Mertens e Insigne, la staffetta azzurra suona la riscossa. Per 15 volte si sono dati il cambio

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In un tempo non ancora ammalato di brutte parole si diceva semplicemente staffetta e non turnover. Gioca l’uno o gioca l’altro? Si cominciò a dire staffetta con Valcareggi intorno agli anni ’70 e quel termine trasformò il dizionario dello sport smettendo di indicare soltanto la corsa veloce che chiudeva Olimpiadi o Mondiali con quattro concorrenti che si passano il testimone, per definire invece la sostituzione preordinata tra due calciatori. All’epoca nell’Italia in bianco e nero erano Mazzola e Rivera; nel Napoli sono Mertens e Insigne. Se in campo gioca il belga, difficile vedere il napoletano. E viceversa. Per ben 14 volte i due si sono dati il cambio: per cinque volte è toccato a Lorenzo prendere il posto a Dries, per nove volte il contrario. Bella storia quella dei due piccoletti del Napoli, uno alto 169 centimetri, l’altro (Insigne) più basso di 4 o 5 centimetri: antagonisti, è vero, ma festeggiano il gol alla stessa maniera, col gesto del cuoricino. Il belga lo dedica a Kat, la fidanzata che ad agosto con un tweet definì Napoli «una delle città più sottovalutate d’Europa ma se ti metti alle spalle il caos e l’odore di immondizia potrai passare dei fantastici momenti»; il napoletano a Jenny che pure con twitter non scherza: non lo merita, scrisse, dopo i fischi in Champions. Hanno giocato insieme 1320 minuti, più o meno l’equivalente di 15 partite. Quest’anno Benitez li ha impiegati contemporaneamente col contagocce: 53 minuti. In pratica, appena 46 minuti in campionato e solo sette minuti uno vicino all’altro in Europa League. Benitez li alterna spesso. I numeri dicono che 41 volte (dal settembre del 2013 a oggi) è stato titolare Insigne e 32 volte è stato in campo dal primo minuto Mertens. Nel caso del ragazzo di Frattamaggiore, solo in 27 partite non è stato sostituito e ha terminato la gara giocando tutti i novanta minuti. Il belga, protagonista qualche giorno fa con la sua nazionale contro Andorra, solo 17 volte (su 32) è arrivato fino al triplice fischio finale. Insomma, il belga se è titolare, ha il 50 per cento di possibilità di venire sostituito nel corso della gara dal tecnico spagnolo. Un’altra curiosità: tutto compreso, i due hanno lo stesso numero di presenze con la maglia del Napoli, ovvero 42 partite. Si pensa sempre a una staffetta tra i due, ma è anche vero che Benitez li ha schierati in campo dal primo minuto per ben 10 volte, anche se quest’anno non è mai capitato. E i due hanno un record invidiabile: mai un ko quando i loro nomi compaiono nella formazione titolare. Mertens e Insigne hanno, infatti, giocato in coppia nella stagione 2013/14, con Atalanta, Torino, Inter, Sampdoria, Milan, a Sassuolo, Lazio, Inter a San Siro e Verona. E una volta in Europa League con il Porto al San Paolo: 2-2. Bilancio: 8 vittorie e 2 pareggi. Niente male. Magari se Rafa ha bisogno di un portafortuna. Per due volte, in Coppa Italia con la Lazio e nel preliminare di Champions con l’Athletic Bilbao, al momento della sostituzione con Mertens, Lorenzo Insigne non l’ha presa bene, contestando platealmente i fischi dei tifosi al momento del cambio. Ma lo screzio è rientrato con le spiegazioni che puntuali Insigne ha dato. Tra i due non c’è dissenso. C’è competizione, come è giusto e bello che ci sia anche perché sotto il profilo tecnico sembrano davvero somigliarsi. Mertens quest’anno ha fatto gol solo allo Sparta Praga (una doppietta) ma in campionato è ancora a quota zero. Ma nessuna paura: anche lo scorso anno si sbloccò in campionato piuttosto tardi, alla decima sul campo della Fiorentina (guarda caso dopo essere subentrato nella ripresa proprio a Lorenzo Insigne). Terminando la stagione a quota 11 reti. Lorenzo si è sbloccato contro il Torino dopo che al San Paolo non faceva un gol in serie A da quasi un anno e mezzo (il 3-2 al Cagliari). Il cambio tra i due, spesso, è come l’uovo di Colombo, cioè la soluzione in grado di accontentare tutti. La sensazione è che tuttavia Benitez non ha fissato alcuna gerarchia: per lui non ci sono titolari in nessun ruolo. Magari tranne quando si parla di Higuain, Callejon o Albiol. Con l’Inter il favorito al momento sembra Insigne. (Pino Taormina – Il Mattino)

