Musik, ich liebe dich: l’esperienza tedesca in Erasmus

0

 

Questa sera, alle ore 20, penultimo appuntamento della rassegna con i legni e gli archi protagonisti in Santa Apollonia

 

 

Di OLGA CHIEFFI

Penultimo appuntamento, oggi alle ore 20, nella chiesa di Santa Apollonia per il cartellone della III edizione di Erasmus On Stage, della rassegna musicale promossa dal Conservatorio di Musica Giuseppe Martucci in collaborazione con la Bottega San Lazzaro di Giuseppe Natella. Passaggio in Germania “Musik, ich liebe dich!” con il flautista Simone Mingo e la violinista Sara Rispoli, reduci da ben due anni Erasmus insieme, a Dresda e Ausgburg; il violoncellista Thomas Brian Rizzo (Weimar) e la pianista Margherita Coraggio di ritorno dalla prestigiosa Università delle Arti di Berlino. La serata avrà inizio con una delle partiture più raffinate della produzione cameristica di Carl Maria von Weber, il trio in sol minore op.63, che fonde felicemente i timbri del flauto, del cello e del pianoforte, offrendo loro bellezza melodica e una sottile vena teatrale. L’opera, che verrà eseguita da Simone Mingo al flauto, Thomas Brian Rizzo al violoncello e Laura Cozzolino al pianoforte, fu concepita nell’estate del 1819, mentre Weber trascorreva una vacanza nella campagna di Hopsterwitz, proprio nei pressi di Dresda e la composizione riflette tale felice momento di agreste serenità nell’ispirazione pastorale che in vari modi ne pervade i quattro tempi, nell’ariosità della scrittura strumentale e nella luminosa trasparenza del suo colore timbrico. Per tali avvincenti caratteristiche, il lavoro è considerato il migliore dei pochissimi lasciatici nel genere cameristico dall’Autore del “Freischütz” – il “Quartetto” op. 18 e il “Quintetto” op. 34. Peraltro, queste composizioni da camera di Weber non pretendono al forte impegno architettonico e all’incisività espressiva dei grandi lavori del genere di Haydn, Mozart e Beethoven, ma sono piuttosto nello spirito dei Divertimenti mozartiani, con i quali hanno in comune l’elegante spigliatezza del dire, la briosa vitalità ritmica, la levità dell’espressione, la versatilità delle trovate e il fascino soggiogante. Il primo tempo mette in valore volta a volta i tre strumenti, in un brano dall’espressività sobria e dalla scrittura tersa. Lo Scherzo, assai vivace, anticipa nella prima parte, in minore, certa ritmica schumanniana e stilizza, nella seconda, in maggiore, gli andamenti di una danza campagnola. Nell’Andante espressivo si accentua il carattere bucolico: del resto, il pezzo ha per sottotitolo “Il lamento del pastore”. I temi del Finale hanno delle analogie con alcuni motivi del “Freischütz” (che è dello stesso anno del “Trio”), ed uno di essi ricorda chiaramente