Napoli. Senzatetto al pronto soccorso del Cardarelli. Si fingono malati per avere un letto

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Napoli. Ricovero Cardarelli. Un senzatetto, che si aggirava già da tempo nella cittadella ospedaliera, l’altro giorno è andato in escandescenze ed è piombato in una stanza della direzione sanitaria. Nell’improvviso scatto d’ira il cinquantenne ha rotto una scrivania, ha danneggiato altri suppellettili e ha tentato di incendiare alcune carte. Bloccato dalle guardie giurate, è stato poi immobilizzato dai carabinieri fino all’arrivo di un’ambulanza e della squadra del 118 chiamata a valutare l’opportunità di attivare un trattamento sanitario obbligatorio. «Già due mesi fa l’uomo era stato allontanato dai vigilanti perché aveva manifestato certe intemperanze» dice il direttore sanitario, Franco Paradiso, che aggiunge: «Ci auguriamo che il clochard possa ora trovare una sistemazione migliore e non creare ulteriori problemi in ospedale». È una costante per il Cardarelli: almeno sei homeless, donne e uomini dai 30 ai 60 anni, italiani e stranieri, anche ben vestiti e di cui si racconta quasi come una leggenda un passato normale, con un lavoro ad esempio nelle forze dell’ordine, afflitti dalla disperazione si notano vagare nella struttura di giorno, ma soprattutto di notte. «Nonostante le numerose segnalazioni fatte alle autorità competenti e qualche intervento promosso per affrontare la situazione» ricorda Paradiso. Quello registrato l’altro giorno non è neppure il primo tentativo di incendio, con analoghe modalità, registrato nella stessa palazzina contrassegnata dalla lettera F che ospita diversi uffici e servizi, tra questi direzione sanitaria e infermieristica, odontostomatologia, neurofisiopatologia, epidemiologia clinica e il secondo reparto di osservazione breve. Il 13 dicembre scorso andarono a fuoco alcuni cartoni: una guardia giurata, raggiunto l’ultimo piano del padiglione, spense le fiamme con un estintore e sul posto arrivò la polizia per eseguire i rilievi. «È un fatto che diversi senzatetto cercano riparo nel Cardarelli, soprattutto quando fa freddo» la spiegazione data da Paradiso, già in quelle circostanze, per chiarire la causa del misterioso rogo, ma anche per sollecitare più attenzione al fenomeno legato al disagio sociale e già portato all’attenzione dei vertici di istituzioni proprio dai dirigenti ospedalieri. La prima segnalazione al prefetto è datata 29 gennaio 2013. A seguire un documento dell’Asl indirizzato al Comune per avvisare del caso i servizi sociali e, il 23 marzo, una lettera è stata indirizzata al questore, al prefetto e al procuratore capo. L’oggetto: «Soggetti senza fissa dimora – violazioni – problemi di ordine pubblico, di igiene e di sicurezza». Una nota del 12 aprile scorso è invece stata inviata dalla prefettura al Cardarelli, cui sono seguiti diversi interventi organizzati in sinergia anche con i servizi sociali del comune di Napoli. Ma i sindacalisti dell’ospedale hanno segnalato anche un altro fenomeno: alcuni senzatetto tentano di ricoverarsi, tramite il pronto soccorso, in un qualunque reparto, pur di avere almeno un letto. «Risultano ripetuti accessi a distanza ravvicinata. E il fenomeno risale nel tempo: due ricoveri, ad esempio, a nome di uno stesso senzatetto, sono stati registrati ad aprile 2012, in pneumologia e in medicina, un altro a gennaio e, tra novembre e dicembre, un ricovero in medicina e, prima ancora, nel 2011 in astanteria e in dermatologia» riepiloga Salvatore Siesto, della Cgil. Non solo: «Una coppia di clochard più volte è stata protagonista di atti osceni nel pronto soccorso» interviene Paradiso. Diverse storie al limite si raccontano in corsia: «Come il bucato nei bagni e i panni stesi da un padiglione e causa di tensione, già in passato, tra i clochard e il personale» ricorda Siesto, che aggiunge: «Un’altra donna, senza casa, è rimasta per mesi in ospedale ed è andata via solo quando è morta». (Maria Pirro – Il Mattino)

