Cilento, il Velella, oblio e mistero negli abissi del mare cilentano

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Amarcord Tele Salerno Uno
di Giovanni Farzati

Quell’inchiesta giornalistica a Salerno sul finire del vecchio millennio. Giacomo Giuliano, giornalista, sul finire degli anni 90 si occupò a Telesalerno Uno del sommergibile Velella, una questione inestricabile della nostra storia militare.
 
 Al largo di una meravigliosa vergine terra cilentana, Punta Licosa, giace a poco più di cento metri di profondità, un sommergibile che dovrebbe ancora contenere all’interno, oltre a qualche segreto di guerra, cinquantuno corpi umani di cui si conosce nome, cognome e provenienza.
 Il 7 settembre 1943, veniva infatti affondato il sommergibile italiano “Velella” dal sommergibile britannico “Shakespeare”. Quel giorno il “Velella” fu fatto spostare dal porto di Napoli al Golfo di Salerno dall’ammiraglio Raffaele De Courten, ministro della Marina del governo Badoglio, e ciò per contrastare l’imminente sbarco degli anglo-americani, pur essendo già stato firmato l’armistizio con gli anglo-amercani a Cassibile il 3 settembre (armistizio poi proclamato ufficialmente solo l’8 settembre 1943). E’ davvero strano che fu mandato un sommergibile contro quelli che sarebbero diventati alleati. Come e perché quel sommergibile fu affondato, nonostante la guerra si fosse ormai chiusa, rimane un mistero.
                                                                             
Giacomo Giuliano – Oltre settant’anni dopo quel tragico e misterioso evento , il “Velella”, con il suo equipaggio probabilmente ancora a bordo, non è stato ancora recuperato. Diciamo che sino ad un certo punto si voleva e si poteva considerare il relitto ancora disperso e, dunque, si poteva capire perché le ricerche fossero considerate piuttosto aleatorie dalla Marina Militare. Tuttavia, in una memorabile puntata di “Parliamoci chiaro”, talk-show di Tele Salerno Uno curato e condotto dal sottoscritto insieme a Guido Carione e Cinzia Malzone, riuscimmo a mettere insieme molti pezzi di un puzzle inestricabile. Contattammo telefonicamente superstiti del sottomarino, invitammo in trasmissione figli di dispersi, professionisti esperti in tecniche subacquee, l’ostinato presidente della locale sezione dell’associazione Marinai d’Italia M.llo Carlo Mileo, che poi risulterà decisivo in alcune operazioni successive, e poi l’associazione pescatori, il comune di Castellabate e tante altre autorità che potevano aiutarci. Proprio grazie ad alcune testimonianze emerse nel corso di quella trasmissione, soprattutto con la collaborazione dei pescatori e dell’Associazione Marinai d’Italia, capimmo e dimostrammo che il Velella si trovava in un punto ben identificabile antistante il mare del comune di Castellabate. Nel libro inchiesta “Il Velella”, di cui scrissi la prefazione, lo scrittore Angelo Raffaele Amato testualmente riporta: “Le testimonianze raccolte durante il programma di Tele Salerno Uno “Parliamoci chiaro” andato in onda il 15/5/98, attestarono con quanta trepidazione, nonostante il lungo tempo trascorso da quel fatidico sette settembre ’43, sia i familiari delle vittime sia i reduci del “Velella” attendevano il recupero del sommergibile per dare degna sepoltura ai poveri resti del suo equipaggio. L’Avvocato Agostino Feleppa, figlio del Capo motorista Eudecchio, ospite della trasmissione, ci racconta: “ Non ho mai saputo il punto esatto dove giace il “Velella”, ora però in base alle testimonianze che stanno venendo fuori, devo dare atto che per la prima volta si è posto un punto fermo e penso che sia veramente l’inizio perché si possa realizzare qualcosa di concreto”. Presenti alla trasmissione, oltre al Presidente dell’A. N. M. I. Carlo Mileo, il Comandante Leonardo Fusco, il Sottoufficiale Gerardo Caiazza e il Cantante Gigi D’Alessio. Il recupero del “Velella” sembrava fattibile perché la suddetta trasmissione smosse gli animi e fece sì che esperti in recuperi di fama mondiale come l’ing. Nino Buttazzoni, contattato dal Comandante Fusco, abbracciasse la nobile causa. In seguito a quella trasmissione fu presentata, altresì, un’interrogazione parlamentare, nella seduta numero 841 del 19 gennaio 2001, in essa si riferì, preliminarmente, dell’encomiabile attività dell’associazione nazionale marinai di Castellabate e dell’individuazione del relitto da parte della stessa nel luglio del 1999, in collaborazione con un Nucleo Sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Napoli”,
C’è da dire anche che, dopo una petizione popolare ed una delibera Consiliare del Comune di Castellabate, Il Ministero della Difesa aveva già ufficialmente risposto con una lettera nella quale si dichiarava di non poter aderire alle iniziative per il recupero del “Velella” poiché il più degno ed inviolabile dei sacrari per coloro che hanno donato la vita alla Patria è il mare, comparando poi il recupero del “Velella” a quello di tanti altri relitti delle guerre mondiali egualmente recuperabili. Insomma, dallo Stato Italiano è come se si fosse voluto considerare un relitto identificato, con corpi umani a bordo, e facilmente recuperabile, alla stessa stregua di rottami di guerra dispersi nel mare.
