Sgarbi esalta una tela custodita nel Museo del Corallo di Ravello su Sette del Corriere della Sera

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Ravello (Costa d’ Amalfi, Salerno)  Il critico d’ arte Vittorio Sgarbi esalta una tela custodita nel Museo del Corallo di Ravello su Sette del Corriere della Sera Santa Francesca Romana di Antiveduto Gramatica restaurata di recente da Valentina White.

Bello e inedito dipinto di Antiveduto Gramatica. Non è in una sede pubblica, ma lo si vede come se lo fosse. Usciti dal Museo del Duomo di Ravello, dopo aver sostato davanti allaMaestà di Sigilgaida, una delle più belle sculture del mondo, ci si arriva attraverso la piazza dove è un piccolo e favoloso negozio di coralli. Nelle stanze lunghe e strette, animate da un uomo gentile, Giorgio Filocamo, compiaciuto e scaramantico che è fuggito dal rumore di Napoli per ritirarsi non in solitudine, ma in un luogo felicemente animato, si vedono oggetti rari e qualche insolito quadro.

Così si mostra, discreta e imprevedibile, la Santa Francesca Romana di Antiveduto Gramatica (olio su tela, cm 56×73). Non Sant’Anna, come altri hanno pensato, ma la Santa Francesca Romana nella consueta iconografia con l’angelo che l’accompagna. Così la vedono gli altri grandi pittori che ne hanno tramandato l’immagine, da Gentileschi a Guercino. Antiveduto applica al soggetto uno zoom, avvicinandoci alla testa della Santa e dell’angelo. Dall’iconografia consueta a uno scatto fra intimità e dolcezza. La Santa, anziana e severa, nell’abito del suo ordine, guarda l’angelo come una nonna il nipote e tiene il libro fra le mani come poggiato su un leggio, indicandone alcuni passaggi al giovane curioso che ne sfoglia le pagine.

Il taglio ravvicinato riduce la ieraticità di Santa Francesca Romana, esibendone una più accostante umanità. L’angelo riccioluto, dalle bellissime piume, appare incuriosito. La Santa, intenerita, sotto il velo bianco, si mostra parente delle donne anziane dei dipinti di Caravaggio. Il dipinto infatti attesta una forte consonanza di Antiveduto con il grande lombardo.

È un momento chiave per il pittore, nato qualche anno prima di Caravaggio, forse nel 1569. Della sua vita molto sappiamo grazie al Baglione, che ci dice della originalità del suo nome dovuto alle particolari condizioni al momento della sua nascita in un’osteria nei pressi di Roma, sicchè il padre rivolto alla moglie disse: “Io questo disordine ho antiveduto, e però essendo quegli nato e qui in Roma giunto, e portato a battezzarsi in San Pietro in Vaticano, Antiveduto fu appellato “.

Uscito dalla bottega di Domenico Angelini, detto il Perugino, copista di Raffello e di Correggio, iniziò da subito a frequentare Caravaggio arrivato a Roma tra il 1593 e il 1594. E con lui frequenta il Cavalier d’Arpino il Passignano, il Pomarancio, Raffaello Vanni e Bernardo Castello.

Il Baglione ci racconta che Antiveduto riscosse molto successo come “capocciante”; ma, dopo il confronto con Caravaggio, “per far vedere ai Pittori ch’egli non solo sapeva far le teste, ma ancora le figure, cominciò ad operare de’ quadri grandi con ritrarre dal naturale, e ne riportò credito e honore”. (Baglione).

I suoi committenti sono gli stessi di Caravaggio: il Cardinal Del Monte, Vincenzo Giustiniani e Ciriaco Mattei. Nella sua unica opera, firmata e datata 1611, una Santa Cecilia di collezione privata in Spagna, il rapporto con Caravaggio è evidente, ma non manca la suggestione della pittura bolognese, in particolare di Guido Reni e di Domenichino. È questo richiamo strutturale a una concezione classica su cui si innestano un’attenzione naturalistica e un forte chiaroscuro, che caratterizzano la personalità di Antiveduto Gramatica.

Ne esce una miscela, come osserva Gianni Papi, autore di una monografia su Antiveduto nel 1995 (Edizioni dei Soncino), che rende i suoi risultati per certi versi affini a Bartolomeo Cavarozzi, a Mao Salini o a Giovan Francesco Guerrieri .

