Pd, sfida in aula a De Magistris: «Pronta la mozione di sfiducia». Passa la linea dura contro il sindaco

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Casoria. Addirittura parla di «svolta di Casoria» l’ex segretario napoletano del fu Pci Berardino Impegno. Peccato solo per il luogo scelto, un multisala dell’hinterland, ma per la prima volta e chiaramente il Pd si schiera compatto contro l’amministrazione de Magistris. E, anzi, il segretario napoletano Venanzio Carpentieri fa mettere ai voti, passata poi all’unanimità, la sua relazione in cui si chiede «il mandato finalizzato ad assumere tutte le iniziative politiche in grado di determinare la conclusione dell’attuale esperienza amministrativa al comune di Napoli». «A casa, a casa» dicono dalla sala. Ed in barba alle richieste di apertura che proprio ieri ha formulato il sindaco facente funzioni Tommaso Sodano al partito di Renzi. Come chiudere l’esperienza però rimane incerto. Quasi sicuramente una mozione di sfiducia il prossimo 21 ottobre quando si riunirà il Consiglio comunale. Ma occorrono i numeri e quelli non è detto che ci siano. «Stamattina (ieri, ndr) da 26 sono già passati a 29 consiglieri di maggioranza. Non sarà facile convincere gente eletta con appena 200 voti ad andare a casa», avverte il capogruppo Bobò Esposito nel suo intervento. Ma ora si fa decisivo il pressing sugli alleati di Centro democratico, Sel e socialisti, anzitutto. Che hanno già detto, Cd in primis, di non voler appoggiare più in alcun modo la giunta arancione. Ma vedremo. Intanto il segretario approfitta dell’assemblea per togliersi da dosso il sospetto di qualsiasi inciucio con l’ex pm. «Da alcune parti si è voluta accreditare l’ipotesi che la segreteria stesse dando vita ad una sorta di “scambio” improprio tra Città metropolitana e Comune di Napoli e che il possibile frutto o punto di sintesi per questa transazione politica potesse incentrarsi sulla figura del vicesindaco metropolitano, quale contraltare si può ipotizzare di un sostegno del gruppo consiliare Pd al Comune di Napoli. Niente di più sbagliato. Infatti il vice sindaco è Sodano e noi non esprimeremo il vice nel nuovo organismo», dice Carpentieri. Ed è quello che la platea vuole sentirsi dire in maniera chiara. Dopo mesi in cui la linea non è sempre stata dritta. Tra ipotesi di inciuci e schemi strani come fa notare sempre il capogruppo Esposito: «C’è un assessore – dice riferendosi a Panini – che siede nell’assemblea nazionale Pd ed è in giunta. Un nodo che a Roma si dovrebbe sciogliere». Per ora i nodi napoletani. Dura anche la segretaria regionale, che dà l’ultimatum agli alleati. «Oggi più che mai è urgente fare fronte unico nel centrosinistra con assoluta chiarezza per verificare le possibilità di sciogliere il consiglio comunale e di andare al voto al più presto. In ogni caso è questo il momento di decidere. O di qua o di là. Non accetteremo ambiguità o tentennamenti», arringa Assunta Tartaglione. Via gli inciuci dal centrosinistra. E chiusura netta all’esperienza arancione. «Finita ormai e non per la sospensione della legge Severino. Si torni alle urne», rincara Carpentieri. «È chiaro che chi mantiene in piedi de Magistris non può avere alcuna velleità di stare con noi», dice il vicepresidente regionale Pd Edgar Colonnese, mentre Francesco Nicodemo fa notare come «serve una mozione di sfiducia. E andare al voto sia in Regione che in Comune». «Anche perché non si può tenere alcun dialogo con un sindaco che non ha mai riconosciuto il lavoro che il Pd ha fatto a Roma per Bagnoli e San Carlo», fa notare la deputata Valeria Valente, riconoscendo il valore della relazione del segretario napoletano. Ma meglio mettere nero su bianco. «Abbiamo chiesto al segretario di portare il partito fuori dalle ambiguità. Per questo abbiamo presentato un emendamento alla relazione nel quale affermiamo che oltre a raccogliere le firme dei nostri consiglieri comunali, ci si impegna a far emergere tutte le eventuali contraddizioni che esistono in quelle forze politiche che sono presenti nella lista del Pd per l’area metropolitana, e che invece oggi sostengono l’attuale maggioranza comunale», dice il civatiano Marco Sarracino. Emendamento che pure passa. Ed ora, tra Pd e alleati, non ci possono essere più ambiguità. E a chiusura dell’assemblea, i consiglieri comunali del partito hanno rassegnato le loro dimissioni nelle mani del segretario provinciale. (Adolfo Pappalardo – Il Mattino)