 Tuttavia, nonostante le resistenze della Marina Militare, le forze e quegli intenti che erano fermentati durante quei contesti televisivi si condensarono nelle fattive energie di uno dei più ostinati fra gli ospiti di quella trasmissione, il M.llo Carlo Mileo.
 Il 13 maggio del 2003 nelle acque del Golfo di Salerno, ad una profondità di 137 metri, fu così ufficialmente localizzato e ripreso il relitto del Sommergibile Italiano Velella dall’A.N.M.I. (Associazione Nazionale Marinai d’Italia) – Gruppo di S. Maria di Castellabate – (che da tempo ben sapeva dove si trovasse il relitto) in collaborazione con Rizia Ortolani, subacquea tecnica, appassionata ricercatrice di relitti inesplorati e Capo Spedizione di quella che fu denominata la “Missione Velella”, e la CO.L.MAR. di La Spezia dell’Ing. Barbagelata che, con i sofisticati strumenti impiegati e l’approfondito studio sui dati ottenuti, ha fornito l’esatta posizione del relitto. Proprio per seguire ogni procedura corretta, una nota con l’esatta identificazione del sommergibile fu inviata dalla sig.ra Rizia Ortolani, in rappresentanza dell’A.N.M.I. sezione Castellabate, con Raccomandata del 12 agosto 2003 (ed allegata una relazione di esatta localizzazione delle coordinate redatta dalla soc. Co.L.Mar. e filmati preziosissimi che ne hanno permesso l’identificazione) allo Stato Maggiore, Ufficio Storico Marina Militare. Il Velella si trovava a 8,9 miglia da punta Licosa ed a 137 metri di profondità.
 Accolsi quella notizia con profonda commozione e sembrava dunque che quella che era stata definita la “missione Velella”, potesse finalmente passare alla fase successiva di recupero del relitto e soprattutto dei corpi in esso contenuti.
 Proprio in quel periodo mi sono casualmente distanziato da quelle vicende, per occuparmi d’altro in contesti lavorativi completamente diversi. Seppi anche che nel 2006 si era costituito un comitato nazionale per il recupero del sommergibile alla vigilia della Giornata in memoria dei marinai del “Velella”. Nel 2009, però, incuriosito dal fatto che ancora nulla si facesse per quel recupero, chiamai sul cellulare il Maresciallo Mileo, deciso a sollecitare, stavolta con gli amici giornalisti di Telecolore, un nuovo incontro televisivo con i protagonisti della vicenda. Il Maresciallo fu come al solito gentilissimo, ma si era trasferito al nord e mi parlò di alcune vicende giudiziarie che avevano interessato i volontari protagonisti delle missioni sul “Velella” e che sconsigliavano un approfondimento su quel caso. Tali risvolti giudiziari, che peraltro mi risultano completamente superati senza conseguenze sui protagonisti, scaturirono dalla considerazione che il “Velella” fosse un “bene storico e culturale”, e che pertanto nessuno, senza autorizzazione potesse in qualche modo “profanarlo”… Al di là di come sia davvero andata, credo che, ancora una volta, il mancato recupero del “Velella” abbia “profanato” invece solo il diritto ad una tomba di eroi nazionali e l’immagine dell’Italia come paese civile. Non conosco bene i termini di quella vicenda giudiziaria e nemmeno voglio entrarci, so solo però che proprio da quando tutto poteva passare alla fase di recupero, non so come e non so perché, il “caso Velella” si è di nuovo “affossato” in una strana coltre di oblio ed è come se anche il “Velella” fosse stato ancor più affossato sui fondali del mare.
 Tecnicamente non è affatto arduo, né particolarmente costoso, il recupero del “Velella”, me lo hanno riferito tutti gli esperti che all’epoca contattammo. Un semplice intervento della Marina Militare potrebbe facilmente riportare in luce il relitto, un pezzo della nostra storia, e ridare una tomba agli eroi che perirono in mare per una tragica fatalità, o comunque per un inspiegabile caso. Questioni di opportunità politica o di interessi di varia natura hanno reso celere e fattibile il recupero di relitti di ogni sorta in condizioni sicuramente molto più proibitive . Rispetto al nostro caso, però, chi dovrebbe procedere, si rifugia ancora nella comoda vecchia tradizione che vuole nel mare la tomba del marinaio ed oggi, anche l’A.N.M.I. sembra stranamente essersi arresa, scottata dalla “museruola” di vicende giudiziarie.
 Ora, concludendo il racconto di una storia nascosta nel silenzio degli abissi col titolo di una guerra già persa, mi chiedo e vi chiedo se in un paese che vuol essere chiamato civile come l’Italia, sia troppo pretendere che solo una piccolissima parte delle cospicue e folli spese che il nostro governo effettua per armi da guerra e da uccisione, possa essere investita per recuperare il decoro, la dignità e l’onore dei nostri caduti … Per quanto tempo dobbiamo sentirci ancora raccontare questa comoda storiella del mare come tomba dei marinai ?