In questo equilibrio tra siccità e naturalismo, si conferma una intuizione di Giulio Mancini che aveva descritto lo stile di Antiveduto Gramatica come una fusione della “maniera del secolo perfetto con quella di questo secolo”.

La produzione di Antiveduto è ricca e contempla anche soggetti già affrontati da Caravaggio come la Salomè con la testa del Battista (Aschaffenburg, Staatsgalerie), databile al 1615. È il tempo della Santa Caterina d’Alessandria (Sibiu, Museum Brukenthal), della Santa Lucia di (Graz, Steiermärkisches Landesmuseum Joanneum), della Giuditta con la fantesca (Derby, Museum and Art Gallery). Opere nelle quali si avverte anche la curiosità per Simon Vouet e Artemisia Gentileschi. Ne è il più alto esempio la Giuditta e la fantescadel Museo nazionale di Stoccolma, databile tra 1616 e 1620.

La nuova Santa Francesca Romana di Ravello è di questo periodo che è anche quello dei due tondi della Pinacoteca di Brera, Santa Cecilia tra i Santi Tiburzio e Valeriano, e San Domitilla tra i Santi Nereo ed Achilleo. Nelle ultime opere appare più evidente l’influsso delle correnti classiciste bolognesi, in particolare del Domenichino, come è evidente anche nella tela di Ravello.

Tra le ultime opere l’Adorazione dei pastori nella cappella Graziani in San Giacomo in Augusta a Roma, nella quale vediamo una vecchia contadina e angioletti paffuti che consuonano con la Santa Francesca Romana. Nel 1624, dopo aver dipinto la copia del dipinto di Raffaello con il San Luca pittore per la chiesa di Santi Luca e Martina, Antiveduto Gramatica diviene principe dell’Accademia di San Luca, prevalendo su Andrea Lilli e Alessandro Turchi. Ma dopo qualche mese fu costretto a dimettersi perché accusato da Mao Salini e Ottavio Leoni di voler vendere “a un gran signore” il quadro con San Luca, attribuito a Raffaello, sostituendolo con la copia da lui eseguita. Al suo posto fu nominato Vouet e, secondo il Baglione, il dolore lo avvicinò alla fine. Nel 1626 Antiveduto Gramatica fa testamento l’8 aprile, e muore cinque giorni dopo.

Ravello (Costa d' Amalfi, Salerno)  Il critico d' arte Vittorio Sgarbi esalta una tela custodita nel Museo del Corallo di Ravello su Sette del Corriere della Sera Santa Francesca Romana di Antiveduto Gramatica restaurata di recente da Valentina White.

Bello e inedito dipinto di Antiveduto Gramatica. Non è in una sede pubblica, ma lo si vede come se lo fosse. Usciti dal Museo del Duomo di Ravello, dopo aver sostato davanti allaMaestà di Sigilgaida, una delle più belle sculture del mondo, ci si arriva attraverso la piazza dove è un piccolo e favoloso negozio di coralli. Nelle stanze lunghe e strette, animate da un uomo gentile, Giorgio Filocamo, compiaciuto e scaramantico che è fuggito dal rumore di Napoli per ritirarsi non in solitudine, ma in un luogo felicemente animato, si vedono oggetti rari e qualche insolito quadro.

Così si mostra, discreta e imprevedibile, la Santa Francesca Romana di Antiveduto Gramatica (olio su tela, cm 56×73). Non Sant'Anna, come altri hanno pensato, ma la Santa Francesca Romana nella consueta iconografia con l'angelo che l'accompagna. Così la vedono gli altri grandi pittori che ne hanno tramandato l'immagine, da Gentileschi a Guercino. Antiveduto applica al soggetto uno zoom, avvicinandoci alla testa della Santa e dell'angelo. Dall'iconografia consueta a uno scatto fra intimità e dolcezza. La Santa, anziana e severa, nell'abito del suo ordine, guarda l'angelo come una nonna il nipote e tiene il libro fra le mani come poggiato su un leggio, indicandone alcuni passaggi al giovane curioso che ne sfoglia le pagine.

Il taglio ravvicinato riduce la ieraticità di Santa Francesca Romana, esibendone una più accostante umanità. L'angelo riccioluto, dalle bellissime piume, appare incuriosito. La Santa, intenerita, sotto il velo bianco, si mostra parente delle donne anziane dei dipinti di Caravaggio. Il dipinto infatti attesta una forte consonanza di Antiveduto con il grande lombardo.

