AGEROLA: IN RICORDO DI UN PASSAGGIO E SOSTA DI SALVATORE QUASIMODO

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In uno degli ultimi giorni di agosto,  durante la mia consueta vacanza a Minori, sono salito ad Agerola per la Mostra di pittura/scultura dell’amico Maestro Mario Apuzzo al Museo Civico della città in cima ai Lattari. Simpaticamente festosa l’accoglienza dell’amico ed ’ottimo sindaco, Prof. Luca Mascolo, con il  quale mi sono complimentato per il cartellone estivo ricco di eventi di notevole spessore per cui Agerola è stata gettonatissima quanto e, forse, più di altre località della Divina Costiera che vanno per la maggiore:. Amalfi, Positano e Ravello. Graditissima la sorpresa dell’incontro con quello straordinario Maestro di cultura filosofica e  modello/esempio di impegno civile, che è e resta Aldo Masullo, a recupero di memoria lontana, lui giovane docente di Filosofia ed io studente alla Federico II di Napoli.Vissi una serata memorabile di ricordi carichi di emozione. Ma non furono i soli, perché, passando per Bomerano, mi ferì dolcezza di ricordi di un lontano gennaio del 1966,  quando, provenendo da Napoli e diretto ad Amalfi  vissi una bella esperienza con il mio Amico e Maestro, Salvatore Quasimodo, Premio Nobel per la Letteratura. Vale la pena rievocare l’episodio, che riprendo dal mio “Quasimodo Amalfitano” (Edizioni Nicolodi)  La macchina arrancava su per i tornanti poco frequentati da Pimonte verso Agerola. Nelle piazzole cataste di legna da ardere e muraglie di pali affusolati. “Sono i maschi delle viti?-mi chiese con una bella immagine da poeta dell’agricoltura. “E sostegno per i pergolati a copertura dei limoni a protezione delle gelate invernali”-aggiunsi.- Indagò con garbo sui particolari della festa che  avevo organizzato., per l’indomani, in suo onore. E lesse una qualche giustificata apprensione sul mio volto. “Stai tranquillo. Andrà tutto bene”- mi rassicurò protettivo. “In fondo ad Amalfi porti pur sempre un Nobel”-aggiunse più per tranquillizzarmi che per atteggiamento di orgogliosa vanagloria, che, di certo, non gli difettava. Sorrise paterno e mi strinse la mano. Capii che mi voleva bene. Lo avevo conosciuto nell’autunno del ’57. Si era arreso alle mie pressioni/persecuzioni e mi aveva ricevuto nella sua casa di Milano,in Corso Garibaldi, zona Brera.Parlammo a lungo di poesia nel suo studio/biblioteca. Non aveva ancora ricevuto il Nobel, ma era già un poeta di prima grandezza nel panorama della  letteratura italiana ed europea. Per me, un mito. Dovetti impressionarlo positivamente se di lì a poco mi fece pubblicare le prime poesie su “La Fiera Letteraria”, un traguardo ambito da tanti. Me ne tornai a Salerno con il cuore in festa e la testa nei sogni di gloria:Lo rividi all’indomani dell’attribuzione del Nobel:nei primi mesi del ’60. Ero fresco di laurea e alla vigilia dell’obbligo di leva. “Ti consolerà la poesia” –mi disse per placare il mio disappunto per l’inutile spreco di un anno e passa in grigioverde.. “E non mi tradire per Montale” aggiunse allusivo, a sottolineare l’astiosa campagna stampa di quanti non si rassegnavano che l’Accademia di Svezia lo avesse preferito al pur bravo poeta ligure. Quando alcuni mesi dopo gli comunicai che la mia prima sede di insegnamento era il Liceo classico di Amalfi ne fu felice.”Ti invidio-mi sussurrò per telefono… Vai a vivere in un bel posto. Amalfi mi manca, ma so per certo che è un pezzo di paradiso.. Se mi inviti ti tengo a trovare. La solarità mediterranea di Amalfi mi ripagherà per  qualche giorno della uggiosità delle nebbie lombarde”. Quando, nel luglio del 1965, fui nominato presidente dell’Azienda del Turismo di Amalfi. mi ricordai di quell’impegno. Ed ora il mio Amico e Maestro era lì, nella macchina con me, a pochi chilometri della città costiera, alla vigilia di una importante tappa di un esaltante percorso di amicizia. L’avventura di “Quasimodo Amalfitano” stava per cominciare

Allo sbocco della galleria, il pianoro di Agerola anticipava la luminosità della costa con lo strapiombo di S,Lazzaro in volo su Tovere. Lattiginoso il cielo di gennaio, nel pomeriggio ad inseguire il vespero.