In un tempo non ancora ammalato di brutte parole si diceva semplicemente staffetta e non turnover. Gioca l’uno o gioca l’altro? Si cominciò a dire staffetta con Valcareggi intorno agli anni ’70 e quel termine trasformò il dizionario dello sport smettendo di indicare soltanto la corsa veloce che chiudeva Olimpiadi o Mondiali con quattro concorrenti che si passano il testimone, per definire invece la sostituzione preordinata tra due calciatori. All’epoca nell’Italia in bianco e nero erano Mazzola e Rivera; nel Napoli sono Mertens e Insigne. Se in campo gioca il belga, difficile vedere il napoletano. E viceversa. Per ben 14 volte i due si sono dati il cambio: per cinque volte è toccato a Lorenzo prendere il posto a Dries, per nove volte il contrario. Bella storia quella dei due piccoletti del Napoli, uno alto 169 centimetri, l’altro (Insigne) più basso di 4 o 5 centimetri: antagonisti, è vero, ma festeggiano il gol alla stessa maniera, col gesto del cuoricino. Il belga lo dedica a Kat, la fidanzata che ad agosto con un tweet definì Napoli «una delle città più sottovalutate d'Europa ma se ti metti alle spalle il caos e l'odore di immondizia potrai passare dei fantastici momenti»; il napoletano a Jenny che pure con twitter non scherza: non lo merita, scrisse, dopo i fischi in Champions. Hanno giocato insieme 1320 minuti, più o meno l’equivalente di 15 partite. Quest’anno Benitez li ha impiegati contemporaneamente col contagocce: 53 minuti. In pratica, appena 46 minuti in campionato e solo sette minuti uno vicino all’altro in Europa League. Benitez li alterna spesso. I numeri dicono che 41 volte (dal settembre del 2013 a oggi) è stato titolare Insigne e 32 volte è stato in campo dal primo minuto Mertens. Nel caso del ragazzo di Frattamaggiore, solo in 27 partite non è stato sostituito e ha terminato la gara giocando tutti i novanta minuti. Il belga, protagonista qualche giorno fa con la sua nazionale contro Andorra, solo 17 volte (su 32) è arrivato fino al triplice fischio finale. Insomma, il belga se è titolare, ha il 50 per cento di possibilità di venire sostituito nel corso della gara dal tecnico spagnolo. Un’altra curiosità: tutto compreso, i due hanno lo stesso numero di presenze con la maglia del Napoli, ovvero 42 partite. Si pensa sempre a una staffetta tra i due, ma è anche vero che Benitez li ha schierati in campo dal primo minuto per ben 10 volte, anche se quest’anno non è mai capitato. E i due hanno un record invidiabile: mai un ko quando i loro nomi compaiono nella formazione titolare. Mertens e Insigne hanno, infatti, giocato in coppia nella stagione 2013/14, con Atalanta, Torino, Inter, Sampdoria, Milan, a Sassuolo, Lazio, Inter a San Siro e Verona. E una volta in Europa League con il Porto al San Paolo: 2-2. Bilancio: 8 vittorie e 2 pareggi. Niente male. Magari se Rafa ha bisogno di un portafortuna. Per due volte, in Coppa Italia con la Lazio e nel preliminare di Champions con l’Athletic Bilbao, al momento della sostituzione con Mertens, Lorenzo Insigne non l’ha presa bene, contestando platealmente i fischi dei tifosi al momento del cambio. Ma lo screzio è rientrato con le spiegazioni che puntuali Insigne ha dato. Tra i due non c’è dissenso. C’è competizione, come è giusto e bello che ci sia anche perché sotto il profilo tecnico sembrano davvero somigliarsi. Mertens quest’anno ha fatto gol solo allo Sparta Praga (una doppietta) ma in campionato è ancora a quota zero. Ma nessuna paura: anche lo scorso anno si sbloccò in campionato piuttosto tardi, alla decima sul campo della Fiorentina (guarda caso dopo essere subentrato nella ripresa proprio a Lorenzo Insigne). Terminando la stagione a quota 11 reti. Lorenzo si è sbloccato contro il Torino dopo che al San Paolo non faceva un gol in serie A da quasi un anno e mezzo (il 3-2 al Cagliari). Il cambio tra i due, spesso, è come l’uovo di Colombo, cioè la soluzione in grado di accontentare tutti. La sensazione è che tuttavia Benitez non ha fissato alcuna gerarchia: per lui non ci sono titolari in nessun ruolo. Magari tranne quando si parla di Higuain, Callejon o Albiol. Con l’Inter il favorito al momento sembra Insigne. (Pino Taormina – Il Mattino)

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