È un momento chiave per il pittore, nato qualche anno prima di Caravaggio, forse nel 1569. Della sua vita molto sappiamo grazie al Baglione, che ci dice della originalità del suo nome dovuto alle particolari condizioni al momento della sua nascita in un'osteria nei pressi di Roma, sicchè il padre rivolto alla moglie disse: "Io questo disordine ho antiveduto, e però essendo quegli nato e qui in Roma giunto, e portato a battezzarsi in San Pietro in Vaticano, Antiveduto fu appellato ".

Uscito dalla bottega di Domenico Angelini, detto il Perugino, copista di Raffello e di Correggio, iniziò da subito a frequentare Caravaggio arrivato a Roma tra il 1593 e il 1594. E con lui frequenta il Cavalier d'Arpino il Passignano, il Pomarancio, Raffaello Vanni e Bernardo Castello.

Il Baglione ci racconta che Antiveduto riscosse molto successo come "capocciante"; ma, dopo il confronto con Caravaggio, "per far vedere ai Pittori ch'egli non solo sapeva far le teste, ma ancora le figure, cominciò ad operare de' quadri grandi con ritrarre dal naturale, e ne riportò credito e honore". (Baglione).

I suoi committenti sono gli stessi di Caravaggio: il Cardinal Del Monte, Vincenzo Giustiniani e Ciriaco Mattei. Nella sua unica opera, firmata e datata 1611, una Santa Cecilia di collezione privata in Spagna, il rapporto con Caravaggio è evidente, ma non manca la suggestione della pittura bolognese, in particolare di Guido Reni e di Domenichino. È questo richiamo strutturale a una concezione classica su cui si innestano un'attenzione naturalistica e un forte chiaroscuro, che caratterizzano la personalità di Antiveduto Gramatica.

Ne esce una miscela, come osserva Gianni Papi, autore di una monografia su Antiveduto nel 1995 (Edizioni dei Soncino), che rende i suoi risultati per certi versi affini a Bartolomeo Cavarozzi, a Mao Salini o a Giovan Francesco Guerrieri .

In questo equilibrio tra siccità e naturalismo, si conferma una intuizione di Giulio Mancini che aveva descritto lo stile di Antiveduto Gramatica come una fusione della "maniera del secolo perfetto con quella di questo secolo".

La produzione di Antiveduto è ricca e contempla anche soggetti già affrontati da Caravaggio come la Salomè con la testa del Battista (Aschaffenburg, Staatsgalerie), databile al 1615. È il tempo della Santa Caterina d'Alessandria (Sibiu, Museum Brukenthal), della Santa Lucia di (Graz, Steiermärkisches Landesmuseum Joanneum), della Giuditta con la fantesca (Derby, Museum and Art Gallery). Opere nelle quali si avverte anche la curiosità per Simon Vouet e Artemisia Gentileschi. Ne è il più alto esempio la Giuditta e la fantescadel Museo nazionale di Stoccolma, databile tra 1616 e 1620.

La nuova Santa Francesca Romana di Ravello è di questo periodo che è anche quello dei due tondi della Pinacoteca di Brera, Santa Cecilia tra i Santi Tiburzio e Valeriano, e San Domitilla tra i Santi Nereo ed Achilleo. Nelle ultime opere appare più evidente l'influsso delle correnti classiciste bolognesi, in particolare del Domenichino, come è evidente anche nella tela di Ravello.

Tra le ultime opere l'Adorazione dei pastori nella cappella Graziani in San Giacomo in Augusta a Roma, nella quale vediamo una vecchia contadina e angioletti paffuti che consuonano con la Santa Francesca Romana. Nel 1624, dopo aver dipinto la copia del dipinto di Raffaello con il San Luca pittore per la chiesa di Santi Luca e Martina, Antiveduto Gramatica diviene principe dell'Accademia di San Luca, prevalendo su Andrea Lilli e Alessandro Turchi. Ma dopo qualche mese fu costretto a dimettersi perché accusato da Mao Salini e Ottavio Leoni di voler vendere "a un gran signore" il quadro con San Luca, attribuito a Raffaello, sostituendolo con la copia da lui eseguita. Al suo posto fu nominato Vouet e, secondo il Baglione, il dolore lo avvicinò alla fine. Nel 1626 Antiveduto Gramatica fa testamento l'8 aprile, e muore cinque giorni dopo.