Matachione Palomba la guerra dei roses delle Farmacie che sconvolge Torre

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Torre Annunziata. C’è un filo sottile che lega questa provincia addormentata. Torre del Greco si unisce a Torre Annunziata, in una storia vischiosa che alimenta anche pettegolezzi e colorite letture. Effetto dei protagonisti coinvolti, tutti nomi conosciuti da queste parti e, soprattutto, tutti senza problemi economici. Nomi divisi da una guerra dei Roses casareccia, ormai diventata senza esclusione di colpi. Lui, Nazario Matachione, 44 anni, è in carcere da nove giorni e negli ultimi dieci anni ha riempito le cronache locali per la sua attività d’imprenditore farmaceutico da alti fatturati, di patron della locale squadra calcistica del Savoia, di politico e amministratore comunale torrese. Lei, Maria Palomba, 34 anni, ne è stata formalmente moglie fino ad un anno fa, assumendo il ruolo di first lady, ninfa e nemica dell’uomo potente. Noblesse oblige. Eccoli i tranquilli viali delle belle ville e case di via De Nicola a Torre del Greco. Qui abita la buona borghesia torrese, qui trovano rifugio i professionisti. Qui abitavano Nazario e Maria. Una bella casa di tre piani, perquisita due volte dai carabinieri per le inchieste in corso. Era la casa coniugale, il giudice l’ha assegnata alla moglie come si usa sempre. Raccontano che Nazario e Maria si conobbero quando lui era già laureato in Farmacia e lavorava. Lei bella, appariscente, ambiziosa. Lui, rampante, immerso nell’ingranaggio della provincia dalle scalate sociali e affascinato dai riflettori. Già, perché i Matachione sono i farmacisti per antonomasia nella provincia addormentata. C’erano una volta, nei paesi, il sindaco, il parroco e il farmacista. Erano le figure che conoscevano tutto di tutti. E avevano in mano il potere locale. La famiglia Matachione sembra ereditare quelle caratteristiche d’altri tempi. I nonni di Nazario, venuti dall’Abruzzo, erano farmacisti già nel 1929, quando comprarono due farmacie a Napoli: una a via Carlo Poerio, l’altra a Santa Maria la Carità. Le due sono diventate undici, sparse tra Torre Annunziata, Portici, San Giorgio a Cremano, Torre del Greco. E poi anche a Telese terme e Montesilvano, in provincia di Pescara. Un gruppo da 80 dipendenti, che ha una sede a Castellamare di Stabia, in una bella palazzina moderna di via Traverso. Farmaci, estetica e denaro. Lui ha raccontato ai magistrati: «Sono io ad averla aiutata a laurearsi, io l’ho fatta lavorare in farmacia». Come un Pigmalione, un plasmatore di una bellissima ninfa che, però, plebea non era. Lei, Maria, è figlia di un imprenditore di mobili e arredamenti con attività nella zona che scende verso il porto di Torre del Greco. Il padre Luigi ha un fratello, Leopoldo, che lavora nello stesso settore. L’amore esplode, dieci anni di differenza non sono molti di questi tempi. La gente applaude, molti invidiano. Lui rampante e preso da se stesso, lei bella e ammirata. Il matrimonio, nel 1997, è da favola. Ma non è approvato dalla famiglia di lui. Che ha raccontato, in lacrime: «Mia madre non voleva, non l’andai a trovare quando stette male perché sapevo che sarebbe dispiaciuto a mia moglie». Viaggi, vacanze, la barca nel porto di Castellammare. Arriva una figlia, ora adolescente, un’altra ancora piccola. Lavoro e famiglia, footing al mattino in due, quadretti da fattoria del Mulino bianco. Il reticolo di provincia è una ragnatela mielosa di rapporti, amicizie interessate, frequentazioni di maniera. Al Circolo Oplonti non vanno spesso, ma nel luglio 2003 lui finanzia la manifestazione campana di miss Italia dove partecipano oltre 500 persone. Il presidente del circolo, Vincenzo Sica, l’accolse con soddisfazione. Lei non vuole essere da meno, il ruolo di donna ombra le sta scomodo. Quasi per gioco partecipa alla selezione per le miss. Famiglia e sport. Per due anni, i soldi di Nazario portano la squadra di Torre Annunziata, il Savoia 1908, a giocarsi la possibilità di arrivare alla C/2. Però vanno male i play-off