Giornalisti che operano sul web, no è un mestiere facile

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La “fame” di cronaca dei lettori determina una sorta di spietata “selezione naturale”, per effetto della quale progrediscono rapidamente (in termini numerici) le testate più veloci e puntuali nella pubblicazione dei fatti. Le altre restano al palo. Tentare di “bluffare” sui numeri sarebbe inutile: il web propone tutta una varietà di programmi capaci di confrontare le “tirature” dei giornali online.

moliseweb – Con l’avvento dei social network, in particolare, il giornalista si trova alle prese anche con un’altra “delizia”: l’interattività (particolare tipo di relazione che si stabilisce tra i media digitali e i loro utenti, che sottolinea il ruolo di partecipazione attiva offerto dal medium ed esercitato dall’utente all’interno di un processo di trasferimento di informazioni mediato dal computer – www.treccani.it).  Con il veloce “mi piace” o con il più articolato commento, il lettore ha facoltà di esprimersi circa i contenuti di una notizia e sulla sua utilità. Non di meno può manifestare il proprio dissenso circa l’opportunità stessa della divulgazione del fatto di cronaca.

Ne consegue, facile comprenderlo, che determinati episodi di “nera” possano scatenare le ire dei diretti interessati, oltre che dei loro familiari e amici. In questo senso, inutile tentare di negarlo, siamo tutti uguali: quando il “fattaccio” riguarda persone estranee, affondiamo il dito nella piaga con il classico “lo dicevo io” oppure esprimiamo solidarietà con il banale (e spesso retorico) “quanto mi dispiace”. Ben diversa la reazione quando la notizia ci coinvolge per vie dirette; in tal caso la colpa è tutta del “cattivo giornalista”, che “non avrebbe dovuto divulgare il fatto”. E giù una raffica di offese e di improperi ai danni del cronista. Ecco perché il mestiere del giornalista che opera sul web è più difficile di quello dei colleghi “cartacei”; questi ultimi, infatti, in massima parte nemmeno vengono a conoscenza delle “maledizioni” ricevute!

Di “web” o di “carta”, il buon giornalista avrebbe il dovere di sottovalutare elogi e offese, tenendo sempre e comunque fede all’obbligo etico di rendere pubblici gli episodi di cronaca dei quali è venuto a conoscenza, per quanto poco gradevoli essi possano risultare. Non debbono vergognarsi i giornalisti che pubblicano una determinata notizia, pur sapendo che potrebbe suscitare la reazione “scomposta” della “parte in causa”; debbono vergognarsi quei “giornalisti ad ore” che, per accontentare l’amico, per compiacere il politico, per non scalfire il parente o per non indispettire l’editore/padrone, piegano la schiena e tacciono. Indegni di questa professione, costoro bene farebbero a cercare “miglior fortuna” in altri ambiti. Non è mai troppo tardi.

Il direttore Angelo Bucci

 

La “fame” di cronaca dei lettori determina una sorta di spietata “selezione naturale”, per effetto della quale progrediscono rapidamente (in termini numerici) le testate più veloci e puntuali nella pubblicazione dei fatti. Le altre restano al palo. Tentare di “bluffare” sui numeri sarebbe inutile: il web propone tutta una varietà di programmi capaci di confrontare le “tirature” dei giornali online.

moliseweb – Con l’avvento dei social network, in particolare, il giornalista si trova alle prese anche con un’altra “delizia”: l’interattività (particolare tipo di relazione che si stabilisce tra i media digitali e i loro utenti, che sottolinea il ruolo di partecipazione attiva offerto dal medium ed esercitato dall’utente all’interno di un processo di trasferimento di informazioni mediato dal computer – www.treccani.it).  Con il veloce “mi piace” o con il più articolato commento, il lettore ha facoltà di esprimersi circa i contenuti di una notizia e sulla sua utilità. Non di meno può manifestare il proprio dissenso circa l’opportunità stessa della divulgazione del fatto di cronaca.

Ne consegue, facile comprenderlo, che determinati episodi di “nera” possano scatenare le ire dei diretti interessati, oltre che dei loro familiari e amici. In questo senso, inutile tentare di negarlo, siamo tutti uguali: quando il “fattaccio” riguarda persone estranee, affondiamo il dito nella piaga con il classico “lo dicevo io” oppure esprimiamo solidarietà con il banale (e spesso retorico) “quanto mi dispiace”. Ben diversa la reazione quando la notizia ci coinvolge per vie dirette; in tal caso la colpa è tutta del “cattivo giornalista”, che “non avrebbe dovuto divulgare il fatto”. E giù una raffica di offese e di improperi ai danni del cronista. Ecco perché il mestiere del giornalista che opera sul web è più difficile di quello dei colleghi “cartacei”; questi ultimi, infatti, in massima parte nemmeno vengono a conoscenza delle “maledizioni” ricevute!

Di “web” o di “carta”, il buon giornalista avrebbe il dovere di sottovalutare elogi e offese, tenendo sempre e comunque fede all’obbligo etico di rendere pubblici gli episodi di cronaca dei quali è venuto a conoscenza, per quanto poco gradevoli essi possano risultare. Non debbono vergognarsi i giornalisti che pubblicano una determinata notizia, pur sapendo che potrebbe suscitare la reazione “scomposta” della “parte in causa”; debbono vergognarsi quei “giornalisti ad ore” che, per accontentare l’amico, per compiacere il politico, per non scalfire il parente o per non indispettire l’editore/padrone, piegano la schiena e tacciono. Indegni di questa professione, costoro bene farebbero a cercare “miglior fortuna” in altri ambiti. Non è mai troppo tardi.

Il direttore Angelo Bucci