La nuova sfida di Insigne a Montella, eroi di una provincia ricca di talenti

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Dodici chilometri separano Castello di Cisterna e Frattamaggiore. Provincia di Napoli, 7.300 abitanti contro 30mila. Ancor più vicini saranno oggi – sul prato dello stadio di Firenze dedicato ad Artemio Franchi, il più alto dirigente calcistico italiano – Vincenzino Montella e Lorenzino Insigne, l’allenatore della Fiorentina e il giovane campione del Napoli. Il primo è partito da Castello di Cisterna quando aveva 13 anni, selezionato dall’Empoli: con questa maglia avrebbe cominciato una straordinaria carriera di bomber, 230 gol in 471 partite. L’altro ancora vive a Frattamaggiore, vi ha messo le radici dopo una breve gavetta che lo ha portato da Cava de’ Tirreni a Pescara: Benitez lo ha scelto come titolare, vinto il ballottaggio con Mertens, e stasera Insigne aspetta la prima convocazione del ct Conte. Dopo il Mondiale e l’addio di Prandelli si è interrotta la sua relazione con la Nazionale. Ma riprenderà, probabilmente già per la partita con la Croazia a Milano: non si può restare insensibili davanti alle giocate di Lorenzino. Montella ha confessato nell’autobiografia scritta con la giornalista Michela Lanza («Semplicemente… Montella») l’amore per Napoli e il Napoli. Le fughe con gli amici sul treno della Circum per un gelato in piazza Municipio o un tuffo nelle acque di Mergellina, le partite al San Paolo. Ha mantenuto il rapporto con Napoli e il Napoli, suo avversario nella finale di Coppa Italia del 3 maggio scorso, la triste notte dell’agguato a Ciro Esposito e del balzo di Genny ’a carogna sulla balaustra della Curva Nord dell’Olimpico. Insigne segnò due gol in sei minuti, regalando un sorriso agli impauriti tifosi azzurri. Montella, che ritrova oggi quegli avversari, non se la passa bene. «Classifica deficitaria», ha detto a proposito della posizione della Fiorentina. E ha aggiunto con orgoglio: «Arriva il Napoli, sarà una sfida difficile ma affascinante, noi dobbiamo fare il massimo per cercare di vincere perché è quello che io voglio. Mi bruciano ancora le sconfitte subite con il Napoli nella scorsa stagione in campionato a Firenze e nella finale di Coppa Italia, spero che questo spirito di rivincita e rivalsa animi anche i miei giocatori». Se l’è presa con Benitez, una polemica con il sorriso. «Non ci ha rispettati non parlando prima della partita». Si sono chiariti attraverso gli addetti stampa, anche Rafa ha parlato della partita di Firenze e dei prossimi avversari, facendo i complimenti all’Aeroplanino che sognava di volare anche sul prato del San Paolo vestito d’azzurro. È il sogno che ha realizzato Insigne, unico napoletano del Napoli. I due gol nella finale di Coppa Italia e i problemi fisici di Pepito Rossi, lo sfortunatissimo bomber della Fiorentina, gli aprirono le porte del Mondiale: esperienza breve e deludente in Brasile. Lorenzo conta di entrare nel gruppo di Conte, forte del posto da titolare conquistato nel Napoli. De Laurentiis ne ha apprezzato il lavoro e la serenità sul tema del rinnovo contrattuale e così, 48 ore dopo l’eccellente prova contro la Roma, ha firmato il prolungamento fino al 2019. Nient’altro desiderava questo ragazzo, che è di provincia come Montella, bravo a inventarsi la sua favola lontano da Castello di Cisterna, accompagnato dagli insegnamenti più preziosi, appresi per strada, nelle interminabili partite sul sagrato della Chiesa di San Nicola. «I ragazzini napoletani imparano subito a toccare il pallone: è la migliore scuola calcio», ha ricordato Vincenzino nel suo libro. Anche Lorenzo cominciò per strada, via Rossini, le “Palazzine” di Frattamaggiore. Talenti grezzi e autentici. Ragazzi che sono diventati grandi inseguendo un pallone e un’emozione, orgogliosi della loro terra. (Francesco De Luca – Il Mattino)