 Vent’anni fa, dopo aver ascoltato un meraviglioso concerto di musica sull’acqua (che belle cose si organizzavano da quelle parti…) feci un bagno al largo dell’isoletta di Licosa, e ricordo il fastidio che provai al pensiero che stessi nuotando sopra un’enorme bara d’acciaio. Senza retorica, sembrava di ascoltare dagli abissi le voci di quei poveri eroi in cerca di un sepolcro.
 Oggi, rispetto alle prime volte che ci occupammo del problema vi è un fattore “tempo” che rende più problematico il recupero. Infatti vi è il salto di un’altra generazione, e i figli di quei poveri marinai iniziano a non essere più in vita, e magari c’è chi spera che al trascorrere del tempo la memoria emozionale si affievolisca. Ai figli dei figli potrebbe non interessare con lo stesso vincolo d’affetto il recupero del corpo di un nonno di cui ha solo sentito parlare. Diverso è ciò che prova un figlio orfano rispetto ad un padre caduto in una guerra che ha vissuto a distanza.
 Ma noi confidiamo in altri fattori che però stavolta remano a favore:
 1) Esiste una memoria storica della coscienza comune che cresce e può indignarsi proprio col passare del tempo;
 2) Oggi, al contrario di ieri, sappiamo che Il “Velella” è un relitto perfettamente identificato e che si trova a soli 137 metri sul fondo sabbioso del mare ed è recuperabile senza troppe difficoltà, potendo diventare un monumento che tutti i marinai vorrebbero vedere eretto;
 3) L’Italia, guarda un po’…, si fregia di essere all’avanguardia, insieme agli Stati Uniti, proprio nelle operazioni di recupero dei sommergibili e la Marina Militare dispone, fra l’altro della nave “Anteo” attrezzata proprio a questo scopo anche per recuperi sino a 300 metri di profondità.
 4) La nuova era mediatica può agire soprattutto sul web in maniera straordinariamente prorompente e diversa rispetto a quindici- venti anni orsono ed anche alcune trasmissioni televisive riescono oggi ad avere un effetto immediato sostanziale di tipo mediatico che, se ben costruito, non credo possa essere più arginato dalla “favoletta” del mare come tomba dei marinai. Tante volte certe inchieste sono state risolte dalla televisione e non da chi doveva provvedere.
 5) Le tecniche scientifiche attuali permetterebbero un’identificazione sicura dei corpi recuperati e questo, quindici-venti anni orsono, non poteva avvenire con certezza.
 I diritti personali degli individui, non vengono meno istantaneanente con l’evento morte. La giurisprudenza ha ricostruito una capacità giuridica del defunto che dura al di là della vita, le norme a tutela del cadavere, il diritto alla tomba, la tutela dell’onore dei defunti, sono da considerarsi norme protettive della personalità e non di una cosa materiale. Un giusto sepolcro ai corpi ed un monumento ai caduti (realizzato magari, come qualcuno ha proposto, proprio col relitto recuperato), sono il minimo riconoscimento che la coscienza comune possa attribuire alle eroiche gesta di marinai che hanno dato la vita in onore della patria, fra l’altro in maniera beffarda, a guerra già conclusa. Cinquantuno corpi sono stati dimenticati nel profondo del mare ed attendono una degna sepoltura, intanto l’unica cosa che ha avuto sepoltura è l’intero caso … e non si vuole riportarlo in luce.
 Oggi, dismettendo anche vesti giornalistiche, ma da comune cittadino che ama il paese in cui vive, con questa storia sbiadita, volutamente sbiadita, vorrei, nell’era di facebook, fare un ulteriore difficile ma non impossibile tentativo, quello di riunire il cuore della gente e di tentare una propalazione ad oltranza di questo sentimento espresso, di questa piccola testimonianza che, attraverso un “tam-tam” può essere in grado di crescere in modo esponenziale e smuovere le coscienze ed interessare le teste più “pesanti”, quelle “sorde”, al fine di ricondurre in pace le grida che echeggiano da settant’anni dal profondo dei mari.
 Per questo chiedo a tutti gli amici del web di avviare una vera e propria petizione mediatica, condividendo il più possibile questo scritto, facendolo proprio, commentandolo e divulgandolo e di inviare per quanto possibile ciascuno un vostro messaggio a piacere, come io ho fatto, sulla pagina facebook denominata “Marina Militare” e/o all’indirizzo e-mail ufficiostorico@marina.difesa.it che potrebbe semplicemente essere questo : <> Chiedo inoltre ad ognuno di inviare un messaggio anche sulla pagina facebook della trasmissione RAI “Chi l’ha visto ?” (cui ho già mandato il presente scritto) e/o sull’indirizzo e-mail della stessa 8262@rai.it che potrebbe avere il seguente tenore : <> . Magari, se vi va, amici del web, e sposate anche voi questa causa, datemi un cenno di ciò che fate. In ogni caso vi sarò grato se in qualsiasi modo mi aiutate ad ottenere un effetto mediatico sulla vicenda e ad acquisire informazioni su eredi e testimoni. Io possiedo vari recapiti di alcuni dei protagonisti della vicenda ed un elenco dettagliato con tutti i nomi, le date ed i luoghi di nascita e gli indirizzi di residenza dell’epoca di ogni caduto. Chi vuole notizie precise su tali dati può richiedermele tramite facebook. Per privacy ometto gli indirizzi, ma l’elenco con nomi, provenienza e classe li allego alla presente per renderlo utile alla causa.