Casoria. Addirittura parla di «svolta di Casoria» l’ex segretario napoletano del fu Pci Berardino Impegno. Peccato solo per il luogo scelto, un multisala dell’hinterland, ma per la prima volta e chiaramente il Pd si schiera compatto contro l’amministrazione de Magistris. E, anzi, il segretario napoletano Venanzio Carpentieri fa mettere ai voti, passata poi all’unanimità, la sua relazione in cui si chiede «il mandato finalizzato ad assumere tutte le iniziative politiche in grado di determinare la conclusione dell’attuale esperienza amministrativa al comune di Napoli». «A casa, a casa» dicono dalla sala. Ed in barba alle richieste di apertura che proprio ieri ha formulato il sindaco facente funzioni Tommaso Sodano al partito di Renzi. Come chiudere l’esperienza però rimane incerto. Quasi sicuramente una mozione di sfiducia il prossimo 21 ottobre quando si riunirà il Consiglio comunale. Ma occorrono i numeri e quelli non è detto che ci siano. «Stamattina (ieri, ndr) da 26 sono già passati a 29 consiglieri di maggioranza. Non sarà facile convincere gente eletta con appena 200 voti ad andare a casa», avverte il capogruppo Bobò Esposito nel suo intervento. Ma ora si fa decisivo il pressing sugli alleati di Centro democratico, Sel e socialisti, anzitutto. Che hanno già detto, Cd in primis, di non voler appoggiare più in alcun modo la giunta arancione. Ma vedremo. Intanto il segretario approfitta dell’assemblea per togliersi da dosso il sospetto di qualsiasi inciucio con l’ex pm. «Da alcune parti si è voluta accreditare l’ipotesi che la segreteria stesse dando vita ad una sorta di “scambio” improprio tra Città metropolitana e Comune di Napoli e che il possibile frutto o punto di sintesi per questa transazione politica potesse incentrarsi sulla figura del vicesindaco metropolitano, quale contraltare si può ipotizzare di un sostegno del gruppo consiliare Pd al Comune di Napoli. Niente di più sbagliato. Infatti il vice sindaco è Sodano e noi non esprimeremo il vice nel nuovo organismo», dice Carpentieri. Ed è quello che la platea vuole sentirsi dire in maniera chiara. Dopo mesi in cui la linea non è sempre stata dritta. Tra ipotesi di inciuci e schemi strani come fa notare sempre il capogruppo Esposito: «C’è un assessore – dice riferendosi a Panini – che siede nell’assemblea nazionale Pd ed è in giunta. Un nodo che a Roma si dovrebbe sciogliere». Per ora i nodi napoletani. Dura anche la segretaria regionale, che dà l’ultimatum agli alleati. «Oggi più che mai è urgente fare fronte unico nel centrosinistra con assoluta chiarezza per verificare le possibilità di sciogliere il consiglio comunale e di andare al voto al più presto. In ogni caso è questo il momento di decidere. O di qua o di là. Non accetteremo ambiguità o tentennamenti», arringa Assunta Tartaglione. Via gli inciuci dal centrosinistra. E chiusura netta all’esperienza arancione. «Finita ormai e non per la sospensione della legge Severino. Si torni alle urne», rincara Carpentieri. «È chiaro che chi mantiene in piedi de Magistris non può avere alcuna velleità di stare con noi», dice il vicepresidente regionale Pd Edgar Colonnese, mentre Francesco Nicodemo fa notare come «serve una mozione di sfiducia. E andare al voto sia in Regione che in Comune». «Anche perché non si può tenere alcun dialogo con un sindaco che non ha mai riconosciuto il lavoro che il Pd ha fatto a Roma per Bagnoli e San Carlo», fa notare la deputata Valeria Valente, riconoscendo il valore della relazione del segretario napoletano. Ma meglio mettere nero su bianco. «Abbiamo chiesto al segretario di portare il partito fuori dalle ambiguità. Per questo abbiamo presentato un emendamento alla relazione nel quale affermiamo che oltre a raccogliere le firme dei nostri consiglieri comunali, ci si impegna a far emergere tutte le eventuali contraddizioni che esistono in quelle forze politiche che sono presenti nella lista del Pd per l’area metropolitana, e che invece oggi sostengono l’attuale maggioranza comunale», dice il civatiano Marco Sarracino. Emendamento che pure passa. Ed ora, tra Pd e alleati, non ci possono essere più ambiguità. E a chiusura dell’assemblea, i consiglieri comunali del partito hanno rassegnato le loro dimissioni nelle mani del segretario provinciale. (Adolfo Pappalardo – Il Mattino)

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