: Grecia, bambini chiusi nelle gabbie in un istituto per disabili ]

0

A sei anni dalla prima denuncia davvero poco è cambiato nel centro per bambini disabili di Lechaina, in Grecia. Lo racconta in un lungo reportage la Bbc, che mostra come i 65 ragazzini, affetti da autismo o colpiti dalla sindrome di Down, continuino a rimanere chiusi in gabbie di legno, dentro cui trascorrono la maggior parte della giornata. A causa della crisi economica che da tempo affligge la Grecia, il Paese non ha i soldi per aumentare il personale e le sei operatrici (due per ogni piano) che lavorano nel centro sono costrette a chiudere i bambini nelle celle di legno per controllarli ed evitare che si facciano male.

La denuncia

A raccontare per primi la condizione dei bambini disabili di Lechaina, territorio nel comune di Andravida-Kyllini, nella zona occidentale della penisola greca, furono nel 2008 un gruppo di studenti europei che trascorsero un periodo di apprendistato nel centro. «Il primo giorno che sono arrivata sono rimasta completamente scioccata – racconta alla Bbc la psicologa portoghese Catarina Neves che al tempo era una promettente studentessa -. Non avrei mai immaginato che avremmo trovato questa situazione in un Paese europeo moderno, ma sono rimasta ancora più sorpresa che il personale si comportasse come se tutto fosse normale». Una volta partiti, gli studenti scrissero una lettera ad alcuni funzionari dell’Unione europea e a diverse organizzazioni per i diritti umani, denunciando le condizioni in cui vivevano i bambini, ma non ottennero grandi risultati.

«Violati i dritti umani»

Nel 2010 fu la volta dell’Ombudsman, il difensore civico greco, che condusse un’inchiesta e pubblicò un rapporto nel quale rilevava «le condizioni di vita degradanti, la privazione di cure e di sostegno, l’uso di farmaci sedativi, bambini legati, l’uso di gabbie-letti in legno per i ragazzini con difficoltà di apprendimento, la sorveglianza elettronica». E alla fine sentenziava che queste pratiche «costituiscono una violazione dei diritti umani». Da allora qualche piccolo lavoro di ammodernamento al centro è stato fatto e sono state ridipinte le sbarre che tengono chiusi i bambini. Tuttavia le condizioni in cui sono costretti a vivere restano drammatiche.

 

Le infermiere

Le prime a lamentarsi della situazione sono proprio le operatrici che da anni lavorano al centro: «Recentemente durante un turno di notte sono stata lasciata sola con tre assistenti, che non sono nemmeno infermieri e dovevamo prenderci cura di più di 60 pazienti – racconta alla Bbc un’infermiera che preferisce rimanere anonima -. Se uno dei bambini avesse manifestato qualche problema di salute non ci sarebbe stato nessuno a cui chiedere aiuto se non a Dio». L’anonima infermiera afferma che le gabbie sono necessarie: «Abbiamo lottato per avere queste gabbie perché rendono i bambini più liberi. Prima restavano con le mani e piedi legati al letto per tutta la giornata». Dello stesso avviso la direttrice dell’istituto Gina Tsoukala cheda oltre un anno non riceve lo stipendio: «Ovviamente non dovremmo avere gabbie, ma è impossibile per noi farne a meno quando abbiamo livelli così bassi di personale. Alcuni bambini hanno tendenze autodistruttive o sono litigiosi e così su consiglio di un medico dobbiamo usare queste gabbie di legno. Ma i bambini sono ancora liberi di comunicare e in un certo grado riescono a interagire tra loro».

 

I tagli

Steven Allen, membro del Mental Disability Advocacy Center (MDAC), organizzazione internazionale che tutela le persone con disabilità mentale, critica severamente il centro per disabili greco e afferma che gli unici altri Paesi che attualmente utilizzano letti a gabbia simili sono la Repubblica Ceca e la Romania: «Le gabbie sono lì per proteggere il personale non i bambini – dice Allen -. Si basano su un modello di cura coercitivo e rendono le persone con disabilità facili da gestire, ma non li trattano come esseri umani con diritti. Essere tenuti in una gabbia è davvero dannoso per la salute psicologica dei pazienti, non ha alcun valore terapeutico e può essere fisicamente pericoloso. Ci sono stati casi, altrove, in cui le sbarre delle gabbie sono cadute e hanno causato la morte dei pazienti». Efi Bekou, ministro del Welfare ellenico, cerca di smorzare le critiche e rivela come gli accordi con la Troika impongano alla Grecia dure rinunce, tra cui una moratoria sull’assunzione di nuovo personale: «Purtroppo – dice sconsolata – non posso darvi una data entro la quale i bambini saranno trasferiti da questo istituto»

.Il  coriere  della sera

 

A sei anni dalla prima denuncia davvero poco è cambiato nel centro per bambini disabili di Lechaina, in Grecia. Lo racconta in un lungo reportage la Bbc, che mostra come i 65 ragazzini, affetti da autismo o colpiti dalla sindrome di Down, continuino a rimanere chiusi in gabbie di legno, dentro cui trascorrono la maggior parte della giornata. A causa della crisi economica che da tempo affligge la Grecia, il Paese non ha i soldi per aumentare il personale e le sei operatrici (due per ogni piano) che lavorano nel centro sono costrette a chiudere i bambini nelle celle di legno per controllarli ed evitare che si facciano male.