 in ogni caso grazie a tutti
Ecco i caduti del sommergibile “Velella”, sono di provenienza varia e rappresentano l’italia intera:
T. V. PATANE’ Mario di Acireale (CT) – classe 1914 – Comandante Ten. G. N. SERRATI Pietro di Genova – c. 1919 S. Ten. G. N. BANDINI Eldebrando di Imola (BO) c. 1924 G. M. VITTORI Roberto di Fiume c. 1921 Asp. G. M. BAZZANI Enzo di Marina di Carrara (MS) Asp. G. M. NOVELLINI Raffaele di Recco (GE) c. 1923 2° C. Nocch. GIACALONE Antonio di Marzara del Vallo (TP) data di nascita ignota. Sgt. Nocch. SEVERINI Angelo di Cadelbosco di Sotto (RE) c. 1923 Nocch. SESTO Giuseppe di Scoglitti (RG) c. 1922 Nocch. TRAPANI Salvatore di Pozzallo (RG) c. 1922 Nocch. PAGNONI Anacleto di Gallignano (CR) c. 1919 Nocch. PULMISI o FULMISI Cristoforo di Lagosta (Zara) c. 1923 Nocch. PETRI Roberto di Pescara c. 1920 Sgt. Segn. CARUSO Giuseppe di Avola (SR) c. 1922 2° C. R. T. SORRENTINO Giorgio di Pianura (NA) c. 1918. S. C. R. T. ZAMBRINI Gianni di Mortara (PV) c. 1920 S. C. R. T. PIRODDI Orlando di Ilbono (NU) c. 1923 R. T. Idr VESPCCI Aldo di Savigno (BO) c. 1921 Stg. Cann. CHIAVEGATO Giovanni di Villafontana (VR) c. 1920 Cann. ANTONINI Achille di Maniago (Pordenone) c. 1922 Cann. P. M. D’ASTA Giovanni di Palermo c. 1922 Cann. P. M. RIZZA Antonio di Meolo (VE) c. 1921 Cann. O. INGRASSIA Salvatore di Palermo c. 1921 Capo El. 2. a SESSA Andrea di Sant’Anastasia (NA) c. 1910 Sgt. El. RENZONI Carmelo di Fano (PS) c. 1919 Sgt. El. SPINA Aldo di Ancona c. 1917 S. C. El. CIONI Loris di Colle Val d’Elsa (SI) c. 1922 El. CAIELLI Carlo di Milano c. 1921 El. LEONCINI Smilace di Capo Ligure (GE) c. 1921 El. PARDETTI Ugo di Castel Ritaldi (PE) c. 1924 El. CAZZORLA Saverio di Monopoli (BA) c. 1921. Capo Sil. 3. a ALUNNI Giuseppe di Nettunia Porto (Roma) c. 1912 2° C. Sil. CAMPITO Giovanni di Sessa Aurunca (CE) c. 1917 S. C. Sil. Maffei Armando di Roccabascerana (AV) c. 1920 Sil. BIONDINI Giuseppe di Crema (CR) c. 1921 Sil. CILIO Renzo di Siracusa c. 1922 Sil. SIRUGO Giuseppe di Avola (SR) c. 1924 Sil. SPISANI Doroteo di Bologna c. 1922 Sil. PIZZI Pietro di Bologna c. 1922 Sil. CERRETO Francesco di Cuorgnè (TO) c. 1922 2° C. Nocch. FELEPPA Eudecchio di S. Leucio del Sannio (BN) c. 1912 Stg. Nocch. CASTELLANO Vittorio di Montesilvano (Pescara) c. 1916 Nocch. LEONI Marino di Brindisi c. 1914 Nocch. FACCHINETTI Ermenegildo di Gorlago (BG) c. 1920 Nocch. VENUTI Luigi di Trapani c. 1921 Nocch. MANCINI Ferdinando di Roma c. 1922 Nocch. FURLAN Duilio di Fogliano (GO) c. 1922. Sgt. Segn. SIMONETTI Eolo di Crema (CR) c. 1922 2° C. R. T. FABRIS Aurelio di Caronno Varesino (VA) c. 1923 S. C. R. T. MENNIN Luigi di Venezia c. 1914 S. C. R. T. FESTA Saverio di Reggio Calabria c. 1919
 Quelli del “Velella” furono gli ultimi caduti dei 23. 640 che la Marina ha perso prima dell’armistizio e forse proprio per questo sono stati dimenticati !
 P.S. A titolo di mera informazione integrativa e fermo restando che su internet trovate molti documenti su questo caso, vi lascio tre indirizzi web su cui potrete trovare qualche interessante e curioso documento :
 1 l’indirizzo che vi porta su youtube ad uno strano spezzone della citata trasmissione “Parliamoci chiaro” da me condotta il 15.05.1998 con L’intervento di un giovanissimo Gigi D’Alessio:

 2) l’indirizzo che vi porta su youtube alle riprese subacquee del “Velella” realizzate nel 2003:
www.youtube.com/watch?v=u2LILZy3K7c
 3) l’indirizzo che vi porta alla versione web del libro “Il Velella” di Angelo Raffaele Amato:
www.calameo.com/books/00001888744b04be40

 

 

 

 

 

Amarcord Tele Salerno Uno
di Giovanni Farzati

Quell'inchiesta giornalistica a Salerno sul finire del vecchio millennio. Giacomo Giuliano, giornalista, sul finire degli anni 90 si occupò a Telesalerno Uno del sommergibile Velella, una questione inestricabile della nostra storia militare.