prima con il Potenza, poi con il Sorrento. Ma lui ci tiene a dare un’immagine da Baci Perugina: «Ho coinvolto mia moglie nella mia passione. La domenica siamo entrambi allo stadio Giraud, con le magliette della squadra a tifare. Quando mi sveglio, guardo i cartoni animati con la mia piccolina e poi gioco con lei». Egotista o narciso, non perde colpi per dominare la scena. Due volte incontra il principe Emanuele Filiberto di Savoia e lo nomina anche presidente onorario della squadra. Quando inaugura la farmacia a San Giorgio a Cremano, riesce a far arrivare come madrina addirittura Ornella Muti. Quando Maria si laurea e poi viene iscritta all’Ordine dei farmacisti nel 2004, diviene socia del gruppo. Nella farmacia di Torre Annunziata. Sodalizio di lavoro e d’amore, che all’esterno sembra inossidabile. Attorno, ruotano medici di base, titolari di laboratori d’analisi, notabili di paese, politici, conoscenze tra gli ufficiali della Guardia di finanza. E poi funzionari regionali alla Sanità, consiglieri e dipendenti dell’Ordine dei farmacisti, dipendenti della facoltà sempre di Farmacia. Ma chi possiede il terzo gruppo imprenditoriale farmaceutico d’Italia, è un potenza nel settore. Nessuno pensa che ci si può bruciare le mani a frequentarlo. Lei racconta ai magistrati: «Medici di base suoi amici dirottano i pazienti, specie anziani, alla sue farmacie. Alcuni hanno figli e mogli che lavorano nel suo gruppo». E poi elenca regali elargiti, spiega di aver registrato sfoghi di chi si lamentava delle imposizioni dei medici. E aggiunge: «Addirittura alcuni pazienti vengono intimati di non venire nella mia farmacia». Gossip e cronache rosa raccontano comportamenti allegri di Maria. Di tradimenti che Nazareno avrebbe cercato più volte di superare. Lei racconta che lui avrebbe addirittura fatto controllare le sue conversazioni. Lui fornisce una inedita versione sulle sue dimissioni da presidente del Savoia: «Non è vero che andai via per questioni economiche, o perché ero rimasto male per la mancata elezione a sindaco. Fui costretto a lasciare, dopo che scoprii che mia moglie se la intendeva con un calciatore». Anche questo, in una guerra senza esclusioni di colpi. Si trascina per un anno con tanta carta bollata per la causa di separazione. L’accordo viene raggiunto nel 2013. Lui deve versare diecimila euro al mese a ex moglie e figlie, lascia la casa di Torre del Greco, chiede però un «patto di non concorrenza». A Maria viene lasciata la farmacia Centrale a Torre Annunziata. Prenderà il nome di Centrale Palomba. Lei si impegna a non fare concorrenza territoriale alle strutture dell’ex marito. Ma quell’accordo resiste pochi mesi. E lui racconta: «Poco prima di firmare l’accordo, lei mi disse che se avessi fatto il bravo mi avrebbe dato un regalo. Era il testo dell’esposto anonimo che parlava di miei rapporti con gli ufficiali Mendella e Giaccone, che lei disse di aver avuto». Sospetti e con chiavi di lettura su denunce e accuse, che lui spiega in questo modo: «Nasceva tutto da risentimenti contro di me per questioni di concorrenza». A settembre dello scorso anno, ripresa da fotografi e con articoli di giornali locali, si inaugura la seconda farmacia Palomba dopo quella di piazza Imbriani. È nel quartiere periferico di Rovigliano, sempre a Torre Annunziata. Inaugurazione, con la titolare abbronzata e in gran forma che taglia il nastro bianco. Con lei, ci sono anche le figlie. Come ogni mattina, la dottoressa Palomba è alla farmacia Centrale. Preferisce non commentare la vicenda che è sulla bocca di tutti tra Torre del Greco e Torre Annunziata. Preferisce aspettare, scontato che sia così. Lui, Nazario, è stato assessore nelle giunte presiedute dall’avvocato Francesco Maria Cucolo. Deleghe diverse: al Commercio, al Demanio, al Territorio. In quota Margherita, con un’interruzione nei giorni dell’inchiesta in cui resta coinvolto per una storia di truffe farmaceutiche. Pochi giorni di arresti domiciliari nel 2001, poi l’ostacolo viene superato con il proscioglimento. È il ritorno in