Napoli. Pizzo per coprire l’abuso, sospesi due vigili urbani. Sei caschi bianchi indagati per un giro di mazzette

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Napoli. Ottocento euro per chiudere una pratica fastidiosa, per «togliere tutto da mezzo» e chiudere non uno, ma due occhi su un abuso edilizio. Se a chiedere la tangente è un camorrista la parola giusta è «racket» (che poi significa estorsione), ma se a farlo è un uomo che veste una divisa e rappresenta lo Stato allora si chiama concussione. Un capitano e un assistente della polizia municipale sono stati sospesi ieri dal gip Amalia Primavera su richiesta della Procura di Napoli dall’esercizio del pubblico ufficio nell’ambito di un’inchiesta avviata nel giugno del 2013 dai carabinieri. Una brutta storia: vicenda che – secondo l’accusa – sarebbe intrisa di ricatti e intimidazioni rivolti ad un imprenditore che era finito nelle maglie dei controlli amministrativi in un quartiere della periferia nord di Napoli. Ieri mattina i carabinieri della compagnia Vomero, guidata dal capitano Giovanni Ruggiu, hanno notificato le misure ai destinatari: si tratta del capitano Bruno Liguori e dell’assistente Tommaso Luffredo, i quali adesso avranno la possibilità di difendersi e di dimostrare la propria estraneità ai gravi fatti contestati. Le indagini partono dal sequestro di un terreno impropriamente adibito a parcheggio che si trova in via Santa Maria a Cubito, zona Chiaiano. I due appartenenti al corpo della Polizia municipale avrebbero proposto – sempre stando a quanto sostengono i pubblici ministeri Pasquale Ucci e Luisanna Figiolia, coordinati dal procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso – al titolare di agevolarlo nelle pratiche di dissequestro in cambio di mazzette. Un anno fa ai carabinieri del Vomero si presenta un parente del titolare dell’autosalone di macchine e denuncia che – in tempi diversi – almeno sei agenti della polizia municipale avrebbero proposto di far figurare come sgomberata l’area, senza spostare le auto. L’imprenditore avrebbe aderito a questa prima richiesta, sborsando 800 euro. Tutto finito? Macché. Dopo un paio di mesi l’uomo vede arrivare altri appartenenti alla Municipale i quali gli rinnovano una richiesta di pagamento, tirando in ballo sempre la solita pratica. Su questo punto – è bene precisarlo – i carabinieri continuano a indagare, perché il sospetto è che questo giro di presunte mazzette possa coinvolgere altri appartenenti al corpo. Nella seconda circostanza, sempre stando alle risultanze investigative, a rivolgere richieste in denaro alla vittima sarebbero state tre persone diverse dalle prime, ma sempre appartenenti alla Polizia municipale. Quattro mesi fa ci fu già una prima operazione scaturita dall’indagine dei carabinieri: due vigili urbani finirono agli arresti domiciliari per la stessa vicenda. E questa è la ragione per cui – sebbene la magistratura inquirente procede per filoni di indagini separati – complessivamente nell’ambito di questa brutta storia il totale delle «divise» sottoposte ad indagine conti addirittura sei persone. Sei nomi iscritti nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Napoli. E l’inchiesta non è ancora chiusa e potrebbe anzi riservare nuove e clamorose sorprese. (Giuseppe Crimaldi – Il Mattino)

Napoli. Ottocento euro per chiudere una pratica fastidiosa, per «togliere tutto da mezzo» e chiudere non uno, ma due occhi su un abuso edilizio. Se a chiedere la tangente è un camorrista la parola giusta è «racket» (che poi significa estorsione), ma se a farlo è un uomo che veste una divisa e rappresenta lo Stato allora si chiama concussione. Un capitano e un assistente della polizia municipale sono stati sospesi ieri dal gip Amalia Primavera su richiesta della Procura di Napoli dall’esercizio del pubblico ufficio nell’ambito di un’inchiesta avviata nel giugno del 2013 dai carabinieri. Una brutta storia: vicenda che – secondo l’accusa – sarebbe intrisa di ricatti e intimidazioni rivolti ad un imprenditore che era finito nelle maglie dei controlli amministrativi in un quartiere della periferia nord di Napoli. Ieri mattina i carabinieri della compagnia Vomero, guidata dal capitano Giovanni Ruggiu, hanno notificato le misure ai destinatari: si tratta del capitano Bruno Liguori e dell’assistente Tommaso Luffredo, i quali adesso avranno la possibilità di difendersi e di dimostrare la propria estraneità ai gravi fatti contestati. Le indagini partono dal sequestro di un terreno impropriamente adibito a parcheggio che si trova in via Santa Maria a Cubito, zona Chiaiano. I due appartenenti al corpo della Polizia municipale avrebbero proposto – sempre stando a quanto sostengono i pubblici ministeri Pasquale Ucci e Luisanna Figiolia, coordinati dal procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso – al titolare di agevolarlo nelle pratiche di dissequestro in cambio di mazzette. Un anno fa ai carabinieri del Vomero si presenta un parente del titolare dell’autosalone di macchine e denuncia che – in tempi diversi – almeno sei agenti della polizia municipale avrebbero proposto di far figurare come sgomberata l’area, senza spostare le auto. L’imprenditore avrebbe aderito a questa prima richiesta, sborsando 800 euro. Tutto finito? Macché. Dopo un paio di mesi l’uomo vede arrivare altri appartenenti alla Municipale i quali gli rinnovano una richiesta di pagamento, tirando in ballo sempre la solita pratica. Su questo punto – è bene precisarlo – i carabinieri continuano a indagare, perché il sospetto è che questo giro di presunte mazzette possa coinvolgere altri appartenenti al corpo. Nella seconda circostanza, sempre stando alle risultanze investigative, a rivolgere richieste in denaro alla vittima sarebbero state tre persone diverse dalle prime, ma sempre appartenenti alla Polizia municipale. Quattro mesi fa ci fu già una prima operazione scaturita dall’indagine dei carabinieri: due vigili urbani finirono agli arresti domiciliari per la stessa vicenda. E questa è la ragione per cui – sebbene la magistratura inquirente procede per filoni di indagini separati – complessivamente nell’ambito di questa brutta storia il totale delle «divise» sottoposte ad indagine conti addirittura sei persone. Sei nomi iscritti nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Napoli. E l’inchiesta non è ancora chiusa e potrebbe anzi riservare nuove e clamorose sorprese. (Giuseppe Crimaldi – Il Mattino)