La notte della tragedia: 25 ottobre 1954

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Notte d’inferno, notte di grande tragedia, notte di mai punite responsabilità: la notte tra il 25 ed il 26 di ottobre del 1954. La notte della devastante alluvione che colpì la parte occidentale di Salerno (Canalone, Fusandola), Marina di Vietri sul mare, Tramonti, Maiori, Minori- Quanta acqua venne giù dal cielo quel giorno, particolarmente dal pomeriggio, quando una perturbazione si spostò velocemente dalla Liguria al Salernitano. Noi ragazzini, per niente consapevoli della pericolosità dell’evento atmosferico, pensavamo che all’indomani, forse, non saremmo andati a scuola ad Amalfi, che quotidianamente raggiungevamo a piedi da Minori e Maiori. Fummo costretti, un pò tutti, a fare i compiti alla luce dei lumi a petrolio, perchè all’epoca ( non è che oggi la situazione sia migliorata di molto) al primo tuono più pesante, al primo scroscio di poggia più insistente, si restava al buio per ore intere. Questa mancanza di luce in quella notte impediva anche di rendersi conto della gravità della tragedia, anche se si sentivano grida di paura provenienti da ogni parte e si avvertiva quel puzzo di terra alluvionale: il sindaco di Minori, Francesco di Lieto, quasi incurante del pericolo, si aggirava per il paese per portare conforto ove possibile e per coordi are i soccorsi disponibili. Quanta gente sul territorio mancava all’appello ed in particolare a Salerno e Vietri , a Maiori (37) a Minori(3): distruzione ovunque, ponti crollati, interi palazzi al suolo, letti dei torrenti distrutti, travi, tronchi d’albero che ostruivano eventuali passaggi o sbocchi dell’acqua fangosa che trascinava tutto a valle, al mare. Dal mare il giorno dopo arrivavano sulle spiagge decine di cadaveri, di quanti erano stati sorpresi dalla furia delle acque e trascinati a mare: mani pietose li ricomponevano cercandi di portarli in luoghi chiusi lontano dagli sguardi della curiosità morbosa. Salerno pianse oltre cento vittime nella parte occidentale della città e
per alcuni giorni fu separata dalla costa causa caduta del ponte stradale di Maiori . La solidarietà umana, la compartecipazione, l’aiuto fisico arrivò nelle zone colpite da ogni dove, persino da Napoli da dove il sindaco dell’epoca (Lauro) faceva arrivare, tra l’altro, il pane fresco per soddisfare le esigenze di tanti sfollati, di tanta gente che aveva perso tutto (come normale, molti apoprofittavano…) I Vigili del fuoco , con l’esercito, provvedevano a non far mancare mai l’acqua con le loro autobotti; venivano distribuiti generi alimentari, coperte e quanto potesse servire al momento. Poi, dopo tempo, ci fu l’intervento della mano dell’uomo che, riportando quasi tutto alla normalità, provvedeva a mettere in sicurezza l’intero territorio. ………g.a.Notte d’inferno, notte di grande tragedia, notte di mai punite responsabilità: la notte tra il 25 ed il 26 di ottobre del 1954. La notte della devastante alluvione che colpì la parte occidentale di Salerno (Canalone, Fusandola), Marina di Vietri sul mare, Tramonti, Maiori, Minori- Quanta acqua venne giù dal cielo quel giorno, particolarmente dal pomeriggio, quando una perturbazione si spostò velocemente dalla Liguria al Salernitano. Noi ragazzini, per niente consapevoli della pericolosità dell’evento atmosferico, pensavamo che all’indomani, forse, non saremmo andati a scuola ad Amalfi, che quotidianamente raggiungevamo a piedi da Minori e Maiori. Fummo costretti, un pò tutti, a fare i compiti alla luce dei lumi a petrolio, perchè all’epoca ( non è che oggi la situazione sia migliorata di molto) al primo tuono più pesante, al primo scroscio di poggia più insistente, si restava al buio per ore intere. Questa mancanza di luce in quella notte impediva anche di rendersi conto della gravità della tragedia, anche se si sentivano grida di paura provenienti da ogni parte e si avvertiva quel puzzo di terra alluvionale: il sindaco di Minori, Francesco di Lieto, quasi incurante del pericolo, si aggirava per il paese per portare conforto ove possibile e per coordi are i soccorsi disponibili. Quanta gente sul territorio mancava all’appello ed in particolare a Salerno e Vietri , a Maiori (37) a Minori(3): distruzione ovunque, ponti crollati, interi palazzi al suolo, letti dei torrenti distrutti, travi, tronchi d’albero che ostruivano eventuali passaggi o sbocchi dell’acqua fangosa che trascinava tutto a valle, al mare. Dal mare il giorno dopo arrivavano sulle spiagge decine di cadaveri, di quanti erano stati sorpresi dalla furia delle acque e trascinati a mare: mani pietose li ricomponevano cercandi di portarli in luoghi chiusi lontano dagli sguardi della curiosità morbosa. Salerno pianse oltre cento vittime nella parte occidentale della città e
per alcuni giorni fu separata dalla costa causa caduta del ponte stradale di Maiori . La solidarietà umana, la compartecipazione, l’aiuto fisico arrivò nelle zone colpite da ogni dove, persino da Napoli da dove il sindaco dell’epoca (Lauro) faceva arrivare, tra l’altro, il pane fresco per soddisfare le esigenze di tanti sfollati, di tanta gente che aveva perso tutto (come normale, molti apoprofittavano…) I Vigili del fuoco , con l’esercito, provvedevano a non far mancare mai l’acqua con le loro autobotti; venivano distribuiti generi alimentari, coperte e quanto potesse servire al momento. Poi, dopo tempo, ci fu l’intervento della mano dell’uomo che, riportando quasi tutto alla normalità, provvedeva a mettere in sicurezza l’intero territorio. ………g.a.

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