  “Oh, i granati!”- esclamò il Maestro con fanciullesco trasporto, all’incanto della festa di colori/odori di una frutteria ad invasione di strada rotabile. Bloccai la macchina per una sosta fuori programma. Quasimodo ne fu felice Si interessò curioso ai grappoli delle sorbe lappose a ricamo di muro, al riso perlato delle mele limoncelle, alle ragnatele ondeggianti dei melloni “vernini”, agli invitanti parallelepipedi rossi dei pomodorini “a piennolo” a cavalcioni di pertiche ventilate, alla dolce rasposità degli ultimi fichi d’india a decoro di cesta. Ne pretese un assaggio.”Almeno due – disse- E’ sapore di Mediterraneo. E’ pastoso ricordo di Sicilia” E l’occhio gli si inumidì di nostalgia. Risalimmo in  macchina. E fu festa per l’allegra razzia di due “granati” con i granuli bianco-rosa-viola a fuoriuscita da esplosione di  debole corteccia. E gareggiammo in ricordi letterari di Magna Mater, Cerere, Hera Argiva e miti e riti della fecondità dell’Olimpo del Mediterraneo La macchina caracollava giù per i tornanti di Furore  a fuga di case sparse e campagne coltivate e a conquista di mare.

Amalfi anticipava la gloria di chiese e conventi, piazze e palazzi, santi e poeti, duchi e cavalieri, naviganti  e mercanti, tarì e rosa dei venti e mare a penetrazione di grotte e scogli all’assalto di case e case a sagomare montagne e montagne a perforare il cielo nell’uragano irrefrenabile  del mio panegirico di storia, arte, natura di una città/miracolo, scheggia vecchia/nuova di feconda mediterraneità.

“Tu ami Amalfi di amore morboso” – chiosò ammirato

“E’ la mia città “ . risposi orgoglioso.

“Ma non sei nato dalle parti di Paestum? O ricordo male”?

“L’uomo grida dovunque la sorte di una patria”- sigillai di getto.

E fu felice che avessi presto a prestito un suo verso a testimonianza di una mia condizione di vita

La macchina si fermò nella breve piazzola antistante l’ascensore dei Cappuccini con la baia di Amalfi all’incanto assorto delle prime luci della sera……..

Non osai proporre al caro amico  prof. Luca  Mascolo di ricordare con una serata di poesia il passaggio/sosta del Nobel Salvatore Quasimodo ad Agerola, di cui Luca è bravo ed apprezzato sindaco. Lo faccio adesso ufficialmente, e  a mezzo stampa, con la consapevolezza di fargli cosa gradita. Ma prometto anche di ritornare sul tema, per trattare  “Il Sentiero degli dei”, che pure costituì ampio argomento di dialogo tra me e l’autorevole Amico e Maestro, autore, tra l’altro, di un “Elogio di Amalfi”, che ,senza ombra di dubbio, è una delle più belle pagine di letteratura del Novecento e che io ho il privilegio di possedere in copia originale debitamente autografata.

E’ una promessa ed un impegno.

Giuseppe Liuccio.

g.liuccio@alice. it

 

In uno degli ultimi giorni di agosto,  durante la mia consueta vacanza a Minori, sono salito ad Agerola per la Mostra di pittura/scultura dell’amico Maestro Mario Apuzzo al Museo Civico della città in cima ai Lattari. Simpaticamente festosa l’accoglienza dell’amico ed ’ottimo sindaco, Prof. Luca Mascolo, con il  quale mi sono complimentato per il cartellone estivo ricco di eventi di notevole spessore per cui Agerola è stata gettonatissima quanto e, forse, più di altre località della Divina Costiera che vanno per la maggiore:. Amalfi, Positano e Ravello. Graditissima la sorpresa dell’incontro con quello straordinario Maestro di cultura filosofica e  modello/esempio di impegno civile, che è e resta Aldo Masullo, a recupero di memoria lontana, lui giovane docente di Filosofia ed io studente alla Federico II di Napoli.Vissi una serata memorabile di ricordi carichi di emozione. Ma non furono i soli, perché, passando per Bomerano, mi ferì dolcezza di ricordi di un lontano gennaio del 1966,  quando, provenendo da Napoli e diretto ad Amalfi  vissi una bella esperienza con il mio Amico e Maestro, Salvatore Quasimodo, Premio Nobel per la Letteratura. Vale la pena rievocare l’episodio, che riprendo dal mio “Quasimodo Amalfitano” (Edizioni Nicolodi)  La macchina arrancava su per i tornanti poco frequentati da Pimonte verso Agerola. Nelle piazzole cataste di legna da ardere e muraglie di pali affusolati. “Sono i maschi delle viti?-mi chiese con una bella immagine da poeta dell’agricoltura. “E sostegno per i pergolati a copertura dei limoni a protezione delle gelate invernali”-aggiunsi.- Indagò con garbo sui particolari della festa che  avevo organizzato., per l’indomani, in suo onore. E lesse una qualche giustificata apprensione sul mio volto. “Stai tranquillo. Andrà tutto bene”- mi rassicurò protettivo. “In fondo ad Amalfi porti pur sempre un Nobel”-aggiunse più per tranquillizzarmi che per atteggiamento di orgogliosa vanagloria, che, di certo, non gli difettava. Sorrise paterno e mi strinse la mano. Capii che mi voleva bene. Lo avevo conosciuto nell’autunno del ’57. Si era arreso alle mie pressioni/persecuzioni e mi aveva ricevuto nella sua casa di Milano,in Corso Garibaldi, zona Brera.Parlammo a lungo di poesia nel suo studio/biblioteca. Non aveva ancora ricevuto il Nobel, ma era già un poeta di prima grandezza nel panorama della  letteratura italiana ed europea. Per me, un mito. Dovetti impressionarlo positivamente se di lì a poco mi fece pubblicare le prime poesie su “La Fiera Letteraria”, un traguardo ambito da tanti. Me ne tornai a Salerno con il cuore in festa e la testa nei sogni di gloria:Lo rividi all’indomani dell’attribuzione del Nobel:nei primi mesi del ’60. Ero fresco di laurea e alla vigilia dell’obbligo di leva. “Ti consolerà la poesia” –mi disse per placare il mio disappunto per l’inutile spreco di un anno e passa in grigioverde.. “E non mi tradire per Montale” aggiunse allusivo, a sottolineare l’astiosa campagna stampa di quanti non si rassegnavano che l’Accademia di Svezia lo avesse preferito al pur bravo poeta ligure. Quando alcuni mesi dopo gli comunicai che la mia prima sede di insegnamento era il Liceo classico di Amalfi ne fu felice.”Ti invidio-mi sussurrò per telefono… Vai a vivere in un bel posto. Amalfi mi manca, ma so per certo che è un pezzo di paradiso.. Se mi inviti ti tengo a trovare. La solarità mediterranea di Amalfi mi ripagherà per  qualche giorno della uggiosità delle nebbie lombarde”. Quando, nel luglio del 1965, fui nominato presidente dell’Azienda del Turismo di Amalfi. mi ricordai di quell’impegno. Ed ora il mio Amico e Maestro era lì, nella macchina con me, a pochi chilometri della città costiera, alla vigilia di una importante tappa di un esaltante percorso di amicizia. L’avventura di “Quasimodo Amalfitano” stava per cominciare

