Domenica 23 Novembre Ludovico da Casoria sarà Santo. A Roma il sindaco di Massa Lubrense e Piano di Sorrento

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Domenica 23 Novembre Ludovico da Casoria sarà Santo  .  In pellegrinaggio dalla Penisola Sorrentina a Roma il sindaco di Massa Lubrense   paese dove il Santo ha operato, Leone Gargiulo, amministratori e fedeli da Piano di  Sorrento. Padre Ludovico da Casoria è legato a Massa per il convento di San Paolo nel deserto. Nel 1866 il Marchese Casanova, dopo aver visitato il convento, sollecitò Padre Ludovico da Casoria a fondarvi una casa del suo ordine. Così la vigilia di Pentecoste del 1867 si riaprì il Deserto per uso di ospizio di poveri orfanelli ai quali furono poi aggiunti i vecchi poveri ed inabili al lavoro.Pochi decenni orsono, ridotti di numero i Padri Bigi e soppresso l’Ordine, il convento rimase in abbandono e poi passò alle Benedettine di San Paolo.

 Ecco il comunicato ufficiale

Domenica 23 novembre 2014, alle ore 10, in Piazza San Pietro a Roma, sarà proclamato santo Padre Ludovico da Casoria (1814-1885), sacerdote francescano dei Frati Minori che ha consumato la sua vita in una intensa attività caritativa e sociale, considerato «il San Francesco del Secolo XIX».

La solenne cerimonia sarà presieduta da Sua Santità Papa Francesco, accanto a cui concelebreranno, tra gli altri, l’Arcivescovo di Napoli, Card. Crescenzio Sepe, che in un messaggio ripercorrerà le principali tappe della vita del santo; don Mauro Zurro, Preposito della Collegiata di San Mauro in Casoria, dove P. Ludovico fu battezzato e fece le prime esperienze di chierico; e don Domenico Ferrara, parroco della chiesa dell’Assunta e del B. Ludovico in Arzano, che è stato uno degli ultimi Frati Bigi (la Congregazione fondata da P. Ludovico, soppressa nel 1971).

Alla Cerimonia parteciperà anche una delegazione istituzionale della Città di Casoria, composta dal Sindaco e dalla Giunta Comunale, e dal Comitato d’Onore per la Canonizzazione.

Per Don Mauro Zurro, Preposito di San Mauro in Casoria: «La canonizzazione di P. Ludovico non è soltanto un onore per la comunità di Casoria, ma soprattutto l’invito ad una presa di coscienza per il riscatto sociale, ad una reale sollecitudine verso i bisogni dei più poveri, per seguire con rinnovata apertura il suo esempio, nel suo spirito di “umiltà e nascondimento”».

Per Enzo Carfora, Sindaco di Casoria: «Con la canonizzazione di P. Ludovico comincia per la città di Casoria una stagione luminosa, che vedrà nel corso del 2015 la proclamazione di un’altra santa, M. Cristina Brando, e la beatificazione di suor Luigia Velotti; accanto a Santa Giulia Salzano (santificata nel 2010), Casoria diverrà la terra di ben tre santi: un primato singolarissimo, che speriamo possa rappresentare anche un motivo di rilancio per il territorio».

Per Luisa Luisa Marro, Assessore alla Cultura di Casoria: «La festa di domenica è solo il punto di inizio di un percorso: a Casoria, nella sua città, andranno avanti fino al prossimo marzo una serie di iniziative per rilanciare il dibattito su P. Ludovico, la cui figura resta ancora in larga parte da scoprire».

Il Card. Crescenzio Sepe ha recentemente scritto: «Quello che ci viene da P. Ludovico è un messaggio di amore e di solidarietà umana, un messaggio di impegno cristiano, un grande esempio di evangelizzazione attraverso l’insegnamento, vissuto e concreto, dell’amore di Cristo, per abbattere le barriere dell’orgoglio e dell’egoismo, sanare gli squilibri sociali e le disuguaglianze, combattere le ingiustizie, restituire dignità di persona a chi viene emarginato. Un carisma di grande attualità in questi giorni bui e tristi, attraversati da una grave crisi economica e caratterizzati da una povertà crescente che acuisce ulteriormente le disparita sociali».

Il Ministro Provinciale dei Frati Minori Fra’ Agostino Esposito ha recentemente scritto: «L’intero percorso di vita terrena di P. Ludovico da Casoria, la sua testimonianza eloquente di frate minore ed il suo impegno concreto di carità per gli uomini e donne del suo tempo ci esortano a saper accogliere e cantare le meraviglie del Signore e diventano per noi un esempio nel cammino verso la santità».