 
 Al largo di una meravigliosa vergine terra cilentana, Punta Licosa, giace a poco più di cento metri di profondità, un sommergibile che dovrebbe ancora contenere all’interno, oltre a qualche segreto di guerra, cinquantuno corpi umani di cui si conosce nome, cognome e provenienza.
 Il 7 settembre 1943, veniva infatti affondato il sommergibile italiano “Velella” dal sommergibile britannico “Shakespeare”. Quel giorno il “Velella” fu fatto spostare dal porto di Napoli al Golfo di Salerno dall'ammiraglio Raffaele De Courten, ministro della Marina del governo Badoglio, e ciò per contrastare l'imminente sbarco degli anglo-americani, pur essendo già stato firmato l’armistizio con gli anglo-amercani a Cassibile il 3 settembre (armistizio poi proclamato ufficialmente solo l’8 settembre 1943). E’ davvero strano che fu mandato un sommergibile contro quelli che sarebbero diventati alleati. Come e perché quel sommergibile fu affondato, nonostante la guerra si fosse ormai chiusa, rimane un mistero.
                                                                             
Giacomo Giuliano –
Oltre settant’anni dopo quel tragico e misterioso evento , il “Velella”, con il suo equipaggio probabilmente ancora a bordo, non è stato ancora recuperato. Diciamo che sino ad un certo punto si voleva e si poteva considerare il relitto ancora disperso e, dunque, si poteva capire perché le ricerche fossero considerate piuttosto aleatorie dalla Marina Militare. Tuttavia, in una memorabile puntata di “Parliamoci chiaro”, talk-show di Tele Salerno Uno curato e condotto dal sottoscritto insieme a Guido Carione e Cinzia Malzone, riuscimmo a mettere insieme molti pezzi di un puzzle inestricabile. Contattammo telefonicamente superstiti del sottomarino, invitammo in trasmissione figli di dispersi, professionisti esperti in tecniche subacquee, l’ostinato presidente della locale sezione dell’associazione Marinai d’Italia M.llo Carlo Mileo, che poi risulterà decisivo in alcune operazioni successive, e poi l’associazione pescatori, il comune di Castellabate e tante altre autorità che potevano aiutarci. Proprio grazie ad alcune testimonianze emerse nel corso di quella trasmissione, soprattutto con la collaborazione dei pescatori e dell’Associazione Marinai d’Italia, capimmo e dimostrammo che il Velella si trovava in un punto ben identificabile antistante il mare del comune di Castellabate. Nel libro inchiesta “Il Velella”, di cui scrissi la prefazione, lo scrittore Angelo Raffaele Amato testualmente riporta: “Le testimonianze raccolte durante il programma di Tele Salerno Uno “Parliamoci chiaro” andato in onda il 15/5/98, attestarono con quanta trepidazione, nonostante il lungo tempo trascorso da quel fatidico sette settembre ’43, sia i familiari delle vittime sia i reduci del “Velella” attendevano il recupero del sommergibile per dare degna sepoltura ai poveri resti del suo equipaggio. L’Avvocato Agostino Feleppa, figlio del Capo motorista Eudecchio, ospite della trasmissione, ci racconta: “ Non ho mai saputo il punto esatto dove giace il “Velella”, ora però in base alle testimonianze che stanno venendo fuori, devo dare atto che per la prima volta si è posto un punto fermo e penso che sia veramente l’inizio perché si possa realizzare qualcosa di concreto”. Presenti alla trasmissione, oltre al Presidente dell’A. N. M. I. Carlo Mileo, il Comandante Leonardo Fusco, il Sottoufficiale Gerardo Caiazza e il Cantante Gigi D’Alessio. Il recupero del “Velella” sembrava fattibile perché la suddetta trasmissione smosse gli animi e fece sì che esperti in recuperi di fama mondiale come l’ing. Nino Buttazzoni, contattato dal Comandante Fusco, abbracciasse la nobile causa. In seguito a quella trasmissione fu presentata, altresì, un’interrogazione parlamentare, nella seduta numero 841 del 19 gennaio 2001, in essa si riferì, preliminarmente, dell’encomiabile attività dell’associazione nazionale marinai di Castellabate e dell’individuazione del relitto da parte della stessa nel luglio del 1999, in collaborazione con un Nucleo Sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Napoli”,
C’è da dire anche che, dopo una petizione popolare ed una delibera Consiliare del Comune di Castellabate, Il Ministero della Difesa aveva già ufficialmente risposto con una lettera nella quale si dichiarava di non poter aderire alle iniziative per il recupero del “Velella” poiché il più degno ed inviolabile dei sacrari per coloro che hanno donato la vita alla Patria è il mare, comparando poi il recupero del “Velella” a quello di tanti altri relitti delle guerre mondiali egualmente recuperabili. Insomma, dallo Stato Italiano è come se si fosse voluto considerare un relitto identificato, con corpi umani a bordo, e facilmente recuperabile, alla stessa stregua di rottami di guerra dispersi nel mare.
