Cercola. Lo show del profeta Samuele. Genero-erede della veggente di Gallinaro, ha fondato un’altra chiesa

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C’è un profeta a Cercola, si chiama Samuele. Ha 42 anni, è un signore con gli occhi azzurri, elegante e carismatico. Raduna ogni domenica, dalle 15 fino a sera, centinaia di persone nel palazzetto dello sport della cittadina vesuviana o in quello vicino di Ponticelli. Con un rito collettivo di quattro ore di preghiere, musica e canti, i suoi fedeli lo proclamano messaggero di Dio. A volte viene promosso a reincarnazione di Gesù. Samuele la domenica compare all’improvviso nel palazzetto stracolmo e preso in fitto fino a dicembre. Mentre tutti pregano da ore, sale di colpo la musica, si accendono i riflettori, si apre una tenda e appare lui, delirio generale. Poi scende il silenzio e arriva la sua voce. Poche frasi, molte pause. La platea lo ascolta a bocca aperta. Loro sono i «Figli della nuova Gerusalemme», della Bibbia leggono soprattutto i passi dell’Apocalisse. Si proclamano cattolici ma sostengono che papa Bergoglio è blasfemo, che i sacramenti hanno lasciato la chiesa, che i sacerdoti sono fuori dalla grazia di Dio, che la messa non ha più alcun valore. Samuele, invece, è la via, la verità, la vita. Intorno a lui si è costruita una comunità numerosa, di tutte le età, che fa incontri affollati anche in Puglia, Piemonte e basso Lazio. Un’assemblea che lo venera, lo sostiene, lo difende, lo invoca con un singolare libretto di preghiere e ne pratica il culto. Ma alcuni ex appartenenti hanno deciso di dare battaglia. Sono preoccupati: non solo per questo piccolo, un po’ pittoresco, scisma all’ombra del Vesuvio. Ma, soprattutto, per il rischio di risvolti psicologici ed economici ai danni degli adepti. «Conosco personalmente chi all’interno della comunità ha parenti e amici totalmente soggiogati – dice Rita Coviello, di Caserta – Alcuni sono stati allontanati dalle loro famiglie. E girano voci anche su un giro di elargizioni; anziani che avrebbero donato tutto, fedeli che verserebbero somme ingenti». Sono voci, appunto. Nessun riscontro. Nessuna costrizione, o violenza. Siamo nel campo della libera scelta. «Non ci sono denunce, è vero – conferma Rita Coviello – ma io temo per le persone che sono lì e mi fido di chi mi ha raccontato cose spiacevoli». Samuele e i suoi adepti stanno costruendo un tempio a forma di arca nella campagna della provincia di Frosinone, a Gallinaro, pochi chilometri dalla linea di confine con l’Abruzzo e l’alto casertano. I lavori sono finanziati da una Onlus fondata dal «profeta», la «Casa serena del bambin Gesù», regolarmente registrata, che raccoglie anche il 5 per mille dell’Irpef. L’organizzazione ha un conto con Banca etica, su cui arrivano altre donazioni spontanee. Mai pubblicati i bilanci. Unico dato noto è proprio quello del 5 per mille: ben 305mila euro raccolti dal 2006 al 2012, con circa 2500 contribuenti che ogni anno firmano per la comunità. «È una setta ed è pericolosa – insiste Rita Coviello – bisogna accendere l’attenzione». Sui «Figli della nuova Gerusalemme» ad essersi acceso, intanto, è un durissimo dibattito sul web, soprattutto su alcune pagine di Facebook. «Samuele è eretico – scrive Rossella Gabriele – I discepoli di questo santone stanno seguendo il demonio». «Il tempo vi farà capire la pura verità», ribatte Michele De Filippis, che di Samuele è sostenitore. «Tutto gratuitamente mi è stato dato – afferma Rosa Apuzzo, altra sostenitrice di Samuele – nulla mai mi è stato chiesto. Chiunque osi affermare cose diverse abbia presente che la calunnia è un boomerang». Il Gris (Gruppo di ricerca socioreligiosa) dell’Arcidiocesi di Campobasso e Bojano, che si occupa da tempo di sette e manipolazioni mentali a sfondo religioso, ha aperto un dossier sul gruppo di Samuele e mette in guardia i fedeli. «Fate attenzione – scrive a caratteri cubitali sul suo sito web – fate molta attenzione». La comunità, in realtà, viene da lontano. Samuele è il genero di Giuseppina Norcia, una nota veggente del basso Lazio che ha creato e animato, per decenni, la «Culla del bambin Gesù», proprio a