Napoli. Luigi de Magistris rimane sindaco, bocciato il ricorso del Viminale

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Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris non sarà sospeso, l’ex pm la spunta, vince la sua battaglia. Il Consiglio di Stato, la terza sezione presieduta da Pier Giorgio Lignani, ha respinto i ricorsi del ministro dell’Interno Angelino Alfano e del prefetto di Napoli Francesco Musolino, oltre che di due associazioni di cittadini. I ricorsi puntavano alla sospensiva della sospensione concessa dal Tar Campania all’ex pm. Scattata all’indomani della condanna in primo grado per abuso d’ufficio senza danno patrimoniale per il processo Why not, contro la quale de Magistris ha presentato appello. Sospensione comminata dal prefetto Musolino in conseguenza della legge Severino. Il Tar regionale della Campania ha sollevato anche eccezione di Costituzionalità innanzi alla Suprema Corte ed è questa la chiave della decisione del Consiglio di Stato. La sentenza della Terza sezione è molto chiara ed è destinata a sollevare grandi dibattiti sulla necessità o meno di riformare la stessa legge Severino. Fermo restando che la questione posta alla Corte costituzionale non entra nel giudizio del Consiglio di Stato, i giudici spiegano però che la stessa prosecuzione del mandato da sindaco non è «reversibile per il periodo di estromissione in caso di esito favorevole del giudizio di costituzionalità, mentre ad un suo esito negativo segue la reviviscenza della misura di sospensione medio tempore resa inefficace». Nella sostanza la sospensione per il sindaco sarebbe stato un danno irreparabile. «Nel bilanciamento degli interessi coinvolti, riveste prevalenza quello inerente alla prosecuzione del mandato elettivo». Secondo il Consiglio di Stato, inoltre, «la misura di cautela adottata dal primo giudice» – cioè la sospensiva del Tar Campania rispetto al provvedimento del Prefetto che ha sospeso de Magistris da sindaco – «per il suo carattere interinale e la subordinazione della sua efficacia al tempo necessario per la conclusione del giudizio di costituzionalità, si configura conforme agli indirizzi della giurisprudenza della Corte Costituzionale, del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia europea, tesi a privilegiare «l’effettività della tutela giurisdizionale e l’integrità delle posizioni coinvolte dal contendere fino alla decisione di merito». Accolta la tesi sostenuta da Giuseppe Russo, legale di de Magistris, e da Fabio Ferrari, legale del Comune, costituitosi a fianco del sindaco, ovvero che nella comparazione degli interessi, quello di de Magistris fosse irreparabile e che una sospensione in corso d’opera dalla carica di sindaco avrebbe pregiudicato l’amministrazione di una città come Napoli e anche la costituzione, in itinere, della Città metropolitana. Sempre secondo il Consiglio di Stato, inoltre, «non emerge un grave vulnus ordinamentale, in relazione ai presupposti che hanno determinato la misura di sospensione del Prefetto, che non coinvolgono nell’attualità le funzioni dell’organo di vertice del comune, né sono connesse all’esercizio delle funzioni stesse, mentre il ripristino nel “munus” – per di più in via interinale e con subordinazione all’esito del giudizio di costituzionalità – è a sua volta espressione dei valori non declinabili dell’effettività della tutela giurisdizionale e dell’integrità delle situazioni soggettive azionate fino alla conclusione del giudizio di merito; che, in relazione ai profili e alla novità delle questioni controverse, spese ed onorari del giudizio vanno compensati fra le parti». Per questi motivi il Consiglio di Stato ha respinto i ricorsi. (Luigi Roano – Il Mattino)

Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris non sarà sospeso, l’ex pm la spunta, vince la sua battaglia. Il Consiglio di Stato, la terza sezione presieduta da Pier Giorgio Lignani, ha respinto i ricorsi del ministro dell’Interno Angelino Alfano e del prefetto di Napoli Francesco Musolino, oltre che di due associazioni di cittadini. I ricorsi puntavano alla sospensiva della sospensione concessa dal Tar Campania all’ex pm. Scattata all’indomani della condanna in primo grado per abuso d’ufficio senza danno patrimoniale per il processo Why not, contro la quale de Magistris ha presentato appello. Sospensione comminata dal prefetto Musolino in conseguenza della legge Severino. Il Tar regionale della Campania ha sollevato anche eccezione di Costituzionalità innanzi alla Suprema Corte ed è questa la chiave della decisione del Consiglio di Stato. La sentenza della Terza sezione è molto chiara ed è destinata a sollevare grandi dibattiti sulla necessità o meno di riformare la stessa legge Severino. Fermo restando che la questione posta alla Corte costituzionale non entra nel giudizio del Consiglio di Stato, i giudici spiegano però che la stessa prosecuzione del mandato da sindaco non è «reversibile per il periodo di estromissione in caso di esito favorevole del giudizio di costituzionalità, mentre ad un suo esito negativo segue la reviviscenza della misura di sospensione medio tempore resa inefficace». Nella sostanza la sospensione per il sindaco sarebbe stato un danno irreparabile. «Nel bilanciamento degli interessi coinvolti, riveste prevalenza quello inerente alla prosecuzione del mandato elettivo». Secondo il Consiglio di Stato, inoltre, «la misura di cautela adottata dal primo giudice» – cioè la sospensiva del Tar Campania rispetto al provvedimento del Prefetto che ha sospeso de Magistris da sindaco – «per il suo carattere interinale e la subordinazione della sua efficacia al tempo necessario per la conclusione del giudizio di costituzionalità, si configura conforme agli indirizzi della giurisprudenza della Corte Costituzionale, del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia europea, tesi a privilegiare «l’effettività della tutela giurisdizionale e l’integrità delle posizioni coinvolte dal contendere fino alla decisione di merito». Accolta la tesi sostenuta da Giuseppe Russo, legale di de Magistris, e da Fabio Ferrari, legale del Comune, costituitosi a fianco del sindaco, ovvero che nella comparazione degli interessi, quello di de Magistris fosse irreparabile e che una sospensione in corso d’opera dalla carica di sindaco avrebbe pregiudicato l’amministrazione di una città come Napoli e anche la costituzione, in itinere, della Città metropolitana. Sempre secondo il Consiglio di Stato, inoltre, «non emerge un grave vulnus ordinamentale, in relazione ai presupposti che hanno determinato la misura di sospensione del Prefetto, che non coinvolgono nell’attualità le funzioni dell’organo di vertice del comune, né sono connesse all’esercizio delle funzioni stesse, mentre il ripristino nel “munus” – per di più in via interinale e con subordinazione all’esito del giudizio di costituzionalità – è a sua volta espressione dei valori non declinabili dell’effettività della tutela giurisdizionale e dell’integrità delle situazioni soggettive azionate fino alla conclusione del giudizio di merito; che, in relazione ai profili e alla novità delle questioni controverse, spese ed onorari del giudizio vanno compensati fra le parti». Per questi motivi il Consiglio di Stato ha respinto i ricorsi. (Luigi Roano – Il Mattino)