La denuncia

A raccontare per primi la condizione dei bambini disabili di Lechaina, territorio nel comune di Andravida-Kyllini, nella zona occidentale della penisola greca, furono nel 2008 un gruppo di studenti europei che trascorsero un periodo di apprendistato nel centro. «Il primo giorno che sono arrivata sono rimasta completamente scioccata – racconta alla Bbc la psicologa portoghese Catarina Neves che al tempo era una promettente studentessa -. Non avrei mai immaginato che avremmo trovato questa situazione in un Paese europeo moderno, ma sono rimasta ancora più sorpresa che il personale si comportasse come se tutto fosse normale». Una volta partiti, gli studenti scrissero una lettera ad alcuni funzionari dell’Unione europea e a diverse organizzazioni per i diritti umani, denunciando le condizioni in cui vivevano i bambini, ma non ottennero grandi risultati.

«Violati i dritti umani»

Nel 2010 fu la volta dell’Ombudsman, il difensore civico greco, che condusse un’inchiesta e pubblicò un rapporto nel quale rilevava «le condizioni di vita degradanti, la privazione di cure e di sostegno, l’uso di farmaci sedativi, bambini legati, l’uso di gabbie-letti in legno per i ragazzini con difficoltà di apprendimento, la sorveglianza elettronica». E alla fine sentenziava che queste pratiche «costituiscono una violazione dei diritti umani». Da allora qualche piccolo lavoro di ammodernamento al centro è stato fatto e sono state ridipinte le sbarre che tengono chiusi i bambini. Tuttavia le condizioni in cui sono costretti a vivere restano drammatiche.

 

Le infermiere

Le prime a lamentarsi della situazione sono proprio le operatrici che da anni lavorano al centro: «Recentemente durante un turno di notte sono stata lasciata sola con tre assistenti, che non sono nemmeno infermieri e dovevamo prenderci cura di più di 60 pazienti – racconta alla Bbc un’infermiera che preferisce rimanere anonima -. Se uno dei bambini avesse manifestato qualche problema di salute non ci sarebbe stato nessuno a cui chiedere aiuto se non a Dio». L’anonima infermiera afferma che le gabbie sono necessarie: «Abbiamo lottato per avere queste gabbie perché rendono i bambini più liberi. Prima restavano con le mani e piedi legati al letto per tutta la giornata». Dello stesso avviso la direttrice dell’istituto Gina Tsoukala cheda oltre un anno non riceve lo stipendio: «Ovviamente non dovremmo avere gabbie, ma è impossibile per noi farne a meno quando abbiamo livelli così bassi di personale. Alcuni bambini hanno tendenze autodistruttive o sono litigiosi e così su consiglio di un medico dobbiamo usare queste gabbie di legno. Ma i bambini sono ancora liberi di comunicare e in un certo grado riescono a interagire tra loro».

 

I tagli

Steven Allen, membro del Mental Disability Advocacy Center (MDAC), organizzazione internazionale che tutela le persone con disabilità mentale, critica severamente il centro per disabili greco e afferma che gli unici altri Paesi che attualmente utilizzano letti a gabbia simili sono la Repubblica Ceca e la Romania: «Le gabbie sono lì per proteggere il personale non i bambini – dice Allen -. Si basano su un modello di cura coercitivo e rendono le persone con disabilità facili da gestire, ma non li trattano come esseri umani con diritti. Essere tenuti in una gabbia è davvero dannoso per la salute psicologica dei pazienti, non ha alcun valore terapeutico e può essere fisicamente pericoloso. Ci sono stati casi, altrove, in cui le sbarre delle gabbie sono cadute e hanno causato la morte dei pazienti». Efi Bekou, ministro del Welfare ellenico, cerca di smorzare le critiche e rivela come gli accordi con la Troika impongano alla Grecia dure rinunce, tra cui una moratoria sull’assunzione di nuovo personale: «Purtroppo – dice sconsolata – non posso darvi una data entro la quale i bambini saranno trasferiti da questo istituto»

.Il  coriere  della sera