Gallinaro. La donna raccontava di visioni mistiche fin dal 1974. Su questa sua «facoltà» si è costruito un fortissimo culto popolare. Accanto alla sua casa familiare fu edificato, nel 1975, un piccolo tempio di 4 metri per 4, mai consacrato, con esposto un bambinello di ceramica e un’epigrafe che nominava quel luogo come la «nuova Gerusalemme». Da allora, ogni domenica, sono arrivati a Gallinaro decine di migliaia di fedeli da tutta Italia, creando una piccola economia locale per ristoratori e commercianti mentre la veggente non accettava donazioni. «Io ero molto devota – conferma Rita Coviello – e lì ho respirato la fede vera. Con Giuseppina non c’era lucro ed eravamo tutti nella chiesa cattolica». In realtà, la diocesi di Sora, nel 2001, con un documento dei vicari generali, don Bruno Antonelli e don Luigi Casatelli, chiarì che sul culto di Giuseppina «nessuna approvazione è mai stata data dalla competente autorità ecclesiastica. I fatti che tendono a presentarsi come straordinari o soprannaturali non risultano tali né per origine né per natura né per contenuto». «Il fenomeno – scrissero i vicari nel loro documento – è oggetto di vigilanza anche per il fatto di essere esposto ai rischi di un certo fanatismo religioso e di contaminazioni in contrasto con la dottrina cattolica. La denominazione «nuova Gerusalemme» data al luogo è dottrinalmente inaccettabile e pastoralmente inquietante per il suo contenuto millenaristico». Come fosse – questa sì – una profezia, proprio da lì è poi arrivato Samuele. Alla morte della donna, infatti, fu lui – marito di Antonietta Lombardi, figlia della veggente Giuseppina – a prendere le redini della comunità. Ma, nel giro di qualche anno ha cambiato completamente il volto del gruppo, aprendo una divisione tra i fedeli storici e i nuovi adepti. La «culla» di Gallinaro è stata chiusa. I riti sono diventati personalistici. La comunità si è frammentata. Si è ora in attesa dell’apertura del tempio a forma di arca, che al momento dell’apocalisse – pare imminente – porterà alla salvezza. Ma potrà salirci solo chi crede in Samuele, novello Noè, il profeta di Cercola. (Antonio Menna – Il Mattino)

C'è un profeta a Cercola, si chiama Samuele. Ha 42 anni, è un signore con gli occhi azzurri, elegante e carismatico. Raduna ogni domenica, dalle 15 fino a sera, centinaia di persone nel palazzetto dello sport della cittadina vesuviana o in quello vicino di Ponticelli. Con un rito collettivo di quattro ore di preghiere, musica e canti, i suoi fedeli lo proclamano messaggero di Dio. A volte viene promosso a reincarnazione di Gesù. Samuele la domenica compare all'improvviso nel palazzetto stracolmo e preso in fitto fino a dicembre. Mentre tutti pregano da ore, sale di colpo la musica, si accendono i riflettori, si apre una tenda e appare lui, delirio generale. Poi scende il silenzio e arriva la sua voce. Poche frasi, molte pause. La platea lo ascolta a bocca aperta. Loro sono i «Figli della nuova Gerusalemme», della Bibbia leggono soprattutto i passi dell'Apocalisse. Si proclamano cattolici ma sostengono che papa Bergoglio è blasfemo, che i sacramenti hanno lasciato la chiesa, che i sacerdoti sono fuori dalla grazia di Dio, che la messa non ha più alcun valore. Samuele, invece, è la via, la verità, la vita. Intorno a lui si è costruita una comunità numerosa, di tutte le età, che fa incontri affollati anche in Puglia, Piemonte e basso Lazio. Un'assemblea che lo venera, lo sostiene, lo difende, lo invoca con un singolare libretto di preghiere e ne pratica il culto. Ma alcuni ex appartenenti hanno deciso di dare battaglia. Sono preoccupati: non solo per questo piccolo, un po' pittoresco, scisma all'ombra del Vesuvio. Ma, soprattutto, per il rischio di risvolti psicologici ed economici ai danni degli adepti. «Conosco personalmente chi all'interno della comunità ha parenti e amici totalmente soggiogati – dice Rita Coviello, di Caserta – Alcuni sono stati allontanati dalle loro famiglie. E girano voci anche su un giro di elargizioni; anziani che avrebbero donato tutto, fedeli che verserebbero somme ingenti». Sono voci, appunto. Nessun riscontro. Nessuna costrizione, o