Auguri a Gigi Riva compie oggi 70 anni

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Oggi è il compleanno Rombo di Tuono,fu cosi soprannominato da Gianni Brera .Non tutti sanno che Gigi è nato a Leggiuno in provincia di Varese,il 7 novembre del 1944.Oggi festeggera’ i suoi 70 anni in compagnia delle figlie e delle quattro nipotine,come un giorno qualsiasi.Si perche’ chi conosce Gigi sa che è una persona molto taciturna e che parla poco.l’uomo con gli occhiali scuri e la giacca poggiata sulle spalle passa le sue giornate a Cagliari da dove vive da oltre 50 anni prendendo un caffe’ al solito bar sotto casa,poi di corsa nel suo ufficio.La sera cena sempre al solito ristorante e sempre da solo da una vita.Da Giacomo al ristorante Stella Marina di Montecristo,un bel locale che si trova di fronte al porto.

Miki De lucia per positanonews

Le cifre impresse nella memoria sono quattro: 35 gol in nazionale su 42 partite, 156 reti in serie A in 289 match. Individualista, solitario, coerente, coraggioso, determinato nel perseguire un obiettivo solo: il gol, appunto. Potente, elegante, veloce, maestoso. Fedele alla sua squadra e alla sua nuova terra, la Sardegna, alle quali non ha mai voltato le spalle. Nemmeno sotto la pressione dei miliardi (di lire) con cui la Juventus di Boniperti e dell’Avvocato tentò di comprarlo all’apice della carriera. Non sapevano, a Torino, che Gigi Riva non è un mercenario, ma un campione vero, cioè campione nel cuore, oltre che nella testa e nelle gambe. Non nel portafoglio. Fu un gesto eroico: dire no alla potenza e al potere della Fiat di allora. 

Gigi Riva, era ed è, la nostra versione artigianale di Superman, dal pallone alla vita.Potente, veloce, arrivava in area sempre al momento giusto e invece di sventare un crimne si trattava di mettere il pallone in porta. Gigi Riva prima ancora dell’uomo gol – ne ha segnati 35 con la maglia della nazionale, è ancora record – è stato una idea,che si potesse giocare lontano dalle grandi e vincere, che si potesse rimanere il disparte e non essere dimenticato, che si potesse segnare a ripetizione senza prevaricare, che ci si potesse spezzare due volte le gambe – contro Portogallo (perone)e Austria (tibia e perone)–e tornare quello di sempre. Ditemi se questo è n uomo o piuttosto un supereroe.A rivedere i suoi gol, saltano agli occhi la modernità e la tecnica, segnava di testa e in rovesciata,e la sua arma era il sinistro.O almeno io lo vedo così, l’ho sempre visto così con il suo costume da supereroe,la G enorme sul petto gonfio e la cicca fumante fra le labbra, ovvio. E che a sentirne parlare da bambino uno doveva per forza vederlo come un fumetto,uneroe, tutto forza, svolazzi, impegno e coerenza, ecco forse è questo il punto: la sua ingenua,pazzesca,caparbia voglia di non cambiare: maglia, città, posizione. Il suo mondo fantastico, il calcio diverso, Scopigno che diceva: «Lanciateil pallone allavivailparroco».E poi la sua voce, il suo sguardo, e lui che salta sotto gli occhi infantili di Pelé, a vederlo oggi sembra proprio che Gigi Riva non invecchi, 70 anni, come Diabolik e Corto Maltese, passa il tempo e il rombo resta uguale.Un’eco di avventura, una vecchia saga che mette allegria, un porto sicuro. Eppure è solo un attaccante, il migliore, nessuno pensi di andargli dietro, non lo prendi mica uno così, inutile marcare. Infatti non ci riuscirono nemmeno i tedeschi la sera della semifinale in Messico, di Italia Germaniaq uattro a tre,quando lui, G, ricevuto il pallone,controlla di sinistro, finta sullo stesso lato, oplà, lascia scorrere la palla, carica il mancino e incrocia,lato opposto, niente da fare per Maier, e tre a due. Anche a Napoli, sempre con l’Italia ma contro l’altra Germania quella dell’Est, segnò un gol che ancora la gente si passa, sì, perché dove segnava Riva crescevano tifosi. Novembre ’69, al San Paolo,Domenghini sulla destra scende a metterla in mezzo, Riva è dietro due difensori tedeschi,può arrivarci in un solo modo:tuffandosi, e lo fa, vola, anche se è senza mantello, e la prende di testa, il resto lo sentì tutta Napoli.«Ricordo quella rete, l’emozione nel cuore, il boato della folla,una gioia indescrivibile, cose che neanche se uno si ammalasse di Alzheimer potrebbe dimenticare».E nessuno ha dimenticato lui, anche ora che ha smesso di accompagnare la nazionale italiana, e che ha deciso di fare il Salinger sardo. Cagliari è diventata la sua cameretta prima ancora che la sua casa. Quando arrivò all’aeroporto di Elmas, nel 1963, raccontò «Luci soffuse, pista quasi buia,il deserto. Sembrava l’Africa»,poi ha scoperto che Africanon era, e se anche lo fosse stata: ora è la sua Africa. Ha fatto coincidere il meglio di sé con il meglio dell’isola,tanto che in molti non sanno che è lombardo.E in molti non sanno che lui è anche il nostro Yuri Gagarin: perché uno scudetto al Cagliari è roba da uomo nello spazio. La sua è una storia da romanzo,ancora da scrivere, tutta partendo dall’invenzione della sua solitudine,quella del bambino che cercò sui campi di pallone quello che non trovava più a casa.•«Avrei voluto che mio padre e mia madre vivessero un po’ di più, per vedere quello che ho combinato.

