NA 22/10/14 presso la Sala De Martino V^ Municipalità, pres.to il volumetto “Neiwiller, un poeta per amico”

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Il 22 Ottobre 2014 presso la Sala De Martino della V^ Municipalità Vomero-Arenella, Sergio Zazzera ha presentato il volumetto “Neiwiller, un poeta per amico” di Gennaro Di Vaio Alessandro Polidoro editore.

Il libro, formato tascabile in una semplice ma efficace veste tipografica, reca in copertina bianconero una immagine di strada di un giorno qualunque e nell’interno è corredato da diverse foto bianconero

Nella piccola sala erano presenti diversi ospiti, tra cui alcuni giovani.

Al tavolo dei relatori con Sergio Zazzera, l’autore Gennaro Di Vaio, Alessandro Polidoro editore ed Antonio Grieco presentatore.

Nel volumetto, l’autore scrive di un personaggio molto conosciuto nel campo dell’arte: Antonio Neiwiller, grande attore napoletano scomparso nel 1993.

“Antonio Neiwiller è morto giovane, il 9 dicembre del 93 per una malattia. Aveva solo 45 anni, ma in poco più di venti anni di teatro ha lasciato un ricordo indelebile per la sua  ricchezza umana, per la fertile interazione tra avanguardia e tradizione del suo lavoro di innovatore, ma soprattutto per le modalità compositive del suo essere attore e regista, per quella capacità di abbattere il muro della verosimiglianza e dell’imitazione della realtà, per il lavoro di smontaggio della routine interpretativa in qualcosa di raffinato e perfetto che aveva radici nel teatro di Kantor e  nelle altre sue passioni, Pasolini, Brecht e Beyus. “Ripartire dal teatro vuoto, senza difese. Il nulla. Oggi che è tutto vanificato, partire liberamente dal nulla”, scriveva.
E proprio questo ripartire da zero, gli aveva permesso di spingere lo sguardo più in là, di sentire, per esempio, l’arrivo della “barbarie”prima di tanti artisti e di portare quello sguardo a teatro,  convinto che l’arte fosse la via giusta per opporsi a quella avanzata, come racconta il libro di Antonio Grieco “L’altro sguardo di Antonio Neiwiller” pubblicato nel 2002 da L’Ancora del Mediterraneo.
Nel 1975, Neiwiller era stato tra i fondatori del Teatro dei Mutamenti, insieme a Renato Carpentieri, Lello Serao, Cesare Accetta, Massimo Lanzetta, Pasquale Scialò: erano attori solidi sul piano delle tecniche,  ma rivoluzionari per la voglia e la forza con cui rivisitavano il teatro tradizionale.  Brecht, Vittorini, Viviani, il loro repertorio, anch’esso rivisitato. Tra tutti loro Antonio era sicuramente il più radicale e visionario: lo animava una irrequietezza, uno stare mai a posto, un disagio della civiltà che lo portava a forzare il linguaggio teatrale verso esiti nuovi  per raccontare più in profondità l’uomo. “Oltre il falso linguaggio dei media, bisogna attraversare se stessi, andare fino in fondo alle cose”, diceva. “A questo complesso lavoro io dò il nome di laboratorio. Questo per me è necessario”.
Una spinta che Neiwiller aveva condiviso con artisti vicini, Leo De Berardinis – con cui fece il bellissimo Ha da passà’ ‘ a nuttata, ma soprattutto con cui fu l’indimenticabile Cotrone nei Giganti della Montagna – Carlo Cecchi  e gli amici di Teatri Uniti.

Nel 1987 Antonio Neiwiller, con Mario Martone e Toni Servillo, fonda Teatri Uniti, una realtà teatrale d’avanguardia che segnava anche il “rinascimento” napoletano artistico di quegli anni. Tra loro c’è una consuetudine di lavoro e una comunità di intenti. In quegli anni Neiwiller firma spettacoli come Blackout da Pinter, Titanic da Enzensberger, la Storia  naturale infinita dedicata a Paul Klee, Una sola moltitudine dedicato a Pessoa, Dritto all’inferno ispirato all’opera di Pier Paolo Pasolini .

Con Martone fece anche il suo primo film Morte di un matematico napoletano, cui seguì un importante interpretazione in Caro diario di Nanni Moretti: due film che restano come testimonianza della sua bravura e unicità, probabilmente misconosciute finchè fu in vita.

Il suo ultimo lavoro fu L’altro sguardo, che presentò al festival di Volterra qualche mese prima di morire,”

L’introduzione è stata di Sergio Zazzera che ha illustrato brevemente un profilo dell’autore, il contenuto del libro ed un profilo dell’attore. La parola è passata poi ad Antonio Grieco che ha chiosato sull’arte del noto artista, descrivendo le varie tappe della sua breve vita e le tendenze artistiche. Il microfono è passato poi all’autore Gennaro Di Vaio che a sua volta ha descritto il contenuto della sua opera. Ha fatto seguito una breve relazione dell’editore Alessandro Polidoro.

A piè del presente articolo, foto della presentazione. .

Alcuni interventi da parte dei giovani e dei presenti, hanno contribuito a tenere alta l’attenzione del pubblico. A conclusione, Sergio Zazzera, ha ringraziato e salutato gli ospiti ed i personaggi presenti al tavolo dei relatori.

