Tra le Luci d’artista 80 ambulanti sfidano il sindaco «sceriffo»

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Una compagnia di turisti dall’accento calabrese si riversa su piazza Vittorio Veneto in discesa dalla metropolitana da poco giunta al capolinea. Sono le 18.30, l’ora di punta dell’affluenza di visitatori nelle domeniche di Luci d’artista. Un giovane magrebino, con due bustoni di plastica azzurra, è appoggiato al muro che costeggia l’ingresso principale della stazione. Si guarda intorno: di bancarelle nemmeno l’ombra. Né in piazza né sui marciapiedi che la circondano. La gente, appena approdata in città, ammira l’aurora boreale, fermandosi all’imbocco di corso Vittorio Emanuele quasi a creare un muro umano fatto di persone con i cellulari all’insù. Tutto sembra scorrere liscio, con la polizia municipale che si aggira guardinga tra la folla. Neppure sotto i portici, luogo abituale di stazionamento di ambulanti, c’è l’ombra di bancarelle. Così pure dopo l’incrocio con via Diaz, dove i turisti bloccano il traffico perché non hanno intenzione di perdersi il circo di Luca Pannoli.
È all’angolo della Galleria del corso, quasi nascosto nel vicoletto, che si avvista il primo abusivo, un venditore di palloncini che, pazientemente, sta cercando di sgrovigliare tra i tanti quello dalla forma di Babbo Natale scelto dal bimbo di turno. Di fronte a lui, un mimo incanta i più adulti: cappello e bastone, immobile su uno sgabello bianco, marmoreo come il suo viso e i guanti che indossa, sorride e si inchina a ogni monetina lanciata nella cassa ai suoi piedi. A ogni generosa offerta, l’uomo porge cordialmente un biglietto di 10eLotto. Come il portiere di un grande palazzo, il mimo sembra introdurre i visitatori, con i suoi gesti accoglienti, nel vivo della manifestazione Luci d’artista. Perché è alle sue spalle che inizia il delirio. DI GIOVANNA DI GIORGIO IL MATTINO.ITUna compagnia di turisti dall’accento calabrese si riversa su piazza Vittorio Veneto in discesa dalla metropolitana da poco giunta al capolinea. Sono le 18.30, l’ora di punta dell’affluenza di visitatori nelle domeniche di Luci d’artista. Un giovane magrebino, con due bustoni di plastica azzurra, è appoggiato al muro che costeggia l’ingresso principale della stazione. Si guarda intorno: di bancarelle nemmeno l’ombra. Né in piazza né sui marciapiedi che la circondano. La gente, appena approdata in città, ammira l’aurora boreale, fermandosi all’imbocco di corso Vittorio Emanuele quasi a creare un muro umano fatto di persone con i cellulari all’insù. Tutto sembra scorrere liscio, con la polizia municipale che si aggira guardinga tra la folla. Neppure sotto i portici, luogo abituale di stazionamento di ambulanti, c’è l’ombra di bancarelle. Così pure dopo l’incrocio con via Diaz, dove i turisti bloccano il traffico perché non hanno intenzione di perdersi il circo di Luca Pannoli.
È all’angolo della Galleria del corso, quasi nascosto nel vicoletto, che si avvista il primo abusivo, un venditore di palloncini che, pazientemente, sta cercando di sgrovigliare tra i tanti quello dalla forma di Babbo Natale scelto dal bimbo di turno. Di fronte a lui, un mimo incanta i più adulti: cappello e bastone, immobile su uno sgabello bianco, marmoreo come il suo viso e i guanti che indossa, sorride e si inchina a ogni monetina lanciata nella cassa ai suoi piedi. A ogni generosa offerta, l’uomo porge cordialmente un biglietto di 10eLotto. Come il portiere di un grande palazzo, il mimo sembra introdurre i visitatori, con i suoi gesti accoglienti, nel vivo della manifestazione Luci d’artista. Perché è alle sue spalle che inizia il delirio. DI GIOVANNA DI GIORGIO IL MATTINO.IT