Sorrento. Chiuse tre case vacanza. Guerra ai Bed and Breakfast abusivi

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La guerra ai Bed and Breakfast e case vacanza abusivi è scoppiata in penisola sorrentina. Tanto tuonò che piovve. La caccia agli abusivi del turismo arriva al momento della svolta con tre case vacanza “fuorilegge” fatte chiudere dal Comune di Sorrento perché sprovviste delle necessarie autorizzazioni. Avevano tutte le sembianze di appartamenti ben curati, molto eleganti, tipo quelli che “dominano” il cuore del centro storico. Ma nella sostanza erano ben altro. Erano strutture extralberghiere gestite nel dettaglio, che accoglievano turisti (italiani e stranieri) giunti a valanga a Sorrento violando la legge, visto che c’è l’obbligo anche di pagare l’imposta di soggiorno. Decisive, a quanto pare, anche le pubblicità fatte su internet, la strada migliore scelta dagli imprenditori turistici per vendere il proprio prodotto e tentare di sbarcare il lunario. Le tre case vacanza situate a via Luigi De Maio – la strada che conduce al porto di Marina Piccola – adesso sono ufficialmente off-limits anche perché, manco a dirlo, spunteranno a stretto giro anche le ordinanze di rito per la cessazione delle attività di accoglienza per gli ospiti. Si tratta dei primi casi ufficiali in cui l’amministrazione comunale di Sorrento fedele al sindaco Giuseppe Cuomo scende in campo e mette definitivamente al tappeto chi, in barba alla legge, prova comunque ad aggirare le maglie di una normativa che garantisce introiti importanti per la stessa tenuta dell’ente municipale di piazza Sant’Antonino. Al di là del fatto che ci sono numerose osservazioni da fare sull’intera faccenda. Balza agli occhi innanzitutto la durata dell’iter che ha portato all’emanazione dei provvedimenti di stop per le case vacanza: l’ordine di chiusura arriva soltanto oggi, con l’estate finita da un pezzo e pochi turisti in vacanza a Sorrento a dispetto degli accertamenti conclusi con successo dai vigili urbani coordinati dal comandante Antonio Marcìa, entrati in azione la mattina dello scorso 4 settembre. Secondo: le strutture ora al centro del procedimento aperto dall’amministrazione – visto che secondo il Comune di Sorrento non avevano né le autorizzazioni né erano in possesso della segnalazione di certificata inizio attività (Scia) – dovranno ribattere colpo su colpo alle irregolarità riscontrate dai caschi bianchi anche in merito al riconoscimento verso l’amministrazione dell’importo della tassa di soggiorno. L’intera istruttoria è stata seguita dal dirigente del quarto dipartimento del Comune di Sorrento, Donato Sarno, titolare anche dell’ufficio patrimonio. Il funzionario ha esaminato le relazioni di servizio prodotte dagli agenti del corpo di polizia municipale, ha incrociato i dati e quindi tirato le somme. Accolta la richiesta giunta dal comando dei caschi bianchi – che già spingeva per il via libera alla cessazione delle attività extra-alberghiere – il dirigente del Comune si è uniformato al parere dei vigili urbani. Il mancato rispetto delle ordinanze firmate dal funzionario comporterà la denuncia all’autorità giudiziaria. (Salvatore Dare – Metropolis) 

La guerra ai Bed and Breakfast e case vacanza abusivi è scoppiata in penisola sorrentina. Tanto tuonò che piovve. La caccia agli abusivi del turismo arriva al momento della svolta con tre case vacanza “fuorilegge” fatte chiudere dal Comune di Sorrento perché sprovviste delle necessarie autorizzazioni. Avevano tutte le sembianze di appartamenti ben curati, molto eleganti, tipo quelli che “dominano” il cuore del centro storico. Ma nella sostanza erano ben altro. Erano strutture extralberghiere gestite nel dettaglio, che accoglievano turisti (italiani e stranieri) giunti a valanga a Sorrento violando la legge, visto che c’è l’obbligo anche di pagare l’imposta di soggiorno. Decisive, a quanto pare, anche le pubblicità fatte su internet, la strada migliore scelta dagli imprenditori turistici per vendere il proprio prodotto e tentare di sbarcare il lunario. Le tre case vacanza situate a via Luigi De Maio – la strada che conduce al porto di Marina Piccola – adesso sono ufficialmente off-limits anche perché, manco a dirlo, spunteranno a stretto giro anche le ordinanze di rito per la cessazione delle attività di accoglienza per gli ospiti. Si tratta dei primi casi ufficiali in cui l’amministrazione comunale di Sorrento fedele al sindaco Giuseppe Cuomo scende in campo e mette definitivamente al tappeto chi, in barba alla legge, prova comunque ad aggirare le maglie di una normativa che garantisce introiti importanti per la stessa tenuta dell’ente municipale di piazza Sant’Antonino. Al di là del fatto che ci sono numerose osservazioni da fare sull’intera faccenda. Balza agli occhi innanzitutto la durata dell’iter che ha portato all’emanazione dei provvedimenti di stop per le case vacanza: l’ordine di chiusura arriva soltanto oggi, con l’estate finita da un pezzo e pochi turisti in vacanza a Sorrento a dispetto degli accertamenti conclusi con successo dai vigili urbani coordinati dal comandante Antonio Marcìa, entrati in azione la mattina dello scorso 4 settembre. Secondo: le strutture ora al centro del procedimento aperto dall’amministrazione – visto che secondo il Comune di Sorrento non avevano né le autorizzazioni né erano in possesso della segnalazione di certificata inizio attività (Scia) – dovranno ribattere colpo su colpo alle irregolarità riscontrate dai caschi bianchi anche in merito al riconoscimento verso l’amministrazione dell’importo della tassa di soggiorno. L’intera istruttoria è stata seguita dal dirigente del quarto dipartimento del Comune di Sorrento, Donato Sarno, titolare anche dell’ufficio patrimonio. Il funzionario ha esaminato le relazioni di servizio prodotte dagli agenti del corpo di polizia municipale, ha incrociato i dati e quindi tirato le somme. Accolta la richiesta giunta dal comando dei caschi bianchi – che già spingeva per il via libera alla cessazione delle attività extra-alberghiere – il dirigente del Comune si è uniformato al parere dei vigili urbani. Il mancato rispetto delle ordinanze firmate dal funzionario comporterà la denuncia all’autorità giudiziaria. (Salvatore Dare – Metropolis)