Solo 7” ed il ‘mostro’ di Alimuri va giù

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Dopo cinquant’anni  ritorna a respirare la costa della ‘conca’

 

META – Il 30 novembre 2014 resterà tra le date storiche della penisola sorrentina per l’evento storico mediatico dell’abbattimento dell’ ‘ecomostro’ di Alimuri in 7”.

La grande attesa, prima di quanti si sono interessati, sia politicamente che burocraticamente, il sindaco di Vico Equense Gennaro Cinque e l’assessore Antonio Elefante ed i politici a livello regionale, e di tanta gente che attraverso i mass media era  a conoscenza di tale evento ‘storico’, è stata soddisfatta in circa quarantacinque secondi (dalle ore 13,47’03” alle ore 13,47’47”). Da quando è partito il suono della sirena, che era il preavviso prima che esplodessero le microcariche e che dava il via a chi doveva far esplodere esse poste in varie parti vitali, a quando si è dissolto l’ultima nuvola del grande polverone che si è alzato dall’implosione della struttura.

La giornata è calda ed il cielo e velato con il sole che fa capolino tiepidamente e con il passare di minuti, fino a quando avviene l’ora fatidica per l’evento e per il ‘mostro’, la gente e le barche si fanno vive nei paragi. La Guardia Costiera deve faticare non poco per tenere l’ordine poiché molte imbarcazioni, tra cui quelle presenti delle varie associazioni ambientaliste, si avvicinavano nella zona interdetta, antistante la struttura bucherellata dai massi che sono caduti in cinquant’anni della sovrastante montagna di Punta Gradelle, detta ‘Scutolo’. Per terra le strade d’accesso alle due marine metesi sono state interdette ai veicoli, potevano passare solo quelli degli abitanti e dell’albergo della zona, e presidiate dalle varie Forze dell’Ordine: Polizia, blindati dei Carabinieri, Polizia Locale e Municipale di Meta e Vico Equense, supportati da quella di Piano di Sorrento, Protezione Civile, Guardie giurate e Vigili del Fuoco, anche provenienti da Napoli. Interdetta al momento dell’esplosione delle micro cariche anche la SS 145 sorrentina dalle ore 13,15 circa fino a quando è durato l’evento. Un momento, come dicevamo sopra, che è durato circa quarantacinque secondi”, cha coinvolto con una certa ansia e fermento tutti, e che ha dato adito a vari commenti, tra cui qualcuno in cui si diceva che si ci dispiaceva perché l’abbattessero poiché ormai vederlo si ci era fatto l’occhio”. Un occhio che ben cinquanta anni fa vedeva un tutt’altro panorama, un’ampia conca che probabilmente era una cava di pietra, come altre che ne esistevano lungo la costa delle due costiere, e che oggi è ritornato. La storia narra che quasi a metà degli anni sessanta, nel pieno del boom economico e dell’edificazione, per certi versi selvaggia, dei palazzi, nel 1964 circa, che fu dato il permesso di costruire questo grande albergo in riva al mare. Un qualcosa che doveva essere all’avanguardia, composto da cento camere, una piscina olimpionica e minigolf, e così partirono i lavori e si può immaginare quanti automezzi abbiano all’epoca trasportati sacchi di cemento e mattoni, che poi hanno alzato quello scheletro che è rimasto lì per mezzo secolo. Rimasto li e non finito, probabilmente, perché situato in una zona in cui era frequente la caduta massi e deturpava l’ambiente, i quali in tutti questi anni hanno bucherellato come un pezzo di formaggio tutti i solai, il che, probabilmente, ha dato lo stop ai lavori ed a una lunga battaglia burocratica. Poi in queste ultime settimane, dopo il suo insediamento avvenuto nel mese di febbraio come assessore ai lavori pubblici del comune di Vico Equense, Antonio Elefante si è occupato di questo spinoso caso, scoprendo che l’immobile non era conforme all’unico titolo paesaggistico rilasciato nel 1963 e pertanto era del tutto illegittimo. Da qui, seguendo tutto un iter particolare, si è giunti a questo giorno in cui le 1200 microcariche da cinquanta grammi ciascuna, poste secondo un progetto ben studiato, dal peso di sessanta chili circa hanno messo in ginocchio su se stesso questo rudere. Un evento mediatico seguito da circa 250 tra invitati, vip e giornalisti (RAI e SKY con la diretta e le riprese da terra), su un traghetto della SNAV, dalle centinaia di persone assiepate sulle rampe che portano alle marine metesi, ma anche sul molo della Marina di Cassano, la cui vista è di fronte alla zona dove c’era la ‘buonanima’ del ‘mostro’. Un evento che grazie anche ai siti internet, ma anche alle televisioni, è stato un qualcosa che ha fatto, praticamente, il giro del mondo, dal Polo Nord a quello Sud, passando per i cinque continenti.