Papa Giovanni Paolo II scrisse nel 1993: «Ti saluto, Beato Padre Ludovico da Casoria, singolare figura di frate minore e ardente testimone della carità di Cristo. L’ampiezza del raggio d’azione del tuo apostolato ci lascia quasi increduli. Ti chiediamo di insegnare anche a noi a vivere per gli altri e ad essere costruttori di autentiche comunità ecclesiali, nelle quali la carità fiorisca in letizia e speranza operosa».

Il Card. Corrado Ursi scrisse nel 1985: «Di fronte ai mali che oggi travagliano la società, come agirebbe P. Ludovico da Casoria? Certo ripeterebbe la frase che spesso ricorreva sulle sue labbra – “non aspettiamo, ma operiamo” – passando quindi ad attuare, con singolare sollecitudine, il suo apostolato».

Benedetto Croce scrisse nel 1914: «Un frate, padre Ludovico da Casoria (nel quale pareva rivivere qualcosa dell’anima di Francesco di Assisi), dava un certo afflato mistico e poetico a quella società; e, sotto gli auspici di padre Ludovico, fu fondata nel 1864 un’Accademia cattolica, più tardi una rivista col titolo La Carità, e con lo stesso titolo un collegio, che raccolse per circa un ventennio i giovinetti dell’aristocrazia e dell’alta borghesia (tra i quali l’autore del presente schizzo storico)».

 

SCHEDA: LUDOVICO DA CASORIA 

Quella di Padre Ludovico da Casoria (1814-1885) è stata una delle figure centrali della rigogliosa rinascita cattolica di metà Ottocento, secolo di grandi sconvolgimenti politici e sociali, che travolsero anche la Chiesa.

Si chiamava Arcangelo Palmentieri, e nacque a Casoria l’11 marzo 1814. Il padre, vinaio, lo mandò a bottega a Napoli per imparare il mestiere di falegname. Rimasto presto orfano della madre – che l’aveva invece incoraggiato all’istruzione e alla vita ecclesiastica – riuscì, tra non poche traversie, ad essere avviato alla vita religiosa. Studiò presso il convento francescano nella vicina Afragola, e nel 1832 vestì l’abito dei frati minori riformati, prendendo il nome di Ludovico da Casoria. Si dedicò agli studi universitari, e dal 1841 insegnò fisica, matematica e filosofia in alcuni istituti privati e nel convento di S. Pietro ad Aram.

Il 1847 segnò la svolta verso un intenso impegno sociale: Ludovico cominciò con l’aprire una piccola infermeria per religiosi a San Pietro ad Aram, e poi radunò intorno a sé un folto gruppo di laici – Terziari francescani – che coinvolse in svariate attività di assistenza ai bisognosi. Grazie all’appoggio di ricchi benefattori, nel 1852 acquistò in località Scudillo – poco fuori Napoli, sulla collina di Capodimonte – la Casa della Palma, in cui insediò un piccolo convento francescano e un’infermeria-farmacia per religiosi e poveri.

Nel 1854 cominciò il suo impegno per l’Africa: Ludovico raccolse e rinnovò l’impegno della Pia Opera del Riscatto di Niccolò Olivieri, accogliendo i moretti, bambini dell’Africa nera letteralmente acquistati sui mercati degli schiavi. Il suo progetto era quello di istruirli ed educarli ai valori cattolici, per poi rinviarli in Africa insieme ai missionari italiani: il motto che lanciò fu «l’Africa convertirà l’Africa». Nel 1856 l’iniziativa fu approvata e finanziata dal re delle Due Sicilie Ferdinando II, e sostenuta anche da molte famiglie dell’aristocrazia napoletana; nel 1859, assieme a suor Anna Lapini (fondatrice delle Stimmatine), Ludovico avviò anche un’istituzione per le bambine africane, in seguito affidata alle suore Elisabettine. Nel 1864 la congregazione di Propaganda Fide scelse la stazione di Scellal (presso Assuan) come base per l’evangelizzazione dell’Africa centrale, e come sede di un ospedale e dimora per missionari affidati alla supervisione di Padre Ludovico. Tra  il 1865 e il ’66, intraprese così un viaggio in Egitto insieme a don Daniele Comboni; ma per mancanza di fondi, la missione rimase in vita solo fino all’ottobre del 1866.

