Scarpa rimette la maglia: «E’ stato solo un gesto di sconforto. Salverò il Savoia»

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«Ma no, dai, nessuna minaccia, nessuna intimidazione. E poi quei tifosi li conosco tutti, io sono di Torre Annunziata, orgoglioso di essere originario di qui». Francesco Scarpa è ancora frastornato per un gesto provocato un po’ dal contesto e un po’ dalla rabbia che, tuttavia, è diventato il simbolo di una violenza nel calcio che non esplode tra tifoserie ma anche contro i calciatori. «Diciamo che mi dispiace e chiudiamo qui tutto», ribadisce il capitano. La maglia ultimo simbolo sacro per un calcio votato più che al dio del pallone a quello dei soldi. E quella foto di Scarpa e Del Sorbo che buttano la divisa del Savoia a terra al termine della partita con la Paganese ha fatto il giro d’Italia, rimbalzando dai vertici della Federcalcio agli accertamenti della Procura. La preoccupazione è che quel gesto sia stato dettato da intimidazioni e minacce di qualcuno, tanto che è stata aperta ufficialmente un’indagine. Anche se immaginare di far paura ad un tipo come Ciccio Scarpa, nato anche calcisticamente tra i campetti di Torre e cresciuto nei rettangoli verdi più caldi della Campania, non è proprio facile. Però proprio in Campania l’anno scorso si sono registrati, secondo un rapporto dell’Assocalciatori, il 30% degli episodi di violenza, diretta o indiretta, verso i giocatori. E la tensione sul fronte dell’ordine pubblico a Torre Annunziata non può mai essere abbassata, nemmeno quando si parla di calcio. Dopo un paio di giorni in cui si è isolato dal resto del mondo, però, Francesco Scarpa prova a ricostruire quanto è accaduto domenica alle 14, quando finita la partita con la Paganese si è avvicinato alla curva: «Abbiamo perso e c’erano i tifosi che ci contestavano – racconta – così con Del Sorbo siamo andati a parlare con i nostri supporter. Ma non si capiva nulla, in tanti urlavano di tutto, le parole si sovrapponevano. Minacce? Anche se ci sono state non le ho sentite. I tifosi avevano ragione, ma io ero infuriato con noi stessi, con me stesso. C’era delusione, sconforto. Così mi sono tolto la maglia e l’ho buttata a terra con rabbia ». Un gesto “estremo” per uno che i colori del Savoia li ha incisi sulla pelle, tanto da arrivare a mostrare con orgoglio proprio la divisa torrese anche quando segnava con la maglia della Paganese. «Intimidazioni? Insulti? Ma io quei ragazzi li conosco tutti – continua Scarpa – Sono cresciuto a Torre Annunziata. Solo l’anno scorso sono arrivato a indossare la maglia del Savoia, la mia squadra del cuore. Mi dispiace per quello che ho fatto, non volevo e non dovevo togliermi la maglia». Ridimensionato l’accaduto, almeno nel racconto di chi ha vissuto quei momenti di tensione, resta lo sconforto per una squadra che non riesce a staccarsi dai piani bassi della classifica di Lega Pro. Un risultato che brucia anche di più, vedendo i «cugini-nemici» della Juve Stabia su in alto. «Ma noi sappiamo il valore del Savoia – spiega Scarpa – Capiamo la delusione dei tifosi ma siamo convinti che c’è bisogno di tempo per lavorare e tirarci fuori da questa situazione in classifica. Il campionato è ancora lungo e tutto può succedere. I nostri tifosi per aiutarci in questo momento dovrebbero però stare più tranquilli: sarebbe il modo migliore per essere vicini alla squadra e dimostrare di tenerci per i colori del Savoia». (Fulvio Scarlata – Il Mattino)

«Ma no, dai, nessuna minaccia, nessuna intimidazione. E poi quei tifosi li conosco tutti, io sono di Torre Annunziata, orgoglioso di essere originario di qui». Francesco Scarpa è ancora frastornato per un gesto provocato un po’ dal contesto e un po’ dalla rabbia che, tuttavia, è diventato il simbolo di una violenza nel calcio che non esplode tra tifoserie ma anche contro i calciatori. «Diciamo che mi dispiace e chiudiamo qui tutto», ribadisce il capitano. La maglia ultimo simbolo sacro per un calcio votato più che al dio del pallone a quello dei soldi. E quella foto di Scarpa e Del Sorbo che buttano la divisa del Savoia a terra al termine della partita con la Paganese ha fatto il giro d’Italia, rimbalzando dai vertici della Federcalcio agli accertamenti della Procura. La preoccupazione è che quel gesto sia stato dettato da intimidazioni e minacce di qualcuno, tanto che è stata aperta ufficialmente un’indagine. Anche se immaginare di far paura ad un tipo come Ciccio Scarpa, nato anche calcisticamente tra i campetti di Torre e cresciuto nei rettangoli verdi più caldi della Campania, non è proprio facile. Però proprio in Campania l’anno scorso si sono registrati, secondo un rapporto dell’Assocalciatori, il 30% degli episodi di violenza, diretta o indiretta, verso i giocatori. E la tensione sul fronte dell’ordine pubblico a Torre Annunziata non può mai essere abbassata, nemmeno quando si parla di calcio. Dopo un paio di giorni in cui si è isolato dal resto del mondo, però, Francesco Scarpa prova a ricostruire quanto è accaduto domenica alle 14, quando finita la partita con la Paganese si è avvicinato alla curva: «Abbiamo perso e c’erano i tifosi che ci contestavano – racconta – così con Del Sorbo siamo andati a parlare con i nostri supporter. Ma non si capiva nulla, in tanti urlavano di tutto, le parole si sovrapponevano. Minacce? Anche se ci sono state non le ho sentite. I tifosi avevano ragione, ma io ero infuriato con noi stessi, con me stesso. C’era delusione, sconforto. Così mi sono tolto la maglia e l’ho buttata a terra con rabbia ». Un gesto “estremo” per uno che i colori del Savoia li ha incisi sulla pelle, tanto da arrivare a mostrare con orgoglio proprio la divisa torrese anche quando segnava con la maglia della Paganese. «Intimidazioni? Insulti? Ma io quei ragazzi li conosco tutti – continua Scarpa – Sono cresciuto a Torre Annunziata. Solo l’anno scorso sono arrivato a indossare la maglia del Savoia, la mia squadra del cuore. Mi dispiace per quello che ho fatto, non volevo e non dovevo togliermi la maglia». Ridimensionato l’accaduto, almeno nel racconto di chi ha vissuto quei momenti di tensione, resta lo sconforto per una squadra che non riesce a staccarsi dai piani bassi della classifica di Lega Pro. Un risultato che brucia anche di più, vedendo i «cugini-nemici» della Juve Stabia su in alto. «Ma noi sappiamo il valore del Savoia – spiega Scarpa – Capiamo la delusione dei tifosi ma siamo convinti che c’è bisogno di tempo per lavorare e tirarci fuori da questa situazione in classifica. Il campionato è ancora lungo e tutto può succedere. I nostri tifosi per aiutarci in questo momento dovrebbero però stare più tranquilli: sarebbe il modo migliore per essere vicini alla squadra e dimostrare di tenerci per i colori del Savoia». (Fulvio Scarlata – Il Mattino)