pista, anche con il tentativo di diventare sindaco di una lista civica nel 2005. Raccoglie solo 4102 voti, dopo un impegno stessante di mesi, trascurando Maria. Dichiarerà Nazario: «Sono stato attaccato, strattonato, defraudato. Lascio il Savoia perché neanche i tifosi hanno creduto nella mia proposta. Mi sento sconfitto e tradito. Devo spiegarmi solo con la mia famiglia, cui ho sottratto tempo e premure». Le spiegazioni di nove anni fa. Ora sono arrivate letture diverse, che puntano il dito contro la «ninfa traditrice». Lei, nel frattempo, e lo sanno tutti, si è rifatta da tre anni una vita sentimentale. E anche questa volta il suo compagno non è certo nome sconosciuto da queste parti e alle cronache. È Angelo Della Gatta, ultima generazione della famiglia di armatori al centro del crack della Deiulemar. Anche stavolta, anonimi hanno condito la vicenda: un azionista truffato ha scritto di Rolex da 320mila euro, regalo di Della Gatta alla sua nuova compagna. Ma di anonimi e misteri si alimenta questa guerra, che nelle carte giudiziarie è diventata accuse di corruzione in più ambienti. Lui sospetta: «Chissà perché alla prima perquisizione, il 20 novembre 2013, quando non c’era la separazione, quasi 100 carabinieri non trovarono i documenti che, alla seconda perquisizione di quest’anno, si sono rinvenuti diventando fonte delle mie prime accuse». Ex coniugi, concorrenti e rivali. Lui si è trasferito a Posillipo con una giovane compagna. Tempo fa, un’intercettazione ha registrato i Della Gatta chiedergli di intercedere sul giudice per rinviare l’udienza sul fallimento Deiulemar. Lui commentò, sul nuovo compagno di Maria: «I Della Gatta vogliono vedere tutti birilli a terra, primo tra tutti Matachione». Qui, sorridono. E sembrano davvero lontani i tempi in cui Nazario, nella pasticceria dell’amico consigliere comunale Pasquale Di Francesco, faceva preparare la torta battezzata «Dolce dell’amore», in onore della moglie. È ancora la provincia addormentata, dove sonno e sogno hanno unica traduzione: suonno. Risvegliarsi non sembra facile. Gigi Di Fiore, IL Mattino

Torre Annunziata. C’è un filo sottile che lega questa provincia addormentata. Torre del Greco si unisce a Torre Annunziata, in una storia vischiosa che alimenta anche pettegolezzi e colorite letture. Effetto dei protagonisti coinvolti, tutti nomi conosciuti da queste parti e, soprattutto, tutti senza problemi economici. Nomi divisi da una guerra dei Roses casareccia, ormai diventata senza esclusione di colpi. Lui, Nazario Matachione, 44 anni, è in carcere da nove giorni e negli ultimi dieci anni ha riempito le cronache locali per la sua attività d’imprenditore farmaceutico da alti fatturati, di patron della locale squadra calcistica del Savoia, di politico e amministratore comunale torrese. Lei, Maria Palomba, 34 anni, ne è stata formalmente moglie fino ad un anno fa, assumendo il ruolo di first lady, ninfa e nemica dell’uomo potente. Noblesse oblige. Eccoli i tranquilli viali delle belle ville e case di via De Nicola a Torre del Greco. Qui abita la buona borghesia torrese, qui trovano rifugio i professionisti. Qui abitavano Nazario e Maria. Una bella casa di tre piani, perquisita due volte dai carabinieri per le inchieste in corso. Era la casa coniugale, il giudice l’ha assegnata alla moglie come si usa sempre. Raccontano che Nazario e Maria si conobbero quando lui era già laureato in Farmacia e lavorava. Lei bella, appariscente, ambiziosa. Lui, rampante, immerso nell’ingranaggio della provincia dalle scalate sociali e affascinato dai riflettori. Già, perché i Matachione sono i farmacisti per antonomasia nella provincia addormentata. C’erano una volta, nei paesi, il sindaco, il parroco e il farmacista. Erano le figure che conoscevano tutto di tutti. E avevano in mano il potere locale. La famiglia Matachione sembra ereditare quelle caratteristiche d’altri tempi. I nonni di Nazario, venuti dall’Abruzzo, erano farmacisti già nel 1929, quando comprarono due farmacie a Napoli: una a via Carlo Poerio, l’altra a Santa Maria la