Sorrento. Il ritorno di Marco Fiorentino: «Costretto dai flop. La città mi rivuole per il dopo Cuomo»

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Sorrento. Entri all’hotel Tourist e trovi Marco Fiorentino in sala a dirigere le operazioni. Potrebbe godersi un drink, invece si rimbocca le maniche. «Il lavoro non manca. Nonostante tutto Sorrento attrae ancora». Nonostante cosa? «Nonostante Sorrento sia una città guidata da un’amministrazione che ha messo in secondo piano il bene pubblico. Un flop clamoroso. Faccia una passeggiata in centro. Traffico in tilt, zero sicurezza per i turisti, servizi carenti, verde abbandonato, degrado». Poi un sorriso: «Sono tornato perché la città mi rivuole». Sindaco per tre volte che mira al poker al voto 2015, per tutti semplicemente Marco, a cominciare dai suoi oppositori. Per riuscirci dovrà battere il primo cittadino uscente Giuseppe Cuomo che ha preso il suo posto nel 2010 quando Fiorentino si candidò alle Regionali con il Pdl. Non fu eletto. «Sapevo che era una missione quasi impossibile – ribatte l’ex sindaco – In ogni caso fu un’esperienza positiva. Anche perché non fu una candidatura calata dall’alto». Da allora, una svolta silenziosa: poche apparizioni in pubblico, mai in municipio. Marco Fiorentino si è sfilato la fascia tricolore senza rimpianti. «Sono stato volutamente assente, ho preferito dedicarmi al mio albergo. Eppure si è detto che avrei influenzato l’operato di questo o quell’altro assessore, che avrei promesso un posto in lista a questo o quell’altro consigliere. Balle». Ed è qui che comincia il j’accuse di un ex sindaco voglioso di tornare al comando. «Non è un capriccio – precisa Fiorentino -. Il pressing dei tanti che si lamentavano della situazione mi ha convinto. Ho notato un’ampia distanza tra il bene comune e l’operato di chi mi ha succeduto. L’amministrazione è stata messa nelle migliori condizioni di lavorare ma i fatti dicono che non ha rispettato gli impegni. Continuità nella discontinuità? Parole al vento. Non è stato raggiunto nessun obiettivo. Se fossi stato un consigliere di minoranza, la mia opposizione sarebbe stata forte. Si è badato a costruire il consenso con contributi o incarichi invece che meritarselo. Anche se a breve si passerà alle strumentalizzazioni». Il riferimento è alla condanna in appello per la tragedia del Primo maggio. Era il 2007. Una gru, che stava montando le luminarie alla basilica di Sant’Antonino, crollò uccidendo due donne. Una disgrazia di cui Fiorentino ne risponde penalmente. I giudici della Corte d’Appello l’hanno condannato a 2 anni (pena sospesa) per omicidio colposo e omissione d’atti d’ufficio: secondo i magistrati, avrebbe dovuto predisporre un’ordinanza affinché il cantiere fosse recintato. «Sarò sempre mortificato per quel che avvenne. Una disgrazia immane su cui non ho colpe. Attendo fiducioso la Cassazione, ma la sentenza non inciderà sul mio futuro. Anche in caso di conferma della condanna mi candiderò. Perché oltre a volerlo, stando alle norme, posso ambire alla carica di sindaco. La legge Severino non ha applicabilità nel mio caso. Così come è una quisquiglia il contenzioso con il Comune per la patrimoniale da riconoscere alle parti civili. Lo spiegherò in un incontro pubblico con i miei legali. E comunque, so bene cosa mi attende». Ovvero? «La mancanza di argomenti porterà i miei avversari a strumentalizzare quella tragedia per screditarmi agli occhi di una città che mi ha voluto sindaco per tre volte e che mi ha chiesto un nuovo impegno per riprendere un discorso interrotto 5 anni fa». Ed è qui che i fari si accendono sul percorso meccanizzato tra il parcheggio comunale Lauro e il porto. Opera da 16 milioni di euro da realizzare con un finanziamento regionale di 11 milioni. I fondi però sono spariti: l’opposizione dice per errori della giunta che si difende imputando all’ente regionale la decisione di revocare il finanziamento a causa della spending review. Ora il Comune sta pensando al project financing. «Gli 11 milioni c’erano. L’opera deve rimanere pubblica. Così la pensammo all’epoca, così la realizzerò». (Salvatore Dare – Metropolis)