Napoli. Ricovero Cardarelli. Un senzatetto, che si aggirava già da tempo nella cittadella ospedaliera, l’altro giorno è andato in escandescenze ed è piombato in una stanza della direzione sanitaria. Nell’improvviso scatto d'ira il cinquantenne ha rotto una scrivania, ha danneggiato altri suppellettili e ha tentato di incendiare alcune carte. Bloccato dalle guardie giurate, è stato poi immobilizzato dai carabinieri fino all’arrivo di un’ambulanza e della squadra del 118 chiamata a valutare l’opportunità di attivare un trattamento sanitario obbligatorio. «Già due mesi fa l'uomo era stato allontanato dai vigilanti perché aveva manifestato certe intemperanze» dice il direttore sanitario, Franco Paradiso, che aggiunge: «Ci auguriamo che il clochard possa ora trovare una sistemazione migliore e non creare ulteriori problemi in ospedale». È una costante per il Cardarelli: almeno sei homeless, donne e uomini dai 30 ai 60 anni, italiani e stranieri, anche ben vestiti e di cui si racconta quasi come una leggenda un passato normale, con un lavoro ad esempio nelle forze dell’ordine, afflitti dalla disperazione si notano vagare nella struttura di giorno, ma soprattutto di notte. «Nonostante le numerose segnalazioni fatte alle autorità competenti e qualche intervento promosso per affrontare la situazione» ricorda Paradiso. Quello registrato l’altro giorno non è neppure il primo tentativo di incendio, con analoghe modalità, registrato nella stessa palazzina contrassegnata dalla lettera F che ospita diversi uffici e servizi, tra questi direzione sanitaria e infermieristica, odontostomatologia, neurofisiopatologia, epidemiologia clinica e il secondo reparto di osservazione breve. Il 13 dicembre scorso andarono a fuoco alcuni cartoni: una guardia giurata, raggiunto l'ultimo piano del padiglione, spense le fiamme con un estintore e sul posto arrivò la polizia per eseguire i rilievi. «È un fatto che diversi senzatetto cercano riparo nel Cardarelli, soprattutto quando fa freddo» la spiegazione data da Paradiso, già in quelle circostanze, per chiarire la causa del misterioso rogo, ma anche per sollecitare più attenzione al fenomeno legato al disagio sociale e già portato all’attenzione dei vertici di istituzioni proprio dai dirigenti ospedalieri. La prima segnalazione al prefetto è datata 29 gennaio 2013. A seguire un documento dell’Asl indirizzato al Comune per avvisare del caso i servizi sociali e, il 23 marzo, una lettera è stata indirizzata al questore, al prefetto e al procuratore capo. L'oggetto: «Soggetti senza fissa dimora – violazioni – problemi di ordine pubblico, di igiene e di sicurezza». Una nota del 12 aprile scorso è invece stata inviata dalla prefettura al Cardarelli, cui sono seguiti diversi interventi organizzati in sinergia anche con i servizi sociali del comune di Napoli. Ma i sindacalisti dell'ospedale hanno segnalato anche un altro fenomeno: alcuni senzatetto tentano di ricoverarsi, tramite il pronto soccorso, in un qualunque reparto, pur di avere almeno un letto. «Risultano ripetuti accessi a distanza ravvicinata. E il fenomeno risale nel tempo: due ricoveri, ad esempio, a nome di uno stesso senzatetto, sono stati registrati ad aprile 2012, in pneumologia e in medicina, un altro a gennaio e, tra novembre e dicembre, un ricovero in medicina e, prima ancora, nel 2011 in astanteria e in dermatologia» riepiloga Salvatore Siesto, della Cgil. Non solo: «Una coppia di clochard più volte è stata protagonista di atti osceni nel pronto soccorso» interviene Paradiso. Diverse storie al limite si raccontano in corsia: «Come il bucato nei bagni e i panni stesi da un padiglione e causa di tensione, già in passato, tra i clochard e il personale» ricorda Siesto, che aggiunge: «Un’altra donna, senza casa, è rimasta per mesi in ospedale ed è andata via solo quando è morta». (Maria Pirro – Il Mattino)