Nel 1859 Padre Ludovico fondò la Congregazione dei frati della carità, detti anche Bigi dal colore dell’abito. Ai primi frati laici si aggiunsero anche alcuni sacerdoti, tutti professanti la regola del Terz’Ordine francescano, «in altissima povertà». I Bigi avevano particolare cura per l’istruzione dei giovani in condizioni disagiate e si dedicavano all’assistenza degli infermi: furono presto attivi presso l’ospedale degli Incurabili di Napoli e quello militare di Caserta, e poi impegnati nelle iniziative avviate da Padre Ludovico in tutta Italia, da Napoli a Sorrento, ad Assisi, Roma, Firenze.

Nel 1866 si aggiunsero ai Bigi le suore Elisabettine Bigie, corrispettivo femminile della congregazione maschile. Alle due congregazioni, Padre Ludovico affidò la gestione dei numerosi collegi e istituti di carità che andava fondando, e che fiorirono in modo stupefacente, arrivando a superare il numero di 200: iniziative per poveri, indigenti, orfani, bambini, malati, anziani.

Con l’Opera degli Accattoncelli, fondata nel 1862 nel popolare quartiere napoletano di Materdei, tolse migliaia di ragazzi dalla strada per istruirli ed insegnare loro un mestiere (l’istituto comprendeva varie officine ed una moderna tipografia). Sempre a Napoli, fondò nel 1866 il collegio La Carità, per giovani di classi abbienti, e successivamente un Ospizio marino per i vecchi pescatori sul bel mare di Posillipo. Nella penisola sorrentina fondò una Casa con scuola agraria e convitto per orfani e poveri (nella zona del Deserto) e una scuola con un ospizio per i poveri a Piano di Sorrento.

Ma le sue opere fiorirono anche fuori da Napoli: nel 1871 aprì ad Assisi un istituto per ciechi e sordomuti – l’attuale Istituto Serafico, il più imponente della cittadina francescana, recentemente visitato da Papa Francesco – a cui seguì un altro a Firenze: qui avviò anche un orfanotrofio con tipografia e varie botteghe, e fece costruire nel 1874 una chiesa dedicata al Sacro Cuore. A Roma fondò nel 1879 una scuola che cedette poi a don Giovanni Bosco, e nel 1883 inaugurò l’istituto dell’Immacolata come scuola gratuita per fanciulli poveri, convitto per gli orfani e seminario.

Tra le iniziative culturali, singolare è l’Accademia cattolica di religione e scienza, fondata da Padre Ludovico a Napoli nel 1864 e a cui aderirono molti intellettuali italiani, fra cui Gino Capponi e Niccolò Tommaseo. Scopo dell’istituzione – in cui lo stesso padre Agostino Gemelli avrebbe poi visto il primo seme di una Università Cattolica – era il dialogo con la cultura laica, ma ebbe purtroppo vita brevissima, a causa di aspre polemiche. Padre Ludovico continuò tuttavia ad alimentare il dibattito attraverso le riviste La Carità (1865) e L’Orfanello (1873).

Memorabili furono le celebrazioni del VII centenario dalla nascita di San Francesco, nel 1882, che Padre Ludovico promosse  in tutta Italia, organizzando a Posillipo un pranzo per cinquemila poveri. L’anno seguente, in suo onore, si svolse a Napoli il Congresso nazionale del Terz’Ordine francescano, che lo indicava a modello ed esempio.

Padre Ludovico fu un personaggio pubblico di assoluto rilievo nella vita napoletana e italiana di metà Ottocento. Fu stimato ed incoraggiato sia da Pio IX che da Leone XIII; e sostenuto dai re delle Due Sicilie Ferdinando II e Francesco II. Nel 1860 – attraverso il cardinale Alfonso Capecelatro –  fu inviato dal governo piemontese a riportare in città l’Arcivescovo di Napoli Sisto Riario Sforza, che era stato esiliato da  Garibaldi. Fu il grande “padre nobile” dei Neoguelfi napoletani, pubblicamente stimato anche da liberali come Imbriani e Settembrini.

Padre Ludovico godette di una straordinaria popolarità e della fama di “santo vivente”: morì a Posillipo il 30 marzo 1885, e i suoi funerali rimasero impressi a lungo nei ricordi dei napoletani per l’eccezionale mobilitazione che suscitarono da tutta Italia. Il 13 febbraio 1964 fu approvata la dichiarazione dell’eroicità delle virtù; e il 18 aprile 1993 fu beatificato da Papa Giovanni Paolo II. Il 23 novembre 2014 sarà proclamato santo da Papa Francesco.