Sorrento. Entri all’hotel Tourist e trovi Marco Fiorentino in sala a dirigere le operazioni. Potrebbe godersi un drink, invece si rimbocca le maniche. «Il lavoro non manca. Nonostante tutto Sorrento attrae ancora». Nonostante cosa? «Nonostante Sorrento sia una città guidata da un’amministrazione che ha messo in secondo piano il bene pubblico. Un flop clamoroso. Faccia una passeggiata in centro. Traffico in tilt, zero sicurezza per i turisti, servizi carenti, verde abbandonato, degrado». Poi un sorriso: «Sono tornato perché la città mi rivuole». Sindaco per tre volte che mira al poker al voto 2015, per tutti semplicemente Marco, a cominciare dai suoi oppositori. Per riuscirci dovrà battere il primo cittadino uscente Giuseppe Cuomo che ha preso il suo posto nel 2010 quando Fiorentino si candidò alle Regionali con il Pdl. Non fu eletto. «Sapevo che era una missione quasi impossibile – ribatte l’ex sindaco – In ogni caso fu un’esperienza positiva. Anche perché non fu una candidatura calata dall’alto». Da allora, una svolta silenziosa: poche apparizioni in pubblico, mai in municipio. Marco Fiorentino si è sfilato la fascia tricolore senza rimpianti. «Sono stato volutamente assente, ho preferito dedicarmi al mio albergo. Eppure si è detto che avrei influenzato l’operato di questo o quell’altro assessore, che avrei promesso un posto in lista a questo o quell’altro consigliere. Balle». Ed è qui che comincia il j’accuse di un ex sindaco voglioso di tornare al comando. «Non è un capriccio – precisa Fiorentino -. Il pressing dei tanti che si lamentavano della situazione mi ha convinto. Ho notato un’ampia distanza tra il bene comune e l’operato di chi mi ha succeduto. L’amministrazione è stata messa nelle migliori condizioni di lavorare ma i fatti dicono che non ha rispettato gli impegni. Continuità nella discontinuità? Parole al vento. Non è stato raggiunto nessun obiettivo. Se fossi stato un consigliere di minoranza, la mia opposizione sarebbe stata forte. Si è badato a costruire il consenso con contributi o incarichi invece che meritarselo. Anche se a breve si passerà alle strumentalizzazioni». Il riferimento è alla condanna in appello per la tragedia del Primo maggio. Era il 2007. Una gru, che stava montando le luminarie alla basilica di Sant’Antonino, crollò uccidendo due donne. Una disgrazia di cui Fiorentino ne risponde penalmente. I giudici della Corte d’Appello l’hanno condannato a 2 anni (pena sospesa) per omicidio colposo e omissione d’atti d’ufficio: secondo i magistrati, avrebbe dovuto predisporre un’ordinanza affinché il cantiere fosse recintato. «Sarò sempre mortificato per quel che avvenne. Una disgrazia immane su cui non ho colpe. Attendo fiducioso la Cassazione, ma la sentenza non inciderà sul mio futuro. Anche in caso di conferma della condanna mi candiderò. Perché oltre a volerlo, stando alle norme, posso ambire alla carica di sindaco. La legge Severino non ha applicabilità nel mio caso. Così come è una quisquiglia il contenzioso con il Comune per la patrimoniale da riconoscere alle parti civili. Lo spiegherò in un incontro pubblico con i miei legali. E comunque, so bene cosa mi attende». Ovvero? «La mancanza di argomenti porterà i miei avversari a strumentalizzare quella tragedia per screditarmi agli occhi di una città che mi ha voluto sindaco per tre volte e che mi ha chiesto un nuovo impegno per riprendere un discorso interrotto 5 anni fa». Ed è qui che i fari si accendono sul percorso meccanizzato tra il parcheggio comunale Lauro e il porto. Opera da 16 milioni di euro da realizzare con un finanziamento regionale di 11 milioni. I fondi però sono spariti: l’opposizione dice per errori della giunta che si difende imputando all’ente regionale la decisione di revocare il finanziamento a causa della spending review. Ora il Comune sta pensando al project financing. «Gli 11 milioni c’erano. L’opera deve rimanere pubblica. Così la pensammo all’epoca, così la realizzerò». (Salvatore Dare – Metropolis)