CRESCENT. ULTIMO WEEK END DI ATTESA

0

Ha atteso l’ultimo giorno utile per rendere pubblico il suo pensiero. Come già successo in occasione del primo parere, il soprintendente Gennaro Miccio si è preso tutto il tempo a sua disposizione per il secondo e decisivo parere paesaggistico sul Crescent, l’edificio della discordia, quello già realizzato in piazza della Libertà il cui destino è sicuramente ad una svolta. Da una parte c’è la vicenda penale il cui esito, però, giusto ricordarlo, è legata a filo doppio anche alla stessa autorizzazione paesaggistica che Miccio è chiamato a fornire avendo già incassato tutta una serie di pareri favorevoli dall’ultima sentenza del Consiglio di Stato, dall’altra c’è, sic et simpliciter il famelico parere che il soprintendente è chiamato ad emettere o, per meglio dire, era chiamato ad emettere, mettere per iscritto e consegnare al comune di Salerno, visto che lunedì mattina – non immaginando che si dedichi a questa compilazione tra oggi e domani – scade il termine fissato per il deposito. Possiamo allora ben dire che questo è l’ultimo week end dedicato al dubbio Crescent, poi ci sarà un atto concreto, definitivo che metterà la parola fine ad una delle più sconcertanti e contraddittorie vicende della storia urbanistica salernitana. Se il parere come in molti sostengono dovesse essere positivo pur con qualche limitazione, ad esempio, il niet sulla realizzazione delle due torri ai lati del Crescent, la partita sarà irrimediabilmente chiusa e al netto di quelle che saranno le immaginabili polemiche, i soliti ricorsi delle associazioni che si contrappongono, il contestato edificio progettato da Bofill verrà definitivamente alla luce, completato e ultimato. Diversamente si aprirà un contenzioso – questo si infinito – per stabilire, intanto, cosa fare della struttura visto che la demolizione del costruito sarebbe stata già esclusa dal Consiglio di Stato, poi individuare le responsabilità dell’errore e a chi toccherà pagare i danni con conseguenze a catena sulle aziende che si sono impegnate nella realizzazione, le tante altre che hanno lavorato nell’indotto, le azioni risarcitorie di chi ha già acquistato e via di questo passo. A spanne, senza voler andare tropo per il sottile, la situazione è questa, queste sono anche le conseguenze che si materializzeranno nell’uno e nell’altro caso. Il resto è fuffa.
MARCELLO FESTA TVOGGISALERNOHa atteso l’ultimo giorno utile per rendere pubblico il suo pensiero. Come già successo in occasione del primo parere, il soprintendente Gennaro Miccio si è preso tutto il tempo a sua disposizione per il secondo e decisivo parere paesaggistico sul Crescent, l’edificio della discordia, quello già realizzato in piazza della Libertà il cui destino è sicuramente ad una svolta. Da una parte c’è la vicenda penale il cui esito, però, giusto ricordarlo, è legata a filo doppio anche alla stessa autorizzazione paesaggistica che Miccio è chiamato a fornire avendo già incassato tutta una serie di pareri favorevoli dall’ultima sentenza del Consiglio di Stato, dall’altra c’è, sic et simpliciter il famelico parere che il soprintendente è chiamato ad emettere o, per meglio dire, era chiamato ad emettere, mettere per iscritto e consegnare al comune di Salerno, visto che lunedì mattina – non immaginando che si dedichi a questa compilazione tra oggi e domani – scade il termine fissato per il deposito. Possiamo allora ben dire che questo è l’ultimo week end dedicato al dubbio Crescent, poi ci sarà un atto concreto, definitivo che metterà la parola fine ad una delle più sconcertanti e contraddittorie vicende della storia urbanistica salernitana. Se il parere come in molti sostengono dovesse essere positivo pur con qualche limitazione, ad esempio, il niet sulla realizzazione delle due torri ai lati del Crescent, la partita sarà irrimediabilmente chiusa e al netto di quelle che saranno le immaginabili polemiche, i soliti ricorsi delle associazioni che si contrappongono, il contestato edificio progettato da Bofill verrà definitivamente alla luce, completato e ultimato. Diversamente si aprirà un contenzioso – questo si infinito – per stabilire, intanto, cosa fare della struttura visto che la demolizione del costruito sarebbe stata già esclusa dal Consiglio di Stato, poi individuare le responsabilità dell’errore e a chi toccherà pagare i danni con conseguenze a catena sulle aziende che si sono impegnate nella realizzazione, le tante altre che hanno lavorato nell’indotto, le azioni risarcitorie di chi ha già acquistato e via di questo passo. A spanne, senza voler andare tropo per il sottile, la situazione è questa, queste sono anche le conseguenze che si materializzeranno nell’uno e nell’altro caso. Il resto è fuffa.
MARCELLO FESTA TVOGGISALERNO