", come ama definirli Paolo Rumiz . Veri e propri partigiani , costretti alla macchia dal dilagare del brutto e del volgare. Il turista emergente potrà cercare in queste aree l'altra faccia del territorio: quella del buon incontro, genuina, aperta, e solidale. Ed è grazie a questa realtà nascosta, ancora integra, orgogliosa della propria identità, tutta da scoprire e da valorizzare, che la Costa d'Amalfi si salverà.

(Vescovado)