la canzone bacchica di Kaspar nel primo atto dell’opera. Seguirà Una perla del compositore russo César Cui, i cinque piccoli duetti op. 56 per flauto e violino con pianoforte, miniature preziose, liriche ed eleganti, che vedranno ancora Simone Mingo al flauto in duo con Sara Rispoli al violino e Laura Cozzolino al pianoforte. Finale affidato al clarinetto di Massimo Buonocore, il quale, in duo con il pianoforte di Margherita Coraggio, proporrà uno dei suoi cavalli di battaglia la Premiére Rhapsodie di Claude Debussy, dal gusto antiromantico. Datata 1910 e dedicata a Prosper Mimart, si tratta di un brano concepito per la lettura a prima vista per il concorso al Conservatoire de Paris. E’ questa una composizione ricca di atmosfere evocative, rappresentate da una costante alternanza tra slanci lirici e graffianti indugi ironici, in un contesto nel quale i due strumenti si trovano perfettamente in equilibrio tra loro, grazie anche alla peculiare perizia dimostrata dall’autore nello sviluppare le potenzialità timbriche ed espressive della formazione, con particolare, riguardo per il clarinetto sempre in bilico tra morbida e suadente cantabilità e guizzanti passaggi di agilità.  La Première Rhapsodie, eredita dal genere ottocentesco della rapsodia il procedere estemporaneo e svincolato da simmetrie formali, sebbene al suo interno si possano individuare un paio di temi ricorrenti. Il discorso fluisce liberamente, tra continui cambi di tempo, accumulando le figurazioni e variando gli effetti del dialogo di clarinetto e pianoforte. Il lento dispiegarsi di melodie in “pianissimo”, sfocia quasi impercettibilmente nelle movenze burlesche dei passi in “staccato” o viene interrotto da improvvise accelerazioni e accensioni virtuosistiche, sotto il segno di un’inafferrabile mutevolezza. Finale con la sonatina di Joseph Horovitz, per clarinetto e pianoforte, composta nel 1981 su richiesta di Gervase de Peyer e Gwenneth Pryor, ?La Sonatina è leggera e segue un modello tradizionale di divisione in tre movimenti. Il primo, in forma sonata classica, si concentra sul registro centrale del clarinetto, prevalentemente lirico in contrasto con un pianoforte in chiaroscuro. Il secondo movimento è una struttura di canzone che impiega alcune delle note più basse dello strumento a fiato in una lunga cantilena su un accompagnamento accordale lento, ispirato dal clarinetto creolo. Il finale è una sorta di rondò che alterna due temi in proporzioni uguali, sfruttando il registro superiore del clarinetto. Il linguaggio armonico di tutta l’opera è ovviamente tonale, e, come la maggior parte composizioni recenti di Horovitz, la Sonatina è melodicamente e ritmicamente molto influenzata dal jazz e altra musica popolare. 

