Salerno oggi incontro sulla Responsabilità Civile dei Magistrati, perchè nella giornata mondiale per le donne VIDEO

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Salerno oggi incontro sulla Responsabilità Civile dei Magistrati alle 15,30 Aula Parrilli Tribunale Salerno valido per quattro crediti formativi per gli avvocati, ma di grande interesse ed attualità. .  Perché parlare di responsabilità civile del magistrato in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, il 25 novembre 2014: il motivo è nella notizia della sentenza della S.Corte di Cassazione che, nel settembre 2014, che ha dichiarato l’ammissibilità del ricorso dei tutori dei figli minori di Marianna Manduca, donna, moglie e madre che, nell’ottobre 2007, fu uccisa dal marito da cui si era separata. La donna aveva presentato dodici denunce contro il marito per violenza ed aggressioni alla procura di Caltagirone ma a nessuna era seguito alcun provvedimento a sua tutela. La sentenza ha affermato l’ammissibilità del ricorso presentato dai tutori dei tre figli della donna ai sensi della legge n.117 del 1988 sulla responsabilità civile dei magistrati, ricorso che era stato respinto della Corte d’appello di Messina per decadenza dall’azione presentata oltre due anni dal fatto. Secondo i giudici di legittimità il termine decorre dal giorno in cui il diritto è esercitabile ed, in tal caso, dalla nomina dei tutori dei minorenni. E’ evidente la vicenda ha sollevato l’attenzione della stampa perché con la sentenza è stata affermata anche la negligenza di quei pubblici ministeri che avrebbero dovuto procedere per i fatti denunciati e che invece erano rimasti inerti. Il caso della Manduca è frequente. Avviene spesso che i sostituti sottovalutino denunce di aggressione in ambito familiare, così come avviene che diano seguito a denunce infondate perché si rivelano strumentali. La questione non è di poco conto : è evidente la difficoltà del magistrato procedente nel valutare l’attendibilità di denunce per violenza consumate soprattutto in ambito familiare ed è possibile che incorra nell’errore. E’ scusabile la negligenza quando si adduca a discolpa la carenza strutturali, la mole di lavoro e le difficoltà nell’attività d’indagine per questi fatti? Ciò che aspetta il cittadino è che la magistratura faccia il suo dovere e dia risposta alla domanda di tutela dei diritti. Quest’ aspettativa non può rimanere delusa ed è necessario che l’ordine giudiziario ad essa attenda. Non dovrebbero esserci scusanti alla negazione della domanda di giustizia, perché si traduce in negazione dei diritti. I diritti non sono un lusso e non vanno mai sacrificati in tempo di crisi. Ogni scelta politica, ogni azione pubblica deve avere come obiettivo i DIRITTI INDIVIDUALI. E’ quanto afferma Stefano Rodotà autore del saggio “IL DIRITTO DI AVERE I DIRITTI”. “I Diritti non invadono la democrazia, ma impongono di riflettere su come debba essere esercitata la discrezionalità politica : questo proprio in tempi di risorse scarse, i criteri per la loro distribuzione debbono essere fondati sull’obbligo di renderne possibile l’attuazione”. Stefania Forlani 

Salerno oggi incontro sulla Responsabilità Civile dei Magistrati alle 15,30 Aula Parrilli Tribunale Salerno valido per quattro crediti formativi per gli avvocati, ma di grande interesse ed attualità. .  Perché parlare di responsabilità civile del magistrato in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, il 25 novembre 2014: il motivo è nella notizia della sentenza della S.Corte di Cassazione che, nel settembre 2014, che ha dichiarato l’ammissibilità del ricorso dei tutori dei figli minori di Marianna Manduca, donna, moglie e madre che, nell’ottobre 2007, fu uccisa dal marito da cui si era separata. La donna aveva presentato dodici denunce contro il marito per violenza ed aggressioni alla procura di Caltagirone ma a nessuna era seguito alcun provvedimento a sua tutela. La sentenza ha affermato l’ammissibilità del ricorso presentato dai tutori dei tre figli della donna ai sensi della legge n.117 del 1988 sulla responsabilità civile dei magistrati, ricorso che era stato respinto della Corte d’appello di Messina per decadenza dall’azione presentata oltre due anni dal fatto. Secondo i giudici di legittimità il termine decorre dal giorno in cui il diritto è esercitabile ed, in tal caso, dalla nomina dei tutori dei minorenni. E’ evidente la vicenda ha sollevato l’attenzione della stampa perché con la sentenza è stata affermata anche la negligenza di quei pubblici ministeri che avrebbero dovuto procedere per i fatti denunciati e che invece erano rimasti inerti. Il caso della Manduca è frequente. Avviene spesso che i sostituti sottovalutino denunce di aggressione in ambito familiare, così come avviene che diano seguito a denunce infondate perché si rivelano strumentali. La questione non è di poco conto : è evidente la difficoltà del magistrato procedente nel valutare l’attendibilità di denunce per violenza consumate soprattutto in ambito familiare ed è possibile che incorra nell’errore. E’ scusabile la negligenza quando si adduca a discolpa la carenza strutturali, la mole di lavoro e le difficoltà nell’attività d’indagine per questi fatti? Ciò che aspetta il cittadino è che la magistratura faccia il suo dovere e dia risposta alla domanda di tutela dei diritti. Quest’ aspettativa non può rimanere delusa ed è necessario che l’ordine giudiziario ad essa attenda. Non dovrebbero esserci scusanti alla negazione della domanda di giustizia, perché si traduce in negazione dei diritti. I diritti non sono un lusso e non vanno mai sacrificati in tempo di crisi. Ogni scelta politica, ogni azione pubblica deve avere come obiettivo i DIRITTI INDIVIDUALI. E’ quanto afferma Stefano Rodotà autore del saggio “IL DIRITTO DI AVERE I DIRITTI”. “I Diritti non invadono la democrazia, ma impongono di riflettere su come debba essere esercitata la discrezionalità politica : questo proprio in tempi di risorse scarse, i criteri per la loro distribuzione debbono essere fondati sull’obbligo di renderne possibile l’attuazione”. Stefania Forlani