 Tuttavia, nonostante le resistenze della Marina Militare, le forze e quegli intenti che erano fermentati durante quei contesti televisivi si condensarono nelle fattive energie di uno dei più ostinati fra gli ospiti di quella trasmissione, il M.llo Carlo Mileo.
 Il 13 maggio del 2003 nelle acque del Golfo di Salerno, ad una profondità di 137 metri, fu così ufficialmente localizzato e ripreso il relitto del Sommergibile Italiano Velella dall'A.N.M.I. (Associazione Nazionale Marinai d'Italia) – Gruppo di S. Maria di Castellabate – (che da tempo ben sapeva dove si trovasse il relitto) in collaborazione con Rizia Ortolani, subacquea tecnica, appassionata ricercatrice di relitti inesplorati e Capo Spedizione di quella che fu denominata la "Missione Velella", e la CO.L.MAR. di La Spezia dell'Ing. Barbagelata che, con i sofisticati strumenti impiegati e l'approfondito studio sui dati ottenuti, ha fornito l'esatta posizione del relitto. Proprio per seguire ogni procedura corretta, una nota con l’esatta identificazione del sommergibile fu inviata dalla sig.ra Rizia Ortolani, in rappresentanza dell'A.N.M.I. sezione Castellabate, con Raccomandata del 12 agosto 2003 (ed allegata una relazione di esatta localizzazione delle coordinate redatta dalla soc. Co.L.Mar. e filmati preziosissimi che ne hanno permesso l’identificazione) allo Stato Maggiore, Ufficio Storico Marina Militare. Il Velella si trovava a 8,9 miglia da punta Licosa ed a 137 metri di profondità.
 Accolsi quella notizia con profonda commozione e sembrava dunque che quella che era stata definita la “missione Velella”, potesse finalmente passare alla fase successiva di recupero del relitto e soprattutto dei corpi in esso contenuti.
 Proprio in quel periodo mi sono casualmente distanziato da quelle vicende, per occuparmi d’altro in contesti lavorativi completamente diversi. Seppi anche che nel 2006 si era costituito un comitato nazionale per il recupero del sommergibile alla vigilia della Giornata in memoria dei marinai del “Velella”. Nel 2009, però, incuriosito dal fatto che ancora nulla si facesse per quel recupero, chiamai sul cellulare il Maresciallo Mileo, deciso a sollecitare, stavolta con gli amici giornalisti di Telecolore, un nuovo incontro televisivo con i protagonisti della vicenda. Il Maresciallo fu come al solito gentilissimo, ma si era trasferito al nord e mi parlò di alcune vicende giudiziarie che avevano interessato i volontari protagonisti delle missioni sul “Velella” e che sconsigliavano un approfondimento su quel caso. Tali risvolti giudiziari, che peraltro mi risultano completamente superati senza conseguenze sui protagonisti, scaturirono dalla considerazione che il “Velella” fosse un “bene storico e culturale”, e che pertanto nessuno, senza autorizzazione potesse in qualche modo “profanarlo”… Al di là di come sia davvero andata, credo che, ancora una volta, il mancato recupero del “Velella” abbia “profanato” invece solo il diritto ad una tomba di eroi nazionali e l’immagine dell’Italia come paese civile. Non conosco bene i termini di quella vicenda giudiziaria e nemmeno voglio entrarci, so solo però che proprio da quando tutto poteva passare alla fase di recupero, non so come e non so perché, il “caso Velella” si è di nuovo “affossato” in una strana coltre di oblio ed è come se anche il “Velella” fosse stato ancor più affossato sui fondali del mare.
 Tecnicamente non è affatto arduo, né particolarmente costoso, il recupero del “Velella”, me lo hanno riferito tutti gli esperti che all’epoca contattammo. Un semplice intervento della Marina Militare potrebbe facilmente riportare in luce il relitto, un pezzo della nostra storia, e ridare una tomba agli eroi che perirono in mare per una tragica fatalità, o comunque per un inspiegabile caso. Questioni di opportunità politica o di interessi di varia natura hanno reso celere e fattibile il recupero di relitti di ogni sorta in condizioni sicuramente molto più proibitive . Rispetto al nostro caso, però, chi dovrebbe procedere, si rifugia ancora nella comoda vecchia tradizione che vuole nel mare la tomba del marinaio ed oggi, anche l’A.N.M.I. sembra stranamente essersi arresa, scottata dalla “museruola” di vicende giudiziarie.
 Ora, concludendo il racconto di una storia nascosta nel silenzio degli abissi col titolo di una guerra già persa, mi chiedo e vi chiedo se in un paese che vuol essere chiamato civile come l’Italia, sia troppo pretendere che solo una piccolissima parte delle cospicue e folli spese che il nostro governo effettua per armi da guerra e da uccisione, possa essere investita per recuperare il decoro, la dignità e l’onore dei nostri caduti … Per quanto tempo dobbiamo sentirci ancora raccontare questa comoda storiella del mare come tomba dei marinai ?