fonte:ilmattino

Oggi è il compleanno Rombo di Tuono,fu cosi soprannominato da Gianni Brera .Non tutti sanno che Gigi è nato a Leggiuno in provincia di Varese,il 7 novembre del 1944.Oggi festeggera' i suoi 70 anni in compagnia delle figlie e delle quattro nipotine,come un giorno qualsiasi.Si perche' chi conosce Gigi sa che è una persona molto taciturna e che parla poco.l’uomo con gli occhiali scuri e la giacca poggiata sulle spalle passa le sue giornate a Cagliari da dove vive da oltre 50 anni prendendo un caffe' al solito bar sotto casa,poi di corsa nel suo ufficio.La sera cena sempre al solito ristorante e sempre da solo da una vita.Da Giacomo al ristorante Stella Marina di Montecristo,un bel locale che si trova di fronte al porto.

Miki De lucia per positanonews

Le cifre impresse nella memoria sono quattro: 35 gol in nazionale su 42 partite, 156 reti in serie A in 289 match. Individualista, solitario, coerente, coraggioso, determinato nel perseguire un obiettivo solo: il gol, appunto. Potente, elegante, veloce, maestoso. Fedele alla sua squadra e alla sua nuova terra, la Sardegna, alle quali non ha mai voltato le spalle. Nemmeno sotto la pressione dei miliardi (di lire) con cui la Juventus di Boniperti e dell'Avvocato tentò di comprarlo all'apice della carriera. Non sapevano, a Torino, che Gigi Riva non è un mercenario, ma un campione vero, cioè campione nel cuore, oltre che nella testa e nelle gambe. Non nel portafoglio. Fu un gesto eroico: dire no alla potenza e al potere della Fiat di allora. 

Gigi Riva, era ed è, la nostra versione artigianale di Superman, dal pallone alla vita.Potente, veloce, arrivava in area sempre al momento giusto e invece di sventare un crimne si trattava di mettere il pallone in porta. Gigi Riva prima ancora dell’uomo gol – ne ha segnati 35 con la maglia della nazionale, è ancora record – è stato una idea,che si potesse giocare lontano dalle grandi e vincere, che si potesse rimanere il disparte e non essere dimenticato, che si potesse segnare a ripetizione senza prevaricare, che ci si potesse spezzare due volte le gambe – contro Portogallo (perone)e Austria (tibia e perone)–e tornare quello di sempre. Ditemi se questo è n uomo o piuttosto un supereroe.A rivedere i suoi gol, saltano agli occhi la modernità e la tecnica, segnava di testa e in rovesciata,e la sua arma era il sinistro.O almeno io lo vedo così, l'ho sempre visto così con il suo costume da supereroe,la G enorme sul petto gonfio e la cicca fumante fra le labbra, ovvio. E che a sentirne parlare da bambino uno doveva per forza vederlo come un fumetto,uneroe, tutto forza, svolazzi, impegno e coerenza, ecco forse è questo il punto: la sua ingenua,pazzesca,caparbia voglia di non cambiare: maglia, città, posizione. Il suo mondo fantastico, il calcio diverso, Scopigno che diceva: «Lanciateil pallone allavivailparroco».E poi la sua voce, il suo sguardo, e lui che salta sotto gli occhi infantili di Pelé, a vederlo oggi sembra proprio che Gigi Riva non invecchi, 70 anni, come Diabolik e Corto Maltese, passa il tempo e il rombo resta uguale.Un'eco di avventura, una vecchia saga che mette allegria, un porto sicuro. Eppure è solo un attaccante, il migliore, nessuno pensi di andargli dietro, non lo prendi mica uno così, inutile marcare. Infatti non ci riuscirono nemmeno i tedeschi la sera della semifinale in Messico, di Italia Germaniaq uattro a tre,quando lui, G, ricevuto il pallone,controlla di sinistro, finta sullo stesso lato, oplà, lascia scorrere la palla, carica il mancino e incrocia,lato opposto, niente da fare per Maier, e tre a due. Anche a Napoli, sempre con l’Italia ma contro l’altra Germania quella dell’Est, segnò un gol che ancora la gente si passa, sì, perché dove segnava Riva crescevano tifosi. Novembre ’69, al San Paolo,Domenghini sulla destra scende a metterla in mezzo, Riva è dietro due difensori tedeschi,può arrivarci in un solo modo:tuffandosi, e lo fa, vola, anche se è senza mantello, e la prende di testa, il resto lo sentì tutta Napoli.«Ricordo quella rete, l'emozione nel cuore, il boato della folla,una gioia indescrivibile, cose che neanche se uno si ammalasse di Alzheimer potrebbe dimenticare».E nessuno ha dimenticato lui, anche ora che ha smesso di accompagnare la nazionale italiana, e che ha deciso di fare il Salinger sardo. Cagliari è diventata la sua cameretta prima ancora che la sua casa. Quando arrivò all'aeroporto di Elmas, nel 1963, raccontò «Luci soffuse, pista quasi buia,il deserto. Sembrava l'Africa»,poi ha scoperto che Africanon era, e se anche lo fosse stata: ora è la sua Africa. Ha fatto coincidere il meglio di sé con il meglio dell’isola,tanto che in molti non sanno che è lombardo.E in molti non sanno che lui è anche il nostro Yuri Gagarin: perché uno scudetto al Cagliari è roba da uomo nello spazio. La sua è una storia da romanzo,ancora da scrivere, tutta partendo dall’invenzione della sua solitudine,quella del bambino che cercò sui campi di pallone quello che non trovava più a casa.•«Avrei voluto che mio padre e mia madre vivessero un po’ di più, per vedere quello che ho combinato.

fonte:ilmattino