Rafael. Undici gol in otto partite e tanti dubbi,ma il brasiliano è sicuro dei suoi mezzi: «So vincere anche io»

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Quelli che ormai cominciano ad avere i primi dubbi dicono che basta tiragli addosso da lontano, magari con un minimo di angolazione, come si fa con i portieri scarsi, per fare gol. Prima dei gol, in realtà, conta l’offesa, quasi una lesa maestà. Ma non esiste un solo napoletano, tra i 6-7 milioni di tifosi più o meno ufficiali, che non si chieda dov’è finito Rafael, il brasiliano che tutti consideravano il degno erede di Pepe Reina. Questo è troppo, a dir il vero. Ma anche 11 gol in 8 partite sono troppi, agli azzurri non succedeva da un bel po’ di tempo. Il giovane Rafael, adesso, è un’ombra, un pensiero nero in volo verso la Slovacchia dove domani sera non si sa ancora se dovrà cedere il passo – per un logico turnover anche tra i pali – a Mariano Andujar. A uno dei portieri brasiliani più forti del mondo – Dunga punta su di lui per i prossimi appuntamenti della Seleçao – sta cadendo il mondo addosso: nessuna vera papera fino ad ora, sia chiaro, ma un continuo senso di ansia colpisce tutti quando il pallone piomba nell’area. «Ho vinto sette titoli con il Santos, ho giocato con Neymar, non mi tremano certo le gambe». Eppure in qualche circostanza di troppo sembra molle e in ritardo nelle uscite. Ne ha presi otto di gol fino ad adesso e, Sassuolo a parte, non c’è stata partita che abbia finito senza incassarne almeno uno. La memoria per chi giudica un portiere è fin troppo breve. In pochi, infatti, ricordano che lo scorso anno, fino alla trasferta gallese in Europa Laegue, è stato capace di prodigiosi recuperi e scatti da vero numero uno. Oltre che di parate stratosferiche. Tant’è che in molti lo consideravano già pronto a raccogliere l’eredità di un “vecchio” come Reina. Era dai tempi di Taglialatela che il Napoli non si affidava a un portiere così giovane (24 anni) in una stagione in cui la serie A scopre quanto sia bella la gioventù tra i pali (Leali, Perin, Sportiello, Bardi, Gollini sono tutti under23). Deve ritrovare forza e magia. E i portieri riescono a farlo solo dopo una parata importante. Cosa che, fino ad ora, Rafael non ha mai fatto. Prendete i gol incassati col Palermo: dargli delle colpe sarebbe esagerato, ma possibile che non gli sia riuscito un intervento da copertina? Il portiere è ruolo particolare: è un trasmettitore di sicurezza o di paura, il suo fluido viene captato dai compagni che lo elaborano a seconda della percezione ricevuta. Anche gli avversari, come i più feroci predatori, sentono bene l’odore del sangue. Reina – come De Sanctis e Iezzo, per restare agli ultimi – sono stati veri leader. Rafael, l’atleta di Dio, non ancora. E poi c’è di mezzo pure la storia dei rinvii: lo scorso anno con Pepe l’azione del Napoli iniziata dai suoi piedi. Ecco, Rafael non ha questa dote: quando lo fa, al massimo il pallone supera la metà campo. Lui è un drago, non un pupazzo. Ma negli ultimi tempi dà segnali non trascurabili di insicurezza. E quando balla il portiere, vacilla la difesa come per contagio. Il talento atletico è rimasto intatto, forse quello di Rafael è solo un problema legato all’infortunio a Swansea che potrebbe aver lasciato uno strascico psicologico nel rendimento del giocatore. Benitez conta su di lui. Ed è la cosa giusta da fare. (Pino Taormina – Il Mattino)

Quelli che ormai cominciano ad avere i primi dubbi dicono che basta tiragli addosso da lontano, magari con un minimo di angolazione, come si fa con i portieri scarsi, per fare gol. Prima dei gol, in realtà, conta l’offesa, quasi una lesa maestà. Ma non esiste un solo napoletano, tra i 6-7 milioni di tifosi più o meno ufficiali, che non si chieda dov’è finito Rafael, il brasiliano che tutti consideravano il degno erede di Pepe Reina. Questo è troppo, a dir il vero. Ma anche 11 gol in 8 partite sono troppi, agli azzurri non succedeva da un bel po’ di tempo. Il giovane Rafael, adesso, è un’ombra, un pensiero nero in volo verso la Slovacchia dove domani sera non si sa ancora se dovrà cedere il passo – per un logico turnover anche tra i pali – a Mariano Andujar. A uno dei portieri brasiliani più forti del mondo – Dunga punta su di lui per i prossimi appuntamenti della Seleçao – sta cadendo il mondo addosso: nessuna vera papera fino ad ora, sia chiaro, ma un continuo senso di ansia colpisce tutti quando il pallone piomba nell’area. «Ho vinto sette titoli con il Santos, ho giocato con Neymar, non mi tremano certo le gambe». Eppure in qualche circostanza di troppo sembra molle e in ritardo nelle uscite. Ne ha presi otto di gol fino ad adesso e, Sassuolo a parte, non c’è stata partita che abbia finito senza incassarne almeno uno. La memoria per chi giudica un portiere è fin troppo breve. In pochi, infatti, ricordano che lo scorso anno, fino alla trasferta gallese in Europa Laegue, è stato capace di prodigiosi recuperi e scatti da vero numero uno. Oltre che di parate stratosferiche. Tant’è che in molti lo consideravano già pronto a raccogliere l’eredità di un “vecchio” come Reina. Era dai tempi di Taglialatela che il Napoli non si affidava a un portiere così giovane (24 anni) in una stagione in cui la serie A scopre quanto sia bella la gioventù tra i pali (Leali, Perin, Sportiello, Bardi, Gollini sono tutti under23). Deve ritrovare forza e magia. E i portieri riescono a farlo solo dopo una parata importante. Cosa che, fino ad ora, Rafael non ha mai fatto. Prendete i gol incassati col Palermo: dargli delle colpe sarebbe esagerato, ma possibile che non gli sia riuscito un intervento da copertina? Il portiere è ruolo particolare: è un trasmettitore di sicurezza o di paura, il suo fluido viene captato dai compagni che lo elaborano a seconda della percezione ricevuta. Anche gli avversari, come i più feroci predatori, sentono bene l’odore del sangue. Reina – come De Sanctis e Iezzo, per restare agli ultimi – sono stati veri leader. Rafael, l’atleta di Dio, non ancora. E poi c’è di mezzo pure la storia dei rinvii: lo scorso anno con Pepe l’azione del Napoli iniziata dai suoi piedi. Ecco, Rafael non ha questa dote: quando lo fa, al massimo il pallone supera la metà campo. Lui è un drago, non un pupazzo. Ma negli ultimi tempi dà segnali non trascurabili di insicurezza. E quando balla il portiere, vacilla la difesa come per contagio. Il talento atletico è rimasto intatto, forse quello di Rafael è solo un problema legato all’infortunio a Swansea che potrebbe aver lasciato uno strascico psicologico nel rendimento del giocatore. Benitez conta su di lui. Ed è la cosa giusta da fare. (Pino Taormina – Il Mattino)