Carità. Le due sono diventate undici, sparse tra Torre Annunziata, Portici, San Giorgio a Cremano, Torre del Greco. E poi anche a Telese terme e Montesilvano, in provincia di Pescara. Un gruppo da 80 dipendenti, che ha una sede a Castellamare di Stabia, in una bella palazzina moderna di via Traverso. Farmaci, estetica e denaro. Lui ha raccontato ai magistrati: «Sono io ad averla aiutata a laurearsi, io l’ho fatta lavorare in farmacia». Come un Pigmalione, un plasmatore di una bellissima ninfa che, però, plebea non era. Lei, Maria, è figlia di un imprenditore di mobili e arredamenti con attività nella zona che scende verso il porto di Torre del Greco. Il padre Luigi ha un fratello, Leopoldo, che lavora nello stesso settore. L’amore esplode, dieci anni di differenza non sono molti di questi tempi. La gente applaude, molti invidiano. Lui rampante e preso da se stesso, lei bella e ammirata. Il matrimonio, nel 1997, è da favola. Ma non è approvato dalla famiglia di lui. Che ha raccontato, in lacrime: «Mia madre non voleva, non l’andai a trovare quando stette male perché sapevo che sarebbe dispiaciuto a mia moglie». Viaggi, vacanze, la barca nel porto di Castellammare. Arriva una figlia, ora adolescente, un’altra ancora piccola. Lavoro e famiglia, footing al mattino in due, quadretti da fattoria del Mulino bianco. Il reticolo di provincia è una ragnatela mielosa di rapporti, amicizie interessate, frequentazioni di maniera. Al Circolo Oplonti non vanno spesso, ma nel luglio 2003 lui finanzia la manifestazione campana di miss Italia dove partecipano oltre 500 persone. Il presidente del circolo, Vincenzo Sica, l’accolse con soddisfazione. Lei non vuole essere da meno, il ruolo di donna ombra le sta scomodo. Quasi per gioco partecipa alla selezione per le miss. Famiglia e sport. Per due anni, i soldi di Nazario portano la squadra di Torre Annunziata, il Savoia 1908, a giocarsi la possibilità di arrivare alla C/2. Però vanno male i play-off prima con il Potenza, poi con il Sorrento. Ma lui ci tiene a dare un’immagine da Baci Perugina: «Ho coinvolto mia moglie nella mia passione. La domenica siamo entrambi allo stadio Giraud, con le magliette della squadra a tifare. Quando mi sveglio, guardo i cartoni animati con la mia piccolina e poi gioco con lei». Egotista o narciso, non perde colpi per dominare la scena. Due volte incontra il principe Emanuele Filiberto di Savoia e lo nomina anche presidente onorario della squadra. Quando inaugura la farmacia a San Giorgio a Cremano, riesce a far arrivare come madrina addirittura Ornella Muti. Quando Maria si laurea e poi viene iscritta all’Ordine dei farmacisti nel 2004, diviene socia del gruppo. Nella farmacia di Torre Annunziata. Sodalizio di lavoro e d’amore, che all’esterno sembra inossidabile. Attorno, ruotano medici di base, titolari di laboratori d’analisi, notabili di paese, politici, conoscenze tra gli ufficiali della Guardia di finanza. E poi funzionari regionali alla Sanità, consiglieri e dipendenti dell’Ordine dei farmacisti, dipendenti della facoltà sempre di Farmacia. Ma chi possiede il terzo gruppo imprenditoriale farmaceutico d’Italia, è un potenza nel settore. Nessuno pensa che ci si può bruciare le mani a frequentarlo. Lei racconta ai magistrati: «Medici di base suoi amici dirottano i pazienti, specie anziani, alla sue farmacie. Alcuni hanno figli e mogli che lavorano nel suo gruppo». E poi elenca regali elargiti, spiega di aver registrato sfoghi di chi si lamentava delle imposizioni dei medici. E aggiunge: «Addirittura alcuni pazienti vengono intimati di non venire nella mia farmacia». Gossip e cronache rosa raccontano comportamenti allegri di Maria. Di tradimenti che Nazareno avrebbe cercato più volte di superare. Lei racconta che lui avrebbe addirittura fatto controllare le sue conversazioni. Lui fornisce una inedita versione sulle sue dimissioni da presidente del Savoia: «Non è vero che andai via per questioni economiche, o perché ero rimasto male per la mancata elezione a sindaco. Fui costretto a lasciare, dopo che scoprii