Hamsik scuote il Napoli: «Troppi punti buttati via»

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Rafa Benitez ricorda un po’ il visconte dimezzato di Calvino, le cui metà, divise da una palla di cannone, vagano ognuno per conto suo. La metà buona allena una creatura che quando va all’attacco segna gol a grappoli, dà spettacolo, mette l’Italia ai suoi piedi con una squadra che è stata modellata a sua immagine e somiglianza: sicura e vincente. C’è poi l’altra metà, quella creatura che quando il possesso ce l’hanno gli altri è maldestra, commette errori in serie, non sa gestire, non sa addomesticare il ritmo (alzandolo o abbassandolo a propria unica convenienza) e dunque incassa 10 gol nelle ultime sette partite (16 da quando è iniziato il campionato) e per ben tre volte in questa stagione si fa rimontare da avversari come il Palermo, l’Inter e il Cagliari, rimettendoci un totale di sei punti. Già, sei punti. Proprio quelli che il Napoli ha in meno rispetto a un anno fa. Quando di questi tempi gli azzurri avevano già incontrato sia Roma che Juventus (ne aveva 28, i giallorossi 32 e i bianconeri 31). Per costituzione di carattere e di tecnico, Benitez è la sua squadra, nel bene e nel male. Sarà anche vero, perché lo dicono tutti, che quando si prendono gol la colpa non è solo della difesa. Ma intanto il Napoli continua a essere una discreta banda del buco (con quasi 1,4 gol di media incassati a partita in campionato) e non c’è proprio verso di cambiare la tendenza. Ed è un peccato: perché fino ad adesso non c’è stato un solo rivale degli azzurri capace di mettere il Napoli in un angolo, di farlo sbracare. No, il Napoli becca sberle tra un colpo in attacco e un altro, tra una magia e un fuoco d’artificio. Ha già incassato 22 gol dopo 18 gare ufficiali. Tanti. Lo scorso anno furono in tutto 55. Troppe rimonte, inutile girarci intorno. Lo stesso male della stagione passata: con Sassuolo, Udinese, Bologna, Genoa, Livorno e sempre l’Udinese nella gara al San Paolo il Napoli gettò al vento 12 punti. Senza dimenticare il disastro di Bilbao. La sensazione è che ci sia molto di Benitez (e non solo di Rafael, Koulibaly e compagnia), nelle varie frenate azzurre. Per esempio nella scelta di Henrique che in coppia con Koulibaly ha giocato solo nel 3-0 con lo Young Boys in Europa League. Alle fatiche di alcuni difensori spesso non all’altezza, si aggiungono quelle di un modulo che Benitez esaspera talvolta in modo esagerato. Solo a Firenze ha cercato di contenere il ritorno facendo uscire Higuain e inserendo un altro uomo (Henrique) in copertura. Per esempio, sul 3-2 poteva far entrare David Lopez, magari facendo uscire lo spento e quasi spaesato Hamsik. Già Marek. Eccolo, il giorno dopo prova a scuotere la squadra a parole visto che in campo fa fatica a farlo: «Il pareggio con il Cagliari è stato molto deludente. Non possiamo deludere i nostri tifosi, non possiamo permettercelo. Siamo andati due volte in vantaggio e poi abbiamo preso gol per i nostri errori, non va bene. Se vogliamo puntare alle posizioni di vertice non possiamo perdere punti così». Parole sagge. Se la metà buona del visconte Benitez ha incartato Garcia e Montella (e l’anno scorso Conte, Klopp, Wenger), dando lezione di calcio, quella maldestra ha trovato pane duro con Zeman, Iachini, Pioli, Stramaccioni. La conferma che la serie A è accademia eletta di tattica. (Pino Taormina – Il Mattino)

Rafa Benitez ricorda un po’ il visconte dimezzato di Calvino, le cui metà, divise da una palla di cannone, vagano ognuno per conto suo. La metà buona allena una creatura che quando va all’attacco segna gol a grappoli, dà spettacolo, mette l’Italia ai suoi piedi con una squadra che è stata modellata a sua immagine e somiglianza: sicura e vincente. C’è poi l’altra metà, quella creatura che quando il possesso ce l’hanno gli altri è maldestra, commette errori in serie, non sa gestire, non sa addomesticare il ritmo (alzandolo o abbassandolo a propria unica convenienza) e dunque incassa 10 gol nelle ultime sette partite (16 da quando è iniziato il campionato) e per ben tre volte in questa stagione si fa rimontare da avversari come il Palermo, l’Inter e il Cagliari, rimettendoci un totale di sei punti. Già, sei punti. Proprio quelli che il Napoli ha in meno rispetto a un anno fa. Quando di questi tempi gli azzurri avevano già incontrato sia Roma che Juventus (ne aveva 28, i giallorossi 32 e i bianconeri 31). Per costituzione di carattere e di tecnico, Benitez è la sua squadra, nel bene e nel male. Sarà anche vero, perché lo dicono tutti, che quando si prendono gol la colpa non è solo della difesa. Ma intanto il Napoli continua a essere una discreta banda del buco (con quasi 1,4 gol di media incassati a partita in campionato) e non c’è proprio verso di cambiare la tendenza. Ed è un peccato: perché fino ad adesso non c’è stato un solo rivale degli azzurri capace di mettere il Napoli in un angolo, di farlo sbracare. No, il Napoli becca sberle tra un colpo in attacco e un altro, tra una magia e un fuoco d’artificio. Ha già incassato 22 gol dopo 18 gare ufficiali. Tanti. Lo scorso anno furono in tutto 55. Troppe rimonte, inutile girarci intorno. Lo stesso male della stagione passata: con Sassuolo, Udinese, Bologna, Genoa, Livorno e sempre l’Udinese nella gara al San Paolo il Napoli gettò al vento 12 punti. Senza dimenticare il disastro di Bilbao. La sensazione è che ci sia molto di Benitez (e non solo di Rafael, Koulibaly e compagnia), nelle varie frenate azzurre. Per esempio nella scelta di Henrique che in coppia con Koulibaly ha giocato solo nel 3-0 con lo Young Boys in Europa League. Alle fatiche di alcuni difensori spesso non all’altezza, si aggiungono quelle di un modulo che Benitez esaspera talvolta in modo esagerato. Solo a Firenze ha cercato di contenere il ritorno facendo uscire Higuain e inserendo un altro uomo (Henrique) in copertura. Per esempio, sul 3-2 poteva far entrare David Lopez, magari facendo uscire lo spento e quasi spaesato Hamsik. Già Marek. Eccolo, il giorno dopo prova a scuotere la squadra a parole visto che in campo fa fatica a farlo: «Il pareggio con il Cagliari è stato molto deludente. Non possiamo deludere i nostri tifosi, non possiamo permettercelo. Siamo andati due volte in vantaggio e poi abbiamo preso gol per i nostri errori, non va bene. Se vogliamo puntare alle posizioni di vertice non possiamo perdere punti così». Parole sagge. Se la metà buona del visconte Benitez ha incartato Garcia e Montella (e l’anno scorso Conte, Klopp, Wenger), dando lezione di calcio, quella maldestra ha trovato pane duro con Zeman, Iachini, Pioli, Stramaccioni. La conferma che la serie A è accademia eletta di tattica. (Pino Taormina – Il Mattino)