Higuain non si sblocca neppure con la sua Argentina. Non segna in campionato dal 13 aprile

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È sempre un pezzo di storia, oppure una brutta storia. Perché Argentina-Brasile ha radici piantate nel veleno. È una partita piena di rabbia e bellezza: la rivalità di un continente intero, la fantasia di Messi, il riscatto di Dunga ma soprattutto Diego Armando Maradona. Trova sempre il modo di esserci: ieri il ct brasiliano, durante «il superclassico delle Americhe» (la prima edizione nel1914!) che si giocava però a Pechino per ragioni di cassa ha mimato il gesto della sniffata dicendo «siete uguali» e alludendo al vecchio vizio del Pibe de oro. Il collega Tata Martino, visibilmente irritato, non ha replicato. In seguito Dunga ha spiegato di avercela con il massaggiatore dell’Albiceleste «che in ogni occasione crea problemi, nel calcio, nel basket, nel volley, sempre…». In tutto questo Messi ha pure fallito un calcio di rigore, mentre Rafael è rimasto tutto il tempo in panchina. Titolare nel match Federico Fernandez. Ma la bufera per il brutto gesto di Dunga è inevitabile. Higuain, in tutto questo, è spettatore: va in campo solo nella ripresa, verso il quarto d’ora senza incidere. Assiste alla doppietta di Diego Tardelli con cui il Brasile batte l’Argentina. Ma il gesto di Dunga ripropone una vecchia rivalità con il simbolo del calcio argentino Maradona. Perché Argentina-Brasile è partita piena di memoria. Come quando il brasiliano Branco, ai mondiali ’90 a Torino, prese incautamente una borraccia dal massaggiatore argentino, bevve e dopo un po’ si contorse, perché c’era dentro il lassativo. Anche se quella volta per il Brasile il vero mal di pancia fu la sconfitta per 1-0, gol di Caniggia, assist di Maradona. E in campo c’era pure Dunga. Per il Pipita una gara senza particolari luci: ha preso il posto di Aguero e non ha mai brillato. L’Argentina prosegue il suo giro in Oriente: martedì giocherà contro Hong Kong la più inutile delle amichevoli. Gonzalo tornerà in Italia solo mercoledì e, tenendo conto della fatica per il viaggio, a Castelvolturno tornerà a farsi vedere solo giovedì. Ovvio che questo viaggio in Cina non aiuterà certo Higuain a recuperare al meglio la sua condizione fisica: non segna in campionato dal 13 aprile e le sue reti sono per il Napoli fondamentali per la risalita in classifica. Contro l’Inter, lo scorso anno, ha tremato: dopo un impatto al limite dell’area nerazzurra è uscito da San Siro in barella. Ma non fu nulla di grave. Al Meazza ha realizzato tredici mesi fa il gol che ha consentito al Napoli di battere il Milan dopo un digiuno di successi che durava dall’aprile del 1986. (Il Mattino)

È sempre un pezzo di storia, oppure una brutta storia. Perché Argentina-Brasile ha radici piantate nel veleno. È una partita piena di rabbia e bellezza: la rivalità di un continente intero, la fantasia di Messi, il riscatto di Dunga ma soprattutto Diego Armando Maradona. Trova sempre il modo di esserci: ieri il ct brasiliano, durante «il superclassico delle Americhe» (la prima edizione nel1914!) che si giocava però a Pechino per ragioni di cassa ha mimato il gesto della sniffata dicendo «siete uguali» e alludendo al vecchio vizio del Pibe de oro. Il collega Tata Martino, visibilmente irritato, non ha replicato. In seguito Dunga ha spiegato di avercela con il massaggiatore dell'Albiceleste «che in ogni occasione crea problemi, nel calcio, nel basket, nel volley, sempre…». In tutto questo Messi ha pure fallito un calcio di rigore, mentre Rafael è rimasto tutto il tempo in panchina. Titolare nel match Federico Fernandez. Ma la bufera per il brutto gesto di Dunga è inevitabile. Higuain, in tutto questo, è spettatore: va in campo solo nella ripresa, verso il quarto d’ora senza incidere. Assiste alla doppietta di Diego Tardelli con cui il Brasile batte l’Argentina. Ma il gesto di Dunga ripropone una vecchia rivalità con il simbolo del calcio argentino Maradona. Perché Argentina-Brasile è partita piena di memoria. Come quando il brasiliano Branco, ai mondiali ’90 a Torino, prese incautamente una borraccia dal massaggiatore argentino, bevve e dopo un po’ si contorse, perché c’era dentro il lassativo. Anche se quella volta per il Brasile il vero mal di pancia fu la sconfitta per 1-0, gol di Caniggia, assist di Maradona. E in campo c’era pure Dunga. Per il Pipita una gara senza particolari luci: ha preso il posto di Aguero e non ha mai brillato. L’Argentina prosegue il suo giro in Oriente: martedì giocherà contro Hong Kong la più inutile delle amichevoli. Gonzalo tornerà in Italia solo mercoledì e, tenendo conto della fatica per il viaggio, a Castelvolturno tornerà a farsi vedere solo giovedì. Ovvio che questo viaggio in Cina non aiuterà certo Higuain a recuperare al meglio la sua condizione fisica: non segna in campionato dal 13 aprile e le sue reti sono per il Napoli fondamentali per la risalita in classifica. Contro l’Inter, lo scorso anno, ha tremato: dopo un impatto al limite dell’area nerazzurra è uscito da San Siro in barella. Ma non fu nulla di grave. Al Meazza ha realizzato tredici mesi fa il gol che ha consentito al Napoli di battere il Milan dopo un digiuno di successi che durava dall’aprile del 1986. (Il Mattino)