Global Service, un’inchiesta sbagliata

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Leggere le motivazioni della sentenza emanata dalla Corte di Cassazione sul caso Global Service ci consente di capire perché nel nostro Paese si verificano frequenti casi di malagiustizia, detenzioni ingiuste e ipotesi accusatorie infondate: a volte le procure agiscono senza raccogliere prove e riscontri, usando intercettazioni in modo illegittimo e sconvolgendo la vita di persone che in seguito saranno completamente scagionate.

L’inchiesta che ha coinvolto l’imprenditore Alfredo Romeo, fondatore di Romeo Gestioni, è una storia esemplare di ciò che avviene quando si costruisce un teorema su fondamenta così fragili da crollare davanti alla Suprema Corte, un processo che non avrebbe nemmeno dovuto svolgersi e invece ha danneggiato per anni la reputazione degli imputati, i quali ora potranno chiedere un doveroso indennizzo.

Global Service, un’inchiesta sbagliata

L’assoluzione di Romeo, arrivata dopo 6 anni di processo, sancisce l’inesistenza del sistema corruttivo teorizzato dalla procura di Napoli che con questa inchiesta aveva travolto la giunta comunale guidata da Rosa Russo Jervolino (estranea alle indagini).

L’espressione “vuoto probatorio”, presente nella sentenza, chiarisce l’entità degli errori commessi da chi ha il dovere di rispettare le leggi e tutelare i cittadini.
Il commento di Alfredo Romeo, vittima di un vero e proprio calvario giudiziario, ci ricorda le conseguenze di un’accusa ingiusta: Giorgio Nugnes, all’epoca assessore in giunta, si tolse la vita prima ancora di essere indagato perché indicato come “interlocutore diretto e referente dell’imprenditore Romeo”.

A lui il dirigente del Gruppo Romeo rivolge un pensiero, proprio adesso che l’intera inchiesta è stata smontata pezzo dopo pezzo.

Ha poi aggiunto che “fortunatamente esistono regole di garanzia oltre ogni forma di giustizialismo e grazie ai magistrati che hanno rispetto del loro ruolo, i diritti dei cittadini sono tutelati”, una dichiarazione che conferma la fiducia nelle istituzioni da parte di chi ha sempre continuato a lavorare senza farsi fermare dalle illazioni e dagli strali lanciati anche da giornalisti a caccia di scoop, poco importa se fasulli.

Leggere le motivazioni della sentenza emanata dalla Corte di Cassazione sul caso Global Service ci consente di capire perché nel nostro Paese si verificano frequenti casi di malagiustizia, detenzioni ingiuste e ipotesi accusatorie infondate: a volte le procure agiscono senza raccogliere prove e riscontri, usando intercettazioni in modo illegittimo e sconvolgendo la vita di persone che in seguito saranno completamente scagionate.

L'inchiesta che ha coinvolto l'imprenditore Alfredo Romeo, fondatore di Romeo Gestioni, è una storia esemplare di ciò che avviene quando si costruisce un teorema su fondamenta così fragili da crollare davanti alla Suprema Corte, un processo che non avrebbe nemmeno dovuto svolgersi e invece ha danneggiato per anni la reputazione degli imputati, i quali ora potranno chiedere un doveroso indennizzo.

Global Service, un'inchiesta sbagliata

L'assoluzione di Romeo, arrivata dopo 6 anni di processo, sancisce l'inesistenza del sistema corruttivo teorizzato dalla procura di Napoli che con questa inchiesta aveva travolto la giunta comunale guidata da Rosa Russo Jervolino (estranea alle indagini).

L'espressione “vuoto probatorio”, presente nella sentenza, chiarisce l'entità degli errori commessi da chi ha il dovere di rispettare le leggi e tutelare i cittadini.
Il commento di Alfredo Romeo, vittima di un vero e proprio calvario giudiziario, ci ricorda le conseguenze di un'accusa ingiusta: Giorgio Nugnes, all'epoca assessore in giunta, si tolse la vita prima ancora di essere indagato perché indicato come “interlocutore diretto e referente dell'imprenditore Romeo”.

A lui il dirigente del Gruppo Romeo rivolge un pensiero, proprio adesso che l'intera inchiesta è stata smontata pezzo dopo pezzo.

Ha poi aggiunto che “fortunatamente esistono regole di garanzia oltre ogni forma di giustizialismo e grazie ai magistrati che hanno rispetto del loro ruolo, i diritti dei cittadini sono tutelati”, una dichiarazione che conferma la fiducia nelle istituzioni da parte di chi ha sempre continuato a lavorare senza farsi fermare dalle illazioni e dagli strali lanciati anche da giornalisti a caccia di scoop, poco importa se fasulli.