Rapidità, potenza e classe. Ora Insigne è uomo-squadra e si è legato al Napoli fino al 2019

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Lo scugnizzo di Frattamaggiore è cresciuto. Insigne è diventato grande: 163 centimetri di classe ed esplosività. Una trasformazione rapida ed efficace: da solista di qualità a uomo squadra essenziale. Una crescita tecnica, tattica, fisica, caratteriale. Ora Lorenzo è sicuro di sé, affronta ogni giocata con naturalezza e decisione. Si è finalmente scrollato di dosso il carico di ansie e preoccupazioni. Da napoletano il suo compito era più difficile rispetto agli altri: giudicato sempre con la lente d’ingrandimento, ingigantiti i difetti e non sempre esaltati a dovere i pregi. Una crescita a 360 gradi, Lorenzo si è legato al Napoli fino al 2019, il capitan Futuro del Napoli, l’erede naturale di Marek Hamsik. Il nuovo ruolo. Insigne si è impegnato a fondo per recepire le indicazioni da Rafa e ora interpreta alla perfezione il ruolo di esterno sinistro nel 4-2-3-1. Il meglio di sé l’aveva tirato fuori con il 4-3-3 di Zeman, da esterno alto. Il suo compito prima era esclusivamente dedicato alla fase offensiva, il napoletano tagliava, s’inseriva e segnava. Ora con le indicazioni di Benitez copre tutta la fascia, partecipa alla fase di non possesso, aiuta la squadra e quando c’è da affondare riesce a farlo con incisività. Adesso è un uomo squadra, un attaccante moderno e completo. La trasformazione. Una vera e propria trasformazione da quando era un ragazzino dai grandi numeri. Peppino Pavone, direttore sportivo del Pescara, uno dei più grandi talent scout del calcio italiano, lo volle a Cava e Foggia. «Lorenzo ha sempre avuto talento, è in grado di leggere le situazioni al di là dei giochi codificati. Era bravissimo a partire dal centrosinistra per sviluppare tutto il suo gioco e far partire il tiro a giro, la sua specialità. Adesso è cresciuto e ha aumentato la forza, la potenza e nella sua evoluzione ha acquistato più sicurezza. Si esprime al meglio nella doppia fase ed è perfetto per il calcio attuale». L’esplosività. Insigne sta bene di testa e di gambe. La preparazione atletica di Paco De Miguel ha dato i suoi frutti, un lavoro mirato per ogni singolo azzurro, una tabella specifica. Con questo lavoro mirato Lorenzo adesso vola, evidente la sua esplosività sui primi passi, lo sprint quando supera l’avversario in dribbling. Agile e potente, il napoletano è brillante quando sposta il pallone e incisivo quando parte in profondità. Un repertorio di finte e scatti, Lorenzo adesso va via sia sul destro per il suo tiro a giro, sia sul sinistro per il cross dal fondo. E non si stanca mai, corre dietro gli avversari, contrasta e recupera palla. Il carattere. Determinato, capace di rialzare la testa nei momenti di difficoltà e con l’obiettivo di arrivare sempre il più in alto possibile. Testardo nell’inseguire il suo sogno, fin da bambino, quando giocava le partitelle in strada a Frattamaggiore con il fratello più grande Antonio. La prima scuola calcio, l’Olimpia, i provini, il no dell’Inter dovuto alla sua statura, il passaggio al settore giovanile del Napoli. La gavetta in serie C, in B, la crescita in questi tre anni a Napoli. Il momento più buio, i fischi contro l’Athletic Bilbao, il suo gesto di stizza al rientro in panchina. In quei giorni Lorenzo ha svoltato, Benitez gli ha dato sempre fiducia e dopo i primi segnali positivi con Verona e Torino quella contro la Roma è stata la sua partita perfetta. I piccoli giganti. Insigne entra di diritto tra i piccoletti azzurri più famosi della storia. Dopo re Diego Maradona e Gianfranco Zola trova posto sul podio il ragazzo di Frattamaggiore. Lampi di pura classe i suoi, magie con la palla tra i piedi, giocate imprevedibili e sempre decisive. Gli resta adesso l’ultimo obiettivo: migliorare la media realizzativa. Un solo gol finora, quello al Torino. Pali, traverse e portieri insuperabili. Ma Lorenzo non è tipo da arrendersi, le reti arriveranno. L’anno scorso segnò la doppietta decisiva nella finale di coppa Italia contro la Fiorentina e due reti in Champions League al Borussia Dortmund, in tutto nove centri. Finora meno gol e meno assist, due in campionato: l’anno scorso in totale furono dodici. Ma gioca molto di più per la squadra. Quello che conta. (Roberto Ventre – Il Mattino)  