violenza. Siamo nel campo della libera scelta. «Non ci sono denunce, è vero – conferma Rita Coviello – ma io temo per le persone che sono lì e mi fido di chi mi ha raccontato cose spiacevoli». Samuele e i suoi adepti stanno costruendo un tempio a forma di arca nella campagna della provincia di Frosinone, a Gallinaro, pochi chilometri dalla linea di confine con l'Abruzzo e l'alto casertano. I lavori sono finanziati da una Onlus fondata dal «profeta», la «Casa serena del bambin Gesù», regolarmente registrata, che raccoglie anche il 5 per mille dell'Irpef. L'organizzazione ha un conto con Banca etica, su cui arrivano altre donazioni spontanee. Mai pubblicati i bilanci. Unico dato noto è proprio quello del 5 per mille: ben 305mila euro raccolti dal 2006 al 2012, con circa 2500 contribuenti che ogni anno firmano per la comunità. «È una setta ed è pericolosa – insiste Rita Coviello – bisogna accendere l'attenzione». Sui «Figli della nuova Gerusalemme» ad essersi acceso, intanto, è un durissimo dibattito sul web, soprattutto su alcune pagine di Facebook. «Samuele è eretico – scrive Rossella Gabriele – I discepoli di questo santone stanno seguendo il demonio». «Il tempo vi farà capire la pura verità», ribatte Michele De Filippis, che di Samuele è sostenitore. «Tutto gratuitamente mi è stato dato – afferma Rosa Apuzzo, altra sostenitrice di Samuele – nulla mai mi è stato chiesto. Chiunque osi affermare cose diverse abbia presente che la calunnia è un boomerang». Il Gris (Gruppo di ricerca socioreligiosa) dell'Arcidiocesi di Campobasso e Bojano, che si occupa da tempo di sette e manipolazioni mentali a sfondo religioso, ha aperto un dossier sul gruppo di Samuele e mette in guardia i fedeli. «Fate attenzione – scrive a caratteri cubitali sul suo sito web – fate molta attenzione». La comunità, in realtà, viene da lontano. Samuele è il genero di Giuseppina Norcia, una nota veggente del basso Lazio che ha creato e animato, per decenni, la «Culla del bambin Gesù», proprio a Gallinaro. La donna raccontava di visioni mistiche fin dal 1974. Su questa sua «facoltà» si è costruito un fortissimo culto popolare. Accanto alla sua casa familiare fu edificato, nel 1975, un piccolo tempio di 4 metri per 4, mai consacrato, con esposto un bambinello di ceramica e un'epigrafe che nominava quel luogo come la «nuova Gerusalemme». Da allora, ogni domenica, sono arrivati a Gallinaro decine di migliaia di fedeli da tutta Italia, creando una piccola economia locale per ristoratori e commercianti mentre la veggente non accettava donazioni. «Io ero molto devota – conferma Rita Coviello – e lì ho respirato la fede vera. Con Giuseppina non c'era lucro ed eravamo tutti nella chiesa cattolica». In realtà, la diocesi di Sora, nel 2001, con un documento dei vicari generali, don Bruno Antonelli e don Luigi Casatelli, chiarì che sul culto di Giuseppina «nessuna approvazione è mai stata data dalla competente autorità ecclesiastica. I fatti che tendono a presentarsi come straordinari o soprannaturali non risultano tali né per origine né per natura né per contenuto». «Il fenomeno – scrissero i vicari nel loro documento – è oggetto di vigilanza anche per il fatto di essere esposto ai rischi di un certo fanatismo religioso e di contaminazioni in contrasto con la dottrina cattolica. La denominazione «nuova Gerusalemme» data al luogo è dottrinalmente inaccettabile e pastoralmente inquietante per il suo contenuto millenaristico». Come fosse – questa sì – una profezia, proprio da lì è poi arrivato Samuele. Alla morte della donna, infatti, fu lui – marito di Antonietta Lombardi, figlia della veggente Giuseppina – a prendere le redini della comunità. Ma, nel giro di qualche anno ha cambiato completamente il volto del gruppo, aprendo una divisione tra i fedeli storici e i nuovi adepti. La «culla» di Gallinaro è stata chiusa. I riti sono diventati personalistici. La comunità si è frammentata. Si è ora in attesa dell'apertura del tempio a forma di arca, che al momento dell'apocalisse – pare imminente – porterà alla salvezza. Ma potrà salirci solo chi crede in Samuele, novello Noè, il profeta di Cercola. (Antonio Menna – Il Mattino)