Domenica 23 Novembre Ludovico da Casoria sarà Santo  .  In pellegrinaggio dalla Penisola Sorrentina a Roma il sindaco di Massa Lubrense   paese dove il Santo ha operato, Leone Gargiulo, amministratori e fedeli da Piano di  Sorrento. Padre Ludovico da Casoria è legato a Massa per il convento di San Paolo nel deserto. Nel 1866 il Marchese Casanova, dopo aver visitato il convento, sollecitò Padre Ludovico da Casoria a fondarvi una casa del suo ordine. Così la vigilia di Pentecoste del 1867 si riaprì il Deserto per uso di ospizio di poveri orfanelli ai quali furono poi aggiunti i vecchi poveri ed inabili al lavoro.Pochi decenni orsono, ridotti di numero i Padri Bigi e soppresso l'Ordine, il convento rimase in abbandono e poi passò alle Benedettine di San Paolo.

 Ecco il comunicato ufficiale

Domenica 23 novembre 2014, alle ore 10, in Piazza San Pietro a Roma, sarà proclamato santo Padre Ludovico da Casoria (1814-1885), sacerdote francescano dei Frati Minori che ha consumato la sua vita in una intensa attività caritativa e sociale, considerato «il San Francesco del Secolo XIX».

La solenne cerimonia sarà presieduta da Sua Santità Papa Francesco, accanto a cui concelebreranno, tra gli altri, l'Arcivescovo di Napoli, Card. Crescenzio Sepe, che in un messaggio ripercorrerà le principali tappe della vita del santo; don Mauro Zurro, Preposito della Collegiata di San Mauro in Casoria, dove P. Ludovico fu battezzato e fece le prime esperienze di chierico; e don Domenico Ferrara, parroco della chiesa dell'Assunta e del B. Ludovico in Arzano, che è stato uno degli ultimi Frati Bigi (la Congregazione fondata da P. Ludovico, soppressa nel 1971).

Alla Cerimonia parteciperà anche una delegazione istituzionale della Città di Casoria, composta dal Sindaco e dalla Giunta Comunale, e dal Comitato d'Onore per la Canonizzazione.

Per Don Mauro Zurro, Preposito di San Mauro in Casoria: «La canonizzazione di P. Ludovico non è soltanto un onore per la comunità di Casoria, ma soprattutto l'invito ad una presa di coscienza per il riscatto sociale, ad una reale sollecitudine verso i bisogni dei più poveri, per seguire con rinnovata apertura il suo esempio, nel suo spirito di "umiltà e nascondimento"».

Per Enzo Carfora, Sindaco di Casoria: «Con la canonizzazione di P. Ludovico comincia per la città di Casoria una stagione luminosa, che vedrà nel corso del 2015 la proclamazione di un'altra santa, M. Cristina Brando, e la beatificazione di suor Luigia Velotti; accanto a Santa Giulia Salzano (santificata nel 2010), Casoria diverrà la terra di ben tre santi: un primato singolarissimo, che speriamo possa rappresentare anche un motivo di rilancio per il territorio».

Per Luisa Luisa Marro, Assessore alla Cultura di Casoria: «La festa di domenica è solo il punto di inizio di un percorso: a Casoria, nella sua città, andranno avanti fino al prossimo marzo una serie di iniziative per rilanciare il dibattito su P. Ludovico, la cui figura resta ancora in larga parte da scoprire».

Il Card. Crescenzio Sepe ha recentemente scritto: «Quello che ci viene da P. Ludovico è un messaggio di amore e di solidarietà umana, un messaggio di impegno cristiano, un grande esempio di evangelizzazione attraverso l'insegnamento, vissuto e concreto, dell'amore di Cristo, per abbattere le barriere dell'orgoglio e dell'egoismo, sanare gli squilibri sociali e le disuguaglianze, combattere le ingiustizie, restituire dignità di persona a chi viene emarginato. Un carisma di grande attualità in questi giorni bui e tristi, attraversati da una grave crisi economica e caratterizzati da una povertà crescente che acuisce ulteriormente le disparita sociali».

Il Ministro Provinciale dei Frati Minori Fra' Agostino Esposito ha recentemente scritto: «L'intero percorso di vita terrena di P. Ludovico da Casoria, la sua testimonianza eloquente di frate minore ed il suo impegno concreto di carità per gli uomini e donne del suo tempo ci esortano a saper accogliere e cantare le meraviglie del Signore e diventano per noi un esempio nel cammino verso la santità».