 Vent’anni fa, dopo aver ascoltato un meraviglioso concerto di musica sull’acqua (che belle cose si organizzavano da quelle parti…) feci un bagno al largo dell’isoletta di Licosa, e ricordo il fastidio che provai al pensiero che stessi nuotando sopra un’enorme bara d’acciaio. Senza retorica, sembrava di ascoltare dagli abissi le voci di quei poveri eroi in cerca di un sepolcro.
 Oggi, rispetto alle prime volte che ci occupammo del problema vi è un fattore “tempo” che rende più problematico il recupero. Infatti vi è il salto di un’altra generazione, e i figli di quei poveri marinai iniziano a non essere più in vita, e magari c’è chi spera che al trascorrere del tempo la memoria emozionale si affievolisca. Ai figli dei figli potrebbe non interessare con lo stesso vincolo d’affetto il recupero del corpo di un nonno di cui ha solo sentito parlare. Diverso è ciò che prova un figlio orfano rispetto ad un padre caduto in una guerra che ha vissuto a distanza.
 Ma noi confidiamo in altri fattori che però stavolta remano a favore:
 1) Esiste una memoria storica della coscienza comune che cresce e può indignarsi proprio col passare del tempo;
 2) Oggi, al contrario di ieri, sappiamo che Il “Velella” è un relitto perfettamente identificato e che si trova a soli 137 metri sul fondo sabbioso del mare ed è recuperabile senza troppe difficoltà, potendo diventare un monumento che tutti i marinai vorrebbero vedere eretto;
 3) L'Italia, guarda un po’…, si fregia di essere all'avanguardia, insieme agli Stati Uniti, proprio nelle operazioni di recupero dei sommergibili e la Marina Militare dispone, fra l’altro della nave "Anteo" attrezzata proprio a questo scopo anche per recuperi sino a 300 metri di profondità.
 4) La nuova era mediatica può agire soprattutto sul web in maniera straordinariamente prorompente e diversa rispetto a quindici- venti anni orsono ed anche alcune trasmissioni televisive riescono oggi ad avere un effetto immediato sostanziale di tipo mediatico che, se ben costruito, non credo possa essere più arginato dalla “favoletta” del mare come tomba dei marinai. Tante volte certe inchieste sono state risolte dalla televisione e non da chi doveva provvedere.
 5) Le tecniche scientifiche attuali permetterebbero un’identificazione sicura dei corpi recuperati e questo, quindici-venti anni orsono, non poteva avvenire con certezza.
 I diritti personali degli individui, non vengono meno istantaneanente con l’evento morte. La giurisprudenza ha ricostruito una capacità giuridica del defunto che dura al di là della vita, le norme a tutela del cadavere, il diritto alla tomba, la tutela dell’onore dei defunti, sono da considerarsi norme protettive della personalità e non di una cosa materiale. Un giusto sepolcro ai corpi ed un monumento ai caduti (realizzato magari, come qualcuno ha proposto, proprio col relitto recuperato), sono il minimo riconoscimento che la coscienza comune possa attribuire alle eroiche gesta di marinai che hanno dato la vita in onore della patria, fra l’altro in maniera beffarda, a guerra già conclusa. Cinquantuno corpi sono stati dimenticati nel profondo del mare ed attendono una degna sepoltura, intanto l’unica cosa che ha avuto sepoltura è l’intero caso … e non si vuole riportarlo in luce.
 Oggi, dismettendo anche vesti giornalistiche, ma da comune cittadino che ama il paese in cui vive, con questa storia sbiadita, volutamente sbiadita, vorrei, nell’era di facebook, fare un ulteriore difficile ma non impossibile tentativo, quello di riunire il cuore della gente e di tentare una propalazione ad oltranza di questo sentimento espresso, di questa piccola testimonianza che, attraverso un “tam-tam” può essere in grado di crescere in modo esponenziale e smuovere le coscienze ed interessare le teste più “pesanti”, quelle “sorde”, al fine di ricondurre in pace le grida che echeggiano da settant’anni dal profondo dei mari.
 Per questo chiedo a tutti gli amici del web di avviare una vera e propria petizione mediatica, condividendo il più possibile questo scritto, facendolo proprio, commentandolo e divulgandolo e di inviare per quanto possibile ciascuno un vostro messaggio a piacere, come io ho fatto, sulla pagina facebook denominata “Marina Militare” e/o all’indirizzo e-mail ufficiostorico@marina.difesa.it che potrebbe semplicemente essere questo : <> Chiedo inoltre ad ognuno di inviare un messaggio anche sulla pagina facebook della trasmissione RAI “Chi l’ha visto ?” (cui ho già mandato il presente scritto) e/o sull’indirizzo e-mail della stessa 8262@rai.it che potrebbe avere il seguente tenore : <> . Magari, se vi va, amici del web, e sposate anche voi questa causa, datemi un cenno di ciò che fate. In ogni caso vi sarò grato se in qualsiasi modo mi aiutate ad ottenere un effetto mediatico sulla vicenda e ad acquisire informazioni su eredi e testimoni. Io possiedo vari recapiti di alcuni dei protagonisti della vicenda ed un elenco dettagliato con tutti i nomi, le date ed i luoghi di nascita e gli indirizzi di residenza dell’epoca di ogni caduto. Chi vuole notizie precise su tali dati può richiedermele tramite facebook. Per privacy ometto gli indirizzi, ma l’elenco con nomi, provenienza e classe li allego alla presente per renderlo utile alla causa.