Allo sbocco della galleria, il pianoro di Agerola anticipava la luminosità della costa con lo strapiombo di S,Lazzaro in volo su Tovere. Lattiginoso il cielo di gennaio, nel pomeriggio ad inseguire il vespero.

  “Oh, i granati!”- esclamò il Maestro con fanciullesco trasporto, all’incanto della festa di colori/odori di una frutteria ad invasione di strada rotabile. Bloccai la macchina per una sosta fuori programma. Quasimodo ne fu felice Si interessò curioso ai grappoli delle sorbe lappose a ricamo di muro, al riso perlato delle mele limoncelle, alle ragnatele ondeggianti dei melloni “vernini”, agli invitanti parallelepipedi rossi dei pomodorini “a piennolo” a cavalcioni di pertiche ventilate, alla dolce rasposità degli ultimi fichi d’india a decoro di cesta. Ne pretese un assaggio.”Almeno due – disse- E’ sapore di Mediterraneo. E’ pastoso ricordo di Sicilia” E l’occhio gli si inumidì di nostalgia. Risalimmo in  macchina. E fu festa per l’allegra razzia di due “granati” con i granuli bianco-rosa-viola a fuoriuscita da esplosione di  debole corteccia. E gareggiammo in ricordi letterari di Magna Mater, Cerere, Hera Argiva e miti e riti della fecondità dell’Olimpo del Mediterraneo La macchina caracollava giù per i tornanti di Furore  a fuga di case sparse e campagne coltivate e a conquista di mare.

Amalfi anticipava la gloria di chiese e conventi, piazze e palazzi, santi e poeti, duchi e cavalieri, naviganti  e mercanti, tarì e rosa dei venti e mare a penetrazione di grotte e scogli all’assalto di case e case a sagomare montagne e montagne a perforare il cielo nell’uragano irrefrenabile  del mio panegirico di storia, arte, natura di una città/miracolo, scheggia vecchia/nuova di feconda mediterraneità.

“Tu ami Amalfi di amore morboso” – chiosò ammirato

“E’ la mia città “ . risposi orgoglioso.

“Ma non sei nato dalle parti di Paestum? O ricordo male”?

“L’uomo grida dovunque la sorte di una patria”- sigillai di getto.

E fu felice che avessi presto a prestito un suo verso a testimonianza di una mia condizione di vita

La macchina si fermò nella breve piazzola antistante l’ascensore dei Cappuccini con la baia di Amalfi all’incanto assorto delle prime luci della sera……..

Non osai proporre al caro amico  prof. Luca  Mascolo di ricordare con una serata di poesia il passaggio/sosta del Nobel Salvatore Quasimodo ad Agerola, di cui Luca è bravo ed apprezzato sindaco. Lo faccio adesso ufficialmente, e  a mezzo stampa, con la consapevolezza di fargli cosa gradita. Ma prometto anche di ritornare sul tema, per trattare  “Il Sentiero degli dei”, che pure costituì ampio argomento di dialogo tra me e l’autorevole Amico e Maestro, autore, tra l’altro, di un “Elogio di Amalfi”, che ,senza ombra di dubbio, è una delle più belle pagine di letteratura del Novecento e che io ho il privilegio di possedere in copia originale debitamente autografata.

E’ una promessa ed un impegno.

Giuseppe Liuccio.

g.liuccio@alice. it