Alberto Del Grosso

Giornalista Garante del Lettore

del giornale Positanonews

 

Il 22 Ottobre 2014 presso la Sala De Martino della V^ Municipalità Vomero-Arenella, Sergio Zazzera ha presentato il volumetto “Neiwiller, un poeta per amico” di Gennaro Di Vaio Alessandro Polidoro editore.

Il libro, formato tascabile in una semplice ma efficace veste tipografica, reca in copertina bianconero una immagine di strada di un giorno qualunque e nell’interno è corredato da diverse foto bianconero

Nella piccola sala erano presenti diversi ospiti, tra cui alcuni giovani.

Al tavolo dei relatori con Sergio Zazzera, l’autore Gennaro Di Vaio, Alessandro Polidoro editore ed Antonio Grieco presentatore.

Nel volumetto, l’autore scrive di un personaggio molto conosciuto nel campo dell’arte: Antonio Neiwiller, grande attore napoletano scomparso nel 1993.

“Antonio Neiwiller è morto giovane, il 9 dicembre del 93 per una malattia. Aveva solo 45 anni, ma in poco più di venti anni di teatro ha lasciato un ricordo indelebile per la sua  ricchezza umana, per la fertile interazione tra avanguardia e tradizione del suo lavoro di innovatore, ma soprattutto per le modalità compositive del suo essere attore e regista, per quella capacità di abbattere il muro della verosimiglianza e dell'imitazione della realtà, per il lavoro di smontaggio della routine interpretativa in qualcosa di raffinato e perfetto che aveva radici nel teatro di Kantor e  nelle altre sue passioni, Pasolini, Brecht e Beyus. "Ripartire dal teatro vuoto, senza difese. Il nulla. Oggi che è tutto vanificato, partire liberamente dal nulla", scriveva.
E proprio questo ripartire da zero, gli aveva permesso di spingere lo sguardo più in là, di sentire, per esempio, l'arrivo della "barbarie"prima di tanti artisti e di portare quello sguardo a teatro,  convinto che l'arte fosse la via giusta per opporsi a quella avanzata, come racconta il libro di Antonio Grieco "L'altro sguardo di Antonio Neiwiller" pubblicato nel 2002 da L'Ancora del Mediterraneo.
Nel 1975, Neiwiller era stato tra i fondatori del Teatro dei Mutamenti, insieme a Renato Carpentieri, Lello Serao, Cesare Accetta, Massimo Lanzetta, Pasquale Scialò: erano attori solidi sul piano delle tecniche,  ma rivoluzionari per la voglia e la forza con cui rivisitavano il teatro tradizionale.  Brecht, Vittorini, Viviani, il loro repertorio, anch'esso rivisitato. Tra tutti loro Antonio era sicuramente il più radicale e visionario: lo animava una irrequietezza, uno stare mai a posto, un disagio della civiltà che lo portava a forzare il linguaggio teatrale verso esiti nuovi  per raccontare più in profondità l'uomo. "Oltre il falso linguaggio dei media, bisogna attraversare se stessi, andare fino in fondo alle cose", diceva. "A questo complesso lavoro io dò il nome di laboratorio. Questo per me è necessario".
Una spinta che Neiwiller aveva condiviso con artisti vicini, Leo De Berardinis – con cui fece il bellissimo Ha da passà' ' a nuttata, ma soprattutto con cui fu l'indimenticabile Cotrone nei Giganti della Montagna – Carlo Cecchi  e gli amici di Teatri Uniti.

Nel 1987 Antonio Neiwiller, con Mario Martone e Toni Servillo, fonda Teatri Uniti, una realtà teatrale d'avanguardia che segnava anche il "rinascimento" napoletano artistico di quegli anni. Tra loro c'è una consuetudine di lavoro e una comunità di intenti. In quegli anni Neiwiller firma spettacoli come Blackout da Pinter, Titanic da Enzensberger, la Storia  naturale infinita dedicata a Paul Klee, Una sola moltitudine dedicato a Pessoa, Dritto all'inferno ispirato all'opera di Pier Paolo Pasolini .

Con Martone fece anche il suo primo film Morte di un matematico napoletano, cui seguì un importante interpretazione in Caro diario di Nanni Moretti: due film che restano come testimonianza della sua bravura e unicità, probabilmente misconosciute finchè fu in vita.

Il suo ultimo lavoro fu L'altro sguardo, che presentò al festival di Volterra qualche mese prima di morire,”

L’introduzione è stata di Sergio Zazzera che ha illustrato brevemente un profilo dell’autore, il contenuto del libro ed un profilo dell’attore. La parola è passata poi ad Antonio Grieco che ha chiosato sull’arte del noto artista, descrivendo le varie tappe della sua breve vita e le tendenze artistiche. Il microfono è passato poi all’autore Gennaro Di Vaio che a sua volta ha descritto il contenuto della sua opera. Ha fatto seguito una breve relazione dell’editore Alessandro Polidoro.

A piè del presente articolo, foto della presentazione. .

Alcuni interventi da parte dei giovani e dei presenti, hanno contribuito a tenere alta l’attenzione del pubblico. A conclusione, Sergio Zazzera, ha ringraziato e salutato gli ospiti ed i personaggi presenti al tavolo dei relatori.

Alberto Del Grosso

Giornalista Garante del Lettore

del giornale Positanonews