 in ogni caso grazie a tutti
Ecco i caduti del sommergibile “Velella”, sono di provenienza varia e rappresentano l’italia intera:
T. V. PATANE’ Mario di Acireale (CT) – classe 1914 – Comandante Ten. G. N. SERRATI Pietro di Genova – c. 1919 S. Ten. G. N. BANDINI Eldebrando di Imola (BO) c. 1924 G. M. VITTORI Roberto di Fiume c. 1921 Asp. G. M. BAZZANI Enzo di Marina di Carrara (MS) Asp. G. M. NOVELLINI Raffaele di Recco (GE) c. 1923 2° C. Nocch. GIACALONE Antonio di Marzara del Vallo (TP) data di nascita ignota. Sgt. Nocch. SEVERINI Angelo di Cadelbosco di Sotto (RE) c. 1923 Nocch. SESTO Giuseppe di Scoglitti (RG) c. 1922 Nocch. TRAPANI Salvatore di Pozzallo (RG) c. 1922 Nocch. PAGNONI Anacleto di Gallignano (CR) c. 1919 Nocch. PULMISI o FULMISI Cristoforo di Lagosta (Zara) c. 1923 Nocch. PETRI Roberto di Pescara c. 1920 Sgt. Segn. CARUSO Giuseppe di Avola (SR) c. 1922 2° C. R. T. SORRENTINO Giorgio di Pianura (NA) c. 1918. S. C. R. T. ZAMBRINI Gianni di Mortara (PV) c. 1920 S. C. R. T. PIRODDI Orlando di Ilbono (NU) c. 1923 R. T. Idr VESPCCI Aldo di Savigno (BO) c. 1921 Stg. Cann. CHIAVEGATO Giovanni di Villafontana (VR) c. 1920 Cann. ANTONINI Achille di Maniago (Pordenone) c. 1922 Cann. P. M. D’ASTA Giovanni di Palermo c. 1922 Cann. P. M. RIZZA Antonio di Meolo (VE) c. 1921 Cann. O. INGRASSIA Salvatore di Palermo c. 1921 Capo El. 2. a SESSA Andrea di Sant’Anastasia (NA) c. 1910 Sgt. El. RENZONI Carmelo di Fano (PS) c. 1919 Sgt. El. SPINA Aldo di Ancona c. 1917 S. C. El. CIONI Loris di Colle Val d’Elsa (SI) c. 1922 El. CAIELLI Carlo di Milano c. 1921 El. LEONCINI Smilace di Capo Ligure (GE) c. 1921 El. PARDETTI Ugo di Castel Ritaldi (PE) c. 1924 El. CAZZORLA Saverio di Monopoli (BA) c. 1921. Capo Sil. 3. a ALUNNI Giuseppe di Nettunia Porto (Roma) c. 1912 2° C. Sil. CAMPITO Giovanni di Sessa Aurunca (CE) c. 1917 S. C. Sil. Maffei Armando di Roccabascerana (AV) c. 1920 Sil. BIONDINI Giuseppe di Crema (CR) c. 1921 Sil. CILIO Renzo di Siracusa c. 1922 Sil. SIRUGO Giuseppe di Avola (SR) c. 1924 Sil. SPISANI Doroteo di Bologna c. 1922 Sil. PIZZI Pietro di Bologna c. 1922 Sil. CERRETO Francesco di Cuorgnè (TO) c. 1922 2° C. Nocch. FELEPPA Eudecchio di S. Leucio del Sannio (BN) c. 1912 Stg. Nocch. CASTELLANO Vittorio di Montesilvano (Pescara) c. 1916 Nocch. LEONI Marino di Brindisi c. 1914 Nocch. FACCHINETTI Ermenegildo di Gorlago (BG) c. 1920 Nocch. VENUTI Luigi di Trapani c. 1921 Nocch. MANCINI Ferdinando di Roma c. 1922 Nocch. FURLAN Duilio di Fogliano (GO) c. 1922. Sgt. Segn. SIMONETTI Eolo di Crema (CR) c. 1922 2° C. R. T. FABRIS Aurelio di Caronno Varesino (VA) c. 1923 S. C. R. T. MENNIN Luigi di Venezia c. 1914 S. C. R. T. FESTA Saverio di Reggio Calabria c. 1919
 Quelli del “Velella” furono gli ultimi caduti dei 23. 640 che la Marina ha perso prima dell’armistizio e forse proprio per questo sono stati dimenticati !
 P.S. A titolo di mera informazione integrativa e fermo restando che su internet trovate molti documenti su questo caso, vi lascio tre indirizzi web su cui potrete trovare qualche interessante e curioso documento :
 1 l’indirizzo che vi porta su youtube ad uno strano spezzone della citata trasmissione “Parliamoci chiaro” da me condotta il 15.05.1998 con L’intervento di un giovanissimo Gigi D’Alessio:
http://www.youtube.com/watch?v=hU_xp63zVX8
 2) l’indirizzo che vi porta su youtube alle riprese subacquee del “Velella” realizzate nel 2003:
www.youtube.com/watch?v=u2LILZy3K7c
 3) l’indirizzo che vi porta alla versione web del libro “Il Velella” di Angelo Raffaele Amato:
www.calameo.com/books/00001888744b04be40