Lo scugnizzo di Frattamaggiore è cresciuto. Insigne è diventato grande: 163 centimetri di classe ed esplosività. Una trasformazione rapida ed efficace: da solista di qualità a uomo squadra essenziale. Una crescita tecnica, tattica, fisica, caratteriale. Ora Lorenzo è sicuro di sé, affronta ogni giocata con naturalezza e decisione. Si è finalmente scrollato di dosso il carico di ansie e preoccupazioni. Da napoletano il suo compito era più difficile rispetto agli altri: giudicato sempre con la lente d’ingrandimento, ingigantiti i difetti e non sempre esaltati a dovere i pregi. Una crescita a 360 gradi, Lorenzo si è legato al Napoli fino al 2019, il capitan Futuro del Napoli, l’erede naturale di Marek Hamsik. Il nuovo ruolo. Insigne si è impegnato a fondo per recepire le indicazioni da Rafa e ora interpreta alla perfezione il ruolo di esterno sinistro nel 4-2-3-1. Il meglio di sé l’aveva tirato fuori con il 4-3-3 di Zeman, da esterno alto. Il suo compito prima era esclusivamente dedicato alla fase offensiva, il napoletano tagliava, s’inseriva e segnava. Ora con le indicazioni di Benitez copre tutta la fascia, partecipa alla fase di non possesso, aiuta la squadra e quando c’è da affondare riesce a farlo con incisività. Adesso è un uomo squadra, un attaccante moderno e completo. La trasformazione. Una vera e propria trasformazione da quando era un ragazzino dai grandi numeri. Peppino Pavone, direttore sportivo del Pescara, uno dei più grandi talent scout del calcio italiano, lo volle a Cava e Foggia. «Lorenzo ha sempre avuto talento, è in grado di leggere le situazioni al di là dei giochi codificati. Era bravissimo a partire dal centrosinistra per sviluppare tutto il suo gioco e far partire il tiro a giro, la sua specialità. Adesso è cresciuto e ha aumentato la forza, la potenza e nella sua evoluzione ha acquistato più sicurezza. Si esprime al meglio nella doppia fase ed è perfetto per il calcio attuale». L’esplosività. Insigne sta bene di testa e di gambe. La preparazione atletica di Paco De Miguel ha dato i suoi frutti, un lavoro mirato per ogni singolo azzurro, una tabella specifica. Con questo lavoro mirato Lorenzo adesso vola, evidente la sua esplosività sui primi passi, lo sprint quando supera l’avversario in dribbling. Agile e potente, il napoletano è brillante quando sposta il pallone e incisivo quando parte in profondità. Un repertorio di finte e scatti, Lorenzo adesso va via sia sul destro per il suo tiro a giro, sia sul sinistro per il cross dal fondo. E non si stanca mai, corre dietro gli avversari, contrasta e recupera palla. Il carattere. Determinato, capace di rialzare la testa nei momenti di difficoltà e con l’obiettivo di arrivare sempre il più in alto possibile. Testardo nell’inseguire il suo sogno, fin da bambino, quando giocava le partitelle in strada a Frattamaggiore con il fratello più grande Antonio. La prima scuola calcio, l’Olimpia, i provini, il no dell’Inter dovuto alla sua statura, il passaggio al settore giovanile del Napoli. La gavetta in serie C, in B, la crescita in questi tre anni a Napoli. Il momento più buio, i fischi contro l’Athletic Bilbao, il suo gesto di stizza al rientro in panchina. In quei giorni Lorenzo ha svoltato, Benitez gli ha dato sempre fiducia e dopo i primi segnali positivi con Verona e Torino quella contro la Roma è stata la sua partita perfetta. I piccoli giganti. Insigne entra di diritto tra i piccoletti azzurri più famosi della storia. Dopo re Diego Maradona e Gianfranco Zola trova posto sul podio il ragazzo di Frattamaggiore. Lampi di pura classe i suoi, magie con la palla tra i piedi, giocate imprevedibili e sempre decisive. Gli resta adesso l’ultimo obiettivo: migliorare la media realizzativa. Un solo gol finora, quello al Torino. Pali, traverse e portieri insuperabili. Ma Lorenzo non è tipo da arrendersi, le reti arriveranno. L’anno scorso segnò la doppietta decisiva nella finale di coppa Italia contro la Fiorentina e due reti in Champions League al Borussia Dortmund, in tutto nove centri. Finora meno gol e meno assist, due in campionato: l’anno scorso in totale furono dodici. Ma gioca molto di più per la squadra. Quello che conta. (Roberto Ventre – Il Mattino)