     

   

 

GIUSEPPE SPASIANO

 

 

 

 

 

 

Dopo cinquant’anni  ritorna a respirare la costa della ‘conca’

 

META – Il 30 novembre 2014 resterà tra le date storiche della penisola sorrentina per l’evento storico mediatico dell’abbattimento dell’ ‘ecomostro’ di Alimuri in 7”.

La grande attesa, prima di quanti si sono interessati, sia politicamente che burocraticamente, il sindaco di Vico Equense Gennaro Cinque e l’assessore Antonio Elefante ed i politici a livello regionale, e di tanta gente che attraverso i mass media era  a conoscenza di tale evento ‘storico’, è stata soddisfatta in circa quarantacinque secondi (dalle ore 13,47’03” alle ore 13,47’47”). Da quando è partito il suono della sirena, che era il preavviso prima che esplodessero le microcariche e che dava il via a chi doveva far esplodere esse poste in varie parti vitali, a quando si è dissolto l’ultima nuvola del grande polverone che si è alzato dall’implosione della struttura.

La giornata è calda ed il cielo e velato con il sole che fa capolino tiepidamente e con il passare di minuti, fino a quando avviene l’ora fatidica per l’evento e per il ‘mostro’, la gente e le barche si fanno vive nei paragi. La Guardia Costiera deve faticare non poco per tenere l’ordine poiché molte imbarcazioni, tra cui quelle presenti delle varie associazioni ambientaliste, si avvicinavano nella zona interdetta, antistante la struttura bucherellata dai massi che sono caduti in cinquant’anni della sovrastante montagna di Punta Gradelle, detta ‘Scutolo’. Per terra le strade d’accesso alle due marine metesi sono state interdette ai veicoli, potevano passare solo quelli degli abitanti e dell’albergo della zona, e presidiate dalle varie Forze dell’Ordine: Polizia, blindati dei Carabinieri, Polizia Locale e Municipale di Meta e Vico Equense, supportati da quella di Piano di Sorrento, Protezione Civile, Guardie giurate e Vigili del Fuoco, anche provenienti da Napoli. Interdetta al momento dell’esplosione delle micro cariche anche la SS 145 sorrentina dalle ore 13,15 circa fino a quando è durato l’evento. Un momento, come dicevamo sopra, che è durato circa quarantacinque secondi”, cha coinvolto con una certa ansia e fermento tutti, e che ha dato adito a vari commenti, tra cui qualcuno in cui si diceva che si ci dispiaceva perché l’abbattessero poiché ormai vederlo si ci era fatto l’occhio”. Un occhio che ben cinquanta anni fa vedeva un tutt’altro panorama, un’ampia conca che probabilmente era una cava di pietra, come altre che ne esistevano lungo la costa delle due costiere, e che oggi è ritornato. La storia narra che quasi a metà degli anni sessanta, nel pieno del boom economico e dell’edificazione, per certi versi selvaggia, dei palazzi, nel 1964 circa, che fu dato il permesso di costruire questo grande albergo in riva al mare. Un qualcosa che doveva essere all’avanguardia, composto da cento camere, una piscina olimpionica e minigolf, e così partirono i lavori e si può immaginare quanti automezzi abbiano all’epoca trasportati sacchi di cemento e mattoni, che poi hanno alzato quello scheletro che è rimasto lì per mezzo secolo. Rimasto li e non finito, probabilmente, perché situato in una zona in cui era frequente la caduta massi e deturpava l’ambiente, i quali in tutti questi anni hanno bucherellato come un pezzo di formaggio tutti i solai, il che, probabilmente, ha dato lo stop ai lavori ed a una lunga battaglia burocratica. Poi in queste ultime settimane, dopo il suo insediamento avvenuto nel mese di febbraio come assessore ai lavori pubblici del comune di Vico Equense, Antonio Elefante si è occupato di questo spinoso caso, scoprendo che l’immobile non era conforme all’unico titolo paesaggistico rilasciato nel 1963 e pertanto era del tutto illegittimo. Da qui, seguendo tutto un iter particolare, si è giunti a questo giorno in cui le 1200 microcariche da cinquanta grammi ciascuna, poste secondo un progetto ben studiato, dal peso di sessanta chili circa hanno messo in ginocchio su se stesso questo rudere. Un evento mediatico seguito da circa 250 tra invitati, vip e giornalisti (RAI e SKY con la diretta e le riprese da terra), su un traghetto della SNAV, dalle centinaia di persone assiepate sulle rampe che portano alle marine metesi, ma anche sul molo della Marina di Cassano, la cui vista è di fronte alla zona dove c’era la ‘buonanima’ del ‘mostro’. Un evento che grazie anche ai siti internet, ma anche alle televisioni, è stato un qualcosa che ha fatto, praticamente, il giro del mondo, dal Polo Nord a quello Sud, passando per i cinque continenti.

     

   

 

GIUSEPPE SPASIANO