La mamma: ci vuole la sedia elettrica. E tra le famiglie va in scena la rissa. VIDEO

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Il palcoscenico dell’orrore di Pianura è, da solo, una sintesi della banalità del male. E sulle sue tavole recitano attori che conoscono una sola parte, quella dell’oscenità del male.Una cancellata rossa, dopo la prima curva di via Massimo Padula, a destra dopo la rotonda Russolillo, una sfilata di case basse, recenti ma già fatiscenti, e poi l’Autolavaggio Sprint che impone un’insegna nella quale due pin-up si strofinano su una Cinquecento gialla, come una parodia buffa, neanche lo sfizio di metterci una Cadillac. Essì, nella tragedia del ragazzino seviziato con un compressore per ripulire le auto, brilla solo l’incoscienza, diffusa a piene mani.

Non si capisce il male perché lo si frequenta come se fosse il bene. E lo si esorcizza con una contrizione che non convince. V., un quattordicenne dal fisico rotondo e pacioso, è al San Paolo di via Terracina, buona parte del colon asportato e una vita distrutta da un gioco infame di tre 24enni. Famiglie distrutte e famiglie distratte che ora si fronteggiano non solo a colpi di maledizioni, ma anche con spintoni, tanto che ieri, fuori della casa di Vincenzo, l’unico dei tre finito a Poggioreale, alcuni parenti della vittima sono andati a inveire.

È stato l’unico momento di contatto, perché il clan del feritore ha, per lo più, battagliato con la stampa nel vicoletto accanto all’autolavaggio, mentre la famiglia del piccolo V., era a trepidare in ospedale, nella stanzetta accanto all’ingresso del reparto di terapia intensiva e rianimazione.
DI PIETRO TRECCAGNOLI IL MATTINO.ITIl palcoscenico dell’orrore di Pianura è, da solo, una sintesi della banalità del male. E sulle sue tavole recitano attori che conoscono una sola parte, quella dell’oscenità del male.Una cancellata rossa, dopo la prima curva di via Massimo Padula, a destra dopo la rotonda Russolillo, una sfilata di case basse, recenti ma già fatiscenti, e poi l’Autolavaggio Sprint che impone un’insegna nella quale due pin-up si strofinano su una Cinquecento gialla, come una parodia buffa, neanche lo sfizio di metterci una Cadillac. Essì, nella tragedia del ragazzino seviziato con un compressore per ripulire le auto, brilla solo l’incoscienza, diffusa a piene mani.

Non si capisce il male perché lo si frequenta come se fosse il bene. E lo si esorcizza con una contrizione che non convince. V., un quattordicenne dal fisico rotondo e pacioso, è al San Paolo di via Terracina, buona parte del colon asportato e una vita distrutta da un gioco infame di tre 24enni. Famiglie distrutte e famiglie distratte che ora si fronteggiano non solo a colpi di maledizioni, ma anche con spintoni, tanto che ieri, fuori della casa di Vincenzo, l’unico dei tre finito a Poggioreale, alcuni parenti della vittima sono andati a inveire.

È stato l’unico momento di contatto, perché il clan del feritore ha, per lo più, battagliato con la stampa nel vicoletto accanto all’autolavaggio, mentre la famiglia del piccolo V., era a trepidare in ospedale, nella stanzetta accanto all’ingresso del reparto di terapia intensiva e rianimazione.
DI PIETRO TRECCAGNOLI IL MATTINO.IT