che mia moglie se la intendeva con un calciatore». Anche questo, in una guerra senza esclusioni di colpi. Si trascina per un anno con tanta carta bollata per la causa di separazione. L’accordo viene raggiunto nel 2013. Lui deve versare diecimila euro al mese a ex moglie e figlie, lascia la casa di Torre del Greco, chiede però un «patto di non concorrenza». A Maria viene lasciata la farmacia Centrale a Torre Annunziata. Prenderà il nome di Centrale Palomba. Lei si impegna a non fare concorrenza territoriale alle strutture dell’ex marito. Ma quell’accordo resiste pochi mesi. E lui racconta: «Poco prima di firmare l’accordo, lei mi disse che se avessi fatto il bravo mi avrebbe dato un regalo. Era il testo dell’esposto anonimo che parlava di miei rapporti con gli ufficiali Mendella e Giaccone, che lei disse di aver avuto». Sospetti e con chiavi di lettura su denunce e accuse, che lui spiega in questo modo: «Nasceva tutto da risentimenti contro di me per questioni di concorrenza». A settembre dello scorso anno, ripresa da fotografi e con articoli di giornali locali, si inaugura la seconda farmacia Palomba dopo quella di piazza Imbriani. È nel quartiere periferico di Rovigliano, sempre a Torre Annunziata. Inaugurazione, con la titolare abbronzata e in gran forma che taglia il nastro bianco. Con lei, ci sono anche le figlie. Come ogni mattina, la dottoressa Palomba è alla farmacia Centrale. Preferisce non commentare la vicenda che è sulla bocca di tutti tra Torre del Greco e Torre Annunziata. Preferisce aspettare, scontato che sia così. Lui, Nazario, è stato assessore nelle giunte presiedute dall’avvocato Francesco Maria Cucolo. Deleghe diverse: al Commercio, al Demanio, al Territorio. In quota Margherita, con un’interruzione nei giorni dell’inchiesta in cui resta coinvolto per una storia di truffe farmaceutiche. Pochi giorni di arresti domiciliari nel 2001, poi l’ostacolo viene superato con il proscioglimento. È il ritorno in pista, anche con il tentativo di diventare sindaco di una lista civica nel 2005. Raccoglie solo 4102 voti, dopo un impegno stessante di mesi, trascurando Maria. Dichiarerà Nazario: «Sono stato attaccato, strattonato, defraudato. Lascio il Savoia perché neanche i tifosi hanno creduto nella mia proposta. Mi sento sconfitto e tradito. Devo spiegarmi solo con la mia famiglia, cui ho sottratto tempo e premure». Le spiegazioni di nove anni fa. Ora sono arrivate letture diverse, che puntano il dito contro la «ninfa traditrice». Lei, nel frattempo, e lo sanno tutti, si è rifatta da tre anni una vita sentimentale. E anche questa volta il suo compagno non è certo nome sconosciuto da queste parti e alle cronache. È Angelo Della Gatta, ultima generazione della famiglia di armatori al centro del crack della Deiulemar. Anche stavolta, anonimi hanno condito la vicenda: un azionista truffato ha scritto di Rolex da 320mila euro, regalo di Della Gatta alla sua nuova compagna. Ma di anonimi e misteri si alimenta questa guerra, che nelle carte giudiziarie è diventata accuse di corruzione in più ambienti. Lui sospetta: «Chissà perché alla prima perquisizione, il 20 novembre 2013, quando non c’era la separazione, quasi 100 carabinieri non trovarono i documenti che, alla seconda perquisizione di quest’anno, si sono rinvenuti diventando fonte delle mie prime accuse». Ex coniugi, concorrenti e rivali. Lui si è trasferito a Posillipo con una giovane compagna. Tempo fa, un’intercettazione ha registrato i Della Gatta chiedergli di intercedere sul giudice per rinviare l’udienza sul fallimento Deiulemar. Lui commentò, sul nuovo compagno di Maria: «I Della Gatta vogliono vedere tutti birilli a terra, primo tra tutti Matachione». Qui, sorridono. E sembrano davvero lontani i tempi in cui Nazario, nella pasticceria dell’amico consigliere comunale Pasquale Di Francesco, faceva preparare la torta battezzata «Dolce dell’amore», in onore della moglie. È ancora la provincia addormentata, dove sonno e sogno hanno unica traduzione: suonno. Risvegliarsi non sembra facile. Gigi Di Fiore, IL Mattino