Dodici chilometri separano Castello di Cisterna e Frattamaggiore. Provincia di Napoli, 7.300 abitanti contro 30mila. Ancor più vicini saranno oggi – sul prato dello stadio di Firenze dedicato ad Artemio Franchi, il più alto dirigente calcistico italiano – Vincenzino Montella e Lorenzino Insigne, l’allenatore della Fiorentina e il giovane campione del Napoli. Il primo è partito da Castello di Cisterna quando aveva 13 anni, selezionato dall’Empoli: con questa maglia avrebbe cominciato una straordinaria carriera di bomber, 230 gol in 471 partite. L’altro ancora vive a Frattamaggiore, vi ha messo le radici dopo una breve gavetta che lo ha portato da Cava de’ Tirreni a Pescara: Benitez lo ha scelto come titolare, vinto il ballottaggio con Mertens, e stasera Insigne aspetta la prima convocazione del ct Conte. Dopo il Mondiale e l’addio di Prandelli si è interrotta la sua relazione con la Nazionale. Ma riprenderà, probabilmente già per la partita con la Croazia a Milano: non si può restare insensibili davanti alle giocate di Lorenzino. Montella ha confessato nell’autobiografia scritta con la giornalista Michela Lanza («Semplicemente… Montella») l’amore per Napoli e il Napoli. Le fughe con gli amici sul treno della Circum per un gelato in piazza Municipio o un tuffo nelle acque di Mergellina, le partite al San Paolo. Ha mantenuto il rapporto con Napoli e il Napoli, suo avversario nella finale di Coppa Italia del 3 maggio scorso, la triste notte dell’agguato a Ciro Esposito e del balzo di Genny ’a carogna sulla balaustra della Curva Nord dell’Olimpico. Insigne segnò due gol in sei minuti, regalando un sorriso agli impauriti tifosi azzurri. Montella, che ritrova oggi quegli avversari, non se la passa bene. «Classifica deficitaria», ha detto a proposito della posizione della Fiorentina. E ha aggiunto con orgoglio: «Arriva il Napoli, sarà una sfida difficile ma affascinante, noi dobbiamo fare il massimo per cercare di vincere perché è quello che io voglio. Mi bruciano ancora le sconfitte subite con il Napoli nella scorsa stagione in campionato a Firenze e nella finale di Coppa Italia, spero che questo spirito di rivincita e rivalsa animi anche i miei giocatori». Se l’è presa con Benitez, una polemica con il sorriso. «Non ci ha rispettati non parlando prima della partita». Si sono chiariti attraverso gli addetti stampa, anche Rafa ha parlato della partita di Firenze e dei prossimi avversari, facendo i complimenti all’Aeroplanino che sognava di volare anche sul prato del San Paolo vestito d’azzurro. È il sogno che ha realizzato Insigne, unico napoletano del Napoli. I due gol nella finale di Coppa Italia e i problemi fisici di Pepito Rossi, lo sfortunatissimo bomber della Fiorentina, gli aprirono le porte del Mondiale: esperienza breve e deludente in Brasile. Lorenzo conta di entrare nel gruppo di Conte, forte del posto da titolare conquistato nel Napoli. De Laurentiis ne ha apprezzato il lavoro e la serenità sul tema del rinnovo contrattuale e così, 48 ore dopo l’eccellente prova contro la Roma, ha firmato il prolungamento fino al 2019. Nient’altro desiderava questo ragazzo, che è di provincia come Montella, bravo a inventarsi la sua favola lontano da Castello di Cisterna, accompagnato dagli insegnamenti più preziosi, appresi per strada, nelle interminabili partite sul sagrato della Chiesa di San Nicola. «I ragazzini napoletani imparano subito a toccare il pallone: è la migliore scuola calcio», ha ricordato Vincenzino nel suo libro. Anche Lorenzo cominciò per strada, via Rossini, le “Palazzine” di Frattamaggiore. Talenti grezzi e autentici. Ragazzi che sono diventati grandi inseguendo un pallone e un’emozione, orgogliosi della loro terra. (Francesco De Luca – Il Mattino)

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