 

 

 

Questa sera, alle ore 20, penultimo appuntamento della rassegna con i legni e gli archi protagonisti in Santa Apollonia

 

 

Di OLGA CHIEFFI

Penultimo appuntamento, oggi alle ore 20, nella chiesa di Santa Apollonia per il cartellone della III edizione di Erasmus On Stage, della rassegna musicale promossa dal Conservatorio di Musica Giuseppe Martucci in collaborazione con la Bottega San Lazzaro di Giuseppe Natella. Passaggio in Germania “Musik, ich liebe dich!” con il flautista Simone Mingo e la violinista Sara Rispoli, reduci da ben due anni Erasmus insieme, a Dresda e Ausgburg; il violoncellista Thomas Brian Rizzo (Weimar) e la pianista Margherita Coraggio di ritorno dalla prestigiosa Università delle Arti di Berlino. La serata avrà inizio con una delle partiture più raffinate della produzione cameristica di Carl Maria von Weber, il trio in sol minore op.63, che fonde felicemente i timbri del flauto, del cello e del pianoforte, offrendo loro bellezza melodica e una sottile vena teatrale. L’opera, che verrà eseguita da Simone Mingo al flauto, Thomas Brian Rizzo al violoncello e Laura Cozzolino al pianoforte, fu concepita nell'estate del 1819, mentre Weber trascorreva una vacanza nella campagna di Hopsterwitz, proprio nei pressi di Dresda e la composizione riflette tale felice momento di agreste serenità nell'ispirazione pastorale che in vari modi ne pervade i quattro tempi, nell'ariosità della scrittura strumentale e nella luminosa trasparenza del suo colore timbrico. Per tali avvincenti caratteristiche, il lavoro è considerato il migliore dei pochissimi lasciatici nel genere cameristico dall'Autore del “Freischütz” – il “Quartetto” op. 18 e il “Quintetto” op. 34. Peraltro, queste composizioni da camera di Weber non pretendono al forte impegno architettonico e all'incisività espressiva dei grandi lavori del genere di Haydn, Mozart e Beethoven, ma sono piuttosto nello spirito dei Divertimenti mozartiani, con i quali hanno in comune l'elegante spigliatezza del dire, la briosa vitalità ritmica, la levità dell'espressione, la versatilità delle trovate e il fascino soggiogante. Il primo tempo mette in valore volta a volta i tre strumenti, in un brano dall'espressività sobria e dalla scrittura tersa. Lo Scherzo, assai vivace, anticipa nella prima parte, in minore, certa ritmica schumanniana e stilizza, nella seconda, in maggiore, gli andamenti di una danza campagnola. Nell'Andante espressivo si accentua il carattere bucolico: del resto, il pezzo ha per sottotitolo “Il lamento del pastore”. I temi del Finale hanno delle analogie con alcuni motivi del “Freischütz” (che è dello stesso anno del “Trio”), ed uno di essi ricorda chiaramente la canzone bacchica di Kaspar nel primo atto dell'opera. Seguirà Una perla del compositore russo César Cui, i cinque piccoli duetti op. 56 per flauto e violino con pianoforte, miniature preziose, liriche ed eleganti, che vedranno ancora Simone Mingo al flauto in duo con Sara Rispoli al violino e Laura Cozzolino al pianoforte. Finale affidato al clarinetto di Massimo Buonocore, il quale, in duo con il pianoforte di Margherita Coraggio, proporrà uno dei suoi cavalli di battaglia la Premiére Rhapsodie di Claude Debussy, dal gusto antiromantico. Datata 1910 e dedicata a Prosper Mimart, si tratta di un brano concepito per la lettura a prima vista per il concorso al Conservatoire de Paris. E’ questa una composizione ricca di atmosfere evocative, rappresentate da una costante alternanza tra slanci lirici e graffianti indugi ironici, in un contesto nel quale i due strumenti si trovano perfettamente in equilibrio tra loro, grazie anche alla peculiare perizia dimostrata dall’autore nello sviluppare le potenzialità timbriche ed espressive della formazione, con particolare, riguardo per il clarinetto sempre in bilico tra morbida e suadente cantabilità e guizzanti passaggi di agilità.  La Première Rhapsodie, eredita dal genere ottocentesco della rapsodia il procedere estemporaneo e svincolato da simmetrie formali, sebbene al suo interno si possano individuare un paio di temi ricorrenti. Il discorso fluisce liberamente, tra continui cambi di tempo, accumulando le figurazioni e variando gli effetti del dialogo di clarinetto e pianoforte. Il lento dispiegarsi di melodie in “pianissimo”, sfocia quasi impercettibilmente nelle movenze burlesche dei passi in “staccato” o viene interrotto da improvvise accelerazioni e accensioni virtuosistiche, sotto il segno di un’inafferrabile mutevolezza. Finale con la sonatina di Joseph Horovitz, per clarinetto e pianoforte, composta nel 1981 su richiesta di Gervase de Peyer e Gwenneth Pryor, ?La Sonatina è leggera e segue un modello tradizionale di divisione in tre movimenti. Il primo, in forma sonata classica, si concentra sul registro centrale del clarinetto, prevalentemente lirico in contrasto con un pianoforte in chiaroscuro. Il secondo movimento è una struttura di canzone che impiega alcune delle note più basse dello strumento a fiato in una lunga cantilena su un accompagnamento accordale lento, ispirato dal clarinetto creolo. Il finale è una sorta di rondò che alterna due temi in proporzioni uguali, sfruttando il registro superiore del clarinetto. Il linguaggio armonico di tutta l'opera è ovviamente tonale, e, come la maggior parte composizioni recenti di Horovitz, la Sonatina è melodicamente e ritmicamente molto influenzata dal jazz e altra musica popolare.