Papa Giovanni Paolo II scrisse nel 1993: «Ti saluto, Beato Padre Ludovico da Casoria, singolare figura di frate minore e ardente testimone della carità di Cristo. L’ampiezza del raggio d’azione del tuo apostolato ci lascia quasi increduli. Ti chiediamo di insegnare anche a noi a vivere per gli altri e ad essere costruttori di autentiche comunità ecclesiali, nelle quali la carità fiorisca in letizia e speranza operosa».

Il Card. Corrado Ursi scrisse nel 1985: «Di fronte ai mali che oggi travagliano la società, come agirebbe P. Ludovico da Casoria? Certo ripeterebbe la frase che spesso ricorreva sulle sue labbra – "non aspettiamo, ma operiamo" – passando quindi ad attuare, con singolare sollecitudine, il suo apostolato».

Benedetto Croce scrisse nel 1914: «Un frate, padre Ludovico da Casoria (nel quale pareva rivivere qualcosa dell'anima di Francesco di Assisi), dava un certo afflato mistico e poetico a quella società; e, sotto gli auspici di padre Ludovico, fu fondata nel 1864 un'Accademia cattolica, più tardi una rivista col titolo La Carità, e con lo stesso titolo un collegio, che raccolse per circa un ventennio i giovinetti dell'aristocrazia e dell'alta borghesia (tra i quali l'autore del presente schizzo storico)».

 

SCHEDA: LUDOVICO DA CASORIA 

Quella di Padre Ludovico da Casoria (1814-1885) è stata una delle figure centrali della rigogliosa rinascita cattolica di metà Ottocento, secolo di grandi sconvolgimenti politici e sociali, che travolsero anche la Chiesa.

Si chiamava Arcangelo Palmentieri, e nacque a Casoria l’11 marzo 1814. Il padre, vinaio, lo mandò a bottega a Napoli per imparare il mestiere di falegname. Rimasto presto orfano della madre – che l’aveva invece incoraggiato all’istruzione e alla vita ecclesiastica – riuscì, tra non poche traversie, ad essere avviato alla vita religiosa. Studiò presso il convento francescano nella vicina Afragola, e nel 1832 vestì l’abito dei frati minori riformati, prendendo il nome di Ludovico da Casoria. Si dedicò agli studi universitari, e dal 1841 insegnò fisica, matematica e filosofia in alcuni istituti privati e nel convento di S. Pietro ad Aram.

Il 1847 segnò la svolta verso un intenso impegno sociale: Ludovico cominciò con l’aprire una piccola infermeria per religiosi a San Pietro ad Aram, e poi radunò intorno a sé un folto gruppo di laici – Terziari francescani – che coinvolse in svariate attività di assistenza ai bisognosi. Grazie all’appoggio di ricchi benefattori, nel 1852 acquistò in località Scudillo – poco fuori Napoli, sulla collina di Capodimonte – la Casa della Palma, in cui insediò un piccolo convento francescano e un’infermeria-farmacia per religiosi e poveri.

Nel 1854 cominciò il suo impegno per l’Africa: Ludovico raccolse e rinnovò l’impegno della Pia Opera del Riscatto di Niccolò Olivieri, accogliendo i moretti, bambini dell’Africa nera letteralmente acquistati sui mercati degli schiavi. Il suo progetto era quello di istruirli ed educarli ai valori cattolici, per poi rinviarli in Africa insieme ai missionari italiani: il motto che lanciò fu «l’Africa convertirà l’Africa». Nel 1856 l’iniziativa fu approvata e finanziata dal re delle Due Sicilie Ferdinando II, e sostenuta anche da molte famiglie dell’aristocrazia napoletana; nel 1859, assieme a suor Anna Lapini (fondatrice delle Stimmatine), Ludovico avviò anche un’istituzione per le bambine africane, in seguito affidata alle suore Elisabettine. Nel 1864 la congregazione di Propaganda Fide scelse la stazione di Scellal (presso Assuan) come base per l’evangelizzazione dell’Africa centrale, e come sede di un ospedale e dimora per missionari affidati alla supervisione di Padre Ludovico. Tra  il 1865 e il ’66, intraprese così un viaggio in Egitto insieme a don Daniele Comboni; ma per mancanza di fondi, la missione rimase in vita solo fino all’ottobre del 1866.

Nel 1859 Padre Ludovico fondò la Congregazione dei frati della carità, detti anche Bigi dal colore dell’abito. Ai primi frati laici si aggiunsero anche alcuni sacerdoti, tutti professanti la regola del Terz’Ordine francescano, «in altissima povertà». I Bigi avevano particolare cura per l’istruzione dei giovani in condizioni disagiate e si dedicavano all’assistenza degli infermi: furono presto attivi presso l’ospedale degli Incurabili di Napoli e quello militare di Caserta, e poi impegnati nelle iniziative avviate da Padre Ludovico in tutta Italia, da Napoli a Sorrento, ad Assisi, Roma, Firenze.

Nel 1866 si aggiunsero ai Bigi le suore Elisabettine Bigie, corrispettivo femminile della congregazione maschile. Alle due congregazioni, Padre Ludovico affidò la gestione dei numerosi collegi e istituti di carità che andava fondando, e che fiorirono in modo stupefacente, arrivando a superare il numero di 200: iniziative per poveri, indigenti, orfani, bambini, malati, anziani.

Con l’Opera degli Accattoncelli, fondata nel 1862 nel popolare quartiere napoletano di Materdei, tolse migliaia di ragazzi dalla strada per istruirli ed insegnare loro un mestiere (l’istituto comprendeva varie officine ed una moderna tipografia). Sempre a Napoli, fondò nel 1866 il collegio La Carità, per giovani di classi abbienti, e successivamente un Ospizio marino per i vecchi pescatori sul bel mare di Posillipo. Nella penisola sorrentina fondò una Casa con scuola agraria e convitto per orfani e poveri (nella zona del Deserto) e una scuola con un ospizio per i poveri a Piano di Sorrento.

Ma le sue opere fiorirono anche fuori da Napoli: nel 1871 aprì ad Assisi un istituto per ciechi e sordomuti – l'attuale Istituto Serafico, il più imponente della cittadina francescana, recentemente visitato da Papa Francesco – a cui seguì un altro a Firenze: qui avviò anche un orfanotrofio con tipografia e varie botteghe, e fece costruire nel 1874 una chiesa dedicata al Sacro Cuore. A Roma fondò nel 1879 una scuola che cedette poi a don Giovanni Bosco, e nel 1883 inaugurò l’istituto dell’Immacolata come scuola gratuita per fanciulli poveri, convitto per gli orfani e seminario.

Tra le iniziative culturali, singolare è l’Accademia cattolica di religione e scienza, fondata da Padre Ludovico a Napoli nel 1864 e a cui aderirono molti intellettuali italiani, fra cui Gino Capponi e Niccolò Tommaseo. Scopo dell’istituzione – in cui lo stesso padre Agostino Gemelli avrebbe poi visto il primo seme di una Università Cattolica – era il dialogo con la cultura laica, ma ebbe purtroppo vita brevissima, a causa di aspre polemiche. Padre Ludovico continuò tuttavia ad alimentare il dibattito attraverso le riviste La Carità (1865) e L’Orfanello (1873).

Memorabili furono le celebrazioni del VII centenario dalla nascita di San Francesco, nel 1882, che Padre Ludovico promosse  in tutta Italia, organizzando a Posillipo un pranzo per cinquemila poveri. L’anno seguente, in suo onore, si svolse a Napoli il Congresso nazionale del Terz’Ordine francescano, che lo indicava a modello ed esempio.

Padre Ludovico fu un personaggio pubblico di assoluto rilievo nella vita napoletana e italiana di metà Ottocento. Fu stimato ed incoraggiato sia da Pio IX che da Leone XIII; e sostenuto dai re delle Due Sicilie Ferdinando II e Francesco II. Nel 1860 – attraverso il cardinale Alfonso Capecelatro –  fu inviato dal governo piemontese a riportare in città l’Arcivescovo di Napoli Sisto Riario Sforza, che era stato esiliato da  Garibaldi. Fu il grande "padre nobile" dei Neoguelfi napoletani, pubblicamente stimato anche da liberali come Imbriani e Settembrini.

Padre Ludovico godette di una straordinaria popolarità e della fama di “santo vivente”: morì a Posillipo il 30 marzo 1885, e i suoi funerali rimasero impressi a lungo nei ricordi dei napoletani per l’eccezionale mobilitazione che suscitarono da tutta Italia. Il 13 febbraio 1964 fu approvata la dichiarazione dell’eroicità delle virtù; e il 18 aprile 1993 fu beatificato da Papa Giovanni Paolo II. Il 23 novembre 2014 sarà proclamato santo da Papa Francesco.

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